Lassalle e Schweitzer: la lotta contro gli avventurieri politici nel movimento operaio

150 anni fa, nei primi anni dopo il 1860, il movimento operaio internazionale era ancora agli albori e le sue varie componenti non avevano ancora acquisito una grande esperienza nella costruzione e nella difesa delle organizzazioni politiche. Dopo l’ondata di repressione seguita alle lotte del 1848, molti membri della Lega dei Comunisti dovettero andare in esilio o furono assicurati alla giustizia, come nel processo contro i comunisti a Colonia del 1852.

In Germania, in questo stesso periodo, non esisteva un’organizzazione politica indipendente dalla classe operaia. In molte città vi erano le Arbeiterbildungsvereine (Associazioni d’istruzione dei lavoratori), ma non ancora un’organizzazione politica proletaria con una chiara demarcazione dalla borghesia. Il dibattito per determinare se la classe operaia potesse ancora sostenere alcune frazioni della borghesia nella sua lotta per l’unificazione nazionale o se l’antagonismo di classe con la borghesia dovesse essere al centro della lotta era in pieno sviluppo. In questo contesto, in cui la borghesia non era ancora riuscita a liberarsi dalle catene dell’aristocrazia e degli Junkers e dove il capitale tedesco non era ancora riuscito a unirsi come capitale nazionale, si svilupparono i tentativi per creare il primo partito politico della classe operaia in Germania.

Allo stesso tempo, la classe operaia tedesca si trovava ad affrontare una delle sfide politiche più difficili: quella di affrontare le attività di avventurieri politici. Sebbene non esista un unico profilo di questo tipo d’individui, la loro caratteristica comune è l’uso delle organizzazioni politiche non per rafforzare la lotta della classe operaia, ma piuttosto per metterle al proprio servizio, prendendo da loro quanto necessario per promuovere le proprie ambizioni personali. La sfida più grande è quella di smascherare gli avventurieri, perché questi non agiscono alla luce del sole e non mostrano le proprie intenzioni apertamente. Al contrario, tendono ad avere una grande capacità di mobilitare numerosi sostenitori dietro di loro, rendendo molto più difficile smascherare figure così “altamente considerate”.

Come vedremo, la vera natura dell’avventuriero Lassalle non fu mai completamente smascherata durante la sua vita. E mentre il vero volto dell’avventuriero Schweitzer fu rivelato per la prima volta in una conferenza di partito nella primavera del 1869 a Wuppertal, lo sforzo di smascherarlo non ebbe molto successo. Fu solo alcuni anni dopo che la classe operaia riuscì, grazie agli sforzi del Consiglio Generale della Prima Internazionale, a rivelare le attività di un altro avventuriero, Mikhail Bakunin, al Congresso dell’Aja. I casi di Lassalle, Schweitzer e Bakunin dimostrano che la classe operaia e le sue organizzazioni politiche si sono confrontate fin dall’inizio con le attività degli avventurieri politici.

In quest’articolo tratteremo i casi di Lassalle e Schweitzer. In articoli precedenti, abbiamo già dato un resoconto dettagliato della lotta contro l’avventurismo di Bakunin. [1]

La formazione dell’ADAV

Nel 1862, a Lipsia, i lavoratori di un’associazione chiamata Vorwärts (Avanti) proposero la preparazione di un congresso generale dei lavoratori. Nel gennaio 1863, i promotori di Lipsia contattarono Ferdinand Lassalle.[2]  In diverse conferenze, Lassalle si era espresso criticamente contro la borghesia nella sua disputa con gli Junker e, allo stesso tempo, aveva sottolineato l’importanza della classe operaia per il progresso storico. Lassalle, tuttavia, si distingueva dalle visioni comuniste esposte una buona dozzina di anni prima nel Manifesto Comunista.

La proposta che Lassalle scrivesse il programma dell’Associazione Generale dei Lavoratori Tedeschi (ADAV), finalmente fondata a Lipsia il 23 maggio 1863, si rivolgeva a un uomo che da anni voleva avere un ruolo di primo piano nella vita politica tedesca.

Il fatto che la leadership fosse affidata a una persona che - a parte una breve attività durante le lotte del 1848 - non aveva mai partecipato a un’organizzazione proletaria e che non poteva rappresentare la continuità con la Lega dei Comunisti, un uomo cui era stata negata in precedenza l’ammissione a quella stessa Lega, e che ora doveva agire da “salvatore” di fatto “esterno”, rivendicando subito un ruolo da grande leader, tutto questo rifletteva l’immaturità del movimento operaio dell’epoca.

All’età di 20 anni, Lassalle aveva incontrato Sophie Gräfin von Hatzfeldt, che allora aveva il doppio della sua età. Per “liberarla” dal matrimonio forzato con il marito, Lassalle la difese come avvocato. Non solo riuscì a vincere la causa della contessa, ma fece anche una fortuna straordinaria, poiché la contessa lo finanziò e divenne il suo alleato politico.[3] Allo stesso tempo, come membro della nobiltà, la contessa manteneva intensi rapporti con varie parti della classe dirigente. Nel 1856 e 1857, Lassalle visse nella sua casa di Düsseldorf e nel 1858 si trasferì con lei a Berlino.[4]

Il resoconto di un avventuriero: “Il resoconto di un informatore su se stesso”

Incoraggiato dal successo del processo di Hatzfeldt e trascinato dalla sua ambizione di fare carriera, a metà degli anni ‘50 cominciò a lamentarsi della “ristrettezza di provincia” del suo luogo di residenza, Düsseldorf, la città natale della contessa. Nel maggio 1855 chiese al commissario di polizia di Berlino il necessario permesso di trasferirsi da Düsseldorf a Berlino.[5] Nello stesso mese, egli stesso scrisse un “rapporto dell’informatore su se stesso”, da consegnare nelle mani del capo della polizia di Berlino Hinkeldey (non è chiaro se sia stato davvero messo nelle sue mani o se doveva esserlo). Gustav Mayer ha sottolineato “l’immorale, astuta, sofisticata, infame scaltrezza che è stata usata qui” per convincere e impressionare il capo della polizia dell’importanza della propria persona. Lassalle si vantava di essere così stimato dagli operai di Düsseldorf “che sembrano considerare Lassalle come il loro capo e considerare come un’ingiustizia contro di loro e contro i loro reciproci rapporti se avesse lasciato la provincia del Reno; loro non ruppero con lui ma, come dimostra la conversazione, minacciarono con forza di rompere con lui”. A proposito del luogo di residenza degli ex redattori della Neue Rheinische Zeitung (compreso Marx) dopo la repressione seguita al 1848, Lassalle si vantava, nel suo “Spitzelbericht” (rapporto di spionaggio) di conoscere il domicilio di Marx: “Ho finto di supporre che fossero emigrati in America ma Lassalle mi ha detto che vivevano a Londra e che lui era apparentemente ben informato sulle loro condizioni di vita”. Allo scopo di aumentare ulteriormente l’interesse del capo della Polizia, si vantava di sapere che “per conseguenza, con assoluta certezza, Lassalle deve essere in continua e ininterrotta corrispondenza con queste persone a Londra, almeno con Marx”. E, sapendo bene quanto fosse interessata la polizia a ottenere informazioni sulle reti di corrispondenza tra Marx e i suoi compagni di lotta, scrisse: “Ho […] già detto che Lassalle deve corrispondere con Londra, almeno con Marx. Devo aggiungere che sembra probabile (come ho concluso da una dichiarazione) che egli riceva queste lettere con un falso nome del mittente.”

Per attirare il capo della polizia con informazioni ancora più chiare, Lassalle aggiunge: “La ragione principale del suo trasferimento è la monotonia della vita a Düsseldorf, che per lui è diventata insopportabile. Inoltre, c’è una certa tendenza godereccia e soprattutto alle distrazioni femminili che, nonostante la sua grande capacità di lavoro, non è meno fortemente espressa nel suo temperamento, una tendenza che non può soddisfare a Düsseldorf ma che spera di soddisfare molto di più a Berlino. Ha ripetuto il motivo del suo desiderio di trasferirsi a Berlino. (...) Anche se non ci fosse stata l’influenza della Contessa a spingerlo fuori della provincia, c’era soprattutto la sua grande inclinazione già descritta per il piacere e il divertimento sensuale e l’insopportabile monotonia della sua vita a Düsseldorf che sarebbero stati per lui fattori decisivi...”. Si definì “molto ambizioso e di carattere vanitoso”.

Sempre per impressionare la polizia (e le forze politiche che la sostengono), Lassalle si vantava così: “Poiché considero Lassalle uno dei più importanti rappresentanti della democrazia dal punto di vista intellettuale, e dotato di un'energia eccezionale, a mio avviso, quest'uomo molto pericoloso non viene mai sorvegliato abbastanza da vicino ...”. Lassalle aggiunge un altro elemento interessante per la polizia: l'autore della lettera, il misterioso informatore, ha la prospettiva di poter lavorare come segretario di Lassalle. “Ho già guadagnato molta della sua fiducia. L’ho acquisita in parte grazie a un uso attento della sua vanità. [...]. In breve tempo, nella posizione di segretario, diventerei non solo il confidente dei suoi pensieri più segreti, ma anche una persona completamente indispensabile per lui”. Pronto a consegnare nelle mani della polizia quelli che erano pronti a rovesciare il regime (Lassalle e i suoi amici), Lassalle completa il suo rapporto di spionaggio in questo modo: “Non avrò alcuna difficoltà, legittimato dalla mia posizione presso Lassalle e dalla sua amicizia, a farmi conoscere da tutti gli altri membri più o meno eminenti della democrazia e a indagare sulle loro vicende fin dall'inizio; in una parola, in questo modo consegnerò lui e i suoi collaboratori nelle mani delle autorità, in modo tale che dipenderà solo dalla loro discrezione distruggere questi incorreggibili sostenitori della sconfitta, quando gli sembrerà loro opportuno”.[6]

Questo rapporto di spionaggio su se stesso, che è stato trovato nei suoi archivi solo dopo la sua morte, fa molta luce sulle sue attività di avventuriero nelle fila del movimento operaio tedesco.

