Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, il caos globale che si era già manifestato fortemente ha accelerato il suo corso frenetico: ovunque la guerra si impantana e accumula cadaveri, disastri climatici, instabilità e frammentazione dell'apparato politico. La violenza e la brutalità stanno raddoppiando, gettando il pianeta in un turbine mortale. La crescente negligenza della borghesia, i cui comportamenti da teppisti e vandali riempiono gli schermi televisivi1, sottolinea fino a che punto il modo di produzione capitalistico sta conducendo l’Umanità verso la sua distruzione.
Terrore e desolazione negli Stati Uniti
La situazione interna della principale potenza mondiale, gli Stati Uniti, è diventata emblematica di questa dinamica macabra che alimenta una vera tragedia umana. In tutte le principali città americane, si verificano azioni di grande ferocia contro gli immigrati. Gli omicidi a sangue freddo da parte della polizia stanno diventando comuni, come dimostrano le morti di Renée Nicole Good, uccisa a bruciapelo nella sua auto, o Alex Pretti, anch'egli morto allo stesso modo a Minneapolis2. Il minimo accento sospetto o il colore della pelle considerato troppo scuro sono motivi per un arresto brutale. Senza un mandato, le porte delle case degli stranieri presumibili illegali vengono forzate ad aprirsi. Nei parchi pubblici, come quello del centro di Los Angeles, molto popolare tra i latinos, la scorsa estate la polizia dell'immigrazione,3 in tenuta da combattimento, si è precipitata tra i tavoli da picnic e le altalene per effettuare arresti forzati. Lo stesso vale per le strade, gli ospedali, i luoghi di culto...
I bambini vengono vergognosamente prelevati mentre vanno a scuola, come è stato il caso del piccolo Liam, di soli cinque anni, che è stato portato con suo padre in un centro di detenzione a 1.500 chilometri da casa loro. Una tale politica di terrore, in cui gli immigrati non osano più nemmeno lasciare le loro case, porta inevitabilmente la popolazione indignata a reagire.
La borghesia sfrutta la rabbia che essa stessa crea
Di fronte a questa violenza e al razzismo ambientale decuplicato, alimentato da azioni tanto ripugnanti quanto preoccupanti, la grande maggioranza della popolazione esprime la propria rabbia, in particolare contro i metodi dell'ICE, i cui agenti vengono regolarmente fischiati, chiamati a rispondere, trattati come «nazisti» o «agenti della Gestapo». Quasi ovunque, dal mese di giugno, si sono organizzate e moltiplicate manifestazioni, prolungate, accompagnate da scene di rivolte. A Los Angeles, dopo le dichiarazioni provocatorie di Trump che la città fosse «invasa da nemici stranieri», si sono verificati violenti scontri in diverse notti tra manifestanti e polizia. Una situazione che ha portato Trump a schierare 700 Marines basati nel Sud della California, in aggiunta ai 2.000 membri della Guardia Nazionale già presenti.
Ovunque, le manifestazioni si sono moltiplicate: a New York, Washington, Boston, San Francisco, Seattle, Chicago, Austin, Dallas... e recentemente a Minneapolis. In questa città, la più importante del Minnesota, migliaia di manifestanti hanno sfidato il freddo per denunciare tale barbarie e l'omicidio dei due manifestanti, costringendo infine Trump a ritirarsi e a ritirare i suoi scagnozzi dell’ICE dalla città.
Eppure, nonostante l’estensione delle mobilitazioni, queste non hanno fermato Trump e nemmeno gli abusi della polizia dell’immigrazione. Perché? Certamente la rabbia che ha attraversato milioni di persone in tutta l’America è legittima, ma non è stata la classe operaia, con le sue armi, ad essersi mobilitata contro la barbarie della borghesia, bensì la popolazione, cittadini contro una fazione della borghesia, quella di Trump e della sua cricca. Quindi è molto diverso! Infatti, le manifestazioni sono state immediatamente guidate da molti componenti dell’ambiente associativo, come l’Unione Libertà civili americane, Move On, Greepeace o dal movimento sindacale, che chiede una società «più equa», sostenendo la difesa dei principi di una «democrazia partecipativa» contro l’«autoritarismo» del trumpismo, senza mettere in discussione il sistema capitalista minimamente. Se Trump e la sua milizia ICE sono spregevoli, essi però rappresentano l’immagine di tutto il capitalismo, di tutte le borghesie!
