Di fronte ad un mondo di terrore e miseria, il futuro appartiene alla lotta di classe!

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In Siria[1], nel Mali e in altri numerosi punti caldi, i civili continuano ad essere ostaggi e vittime di sanguinarie guerre imperialiste. Ovunque il terrore capitalista impone il suo ordine nel sangue e la miseria. Questa estate, mentre in Francia gli sbirri del governo socialista cacciavano brutalmente i Rom, la polizia dell’ANC in Sudafrica sparava sui minatori[2]. Dappertutto il capitale in fallimento semina barbarie!

Nessuno paese viene risparmiato dalla crisi economica che fa esplodere la disoccupazione[3]. In Europa il tasso di disoccupazione già supera la soglia del 10% e colpisce particolarmente i giovani che non riescono più a inserirsi in un apparato produttivo ormai saturo. In Spagna ed in Grecia più del 50% dei giovani sono senza lavoro[4]! Ormai gran parte della popolazione è in uno stato di impoverimento assoluto, senza casa, presa dalla preoccupazione di trovare i mezzi per sopravvivere e con la paura delle pressioni poliziesche. In Spagna, in 1.700.000 famiglie nessuno lavora né percepisce la minima indennità! In alcune regioni, come l’Andalusia, il 35% delle famiglie delle grandi città è al di sotto della soglia di povertà

E di fronte alle contestazioni dei proletari la repressione poliziesca si amplifica, come per gli operai dell’Alcoa.

Non è un caso se la Germania ormai autorizza l’intervento dell’esercito sul proprio territorio, anche se ci tiene a precisare subito che “questo non è diretto contro le manifestazioni!”!

In questo contesto l’Italia si trova in una posizione particolarmente fragile e, nonostante le misure draconiane che sono state finora prese, il debito consolidato è di quasi 2000 miliardi di euro, con una tendenza continua a crescere![5] D’altra parte la politica imposta all’Italia (come alla Spagna, alla Grecia, ed in genere alle popolazione europee) di tagliare su spese e salari, porta necessariamente a una riduzione della domanda e ben difficilmente, ammesso che ce ne possano essere i margini, la situazione che ne consegue può portare ad una ripresa dell’economia. Inoltre l’andamento impazzito dei mercati finanziari strozza sempre più la cosiddetta economia reale e gli impianti che chiudono in giro per l’Italia non si contano, con incremento di disoccupazione, povertà, precarietà: “La disoccupazione in Italia dovrebbe salire dall'8,4% del 2010 e del 2011 al 9,4% nel 2012 e al 9,9% nel 2013. (…) Tra il 2010 e il 2011 è cresciuta in Italia la disoccupazione di lunga durata. L'anno scorso il 51,9% dei disoccupati lo era da più di 12 mesi contro 48,5% nel 2010”[6]. “Con il tasso record del 35,9% segnato a marzo, l'Italia è al quarto posto tra i 33 Paesi aderenti all'Ocse nella poco invidiabile classifica della disoccupazione giovanile ed è nella stessa, difficile posizione per i 'Neet', i giovani totalmente inattivi cioè “né a scuola, né al lavoro”. Nella Penisola la disoccupazione nella fascia d'età tra 15-16 e 24 anni è aumentata durante la crisi di 16,5 punti percentuali rispetto al 19,4% del maggio 2007.”[7]

Gli attacchi economici …

Altro che governo Berlusconi! Questo governo cosiddetto tecnico, di “seri ed onesti professionisti”, si è distinto per il cinismo e la ferocia degli attacchi contro i lavoratori: innalzamento dei contributi dovuti all’Inps; aumento notevole sulle accise sui carburanti e il conseguente amento dei prezzi dei generi di prima necessità; possibile aumento dell’Iva del 2%, che arriverebbe al 23%; taglio di ulteriori 3,1 miliardi di euro di fondi alle regioni che queste dovranno recuperare con tagli sui servizi ed aumento delle tasse; nuova imposta municipale sulla casa, IMU, basata su una rivalutazione di circa il 60% sugli estimi catastali e con aliquote dello 0,4% sulla prima casa e 0,75% sulle altre; incremento di 3 punti dell’Irpef; facoltà di licenziare per motivi economici per aziende in crisi. Il lavoratore ha diritto a una indennità risarcitoria dalle 16 alle 24 mensilità; abolizione della pensione di anzianità, partenza del sistema contributivo e aumento dell’età pensionabile a 66 anni.

Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato che, con questa manovra, le ricadute saranno, nel 2014, pari a 1.129 euro per ogni famiglia. Tali ricadute, sommate alle misure per il 2011 volute dal governo Berlusconi, raggiungono la cifra di 3.160 euro. L’impatto sulla capacità di consumo è pari al 7,6% all’anno.

Tra le varie storie di ordinaria follia con cui procede ormai questo governo nella sua azione di bonifica delle pubbliche finanze, (si intende, solo a carico dei lavoratori!), la storia degli esodati: 390 mila lavoratori truffati dallo Stato e che adesso si ritrovano senza alcuna garanzia di ricevere né uno stipendio o pensione né alcun sussidio.

Cosa ha prodotto questa serie di attacchi nella popolazione?

l’aumento della povertà e del rischio di povertà per migliaia di famiglie.