Le vere motivazioni dell'avventuriero

Abbiamo qui una prima caratteristica degli avventurieri. A differenza dei sinceri combattenti che si uniscono disinteressatamente a un’organizzazione rivoluzionaria per aiutare la classe operaia a svolgere il suo ruolo storico, gli avventurieri si uniscono alle organizzazioni rivoluzionarie solo per compiere la propria “missione storica”. Essi vogliono mettere il movimento al loro servizio e sono costantemente alla ricerca di riconoscimenti a questo scopo. Il rapporto di spionaggio di Lassalle su se stesso non è altro che uno “show pubblicitario” fatto per sottolineare le sue presunte eccezionali capacità. Di conseguenza, le organizzazioni proletarie servono solo come trampolino di lancio per le loro carriere, sia all’interno delle stesse organizzazioni proletarie che nelle fila della classe dominante. Convinti che le loro capacità sono maggiori di quelle loro riconosciute, cercano il riconoscimento sia all’interno del movimento operaio che nella stessa borghesia.

Evidenziare o nascondere le loro rivendicazioni di leadership ...

Quando l’ADAV fu fondata nel maggio 1863, Lassalle riuscì a essere nominato presidente per cinque anni, con un potere quasi dittatoriale sulle sezioni locali. Lassalle aveva insistito con l’ADAV sul fatto che avrebbe partecipato solo se fosse stato invitato ad assumere direttamente il ruolo di guida. In altre parole, invece di unirsi a una lotta collettiva, rivendicò subito la leadership dell’organizzazione.

Qui abbiamo un altro tratto distintivo, spesso presente tra gli avventurieri. Non solo aspirano ad assumere un ruolo di leadership in un’organizzazione, ma spesso rivendicano direttamente un’autorità specifica (e anche se non la ricevono da un mandato, aspirano per sé stessi una politica di azione arbitraria e indipendente). Come se fosse stato incoronato imperatore, dichiarò: “Sono in grado di rispondere positivamente alle richieste della posizione che mi state offrendo, e quindi mi dichiaro pronto a rispondere alla vostra richiesta e ad assumere la guida del movimento operaio”[7] . Le sezioni locali dell’associazione non avevano diritti, eseguivano solo gli ordini del capo.

Si trattava di un importante passo indietro rispetto alla Lega dei Comunisti, che era un’organizzazione centralizzata che aveva istituito un comitato centrale eletto dal Congresso e dei responsabili distrettuali che assicuravano un funzionamento collettivo, e dove le assemblee locali avevano potere decisionale. A questo riguardo, Lassalle era riuscito a far girare all’indietro la ruota della storia assumendo un “ruolo di leader” su misura per le sue esigenze.

Al servizio della classe operaia o dei propri interessi?

Bebel scrisse nella sua autobiografia: “Lassalle non si accontentava degli applausi delle masse, dava grande importanza ad avere al suo fianco uomini di prestigio e influenti del campo borghese, e faceva di tutto per attirarli[8] . Mentre l’apparato di potere in Prussia e in altre parti della Germania avevano inviato loro agenti a monitorare il movimento operaio emergente e cercare possibili forze “cooperative” da attirare verso Bismarck, allo stesso tempo Lassalle, come rivela chiaramente il suo rapporto di spionaggio, aveva dispiegato le sue antenne per raccogliere l'orecchio di Bismarck.

Cooperazione segreta con i leader

Due settimane prima che l’ADAV fosse fondato il 23 maggio 1863, Lassalle iniziò uno scambio di lettere con Bismarck. Bismarck, che voleva unire la Germania “col sangue e col ferro”, invitò Lassalle a incontrarsi con lui. In una serie di quattro discussioni, Lassalle non solo cercò di dare consigli a Bismarck, ma diede anche suggerimenti concreti per la collaborazione.

Lassalle disse a Bismarck, che era il braccio destro del re prussiano, che la classe operaia “si sente istintivamente incline ad accettare la dittatura[9] . Gli operai riconoscerebbero la monarchia come un “vettore naturale della dittatura sociale”, se la monarchia si trasformasse da “regalità delle classi privilegiate in una regalità popolare, sociale e rivoluzionaria”. Secondo Lassalle, la monarchia prussiana era capace di diventare una regalità sociale. Questo fu l’argomento della prima conversazione con Bismarck. In un’altra conversazione furono discussi il suffragio universale e le campagne contro le fazioni borghesi ostili a Bismarck. Poiché la polizia di Düsseldorf aveva preso provvedimenti contro gli scritti di Lassalle al tempo del terzo incontro del 23 ottobre 1863, Bismarck offrì a Lassalle una protezione per le sue opere. A tal fine, Bismarck inviò ai pubblici ministeri una circolare che vietava la confisca delle opere di Lassalle. Lassalle rispose a Bismarck che era contrario a quest’offerta. Egli pensava che le misure repressive contro di lui avrebbero rafforzato la sua credibilità, mentre se i suoi scritti fossero stati risparmiati dalla repressione, la sua credibilità ne avrebbe risentito. Nel corso di questa terza discussione, fu anche discussa la possibilità e la necessità di un blocco elettorale tra i conservatori e l’ADAV. Il 12 gennaio 1864, in occasione della successiva riunione, Lassalle offrì una cooperazione politica diretta per la riforma della legge elettorale, per la quale desiderava formulare un progetto. Lo stesso Lassalle disse a Bismarck di temere la rivoluzione, questo “percorso oscuro e sinistro”. E per evitarla, propose a Bismarck di introdurre immediatamente il suffragio universale per non affrontare un assalto rivoluzionario. Poiché, secondo Lassalle, la borghesia tedesca era incapace di una rivoluzione, il partito operaio doveva dare l’impulso e Bismarck doveva incoraggiare il re a fare questo cambiamento. Infine, Lassalle offrì il suo sostegno alla Prussia nella guerra contro la Danimarca (compresa l’annessione dello Schleswig-Holstein) se Bismarck avesse modificato la legge elettorale.

Quando Wilhelm Liebknecht mise in guardia Lassalle nei confronti di Bismarck, Lassalle rispose: “Beh, io mangio ciliegie con il sig. von Bismarck, ma è lui che ha i noccioli[10] . Nel settembre 1878, all’epoca delle leggi antisocialiste, quando Bebel interrogò Bismarck nel Reichstag sui suoi contatti con Lassalle, Bismarck rispose che “Lassalle lo aveva attirato straordinariamente, era stato una delle persone più spirituali e gentili con cui era stato in contatto. Né era stato un repubblicano: l’idea cui Lassalle aspirava era quella dell’impero tedesco. Su questo, essi avevano dei punti di contatto/di accordo. Lassalle era stato molto ambizioso[11] . Lassalle confessò a Helene von Dönniges, come Bebel scoprì più tardi in una conversazione con lei, che sia Bismarck che Lassalle pensavano di essere troppo furbi per ingannarsi reciprocamente. [12]

Lassalle scrisse dei suoi incontri con i leader del movimento nazionale italiano dopo il suo viaggio in Italia e dichiarò, da vero megalomane, di aver appena “impedito l’intervento della Prussia con il suo “opuscolo sulla guerra d’Italia” e di aver, infatti, guidato con decisione “la storia degli ultimi tre anni” ”. (Torneremo su questo più avanti). In questo senso, un avventuriero non è la stessa cosa di un agente di polizia o di un informatore che vende le sue informazioni. Gli avventurieri non hanno bisogno di essere corrotti per servire un regime. Per loro, il desiderio di “fama” e di “riconoscimento”, cioè dei fattori psicologici, sono in un certo senso motivazioni più importanti delle semplici ricompense materiali.

Duplicità ...

Dopo che Lassalle fu eletto presidente dell’ADAV nel maggio 1863, egli presentò spesso l’orientamento programmatico dell’ADAV in modo completamente diverso a seconda della persona con cui stava parlando. Questa duplicità è un’altra caratteristica degli avventurieri - non giocare a “carte scoperte” e non entrare apertamente in gioco. Mentre Marx ed Engels, per esempio, scrissero molte polemiche, Lassalle evitava il dibattito e cambiava d’abito in funzione degli ascoltatori che aveva.

... e metodi di reclutamento opportunisti

Lassalle non credeva veramente nella forza della classe operaia (che, a suo avviso, doveva ancora svilupparsi), ma voleva guadagnare alla causa dell’ADAV il maggior numero possibile di personalità della classe dirigente perché, a suo avviso, queste persone erano chiamate a liberare la classe operaia dalle sue catene. Così Lassalle cercò di conquistare Johann Karl Rodbertus, un rappresentante del cosiddetto socialismo di stato. Rodbertus sosteneva che gli “amici della questione sociale”, cioè i conservatori e la borghesia, potevano anch’essi aderire all’associazione. Lassalle scrisse a Rodbertus: “Più dei buoni membri della borghesia aderiscono all'associazione, meglio è”. [13]

Poiché non era tanto interessato alla liberazione della classe operaia quanto alla promozione del movimento democratico generale, sostenne anche l’ammissione dei liberali e dei conservatori nell’ADAV. Pertanto si oppose all’idea di un partito politico indipendente dei lavoratori. Allo stesso tempo, tutti quelli che lo desideravano, potevano diventare membri e aderire immediatamente. Di conseguenza, l’ADAV fu inondata di borghesi e piccoli borghesi. Anche in questo caso ci fu un passo indietro rispetto alla Lega dei Comunisti che prevedeva un’adesione dei nuovi membri basata sulla difesa dei principi organizzativi sanciti nei suoi statuti.