È necessario ricordare la politica del Partito Democratico americano, che ora piange lacrime di coccodrillo mentre non ha smesso, sotto la presidenza Biden e Obama, di respingere massicciamente i migranti separando i bambini ispanici dalle loro famiglie? Dobbiamo forse ricordare gli spregevoli campi di concentramento ai margini dell’Europa, il cosiddetto paradiso dei diritti umani e del progressismo e le decine di migliaia di cadaveri che popolano le profondità del Mediterraneo e della Manica? Tutti portano avanti politiche totalmente disumane nei confronti dei migranti!
In effetti, associazioni e partiti di sinistra cercano, ancora una volta, di distogliere il proletariato dal suo terreno di classe, di fargli credere che è necessario combattere come cittadini, che la sua salvezza risiede nella difesa della democrazia borghese. Questo movimento proteiforme rappresenta un grande pericolo per la classe operaia, già contenuto nel suo nome: «Niente re». In effetti quest’appellativo, deriva dalla sinistra borghese, dallo slogan degli insorti della Rivoluzione Americana, uno slogan nazionalista che rifiutava la monarchia inglese del suo tempo.
Tutti questi movimenti non sono proletari né veramente spontanei e sono stati, fin dall’inizio, organizzati e strumentalizzati su un terreno borghese. Non sorprende quindi che siano stati sostenuti da personalità dello spettacolo e dal Partito Democratico, guidato da Obama.
Si tratta quindi una vera trappola ideologica, come è stato il caso in passato del movimento Black Live Matter dopo lo spregevole omicidio di George Floyd da parte della polizia, che rischia di trascinare la classe operaia sul falso terreno della borghesia, quello che la porta a sostenere una fazione borghese presumibilmente più «progressista» contro un’altra, in difesa della «democrazia» o di una «buona polizia» o quella della trappola dell’«anti-populismo» o dell’«antifascismo». In breve, scegliere una fazione borghese contro un’altra, illudersi che sia possibile un capitalismo più equo. Una tale situazione costituisce quindi un ulteriore ostacolo al processo di presa di coscienza della classe operaia, un reale pericolo per il mantenimento dell’autonomia della sua lotta.
Scontri all’interno della classe dominante
Questo pericolo è tanto più reale poiché la situazione sempre più caotica negli Stati Uniti è segnata da crescenti e brutali scontri all’interno della classe dirigente, le cui varie e putride fazioni non esprimono altro che lo stallo di un sistema capitalista morente.
Questo si manifesta da un lato nelle opzioni imperialiste, come le avances di Trump verso la Russia, che hanno provocato l’indignazione di fazioni importanti, anche all’interno del Partito Repubblicano e delle forze armate, ma anche nella moltiplicazione di interventi armati nel mondo, che non sono piaciute a certe fazioni MAGA. Lo stesso vale per la sua politica economica e climatica destabilizzante, apertamente contestata al forum di Davos dal discorso del governatore democratico della California Gary Newsom. Inoltre Trump non esita a favorire senza vergogna il suo clan e le fazioni che lo sostengono, mentre sminuisce e perseguita i suoi avversari, accentuando le divisioni anche all’interno del suo stesso campo (come le critiche di membri del «Trumpista storico» come Marjorie Taylor Greene o l'influencer pro-Trump Joe Rogan, che paragona l’ICE alla Gestapo), rafforzando così la spirale di imprevedibilità e caos.4
Questa situazione sta creando un’atmosfera particolarmente pericolosa, in un paese frammentato e sempre più diviso. Tutto ciò può creare solo ripercussioni negative sull’America stessa e suggerisce fratture ancora più grandi con la prospettiva di scontri via via più aperti, rispetto ai quali il precedente assalto al Campidoglio da parte delle orde MAGA potrebbe impallidire se confrontato con le minacce e le crescenti rivalità che rischiano di infiammare le varie fazioni della borghesia americana.