Per “mantenere la calma” ci hanno detto che anche in passato ci sono stati periodi bui, in particolare nel II dopoguerra, ma siamo un “popolo che lavora”, che è sempre riuscito a “venirne fuori”. Eppure nessuno nel mondo intero, neanche i loro migliori economisti, riesce ad immaginare un superamento vero e duraturo di questa crisi economica.

E la situazione di continuo degrado è tale che lo Stato si vede costretto a truccare le carte per nascondere il disastro, come ci dice la stessa Caritas:

“Secondo l’Istat lo scorso anno l’incidenza della povertà relativa (cioè la percentuale di famiglie con un reddito al di sotto di una cosiddetta linea di povertà relativa, ndr) è stata pari al 10,8% (era 11,3% nel 2008), mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Secondo l’Istat si tratta di dati “stabili” rispetto al 2008. In realtà, si tratta di un’illusione «ottica»: succede che, visto che tutti stanno peggio, la linea della povertà relativa si è abbassata, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone. Se però aggiornassimo la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, ma al contrario salirebbe a 1.007,67 euro. Con questa operazione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie ridiventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat (cioè 7 milioni e 810 mila poveri) con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8 milioni e 370 mila i poveri nel 2009 (+3,7%).»[8]

Se poi si considera l’indicatore della vulnerabilità alla povertà che non misura la povertà di oggi, ma quella di domani il quadro diventa ancora più nero:

«Sono infatti vulnerabili le famiglie che hanno una probabilità superiore alla media nazionale di sperimentare, nel futuro (tipicamente nei dodici mesi successivi all’intervista), un episodio di povertà. Si tratta tanto di famiglie povere oggi, e che hanno bassa probabilità di uscire domani da questa condizione (si parla in tal caso di povertà cronica), quanto di famiglie non ancora povere, ma che non hanno strumenti idonei per fronteggiare eventuali shock negativi di reddito. Alcune stime preliminari hanno prodotto risultati molto netti che, se confermati, suggeriscono dimensioni insospettate del fenomeno. Dal 1985 al 2001 si stima che circa la metà della popolazione abbia un rischio elevato di cadere in povertà (…). Sorprendentemente, il gruppo dei vulnerabili, è composto non solo da famiglie povere, ma soprattutto da famiglie non povere. Il 40 per cento circa delle famiglie non povere è vulnerabile. Accanto a una povertà assoluta stabile, se non in leggera flessione [cosa smentita dal rapporto sulla povertà citato prima], emerge dunque una latente fragilità delle famiglie italiane.»[9]

Quale prospettiva abbiamo di fronte a noi?

La miseria degli anni del II dopoguerra non sta dietro di noi, ma è la situazione verso la quale stiamo andando in tutto il mondo. Con l’aggravante che adesso non c’è nessun piano Marshall che ci possa venir a tirare fuori, non c’è nessuna capacità di recupero del capitalismo che ha ormai, e da tempo, esaurito tutte le sue risorse. E proprio per questo continuerà a seminare distruzione e morte con le sue guerre.

Ma questa non è l’unica prospettiva possibile. E le lotte di difesa delle proprie condizioni di vita che già oggi migliaia di lavoratori stanno portando avanti, dalle rivolte nel Nord’Africa e Medio Oriente alla Grecia, dagli Indignati in Spagna alle lotte in Italia all’Alcoa, all’Ilva, alla Carbosulcis e tante altre ancora, lo dimostrano. Lotte che nei fatti, al di là della consapevolezza immediata che ne possono avere i partecipanti, iniziano a mettere in discussione questo sistema attraverso il sentimento che “così non si può andare avanti!”.

Eva, 23 settembre



[1] Vedi l’articolo “In Siria, le grandi potenze gesticolano, i massacri continuano”, in questo numero….

[2] Vedere i nostri articoli sul massacro di Marikana a pag ….e la caccia al Rom su https://fr.internationalism.org/ri435/pour_les_roms_le_changement_c_est_maintenant_et_plus_ca_change_plus_ca_empire.html

[3] HP prevede di sopprimere 27.000 posti di lavoro, Nokia 10.000, Sony 10.000, RWE, secondo gruppo nel settore servizi in Germania, prevede di sopprimere altri 5.000 posti in Europa, il gruppo giapponese di elettronica Sharp si accinge a sopprimerne altri 5.000, in Francia al centro industriale della Citroen PSA a Aulnay-sous-Bois è stata annunciata la soppressione di 8.000 posti, 5.000 all’Alcatel  ed altrettanti all’Air Francee ... l’elenco è molto lungo.

[4] Vedi il volantino diffuso dalla nostra sezione in Spagna: “Come possiamo rispondere agli attacchi mentre l’economia affonda?”, https://it.internationalism.org/node/1212

[5] Si calcola che il debito aumenti ad un ritmo di 14 mila euro ogni secondo. E’ come se ogni italiano avesse un debito pari a 32.270 euro e dovesse pagare ai creditori un volume di interessi equivalente a 1.154 euro all’anno Vedi: Debito pubblico: Pochi giorni alla soglia dei 2.000 miliardi, (30 marzo 2012 in http://www.ijobs.it/).

[8] In caduta libera, X Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, A cura di Caritas Italiana, Fondazione Zancan (su www.caritasitaliana.it/).

[9] Amendola N., Rossi M.C. e Vecchi G., Le tre povertà degli Italiani, (17.10.2011 su www.lavoce.info/).

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