Orientamento programmatico di Lassalle: il socialismo di Stato ...

Lassalle sostenne la causa dello Stato presso i lavoratori facendo intravedere che questo “avrebbe potuto fornire loro dei capitali attraverso il credito, in modo che essi potessero entrare in libera ed equa concorrenza con il capitale”. Lassalle non pensava nemmeno alla distruzione dello Stato prussiano, ma sperava nell’intervento socialista dello Stato prussiano! Egli ha così suscitato la speranza che, con l’aiuto dello Stato esistente, si sarebbe aperto un cammino pacifico verso il socialismo. [14]

... e opposizione alle lotte economiche in nome della sua teoria sulla “legge bronzea dei salari”

Secondo Lassalle, nella società capitalista, i lavoratori non possono ricevere un salario superiore al minimo necessario per mantenere e rigenerare la propria forza lavoro. Su questa base, si oppose alle lotte dei lavoratori per delle rivendicazioni, agli scioperi contro i licenziamenti e rifiutò la necessità che la classe si organizzasse in sindacati. In breve, l’ADAV doveva essere una setta.

Invece, i lavoratori dovevano essere elevati allo status d’imprenditori. Lo Stato doveva prestare denaro, costruire e finanziare cooperative di consumatori.

I rapporti di Lassalle con Marx ed Engels

Anche se Lassalle affermava di conoscere a fondo il Manifesto del Partito Comunista, non è mai stato un marxista. E sebbene conoscesse Marx, e più tardi Engels, dopo il 1848, ed avesse scambiato molta corrispondenza con loro e malgrado il fatto che Marx avesse trascorso alcuni giorni nel suo appartamento di Berlino nel 1862, sia Marx che Engels entrarono presto in conflitto con Lassalle. Le ragioni furono le profonde divergenze politiche (ad esempio, il sostegno alla Prussia, la richiesta d’introduzione del diritto di voto, e molte altre) così come il suo comportamento. Marx scrisse in una lettera a Engels il 30 luglio 1862, dopo la visita che Lassalle fece a lui e alla sua famiglia a Londra: “Il soggiorno a Zurigo (con Rüstow, Herwegh, ecc.) e il suo successivo viaggio in Italia, poi il suo "Herr Julian Schmidt"[15] , ecc. gli hanno fatto completamente girare la testa. Egli è adesso non solo il più grande studioso, il più profondo pensatore, il più brillante ricercatore, ecc., ma allo stesso tempo un Don Giovanni e un cardinale “rivoluzionario” di Richelieu. [...] In gran segreto, ha confessato a mia moglie e a me che aveva consigliato a Garibaldi di non fare di Roma l’obiettivo dell’attacco, ma di andare a Napoli, di farsi proclamare dittatore (senza che il re Vittorio Emanuele ne rimanesse ferito), di fare appello all’esercito del popolo per una campagna contro l’Austria. […] Come leva per l'azione: l'influenza politica di Lassalle e della sua penna a Berlino. E di mettere Rüstow alla testa di un corpo di spedizione tedesco con la partecipazione dello stesso Garibaldi. Inoltre, Bonaparte sarebbe stato paralizzato da questo "colpo di stato" lasalliano. Era così anche con Mazzini, ed “anche lui” approvava e “ammirava” il suo piano. Lui si è presentato a queste persone come un “rappresentante della classe operaia rivoluzionaria tedesca" e Itzig[16]  si è attribuito (letteralmente!) il merito di una conoscenza che “impediva l’intervento della Prussia” grazie al suo opuscolo sulla guerra d’Italia che, infatti, “avrebbe permesso di servire da guida alla storia di questi ultimi tre anni”. Lassalle era molto arrabbiato con me e mia moglie perché ci prendevamo gioco dei suoi piani, lo prendevamo in giro definendolo un "bonapartista illuminato", ecc. Si arrabbiò, si offese, fece dei salti, e infine si convinse profondamente che io ero decisamente troppo “astratto” per poter capire la politica.

Queste dichiarazioni di Marx sul carattere, l'autoritratto, la megalomania e tutto il suo comportamento mostrano quanto Marx fosse indignato da Lassalle. Quando Marx ed Engels hanno condiviso le loro impressioni sul suo comportamento, non sapevano nulla dei suoi contatti e della sua alleanza con Bismarck. Jenny Marx, moglie di Marx, scrisse di Lassalle dopo la sua visita a loro nel 1861. Lo prende in giro anche per il modo in cui si è presentato: "Era quasi sopraffatto dal fardello di fama che ha guadagnato come studioso, pensatore, poeta e politico. Una corona di allori freschi riposava ancora sulla fronte olimpica e sulla testa riccia e sui capelli lisci per mascherare la loro rigidità. Aveva appena concluso con successo la sua campagna d'Italia (grazie ad un nuovo colpo di stato politico scatenato da grandi uomini d'azione). La sua mente era agitata da grandi battaglie interiori. Non era ancora entrato in certi campi della scienza. C'era l'egittologia, che non aveva ancora esplorato in profondità. Si è chiesto: ‘Dovrei sorprendere il mondo come egittologo, o dovrei mostrare la mia conoscenza universale come uomo d'azione, come politico, come combattente o come stratega militare?”[17]

Ciò che Marx pensava delle posizioni programmatiche di Lassalle e del suo comportamento è specificato anche in una lettera inviata a Engels il 9 aprile 1863: "D'altra parte, l'altro ieri mi ha inviato la sua "Lettera di risposta aperta" al Comitato Centrale dei Lavoratori per il Congresso dei Lavoratori di Lipsia. Si è comportato (vantandosi con il lancio di frasi che aveva copiato dai nostri scritti) come un futuro dittatore operaio". Marx aveva, inoltre, riconosciuto in una lettera a Engels del 28 gennaio 1863 che il famoso "Programma dei lavoratori" non era altro che una cattiva volgarizzazione del Manifesto Comunista.

Dopo che Marx ed Engels vennero a conoscenza dei negoziati tra Lassalle e Bismarck, Marx scrisse a Engels: "Inoltre, poiché ora sappiamo che Itzig [Lassalle] (cosa che finora non ci era affatto noto) voleva "offrire" il Partito dei Lavoratori a Bismarck per farsi conoscere come "Richelieu del proletariato", non avrò nessun ritegno a indicare con sufficiente chiarezza nella prefazione del mio libro che è un semplice pappagallo e un comune plagiaro". In questa prefazione alla prima edizione del Capitale, Marx ha ritenuto necessario ricordare il metodo con cui Lassalle aveva "preso in prestito" le idee dai suoi scritti.[18]

Manipolazione e denigrazione delle posizioni di Marx ed Engels

Già allora, essi consideravano i discorsi e gli scritti di Lassalle come "realisti e totalmente spregevoli" [19].

Marx scrive a Kugelmann: "Caro amico, ieri ho ricevuto la tua lettera molto interessante e ora risponderò ai vari punti. Prima di tutto, vorrei spiegare brevemente il mio rapporto con Lassalle. Durante i suoi disordini politici, il nostro rapporto fu sospeso: 1. a causa della sua tendenza a lodare la sua reputazione e la sua negligenza, mentre allo stesso tempo era il più palese plagiaro dei miei testi, ecc.; 2. perché avevo condannato la sua tattica politica; 3. perché gli avevo già spiegato dettagliatamente prima che iniziasse la sua attività qui a Londra, e perché avevo dimostrato che l'immediato intervento socialista dello Stato prussiano non aveva senso"[20] .  "Non appena si convinse a Londra (fine 1862) di non poter giocare il suo gioco con me, decise contro di me e il vecchio partito di porsi come "dittatore operaio"[21].  "Questo tizio ora lavora solo per Bismarck...."

Il tentativo di Lassalle di isolare Marx ed Engels dal movimento operaio in Germania

Lassalle, infatti, impedì la diffusione delle posizioni di Marx ed Engels tra i lavoratori e cercò di isolarli dalla classe operaia tedesca. Si presentava come il vero "genio", oltre che per cercare di ritardare e ostacolare la pubblicazione e la diffusione dei testi di Marx ed Engels, anche per diffondere le proprie posizioni, spesso diverse dalle loro, o ad esse diametralmente opposte. Oppure Lassalle pubblicò testi spesso plagiosi degli articoli di Marx ed Engels, senza citarne le fonti. Marx scrisse un apposito su questo, intitolato "Plagio".

Lassalle si presentava come un "vero conoscitore" delle condizioni di vita della classe operaia e della situazione in Germania, mentre Marx ed Engels vivevano all'estero e non potevano avere le conoscenze necessarie.

Lassalle contro la lotta di Marx ed Engels per difendere l'organizzazione rivoluzionaria

Nella sua corrispondenza con Marx, Lassalle difende l'agente di Bonaparte, Karl Vogt. Consigliò a Marx di non intraprendere azioni pubbliche contro Vogt, di non "agitare" il caso, perché ciò non sarebbe stato gradito dal "pubblico" tedesco. Marx aveva trascorso un anno intero nel 1860 a scrivere una risposta al libro di Karl Vogt, Il mio processo contro la Allgemeine Zeitung, in cui quest'ultimo contaminava le attività politiche di Marx e dei suoi compagni con sudicie calunnie. "Scriverò un opuscolo non appena avrò il suo testo diffamatorio (di Karl Vogt). Ma allo stesso tempo spiego nella prefazione che non me ne frega niente del giudizio del vostro "pubblico tedesco". [22] Quando fu pubblicata l'opera di Marx, “Herr Vogt”, Lassalle non fece nulla per promuoverne la diffusione in Germania. La stampa borghese era ansiosa di ignorare gli scritti di Marx. Il presidente dell'ADAV, da parte sua, ha sabotato la lotta difensiva di Marx.

