L'estate del 2026 è iniziata con tre terribili ondate di caldo, la prima è stata la più precoce mai registrata e la seconda la più intensa mai registrata. Un doppio record dunque con l'estate appena iniziata. E una nuova ondata di caldo è in corso mentre pubblichiamo questo articolo.
Le conseguenze sono estremamente gravi: le temperature stanno salendo alle stelle nelle case e nei luoghi di lavoro, gli incendi boschivi si moltiplicano e le infrastrutture sono sotto pressione, gli ospedali sono sopraffatti, il bilancio delle vittime sta aumentando e i primi rapporti indicano diverse migliaia di vittime. Il bilancio delle vittime sarà certamente di decine di migliaia, pari a quello dell'ondata di caldo del 2003, o anche di più.
La borghesia è incapace di gestire la situazione
Stiamo ancora una volta assistendo a una totale inazione da parte dei governi nella gestione della crisi. Mentre le ondate di caldo sono destinate a diventare sempre più gravi, la borghesia si è dimostrata incapace di affrontare la situazione: il numero di morti in casa è aumentato del 40 per cento durante i primi episodi di ondate di caldo, eppure non sono stati presi provvedimenti; da nessuna parte sono state messe in atto misure preventive. Anche chi era ricoverato in ospedale ha dovuto sopportare un caldo terribile a causa di edifici non ristrutturati – veri e propri forni – spesso dotati di vecchi e inadeguati sistemi di condizionamento...
Lo Stato si è ridotto a improvvisare e a consigliare al pubblico di evitare di uscire durante le ore più calde del giorno, mentre, nel caos, impone uno spostamento degli orari di lavoro nei settori più a rischio, dove i lavoratori si trovano costretti a lavorare di notte per garantire la continuità della produzione. Ogni giorno, le persone si ritrovano stipate insieme come bestiame sui mezzi pubblici, dove le temperature sono insopportabili.
In assenza di alloggi adeguati, si chiede alle persone di cercare rifugio in 'zone fresche' come cinema, biblioteche, ecc. Non solo questo sposta la responsabilità su ciascun individuo – che, da solo, non può fare nulla contro l'ondata di caldo – ma, con il peggioramento della situazione climatica, queste 'misure' non saranno più appropriate o sufficienti entro pochi anni. Non avendo una soluzione a lungo termine, affidarsi all'ingegno individuale costringe ognuno a trovare il proprio modo di affrontare il caldo: installare l'aria condizionata a casa, ristrutturare la propria proprietà... E, per chi non può permetterselo: bere acqua!
Questo contrasta nettamente con le promesse vuote dei governi che ci assicurano che "tutto è pronto per affrontare l'ondata di caldo". In realtà, le 'lezioni' del 2003 non sono mai state veramente adottate a causa della mancanza di risorse. Vent'anni dopo, più del 75 per cento delle case europee è ancora poco adatta alle ondate di caldo, con alcune abitazioni persino soggette a surriscaldamento. I budget per le ristrutturazioni sono quindi stati drasticamente ridotti. In Francia, ad esempio, il Fondo Verde, pensato per "accelerare la transizione ecologica", è stato tagliato di quattro volte; in Italia il bonus 110% per migliorare l’efficienza energetica degli edifici è stato cancellato; le poche attrezzature acquistate furono acquistate con modalità d'emergenza, a piccoli passi, quando l'ondata di caldo era già iniziata.
Tutto ciò conferma l'incapacità cronica della borghesia non solo di soddisfare i bisogni sociali e sanitari, ma, peggio ancora, la sua incapacità di prepararsi ad essi, anche se i problemi sono noti da diversi decenni... e archiviati burocraticamente nei cassetti! La borghesia è completamente impotente a far fronte agli effetti sempre più incontrollabili del cambiamento climatico.
Eppure siamo solo all'inizio dei seri problemi che ci attendono. Possiamo quindi aspettarci, negli anni a venire, disastri sempre più insopportabili.