È verso questi scontri mortali e sempre più violenti che la borghesia cerca di mobilitare la popolazione!
Di fronte alla barbarie, qual è la prospettiva per la classe operaia?
Allora non c’è nulla da fare per la classe operaia? Certo che no! Anch’essa è disgustata dal destino dei migranti.
Ed è la classe operaia sia «nativa» che «immigrata» a subire ovunque un crescente deterioramento delle proprie condizioni di vita. Negli Stati Uniti si parla apertamente di «crisi del costo della vita» con il 66% della popolazione che fatica a arrivare a fine mese. Come altrove, la crisi della sovrapproduzione globale, aggravata dalla pressione della spesa militare e dell’inflazione, sta generando una sofferenza che si diffonde sempre più rapidamente e colpisce sia i nativi che gli immigrati. Ancor più visto che ovunque la borghesia chiede più sacrifici per comprare armi e diffondere la morte su tutto il pianeta!
In realtà, il proletariato non è ancora in grado di fermare le guerre o di frenare il caos attuale. Dovrà sviluppare la sua coscienza politica per poter davvero rifiutare completamente le trappole tese dalla borghesia, per rivolgere la sua indignazione alle crudeltà inflitte ai migranti contro di esse. Ma è l’unica forza capace, a lungo termine, di dare un orientamento alternativo alla società e questo, innanzitutto, a condizione che resista alla crisi attraverso la lotta in maniera solidale.
Per il momento, non deve cedere né cadere nelle trappole ideologiche che gli sono state tese. Al contrario, deve condurre una riflessione approfondita sul vero modo di essere solidali con i migranti e, più in generale, con tutti i suoi fratelli di classe. E oggi, solo una risposta basata sulla difesa comune degli interessi dei lavoratori, sulla base della difesa delle condizioni di vita e dei salari, può fornire l’inizio di una risposta.
Questa risposta è nelle lotte con cui il proletariato ha iniziato a mobilitarsi a livello internazionale dal 2022, a seguito degli scioperi e delle massicce manifestazioni in Gran Bretagna, Francia e negli Stati Uniti stessi, gridando lo slogan «Basta!». Ma ugualmente significative sono state le recenti lotte negli Stati Uniti, svoltesi in condizioni particolarmente sfavorevoli e che la classe dirigente ha cercato di mascherare e silurare. Negli stessi mesi in cui i media ci sommergevano con le spavalderie di Trump nell’Air Force One, una lotta significativa era in corso tra le 15.000 infermiere negli ospedali dello Stato di New York. Una lotta durata più di quattro settimane.
Mentre i movimenti impegnati su un terreno borghese non posseggono altra prospettiva se non i rischi di scontri sterili e distruttivi tra fazioni borghesi, ognuna barbara quanto l’altra, le lotte delle infermiere rappresentano un passo importante verso il futuro. Questa lotta, poiché è potenzialmente quella in cui tutti i proletari, immigrati e nativi, possono riconoscersi, contiene una dimensione universale. È una piccola fiamma che attende solo di alimentare un fuoco molto più grande, quello di una lotta internazionale capace, a lungo termine, di politicizzarsi fino a affermare la prospettiva comunista. Una lotta che potrà creare le condizioni necessarie per il rovesciamento del capitalismo, proponendo un altro mondo senza classi e sfruttamento.
WH, 16 febbraio 2026
1 A questo proposito l’affare Epstein è solo la punta dell’iceberg.
2 E questi non sono gli unici casi: Keith Porter, ad esempio, padre di due figli, è stato ucciso la notte di Capodanno da un agente ICE fuori dal suo palazzo a Los Angeles.
3 Il famigerato Servizio di Controllo dell'Immigrazione e delle Dogane degli Stati Uniti o ICE.