La resistenza nei ranghi dell’ADAV contro le posizioni e le pratiche di Lassalle

Alla fine del 1863, all'inizio del 1864, si era sviluppata una resistenza contro le posizioni di Lassalle, in particolare contro le sue posizioni a favore della monarchia prussiana. L'11 aprile 1864, chiese apertamente di sostenere la monarchia. Wilhelm Liebknecht, che si era stabilito a Berlino nel luglio 1862 dopo il suo esilio a Londra, fu uno dei primi ad opporsi fortemente a Lassalle. Marx mette in guardia Liebknecht contro le sue apparizioni pubbliche accanto a Lassalle e gli consiglia di non entrare in strette relazioni con lui. Liebknecht risponde: "Nell'associazione Lassalle[ADAV] qualcosa fermenta. Se Lassalle non abbandona l'atteggiamento dittatoriale e il suo flirt con la reazione, ci sarà uno scandalo (…) Sta giocando un gioco così complesso che presto non riuscirà a trovare una via d'uscita".

Insieme ad altre forze come Julius Vahlteich, segretario dell'ADAV, cercarono di liberare l'ADAV dalle grinfie del suo presidente dittatoriale. Quando Lassalle si accorse di questa resistenza e sentì che presto avrebbe dovuto rispondere all'organizzazione e quindi esporsi a una richiesta di spiegazioni pubbliche, cercò un modo per lasciare il movimento operaio. Le sue ultime lettere rendono chiara la ricerca di una "uscita". Ma la morte improvvisa di Lassalle pose una fine inaspettata alle sue attività.

Il 31 agosto 1864, fu gravemente ferito in un duello per una donna e morì tre giorni dopo per le sue ferite.[23]  Prima della sua morte, Lassalle aveva scritto un testamento come presidente dell'ADAV in cui aveva scelto Bernhard Becker come suo successore come presidente, il quale, con l'aiuto della contessa Hatzfeldt, fece tutto il possibile per assumere la presidenza e rapidamente iniziò a pronunciare gli insulti più infami nei confronti del “Partito di Marx”.

Per preservare l'esistenza settaria dell'ADAV, il successore Becker combattè contro l'affiliazione alla Prina Internazionale, fondata nel frattempo a Londra il 28 settembre 1864, quasi un mese dopo la morte di Lassalle.

Non possiamo entrare nei dettagli sull'importanza della formazione della Prima Internazionale. Tuttavia, sebbene la sua fondazione sia stato un enorme passo avanti per l'intero movimento operaio, le forze intorno a Lassalle non contribuirono alla partecipazione dei lavoratori in Germania alla sua formazione, né fecero sforzi nella prospettiva della costruzione della Prima Internazionale.

La situazione materiale di Lassalle

Lassalle si era assicurato un reddito finanziario attraverso la contessa avendo vinto il suo processo come avvocato..... e, allo stesso tempo, divenne dipendente dalla contessa. Quindi, anche se non doveva guadagnarsi da vivere come avvocato, aveva uno status privilegiato molto speciale. Tali situazioni veramente parassitarie dal punto di vista finanziario lo fecero apparire come "indipendente" rispetto ai rappresentanti della classe dirigente con cui aveva rapporti. Lassalle non ha mai avuto dipendere da un salario o da difficoltà materiali.

L’articolo di “necrologio” di Engels su Lassalle

"Era in quel momento un amico molto insicuro per noi, in futuro un nemico molto sicuro."[24] 

Nel loro "necrologio" su Lassalle, Marx ed Engels scrissero : "Il bravo Lassalle si rivela gradualmente essere un comune mascalzone. Non abbiamo mai giudicato le persone su quello che immaginavano di essere, ma su quello che erano, e non vedo perché dovremmo fare un'eccezione per Itzig[Lassalle]. Soggettivamente, la sua vanità avrebbe potuto fargli vedere le sue posizioni come difendibili, oggettivamente si trattava di un tradimento dell'intero movimento operaio a beneficio dello stato prussiano. Ma questo stupido non sembra aver preteso nulla in cambio da Bismarck, nessuna contropartita, nessuna garanzia. Sembra che si sia accontentato di fare affidamento sul fatto che aveva dovuto ingannare Bismarck, proprio come non poteva evitare di uccidere Racowitza nella sua mente. Questo atteggiamento è significativo per descrivere il barone Itzig[Lassalle]. Inoltre, non ci vorrà molto perchè non solo sia auspicabile, ma necessario, pubblicare tutto questo. Questo può servirci solo se l'affare con l'ADAV viene pubblicato e se il nostro giornale in Germania continua, allora presto l'eredità [al movimento operaio] di questa persona dovrà essere liquidata. Nel frattempo, il proletariato in Germania vedrà presto quanto vale Bismarck.

Lassalle era un avventuriero il cui vero ruolo nella sua vita era riconosciuto solo da poche persone e solo poco alla volta. Come accennato sopra, anche Marx, Engels, Bebel e Liebknecht, che lo avevano conosciuto meglio, non avevano un quadro completo di lui.

 Gli errori di Rosa Luxemburg e Franz Mehring a proposito dell’avventuriero

Allo stesso tempo, il caso di Lassalle mostra che all'epoca vi erano differenze significative tra i rivoluzionari nell'apprezzamento di questo tipo di individui. Perché decenni dopo, anche menti politiche importanti come Rosa Luxemburg o Franz Mehring commettono un errore piuttosto banale su Lassalle.

Ad esempio, nel 1913, cinquant'anni dopo la fondazione dell'ADAV, Rosa Luxemburg scrisse una lode a Lassalle: "Lassalle ha certamente commesso errori nelle sue tattiche di lotta. Tuttavia, è solo un piacere a buon mercato per i piccoli delinquenti della ricerca storica trovare errori nel grande lavoro di una vita. Per valutare una personalità e il suo lavoro, è molto più importante riconoscere la vera causa, la particolare fonte da cui sono nati i suoi errori e i suoi meriti. Lassalle ha spesso peccato per la sua tendenza alla "diplomazia", a "imbrogliare" con le idee, come ha fatto nelle trattative con Bismarck sul suffragio universale, e nei suoi progetti di associazioni produttive finanziate da un prestito dello Stato. Nelle sue lotte politiche con la società borghese e nelle lotte giudiziarie con la magistratura prussiana, amava porsi al livello del suo avversario, dandogli così a prima vista una concessione dal suo punto di vista, vedendosi come un audace acrobata: come scriveva Johann Philipp Becker, spesso si avventurava a saltare sull'orlo dell’abisso, il che distingue una strategia rivoluzionaria da un patto con la reazione. Ma la causa che lo portò a questi salti audaci non era l'insicurezza interiore, il dubbio interiore sulla forza e la fattibilità della causa rivoluzionaria che rappresentava, ma, al contrario, un'eccessiva fiducia nell'indomito potere di questa causa. Lassalle a volte ha camminato sul terreno dell'avversario nella lotta, pur non volendo abbandonare nessuno dei suoi obiettivi rivoluzionari, ma avendo l'illusione di una potente personalità. Egli credeva di essere in grado di strappare così tanto per i suoi obiettivi rivoluzionari sulla propria terra che la terra stessa avrebbe dovuto crollare sotto i piedi dell'avversario. Se Lassalle, per esempio, ha innestato la sua idea di associazioni produttive basate sul credito dello Stato su una finzione idealistica e non storica dello Stato, il grande pericolo di questa finzione sta nel fatto che, in realtà, ha idealizzato solo il patetico Stato prussiano. Ma ciò che Lassalle, sulla base della sua finzione, voleva esigere e imporre a questo Stato in termini di compiti e doveri della classe operaia, non solo avrebbe scosso la miserabile caserma dello stato prussiano, ma anche lo Stato borghese in quanto tale.” [25]

Considerando la visione lussemburghiana secondo cui Lassalle era "un acrobata audace e spericolato, spesso si avventurava a saltare sull'orlo dell’abisso, il che distingue una strategia rivoluzionaria da un patto con la reazione", l'esperienza mostra in realtà il contrario : dimostra che affermazioni politiche importanti e corrette, che un avventuriero può sostenere su alcuni punti, non cambiano il suo carattere o il suo contributo complessivo. La valutazione di Franz Mehring, probabilmente lo storico del partito più famoso e che è stato a lungo al fianco di Rosa Luxemburg, non era meno sbagliata. Perché, dal suo punto di vista, Lassalle era un rivoluzionario e, come tale, "quasi uguale" a Marx.[26]   Secondo Mehring, Lassalle era una persona "che la storia della socialdemocrazia tedesca menzionerà sempre con lo stesso respiro di lui [Marx] ed Engels". Gli scritti di Lassalle sull’agitazione hanno "dato nuova vita a centinaia di migliaia di lavoratori tedeschi". Secondo Mehring, Marx "non ha mai completamente superato i suoi pregiudizi" contro Lassalle. Mehring si rammaricava che Marx "giudicasse Lassalle da morto ancora più amaramente e ingiustamente di quando Lassalle era vivo".

A causa di circostanze storiche, Lassalle non è mai stato completamente smascherato durante la sua vita. Come accennato in precedenza, Marx ed Engels si sono lasciati con lui su questioni programmatiche e a causa del suo comportamento intorno al 1861/62, ma non erano completamente consapevoli della natura del suo rapporto con Bismarck. La sua morte improvvisa aumentò le difficoltà nel cogliere e smascherare tutta la sua personalità.

Schweitzer, un secondo avventuriero.

