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Verso la continuazione della resistenza operaia nonostante le manovre dei sindacati

Briciole di pane

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Nell’ultimo anno, l’approfondimento della crisi globale del capitalismo, la crescente destabilizzazione dell’economia mondiale, la politica economica dirompente dell’«America first» di Trump e l’esplosione della spesa militare in Europa dopo il divorzio all'interno della NATO, hanno costretto tutta la borghesia europea a intensificare drasticamente gli attacchi ai bilanci sociali e ai salari dei lavoratori. Questo è particolarmente vero per il Belgio, che soffre anch’esso per il peso di un grosso debito sovrano e di un notevole deficit nel bilancio statale, denunciato dall’Unione Europea.

Nell’ultimo anno, approfittando di risultati elettorali inaspettatamente favorevoli, la borghesia belga ha creato un nuovo governo di centrodestra sotto la guida di Bart De Wever, che ha annunciato decine di miliardi di euro di tagli al bilancio per ridurre il debito dello Stato, raddoppiando al contempo il bilancio per la difesa nazionale.

Per un anno quindi, i lavoratori hanno subito grossi attacchi alla spesa sociale, in particolare per quanto riguarda il sussidio alla disoccupazione (ora limitato a un massimo di due anni, che porterà all’esclusione di 100.000 disoccupati dal 2026), pensioni (sanzioni per qualsiasi pensionamento anticipato e attacchi ai piani pensionistici di funzionari pubblici e insegnanti), indennità sanitarie (mezzo milione di malati di lunga data rischiano di perdere i loro benefici a causa degli sforzi «insufficienti o non collaborativi» per tornare al lavoro). Inoltre, in termini di salari, i bonus per straordinari o lavori notturni sono stati drasticamente ridotti e il governo prevede di «sospendere temporaneamente e parzialmente» l’indicizzazione automatica di salari e benefici all’inflazione nel 2026.

L’allargamento della resistenza operaia

Non appena i piani del governo sono stati annunciati alla fine del 2024, i sindacati si sono affrettati a occupare il terreno sociale organizzando diverse iniziative per controllare qualsiasi reazione operaia. Tuttavia, la reazione dei lavoratori è stata forte, superando le previsioni dei sindacati e costringendoli ad amplificare le azioni e, soprattutto, a moltiplicare le manifestazioni nazionali a Bruxelles.

Esaminiamo più da vicino le dinamiche. Appena si sono diffuse le prime notizie su questi piani, i sindacati hanno deciso di organizzare una prima giornata di azione il 13 dicembre 2024, con l’obiettivo di indirizzare il malcontento verso le direttive dell’Unione Europea. In questa prima giornata c’erano circa 10.000 manifestanti, principalmente delegati sindacali, ma la manovra non ha ridotto il malcontento. Al contrario, questo ha continuato a crescere, come dimostra il secondo giorno di azione del 13 gennaio, che i sindacati volevano limitare a «la difesa delle pensioni nell'istruzione». In realtà, la partecipazione ha raggiunto 30.000 manifestanti provenienti da un numero crescente di settori e da tutte le regioni del paese. Il 27 gennaio, una manifestazione regionale settoriale «storica» del personale educativo francofono ha raccolto 35.000 partecipanti contro i drastici tagli imposti dal governo regionale, con la presenza di molti lavoratori provenienti da altri settori e regioni. La comunicazione del programma di austerità del governo «Arizona» ha solo aumentate le proteste e la terza manifestazione nazionale del 13 febbraio, volta a “difendere i servizi pubblici”, secondo i sindacati, ha riunito quasi 100.000 manifestanti di tutti i settori, che hanno espresso il desiderio di andare oltre il livello settoriale e regionale del movimento imposto dai sindacati, e che hanno invocato una lotta globale contro gli attacchi del governo. Nonostante i tentativi dei sindacati di smobilitare durante la primavera tramite scioperi generali passivi di un giorno, dove tutti restano a casa o scioperi settoriali a ripetizione e molto impopolari nelle ferrovie, con persino una divisione tra i sindacati, l’ultima manifestazione nazionale il 25 giugno, alla vigilia delle vacanze, ha riunito comunque quasi 50.000 manifestanti che hanno espresso una combattività ancora intatta.

Al di là dei numeri, è necessario evidenziare le caratteristiche di questa dinamica di crescente conflittualità:

– non è partita contro misure concrete e specifiche, ma contro piani annunciati e globali. Più che mai lo slogan «basta così!» è stato al centro del desiderio di mobilitazione;

– è stata caratterizzata da un rifiuto della passività, dalla tendenza a rimanere «isolati nel proprio angolo», ma al contrario dal desiderio di mobilitarsi «per strada»;

– infine, si è caratterizzata per un rifiuto di smembrare il movimento, al contrario ha spinto per l’unificazione della resistenza, oltre i settori e le regioni. 