Di fronte alla crisi ambientale, il capitalismo si trova ad un punto morto
Di fronte alla propria incapacità di agire, la borghesia non finge nemmeno più di cercare soluzioni o rallentare il riscaldamento globale. Ora parla solo di 'adattarsi' a disagi 'inevitabili'.
Ma le 'soluzioni' sostenute dalla borghesia sono esse stesse piene di assurdità. Gli Stati Uniti sono un perfetto esempio delle conseguenze disastrose della palese inadeguatezza di quelle che vengono presentate come soluzioni: nel Sud, gli edifici sono progettati non per adattarsi all'ambiente estremamente caldo, ma per fare molto affidamento sull'aria condizionata. Questo, tuttavia, genera una serie di problemi. Innanzitutto, il consumo energetico su questa scala è tale che, durante le ondate di calore, i blackout sono frequenti a causa della quantità colossale di elettricità consumata dai sistemi di condizionamento. Poiché gli edifici non sono progettati per resistere al calore, si surriscaldano molto rapidamente. E anche se la rete elettrica potesse farcela, gli idrofluorocarburi rilasciati come gas dai sistemi di condizionamento causano un effetto serra centinaia di volte più potente della CO2, contribuendo attivamente al cambiamento climatico. E come se non bastasse, l'aria condizionata si limita a spostare l'aria calda verso l'esterno. Nei centri cittadini, può far salire le temperature di 1-2 °C nelle aree rivestite di cemento che già si accumulano e irradiano calore intenso. E tutto questo perché l'industria delle costruzioni deve standardizzare i materiali per aumentare i margini di profitto, costruendo gli stessi edifici ovunque, indipendentemente dal clima della regione.
Il sistema capitalista, con la sua logica del profitto a qualsiasi costo, crea e aggrava esponenzialmente i problemi ambientali. Con l'accelerazione della crisi economica, l'espansione del militarismo e lo spreco insito nella produzione di armi, insieme a guerre commerciali sempre più brutali e al crescente caos in tutto il pianeta, le già tristemente inadeguate preoccupazioni ambientali della borghesia sono state messe in secondo piano. Gli standard ambientali sembrano crollare uno dopo l'altro. La produzione è ottimizzata a scapito del clima, e la sovrapproduzione significa che la maggior parte di questa produzione costituirà uno spreco di risorse compiuto senza altro motivo se non quello di alimentare ulteriormente la crisi.
Anche le conseguenze dirette delle guerre, sempre più in espansione, sono in gran parte ignorate, anche se hanno un impatto enorme sull'ambiente e sul clima: distruzione su larga scala, scomparsa degli ecosistemi, rilascio di gas e produzione e distruzione di masse di armi avanzate altamente inquinanti (droni, missili e simili) oltre a veicoli militari, da trasporto e logistici di grandi dimensioni.
Una crisi economica sempre più profonda, cambiamenti climatici, guerra e devastazione, un tuffo nella povertà, condizioni di vita in deterioramento... tutto questo è intrinsecamente collegato, e il capitalismo in decomposizione amplifica e intensifica tutti questi fenomeni, che interagiscono costantemente tra loro in una sorta di turbine infernale e incontrollabile.
Non è quindi chiedendo alla borghesia di affrontare le conseguenze ingestibili del proprio sistema che potremo porre fine a questi disastri ecologici, ma combattendo per difendere le nostre condizioni di lavoro e i nostri mezzi di sussistenza, affrontando così di faccia lo sfruttamento capitalista – l'unico terreno su cui la prospettiva di rovesciare questo sistema, marcio fino al midollo, può svilupparsi! Finché il capitalismo esisterà, possiamo solo aspettarci disastri sempre più frequenti e violenti, con conseguenze sempre più disastrose e mortali.
Julie, 3 luglio 2026
Vedi il nostro Manifesto sulla crisi ecologica, https://it.internationalism.org/content/1879/manifesto-sulla-crisi-ecologica