Dopo la morte di Lassalle nel 1864, Jean-Baptiste von Schweitzer fu eletto presidente dell'ADAV nel 1867 all'età di 34 anni. Per avere un'idea del personaggio di Schweitzer, riportiamo qui in dettaglio August Bebel: "Jean-Baptiste von Schweitzer è una delle principali personalità che, dopo la morte di Lassalle, ha assunto la gestione dell'associazione che Lassalle aveva fondato. Con Schweitzer, l'associazione ha ricevuto un leader che possedeva un gran numero di qualità di grande valore per tale posizione. Aveva la necessaria formazione teorica, un'ampia visione politica e una mente calma. Come giornalista e agitatore, aveva la capacità di far capire al lavoratore più semplice le questioni e i problemi più difficili; sapeva affascinare, anche fanatizzare, le masse come pochi sono in grado di fare. Nell'ambito del suo lavoro giornalistico, ha pubblicato nella sua rivista "Il Social-Democratico" una serie di articoli scientifici popolari, che sono tra i migliori della letteratura socialista. (.....) Sapeva cogliere rapidamente una data situazione e capire come sfruttarla. Infine, è stato anche un oratore capace e calcolatore in grado di fare una forte impressione sulle masse e sugli avversari.

Ma oltre a queste qualità, in parte brillanti, Schweitzer aveva una serie di vizi che lo rendevano pericoloso come leader di un partito operaio nelle prime fasi del suo sviluppo. Per lui, il movimento a cui si è unito dopo varie peregrinazioni non era un fine in sé, ma un mezzo per raggiungere un fine. Entrò nel movimento non appena vide che nella borghesia non c'era futuro per lui, essendo stato bandito molto presto dal suo stile di vita, c'era solo la speranza che egli potesse svolgere il ruolo che la sua ambizione e, per così dire, le sue capacità lo predestinavano, nel movimento operaio. Né voleva essere semplicemente uno dei leader del movimento, ma il suo leader, e cercò di sfruttarlo per fini egoistici e personali. Formatosi per diversi anni in un istituto gesuita di Aschaffenburg, poi dedicatosi allo studio della giurisprudenza, aveva acquisito gli strumenti intellettuali della casistica gesuita e della demagogia giuridica che sono per natura astuti e subdoli. Era un politico che cercava senza scrupoli di raggiungere il suo obiettivo, di soddisfare a tutti i costi la sua ambizione, di soddisfare il suo grande stile di vita, che non era possibile senza adeguati mezzi materiali, che non possedeva".[27]

La morale di Schweitzer

 Dopo l'elezione a presidente del Frankfurter Arbeiterbildungsverein (Associazione per l’educazione dei lavoratori di Francoforte), ancor prima della fondazione dell'ADAV nel novembre 1861, Schweitzer era conosciuto non solo come presidente dello Schützenverein (club di tiro a segno) e del Turnclub (club di ginnastica), ma aveva anche stabilito i primi rapporti con i leader aristocratici locali ; nell'estate del 1862 fu accusato di appropriazione indebita o furto di fondi dello Schützenverein e di un contatto pedofilo con un ragazzino di 12 anni in un parco. Fu condannato a due settimane di carcere per l'aggressione sessuale del ragazzo e per aver provocato collera pubblica con questo scandalo.

Anche se il ragazzo non è mai stato trovato e anche se Schweitzer ha negato l'intero caso, l'accusa di abusi su minori e abusi sessuali è stata costantemente sospesa su di lui. Non ha mai negato l'appropriazione indebita dei soldi di Schützenverein. Tuttavia, Lassalle lo ha protetto e lo ha accettato nell'ADAV, nominandolo anche nel consiglio di amministrazione.

In seguito Bebel scrisse a proposito del comportamento di Schweitzer e del suo sostegno da parte di Lassalle: « Capì subito che questa era un'opportunità per acquisire in futuro una posizione importante che corrispondeva alla sua ambizione, che gli era stata tagliata per sempre all'interno del mondo borghese a causa degli eventi sopra descritti. In questi circoli, tutte le porte erano chiuse per lui. »[28] 

Contatti con la classe dirigente........

Seguendo le orme di Lassalle, Schweitzer cercò rapidamente di stabilire contatti con la classe dirigente, in particolare con Bismarck e il suo entourage, attraverso l'intermediazione del consigliere privato Hermann Wagener.[29]

Come Lassalle, anche Schweitzer offrì il suo sostegno politico a Bismarck. Ad esempio, una dichiarazione di Bebel nella sua autobiografia mostra quanto Hatzfeldt fosse consapevole degli sforzi di Schweitzer: "La contessa Hatzfeldt, secondo la quale la politica di Schweitzer a favore di Bismarck non era andata abbastanza lontano, aveva già cercato di giustificare questa politica in una lettera alla signora Herweghs della fine del 1864, in cui scriveva: ‘C'è un abisso formale tra il vendersi ad un avversario, lavorare per lui, segretamente o apertamente, e cogliere l'attimo come un grande politico, approfittando degli errori dell'avversario, lasciando che un nemico sia eliminato dall'altro, spingendolo verso il basso e approfittando della situazione favorevole, indipendentemente da chi l'ha creata. Le persone che hanno semplici convinzioni oneste, quelle che si pongono sempre e solo dal punto di vista ideale delle cose a venire, fluttuando nell'aria, e che agiscono solo per impulso momentaneo, possono essere considerate in privato come bravissime persone, ma sono del tutto incapaci di essere utili a qualcosa, ad azioni che influenzino realmente gli eventi, insomma, le grandi masse hanno bisogno di seguire un leader lucido che le guidi’.

Possiamo vedere qui il punto di vista che spesso troviamo negli avventurieri: le masse sono stupide e devono essere guidate, hanno bisogno di una mente pensante che possa agire efficacemente contro l'avversario. L'avventuriero è "il prescelto, quello chiamato". E parte di questo comportamento consiste nell'agire con un doppio linguaggio. Come ha scritto Bebel: "Il modo in cui Schweitzer ha lusingato le masse, anche se interiormente le disprezzava, non ho mai visto nessun altro esercitarlo così tanto".[30]

....che vanno di pari passo con l'opportunismo

Poiché Schweitzer diceva che "Sua Maestà il nostro venerato re è amico dei lavoratori" e che il principale nemico dell'ADAV erano i sostenitori del "partito borghese liberale", sottolineava che "la lotta del partito socialdemocratico deve essere diretta soprattutto contro di loro. Ma se difendete questo punto di vista, signori, penserete: perché Lassalle non avrebbe dovuto rivolgersi a Bismarck?"[31] E Bebel continua: "Schweitzer sapeva che il punto di vista che predicava era fondamentalmente reazionario, un tradimento degli interessi dei lavoratori, ma lo diffondeva perché credeva che sarebbe servito a promuovere il suo progresso sociale. (.....) Era ovvio che Bismarck e i feudatari accettarono prontamente tale aiuto dall'estrema sinistra e forse sostennero il difensore di tale visione. (.....) I tentativi di rendere l'Associazione Generale dei Lavoratori Tedeschi accettabile per la grande politica prussiana di Bismarck, sono stati quindi intrapresi molto presto e in modo permanente. Sta a me dimostrare che Schweitzer ha consapevolmente servito gli sforzi di Bismarck. "  Gli sforzi per realizzare le proprie ambizioni personali attraverso contatti diretti o indiretti con i dirigenti sono stati quindi spesso accompagnati da debolezze e imposture programmatiche, come si può vedere nella questione della legge elettorale.[32] Engels scrisse in seguito: "A quel tempo, fu fatto un tentativo di porre l'ADAV (allora l'unica associazione organizzata di lavoratori socialdemocratici in Germania) sotto l'ala del Ministero di Bismarck, dando ai lavoratori la prospettiva del suffragio universale da parte del governo. Il ‘diritto di voto universale, uguale e diretto’ era stato predicato da Lassalle come l'unico modo infallibile per la classe operaia di conquistare il potere politico".

Engels scrisse poi due importanti testi programmatici, la questione militare prussiana e il Partito dei lavoratori tedeschi, nonché una risposta a "Su Proudhon" di Schweitzer. Come ha commentato Engels, "questo articolo aveva come soggetto Proudhon, ma in realtà dovrebbe essere anche una risposta allo stesso lassallismo".

Allo stesso tempo, Schweitzer reagì alla critica della sua posizione sulla Prussia. Dato che Marx ed Engels vivevano in Inghilterra e non in Germania, non potevano avere una conoscenza precisa e profonda della situazione generale della Germania. Secondo Schweitzer, è solo se si ha una visione "locale" o "nazionale" che si può giudicare correttamente: "Per quanto riguarda le questioni pratiche di tattiche momentanee, tuttavia, vi chiedo di considerare che, per giudicare queste cose, dovete essere al centro del movimento". Ne Il Socialdemocratico del 15 dicembre 1864, un articolo, "La nostra agenda", difendeva questo punto di vista nazionale: "Non vogliamo un paese impotente e lacerato, impotente all'esterno e pieno di arbitrarietà all'interno; vogliamo l'onnipotenza della Germania, l'unico stato libero del popolo".[33] Una visione nazionalista così forte veniva presentata proprio nel momento in cui la Prima Internazionale sottolineava il principio essenziale e indispensabile dell'internazionalismo per tutta la classe operaia del mondo.