Anche se la dinamica della combattività di questi primi sei mesi del 2025 in Belgio non è stata ancora in grado di far revocare o almeno opporsi, alle manovre di deviazione e sabotaggio dei sindacati, lo sviluppo della resistenza si è collocata saldamente sul terreno della lotta di classe e le sue caratteristiche, sopra evidenziate, si sono rivelate simili a quelle delle lotte dell’estate della rabbia nel Regno Unito nel 2022, al movimento contro la riforma delle pensioni in Francia durante l’inverno 2023, agli scioperi negli Stati Uniti, in particolare nell’industria automobilistica e presso Boeing, alla fine del 2023 e all'inizio del 2024. Pertanto la mobilitazione della classe operaia in Belgio si inscrive a pieno titolo nella dinamica internazionale della «rottura».

È infatti fondamentale comprendere che questa dinamica della lotta operaia in Belgio non è isolata ma costituisce un’altra delle espressioni della rottura nei confronti di anni di sottomissione passiva dei lavoratori agli attacchi della borghesia e di atomizzazione, ma anche di maturazione sotterranea, cioè di un processo di riflessione in corso. «La rinascita della combattività operaia in diversi paesi è un evento storico importante che non è il risultato solo delle condizioni locali e non può essere spiegato solo da circostanze nazionali. Portati avanti da una nuova generazione di operai, il livello e la simultaneità di questi movimenti testimoniano un reale cambiamento nell’umore della classe e una rottura con la passività ed il disorientamento che prevalevano dalla fine degli anni ‘80 fino ai giorni nostri».

La borghesia cerca di far dimenticare le conquiste delle mobilitazioni dei lavoratori

Tuttavia, la «pausa» delle vacanze estive è stata in gran parte sfruttata dai sindacati per riprendere l’iniziativa e sviluppare una tattica subdola con l’intento di contrastare questa crescente dinamica di combattività e mobilitazione oltre i settori e questo con l’apparenza di una facciata radicale. Così hanno inizialmente convocato una nuova manifestazione nazionale il 14 ottobre con l’intento di «battere tutti i record», con l’intenzione di ostacolare la dinamica di conflittualità e riflessione. Hanno distribuito più di 75.000 biglietti ferroviari gratuiti ai loro membri per trascorrere la giornata a Bruxelles, ma evitando qualsiasi raduno o discussione alla fine della manifestazione, anche grazie agli scontri tra i Black Blocs e la polizia che hanno favorito una rapida dispersione della manifestazione. In breve, i sindacati sono riusciti a trasmettere l’immagine fuorviante di un grande radicalismo attraverso i 130.000 partecipanti, dissolvendo in gran parte qualsiasi espressione di conflittualità o riflessione all’interno della manifestazione.

Dopo essere riusciti a presentarsi alla testa della lotta, i sindacati hanno annunciato due tipi di movimenti, mostrati come ulteriori passi nello sviluppo della lotta: una serie di tre giorni di scioperi che hanno portato ad uno sciopero generale l’ultimo giorno dal 24 al 26 novembre e l’attuazione di azioni radicali in certi settori, ad esempio, la possibilità di uno sciopero di una settimana per i lavoratori delle ferrovie a dicembre.

Quando i sindacati annunciano «azioni offensive», la sfiducia prende piede. Infatti, a un esame più attento, diventa chiaro che le azioni annunciate hanno mirato proprio ad indebolire i progressi delle lotte da dicembre 2024 a giugno 2025:

– Gli scioperi generali totalmente passivi, in cui gli scioperanti singolarmente restano a casa, hanno avuto lo scopo di far dimenticare la dinamica della mobilitazione attiva e del raduno nelle manifestazioni dell’inverno e della primavera 2025. Il cosiddetto sciopero generale di tre giorni dal 24 al 26 novembre è stata semplicemente una presa in giro allo scopo di accecare la classe operaia, privandola di veri comizi, senza possibilità di muoversi e incontrarsi. Inoltre le richieste di sciopero sono state diverse a seconda del settore, della regione ed inoltre aziende come le Poste, l’Istruzione secondaria o molte altre private non hanno partecipano.