Il 15 dicembre 1865, Schweitzer pubblicò sul giornale socialdemocratico un articolo che elogiava i "meriti" di Lassalle, come se non ci fosse stato alcun movimento operaio prima di lui. In risposta, Marx inviò il suddetto articolo su Proudhon per incoraggiare discretamente la riflessione critica sul ruolo di Lassalle. Oltre all'esaltazione di Lassalle, Il Socialdemocratico di Schweitzer voleva ampliare ulteriormente il sostegno a Bismarck. Il 23 febbraio 1865 Marx ed Engels rinunciarono alla loro collaborazione con Il Socialdemocratico, dopodiché Schweitzer falsificò nuovamente le posizioni di Marx ed Engels.[34]

Il culto della personalità intorno a Lassalle

L'opposizione all'interno dell'ADAV  iniziò a discutere contro "le disposizioni organizzative dittatoriali degli Statuti dell'Associazione volte a circondare con una sorta di gloria l'opera di Lassalle. Il culto di Lassalle è stato promosso sistematicamente e tutti coloro che hanno osato esprimere un punto di vista diverso sono stati stigmatizzati come profanatori. »[35] Bebel continuò dicendo: "Schweitzer sostenne queste stupide opinioni, che alla fine divennero una sorta di credenza religiosa. (.....) Nel corso degli anni, il tema "Cristo e Lassalle" è stato oggetto di numerosi incontri pubblici. "[36]

Fonti "oscure" di finanziamento

Come Lassalle, Schweitzer non si basava esclusivamente su fonti di finanziamento dubbie. Non ha mai spiegato da dove provenissero gli importanti fondi per la produzione e la distribuzione de Il Socialdemocratico, per cui si avanzò il sospetto che stesse ricevendo fondi dal governo. Il solo sospetto che dipendesse dai fondi governativi, che non solo potesse essere ricattato, ma anche direttamente corrotto, non avrebbe dovuto essere lasciato senza risposta da Schweitzer. Invece, egli ha sempre evitato di rispondere a questa accusa.[37] (37)

Né ha fatto nulla quando si è saputo che un informatore di polizia di nome Preuß era attivo nell'organizzazione ed era anche in contatto con il capo della polizia, con il quale Schweitzer stesso aveva contatti.

Trattamento preferenziale da parte della polizia

Si potrebbe replicare: le pene detentive o le azioni repressive contro gli avventurieri non sono una prova della loro "innocenza"?

Nel novembre 1865, Schweitzer fu imprigionato e avrebbe dovuto scontare una condanna di un anno per aver insultato il re e violato le leggi, privandolo così dei suoi diritti civili. "È stato affermato che le varie condanne penali sono una prova contro l'accusa che Schweitzer era l'agente di Bismarck. Questa visione è completamente sbagliata. Le relazioni di un governo con i suoi agenti politici non li vincolano a pubblici ministeri e giudici. La condanna temporanea di un agente sotto copertura per atti di opposizione è anche molto appropriata per eliminare la sfiducia dell'interessato e rafforzare la fiducia in lui/lei. È risaputo che all'epoca in cui Lassalle e Bismarck avevano conversazioni politiche e "relazioni cordiali", i tribunali berlinesi non esitavano a condannarlo a una serie di severe pene detentive, anche se all'epoca si sapeva come Bismarck e Lassalle si comportavano l'uno nei confronti dell'altro."[38]

Mentre la polizia berlinese terrorizzava i sospetti durante le perquisizioni mattutine, comprese le perquisizioni domiciliari, « Schweitzer [.....] non ha mai dovuto lamentarsi di misure simili. E' andato in prigione ed è uscito come in un hotel. » [39] In effetti, Schweitzer fu più volte rilasciato dal carcere e, a differenza degli altri membri della comunità internazionale, è stato quasi in grado di entrare e uscire di prigione continuando la sua attività, a differenza degli altri membri dell'ADAV che ci marcivano.

Nei fatti l'amica di Lassalle, la contessa Hatzfeldt, denunciò anche Liebknecht alla polizia quando questo soggiornava "illegalmente" a Berlino nel 1865, per cui Liebknecht fu espulso dalla città.[40]

Crescente resistenza a Schweitzer nell'ADAV

Nella primavera del 1869, all'interno dell'ADAV si formò una resistenza contro il potere dittatoriale di Schweitzer. Prima di tutto contro il suo costoso stile di vita: "Schweitzer è uno di quei personaggi che spendono sempre almeno il doppio di quanto guadagnano, e il cui slogan è: i bisogni non devono dipendere dal reddito, ma il reddito deve dipendere dai bisogni, cosa che richiede loro di prendere il denaro senza farsi scrupolo di dove lo trovano. Nel 1862, Schweitzer aveva preso 2.600 fiorini della Schützenfestkasse, ma più tardi, quando era presidente dell'ADAV e quindi aveva i soldi a sua disposizione, dirottava i soldi raccolti dai lavoratori mal pagati per soddisfare i suoi desideri. Non si trattava di somme ingenti, ma erano destinate al modesto contenuto del fondo dell'associazione e non a Schweitzer. Fu accusato di cattiva gestione, anche di illeciti e questo fu dimostrato anche in varie assemblee generali dell'ADAV, e Bracke, che per molti anni era stato il tesoriere dell'associazione e aveva dovuto anticipare dei soldi su ordine di Schweitzer, lo accusò pubblicamente di queste infami attività, senza che Schweitzer osasse dire una parola in sua difesa. Ma chiunque sia capace di una cosa del genere deve anche essere considerato capace di vendere se stesso politicamente, il che potrebbe essere un affare ancora più redditizio per lui. Nessuno può provare l'importo sottratto, perché le relative transazioni non sono emerse. "[41]  Quando la sezione locale di Erfurt  volle controllare la gestione dei fondi da parte di Schweitzer, egli minacciò di sciogliere l'associazione.... e tre settimane dopo, la polizia organizzò una spedizione punitiva e colse l'occasione per sciogliere l'associazione. In seguito, dopo essersi circondato da una piccola cerchia di fedeli, fondò una nuova associazione. Il suo statuto prevedeva: "Il nuovo statuto conteneva disposizioni assolutamente scandalose. Per esempio, il presidente doveva essere eletto sei settimane prima dell'assemblea generale ordinaria dai membri dell'associazione, vale a dire prima che l'assemblea generale avesse esaminato la sua gestione esprimendosi in merito".[42]

Denigrazione di Marx e Engels

"Schweitzer inoltre accusò Marx ed Engels di essersi ritirati dal ‘Il Socialdemocratico’ non appena si erano resi conto di non poter svolgere il ruolo di primo piano nel partito. A differenza di loro, Lassalle non era l'uomo di sterile astrazione ma un politico in senso stretto, non uno scrittore dottrinario, ma un uomo di azione pratica.

Non va dimenticato, tuttavia, che Schweitzer in seguito ha lusingato l'uomo di ‘astrazione sterile’, il ‘letterato dottrinario’ Karl Marx, e ha cercato di convincerlo".[43]

All'assemblea generale dell'ADAV a Wuppertal Barmen-Elberfeld alla fine di marzo 1869, durante la quale Schweitzer doveva rispondere, Bebel riferì a Marx: "Io e Liebknecht siamo seduti qui a Elberfeld in una piccola cerchia di persone che la pensano allo stesso modo, per preparare il piano per la battaglia di domani. Qui abbiamo sentito una tale abbondanza di atti malevoli e vili da parte di Schweitzer che i capelli ci si sono rizzati in testa. Sembra anche che Schweitzer proponga di accettare il programma dell'Internazionale solo per sferrare un colpo contro di noi e per rovesciare molti degli elementi dell'opposizione o piuttosto per attirarli verso di lui".[44]  Bebel aggiunse che "Schweitzer usa tutti i mezzi di inganno e intrighi contro di noi". Bebel e Liebknecht volevano accusare Schweitzer in questa sessione plenaria. "[45] Il pomeriggio seguente siamo entrati nella sala affollata, accolti dagli sguardi furiosi dei fanatici sostenitori di Schweitzer. Liebknecht ha parlato per primo, circa un'ora e mezza, dopo sono intervenuto io e ho parlato molto più brevemente. Le nostre accuse contenevano ciò che avevo precedentemente fatto valere contro Schweitzer. Diverse volte ci sono state violente interruzioni, soprattutto quando ho presentato Schweitzer come agente governativo. Avrei dovuto ritirare questa accusa. Mi sono rifiutato di farlo. Pensavo di avere il diritto di parlare liberamente, loro, gli ascoltatori, non erano obbligati a credermi. (.....) Schweitzer, che era seduto sul podio dietro di noi durante i nostri interventi, non ha aperto bocca. Così abbiamo lasciato la sala, con alcuni delegati che camminavano davanti e dietro di noi per proteggerci dagli attacchi dei fanatici sostenitori di Schweitzer. Ma parole lusinghiere come ‘bandito’, ‘traditore’, ‘bastardo’, ‘ti meriti di avere le ossa rotte’, ecc. sono uscite dalla folla mentre cercavamo di arrivare all'uscita. Una delle persone presenti ha anche cercato di farmi cadere dal palco colpendomi al ginocchio. Davanti alla porta, i nostri amici ci hanno accolto per scortarci fino al nostro albergo come delle guardie del corpo.

Schweitzer chiese un voto di fiducia da parte dei delegati. Dopo un vivace dibattito, fu confermato come Presidente, anche se con un numero di voti molto limitato: "Anche se Schweitzer fu rieletto dall'Assemblea Generale, i suoi poteri erano fortemente limitati. Schweitzer ha prelevato il verbale dell'assemblea generale e l’ha fatto scomparire. (.....) Nulla di ciò che lo ha compromesso deve essere portato all'attenzione di tutti i membri dell'associazione e reso pubblico."[46]

Per un breve periodo di tempo, le due ali in cui l'ADAV si era diviso avevano proclamato la loro riunificazione sotto l'autorità di Schweitzer. Ma l'ala dell'opposizione intorno a Bracke concluse che "il signor von Schweitzer usa l'associazione solo per soddisfare le sue ambizioni e trasformarla in uno strumento di politica reazionaria contro i lavoratori".[47] L'opposizione chiese allora un congresso di tutti i lavoratori socialdemocratici in Germania (a Eisenach). Si dimisero dall'ADAV esprimendosi così: "Diventerà chiaro se la corruzione, la malizia, le tangenti da un lato prevarranno o se l'onestà e la sincerità di intenti dall'altro alla fine vinceranno.

Il nostro slogan è: Abbasso il bigottismo! Abbasso il culto della personalità! Abbasso i gesuiti che riconoscono il nostro principio a parole e lo tradiscono con i fatti! Lunga vita alla socialdemocrazia, lunga vita all'Associazione Internazionale dei Lavoratori!

Il fatto che in questa dichiarazione, e più volte in seguito, abbiamo usato l'onestà delle nostre intenzioni contro tutti i disonesti Schweitzers sul terreno, ha successivamente guadagnato al partito appena fondato dagli oppositori il soprannome di ‘The Honest Party’. (…) La controffensiva di Schweitzer arrivò presto. Il Socialdemocratico osservava ora la tattica di proclamare costantemente che la nostra organizzazione non era composta da operai ma da intellettuali, precettori e altri borghesi".[48]  Soprattutto, l'opposizione doveva essere screditata con abusi di potere, col ridicolo e con le insinuazioni. "Dietro il nostro Congresso - diceva l'articolo - c'era tutta la borghesia liberale in tutte le sue sfumature. Naturalmente, dietro il suo battaglione di scrittori, dotti, professori, mercanti, ecc. non si può parlare di un'organizzazione rigida e uniforme. Ognuna di queste persone sente il bisogno di rendersi molto importante. Tutta la stampa borghese era ai nostri ordini, ha continuato. Egli voleva fare in modo che un numero significativo di delegati venisse al Congresso di Eisenach, ma non letterati e borghesi, ma veri e propri lavoratori. "[49] Infine, Tölcke, che era stato eletto presidente dell'ADAV nel 1865, accusò Bebel ne Il Socialdemocratico del 28 luglio 1869 di "ottenere 600 talleri al mese dall'ex re di Hannover", una pura calunnia!

Al congresso di fondazione a Eisenach in agosto, i membri temettero una violenta intrusione da parte dei fanatici sostenitori di Schweitzer. Un centinaio di sostenitori del circolo "Schweitzer" si sono presentarono effettivamente al Congresso di Eisenach, ma non furono ammessi per mancanza di mandati.

Con la fondazione del partito Eisenach nel 1869, che era stato costruito sulla base dell'opposizione all'interno dell'ADAV, fu fondato un primo partito: il Sozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschland (SDAP - Partito socialdemocratico dei lavoratori tedeschi).

In una lettera indirizzata direttamente a Schweitzer nel 1868, Marx parlava del passo essenziale che il movimento doveva fare per andare oltre una setta e indirizzarsi verso un vero movimento di classe a cui Schweitzer non solo si rifiutava di contribuire, ma a cui si opponeva anche: "Inoltre, fin dall'inizio, come colui che dichiara di avere in tasca una panacea per la sofferenza delle masse, [Lassalle] ha dato alla sua agitazione un carattere religioso e settario. Ogni setta è di fatto religiosa. Inoltre, non è perché era il fondatore di una setta che ha negato qualsiasi legame naturale con il movimento precedente, sia in Germania che all'estero. Cade nello stesso errore di Proudhon: invece di cercare tra gli elementi autentici del movimento operaio la vera base della sua agitazione, cerca di imporre i propri orientamenti su questi elementi applicando una determinata ricetta dogmatica.

Quello che oggi ricordo qui, lo avevo predetto in gran parte a Lassalle nel 1862, quando venne a Londra e mi invitò a prendere l'iniziativa con lui nel nuovo movimento.

Lei stesso ha sperimentato di persona l'opposizione tra il movimento di una setta e il movimento di una classe. La setta vede la giustificazione della sua esistenza e del suo "punto d'onore", non in ciò che ha in comune con il movimento di classe, ma nel particolare "shibboleth" (segno di riconoscimento specifico per gli iniziati) che la distingue da essa. Pertanto, ad Amburgo, quando avete proposto la formazione di sindacati al Congresso, avete potuto sconfiggere l'opposizione della setta solo minacciando di dimettersi da presidente. Inoltre, lei è stato obbligato a usare una doppia lingua e ad annunciare che, in un caso, ha agito come leader della setta e nell'altro come rappresentante del movimento di classe.

Lo scioglimento dell'Associazione generale dei lavoratori tedeschi vi ha dato l'opportunità storica di compiere un importante passo avanti e di dichiarare, se necessario, che era stato raggiunto un nuovo stadio di sviluppo e che era giunto il momento che il movimento settario si fondesse nel movimento di classe e ponesse fine a qualsiasi rapporto di dipendenza personale da questo culto. Per quanto riguarda il contenuto reale della setta, esso, come per tutte le sette operaie precedenti, si sarebbe sviluppato nel movimento generale come elemento che lo arricchisce andando oltre questa fase. Invece, lei ha chiesto che il movimento di classe si subordini al movimento di una particolare setta.

Coloro che non sono suoi amici hanno concluso che, qualunque cosa accada, lei voglia preservare il suo ‘movimento operaio’. »[50]

Nel luglio 1871, la sezione Braunschweig del partito emise questo appello: "Ma di fronte al signor von Schweitzer che, nel modo più malizioso e riprovevole possibile, cerca di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, i socialdemocratici contro i socialdemocratici, siamo obbligati a difendere la causa dei lavoratori con tutte le nostre energie. Per questo chiediamo ai compagni del partito di Barmen-Elberfeld (.....) di adottare senza indugio le misure necessarie a tal fine; il partito è colpevole e obbligato a liberarsi del movimento generale di un uomo che, sotto la maschera di un atteggiamento radicale, ha finora fatto tutto nell'interesse del governo dello Stato prussiano per danneggiare questo movimento. Il partito sosterrà i compagni di Barmen-Elberfeld. Ora avanti, con vigore!"[51] Nella primavera del 1871, Schweitzer fu escluso dall'ADAV.[52]

Come nel caso di Lassalle, Schweitzer non fu mai completamente smascherato durante la sua vita (morì nel 1875 di polmonite). È stato espulso dall'ADAV, ma le lezioni non sono state sufficientemente apprese.

Fu solo nella lotta contro le attività di Bakunin che la Prima Internazionale e il suo Consiglio Generale svilupparono la capacità di riconoscere con efficacia le azioni di un avventuriero.

La lotta contro gli avventurieri non è possibile senza assimilare l'esperienza del movimento rivoluzionario.

Il ruolo di questi due avventurieri, entrambi avvocati, che per anni hanno saputo fare il loro sporco lavoro nell'ADAV (mentre agli occhi di molti sembravano agire nell'interesse della classe operaia) dimostra quanto sia difficile identificare ed esporre il comportamento, gli obiettivi e i metodi di un avventuriero.

Esporre e scoprire il loro comportamento, la loro carriera, le loro interazioni, le loro reazioni e le loro vere motivazioni è una delle maggiori sfide per un'organizzazione rivoluzionaria. Come il passato ha dimostrato, il fatto che queste persone hanno guadagnato la fiducia di molti membri dell'organizzazione con l'inganno e godono di un'alta reputazione in tutta la classe operaia è un grosso ostacolo, ma questo non deve compromettere la capacità di riconoscere e comprendere la vera natura di tali individui. Lo smascheramento di questi avventurieri incontra generalmente l'orrore e la resistenza di coloro che si sentono più vicini a loro e che non sono in grado o non vogliono riconoscere la realtà a causa della fedeltà di lunga data, "fedeltà personale" e/o affinità emotiva. Poiché queste persone possono essere figure "molto stimate", da cui "nessuno si aspetta una cosa del genere", è tanto più importante accettare la dolorosa esperienza storica del movimento rivoluzionario. Engels scrisse poco prima della fine della sua vita, nel 1891, che "non avrebbe più permesso che la falsa reputazione di Lassalle fosse mantenuta e predicata nuovamente a spese di Marx".[53]

Così Engels riassume le esitazioni, i dubbi, gli scetticismi all'interno del partito, e perché era importante smascherare Lassalle apertamente e senza concessioni: "Voi dite che Bebel vi scrive che il trattamento che Marx ha riservato a Lassalle ha causato risentimento tra gli ex lasalliani. Forse e' così. La gente, naturalmente, non conosce la storia vera, e sembra che non sia stato fatto nulla per informarli. Se queste persone non sanno che la grandezza di Lassalle si basava sul fatto che Marx gli permetteva di adornarsi per anni con i risultati della ricerca di Marx come se fosse la sua, e per di più deformarli per mancanza di conoscenza economica, non è colpa mia. Ma io sono l'esecutore letterario del testamento di Marx e come tale, ho i miei doveri.