– L’organizzazione di movimenti settoriali (ferrovieri, autisti di autobus), regionali (istruzione francofona) o di categoria sociale (disoccupati, malati di lunga data, pensionati), stimolata dal fatto che le prime misure concrete e specifiche stanno arrivando, hanno avuto lo scopo di contrastare la dinamica di unificazione oltre i settori e le regioni delle manifestazioni risalenti alla prima metà del 2025 e a esaurire questi settori in movimenti lunghi e impopolari.

Inoltre, l’iniziativa sindacale è stata sostenuta da una serie di campagne, promosse in particolare dai gauchisti del PTB, volte a recuperare gli elementi più «critici» legati alle mobilitazioni per Gaza e per uno Stato palestinese o contro la violenza contro le donne.

Infine, i media borghesi non hanno smesso di soffermarsi sul carattere «irresponsabile» della resistenza operaia di fronte alle minacce alla sicurezza nazionale (clamore su droni non identificati comparsi sulle basi militari e di fronte al rischio di bancarotta del «peggior studente della classe europea») se il bilancio non verrà tagliato. Anche i sindacati hanno aderito a queste posizioni, riconoscendo che tutti dovrebbero impegnarsi e stringere la cinghia finché è «possibile», estensione della campagna portata avanti dalla sinistra e dall’estrema sinistra della borghesia quando sostiene che «anche le grandi fortune devono accettare i sacrifici».

Gli scontri di classe continueranno

Ovviamente i sindacati hanno preso l’iniziativa e la dinamica della progressione della lotta ha raggiunto, per il momento, il massimo livello, perché si scontra con numerosi ostacoli: non solo quelli che, come nel caso dei sindacati, sono effettuati dallo Stato per impedire lo sviluppo di una vera forza di lotta da parte degli sfruttati, ma anche quelli prodotti dalla miseria, dalla guerra e dalla barbarie che il capitalismo mondiale sta producendo nella sua fase finale di decomposizione. Di fronte a questi ostacoli, i lavoratori non possono che recuperare molto lentamente la coscienza di essere una forza sociale e storica, la classe operaia. Nel contesto attuale di decomposizione capitalista, caratterizzato da frammentazione, ritiro, paura del futuro, riconnettersi con la propria identità di classe internazionale e la prospettiva rivoluzionaria che essa contiene, è una sfida difficile e tortuosa.

Tuttavia, se la resistenza della classe operaia viene momentaneamente anestetizzata in Belgio, ciò non significa che sia stata sconfitta, per diverse ragioni:

– la rabbia non è scomparsa, la classe operaia in Belgio non è sconfitta, mantiene un potenziale di combattività e la riflessione continua al suo interno;

– le lotte in Belgio fanno parte di una dinamica internazionale di lotte e contribuiscono alla maturazione della coscienza che si sta sviluppando, a livello internazionale, nella classe e che crescerà;

– la situazione economica continua a peggiorare e gli attacchi si materializzeranno e si intensificheranno su tutti i fronti, come già annunciato nel nuovo piano governativo di tagli di bilancio di quasi 10 miliardi: disoccupazione, pensioni, diminuzione dei benefici sociali e sanitari, indicizzazione, lavoro maggiore con lo stesso stipendio, flessibilità del lavoro senza compenso (lavoro notturno), aumenti dei prezzi…

Inoltre, la destabilizzazione delle strutture politiche legate alla putrefazione del capitalismo rischia di accentuare la pressione sulle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, come nel caso della regione di Bruxelles, dove l’inevitabilità del fallimento finanziario e della paralisi di bilancio diventa sempre più evidente a causa dell’assenza di un governo da oltre un anno e mezzo.

Gli scontri di classe che scuotono oggi il Belgio sono particolarmente indicativi del contesto in cui si svilupperanno le lotte operaie nel periodo attuale, in particolare nei paesi industrializzati, con attacchi in tutte le direzioni dovuti all’accelerazione della crisi economica, interagendo come in un turbine con lo sviluppo del militarismo e la diffusione del caos. Che portino o meno a far indietreggiare il governo (ovviamente momentaneamente), queste lotte non sono vane. Alzando collettivamente la testa, rifiutando la rassegnazione, i lavoratori si preparano ai futuri scontri e, passo dopo passo, nonostante le inevitabili sconfitte, stanno gettando le basi per un nuovo mondo. Solo attraverso la lotta il proletariato potrà rendersi conto di essere l’unica forza capace di abolire lo sfruttamento capitalistico.

R. Havanais, 24 novembre 2025

  1. ^  «Risoluzione sulla situazione internazionale del 25° congresso internazionale della CCI», Rivista Internazionale n°37 (2023).

     

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