Negli ultimi 26 anni, Lassalle ha fatto parte della storia. Se durante le leggi antisocialiste, la critica delle sue posizioni è stata sospesa, è giunto il momento di convalidare questa critica e di chiarire la posizione di Lassalle su Marx. La leggenda che nasconde e glorifica la figura di Lassalle non può diventare una professione di fede nel Partito. Per quanto possano essere apprezzati i meriti di Lassalle per il movimento, il suo ruolo storico in questo movimento rimane duplice. Il Lassalle socialista è accompagnato ogni volta dal Lassalle demagogico. Dietro l'agitatore e l'organizzatore Lassalle, si illumina il vero volto della stella del processo Hatzfeld: ovunque lo stesso cinismo nella scelta dei mezzi, la stessa preferenza a circondarsi di persone sgradevoli e corrotte che possono essere usate o buttate via come semplici strumenti. Fino al 1862, in pratica, era un volgare democratico prussiano con una forte tendenza bonapartista (ho appena letto le sue lettere a Marx), cambiò improvvisamente per motivi puramente personali e iniziò le sue agitazioni attiviste in tutte le direzioni; e in meno di due anni, esige che gli operai si schierano dalla parte della monarchia contro la borghesia e ha tramato con Bismarck che ha il suo stesso carattere, in un modo che porterebbe al tradimento degli interessi di classe se non fosse soffocato in tempo per assicurare la sopravvivenza del movimento operaio stesso. Nei suoi scritti sull'agitazione, le cose giuste che ha preso in prestito da Marx sono così regolarmente intrecciate con false affermazioni che le due cose difficilmente possono essere separate. La parte degli operai che si sentono scioccati dal giudizio di Marx conosce solo i due anni di agitazione di Lassalle e questo solo attraverso la distorsione di vetri prismatici. Ma di fronte a tali pregiudizi, tuttavia, la critica alla storia non può limitarsi a un atteggiamento rispettoso e passivo per sempre. Era mio dovere chiarire finalmente il rapporto tra Marx e Lassalle. E' fatta. Posso accontentarmi di questo per ora. Ora ho anche altre cose da fare. E il giudizio spietato di Marx su Lassalle, pubblicato, farà il suo lavoro da solo e incoraggerà gli altri. Ma se dovessi farlo di nuovo, non avrei scelta: dovrei spazzare via una volta per tutte la leggenda di Lassalle."[54]

Lo smascheramento delle attività di Bakunin attraverso il Consiglio Generale della Prima Internazionale ha dimostrato che questa lotta era possibile solo grazie alla consapevolezza politica e alla determinazione a smascherare questi avventurieri. Ciò può essere fatto solo stabilendo una relazione specifica come quella del Consiglio generale al Congresso dell'Aia.[55] Quando Bebel e Liebknecht denunciarono Schweitzer nel 1869 alla conferenza del partito di Wuppertal, lo fecero senza aver presentato una relazione formale e senza fornire un quadro completo del suo potere di manipolatore, che certamente contribuì a far sì che lo smascheramento fosse solo "fatto a metà", e questo non impedì a Schweitzer di essere rieletto, nonostante la crescente resistenza.

La lotta contro gli avventurieri, che, come ha dimostrato l'esperienza di Marx ed Engels nella loro lotta contro Lassalle e Schweitzer, è una sfida formidabile. E' stato innalzato ad un livello molto più alto e più efficace dal Consiglio Generale della Prima Internazionale al Congresso dell'Aia. Imparando dalle debolezze e dalle difficoltà della lotta contro Lassalle e Schweitzer, il Consiglio Generale ha offerto le armi per affrontare Bakunin. Spetta ora alle organizzazioni rivoluzionarie recuperare le lezioni di questa lotta.

 

Dino, luglio 2019

 

 

[1] "Questioni di organizzazione, IV: la lotta del marxismo contro l'avventurismo politico" Révue Internationale n° 88 (1° trimestre 1997).

[2] Ferdinand Lassalle nacque nel 1825 a Breslau, figlio di un ricco commerciante di seta ebreo. Già nella sua adolescenza si distinse per le sue attività molto indipendenti e le sue ambizioni. Come studente, aspirava a un posto di professore universitario

[3] A causa della sua stretta relazione con la contessa Hatzfeld, la Lega dei Comunisti rifiutò di accettarlo nelle sue file.

[4] Uno dei suoi biografi, Schirokauer, ha menzionato il suo sontuoso stile di vita da giovane e il suo alto consumo di vini e champagne costosi. Nella residenza berlinese, dove lui e la contessa vivevano, è stato riferito che anche il consumo di hashish e oppio era una pratica comune. Per maggiori dettagli, vedi in tedesco: Arno Schirokauer : Lassalle. La macchina dell'illusione, l'illusione della macchina, pubblicato da Paul List, Lipsia 1928.

[5] A causa della legge sulle associazioni del 1854, le associazioni politiche dei lavoratori erano proibite, così come i collegamenti tra associazioni autorizzate dalle autorità.

[6] Gustav Mayer, Il rapporto dell'informatore Lassalle su se stesso, ripubblicato nell'archivio Grünberg. Vedi anche, in tedesco, dello stesso autore: Bismarck e Lassalle, la loro corrispondenza e le interviste (1928) e Johann Baptist von Schweitzer e Social Democracy (1909).

[7] A. K. K. Worobjowa, La storia del movimento operaio in Germania e la lotta di Karl Marx e Friedrich Engels contro Lassalle e il Lassalismo (1961).

[8] August Bebel: la mia vita. Più tardi, Bebel interrogò nuovamente pubblicamente Bismarck sui suoi legami con Lassalle. "Per quanto riguarda i rapporti con Lassalle di cui gli rimproveravo, egli rispose che non era lui, ma Lassalle, che aveva espresso il desiderio di parlare con lui, e non gli aveva reso difficile l'accesso alla realizzazione di questo desiderio. Neanche lui se ne era pentito. Per quanto riguarda le trattative tra loro, non era affatto questa la domanda: cosa avrebbe potuto offrirgli quel povero diavolo di Lassalle?

[9] Gustav Mayer: Bismarck e Lassalle.

[10] Bebel, la mia vita.

[11] Bebel, la mia vita.

[12] "Hélène von Rakowicza, ex amante di Lassalle, per la quale provocò il duello che gli costò la vita, ha raccontato nel suo libro: Von anderen und mir, (1909), che in una conversazione notturna ha posto a Lassalle la domanda: "È vero quello che dicono? Sei stato in grado di estrarre segreti da Bismarck?". Rispose: "E Bismarck cosa si aspettava da me e me da lui? Dovrebbe essere sufficiente per voi sapere che questo non è accaduto e non è potuto accadere. Eravamo entrambi troppo furbi (abbiamo capito la furbizia dell'altro e non potevamo che ridere ironicamente delle reciproche opinioni politiche. Ma siamo troppo istruiti per questo). Quindi abbiamo avuto solo interviste e scambi all’altezza delle nostre menti. "

[13] Lassalle, Archivio delle sue lettere e dei suoi scritti (1925).

[14] Cfr. anche Engels, La questione militare della Prussia e del Partito dei lavoratori tedeschi e Sulla dissoluzione dell'Associazione dei lavoratori Lassalliani.

[15] Il libro di Lassalle dedicato ad un famoso giornalista  e storico della letteratura dell'epoca.

[16] Soprannome dato da Marx a Lassalle

[17] Jenny Marx, Breve panoramica di una vita movimentata (1865).

[18] "Itzig [Lassalle] mi mandò inevitabilmente il suo discorso difensivo (fu condannato a quattro mesi di prigione) in tribunale. In primo luogo, questo millantatore aveva tra le mani l'opuscolo che avete tra le mani, il discorso su "La classe operaia", ristampato in Svizzera con il pomposo titolo: "Programma per i lavoratori". Sapete che la cosa non è altro che una cattiva volgarizzazione del "Manifesto" e di altre cose così spesso predicate da noi che sono, per così dire, già diventate un luogo comune. (Questo energumeno, per esempio, parla di "posizioni" quando si parla della classe operaia). Beh, nel suo discorso alla corte di Berlino, non ha mostrato vergogna nel proclamare: "Affermo inoltre che questo opuscolo non è solo un'opera scientifica che, come molte altre, riassume risultati già noti, ma è per molti aspetti una conquista scientifica, uno sviluppo di nuove idee scientifiche..... In vari e difficili campi scientifici, ho scoperto molti lavori, non ho risparmiato sforzi e nessuna notte insonne per spingere i limiti della scienza stessa, e posso, forse, dire con Orazio: militavi non sine gloria [non ho combattuto senza gloria]. Ma ve lo spiegherò io stesso: no, nel mio lavoro più ampio, non ho mai scritto una riga che fosse più strettamente scientifica di questa produzione dalla prima pagina all'ultima..... Quindi date un'occhiata al contenuto di questa brochure. Questo contenuto non è altro che una filosofia della storia compressa in 44 pagine..... È uno sviluppo del pensiero razionale oggettivo che è stato alla base della storia europea per più di un millennio, un fiorire dell'anima interiore, ecc..... Non è incredibile questa indecenza? Questo tizio pensa di essere l'uomo che gestisce il nostro lavoro. E' grottesco e ridicolo!".

[19] Marx a Engels, 24 novembre 1864.

[20] 20 Marx a Kugelmann, 23 febbraio 1865.

[21] Engels, 11 giugno 1863 (tre giorni prima della fondazione dell'ADAV).

[22] Marx a Lassalle, 30 gennaio 1860.

[23] "Lassalle si era innamorato di una giovane donna di nome Hélène von Dönniges durante un soggiorno alle terme. Voleva sposarla, ma i suoi genitori si opposero. Per perseguire con successo il padre, il diplomatico bavarese Wilhelm von Dönniges, per il rapimento della figlia, il 16 o 17 agosto 1864 cercò di guadagnare il re Ludovico II di Baviera alla sua causa. (.....) Lassalle decise poi di andare in Svizzera e sfidare Wilhelm von Dönniges a duello. Come membro di una società aristocratica, Lassalle chiese un risarcimento al padre di Elena, membro di un altro club aristocratico. Il padre cinquantenne ha poi chiesto al fidanzato della figlia, il boiardo rumeno Janko von Racowitza, di sostenere il duello per suo conto.

Il duello si svolse la mattina del 28 agosto 1864 nel sobborgo ginevrino di Carouge. L'assistente di Lassalle era Wilhelm Rüstow. Alle 7:30 del mattino, gli avversari si sono scontrati tra loro con la pistola. Racowitza ha tirato il primo e toccato Lassalle nell'addome. Tre giorni dopo, il 31 agosto 1864, Ferdinand Lassalle muore a Carouge all'età di 39 anni. Potremmo banalizzare il fatto di combattere in duello come comportamento macho tipico degli aristocratici o, come nel caso di Lassalle, della borghesia. La sua coltivazione di intense rivalità nella sua giovinezza (all'età di 12 anni chiese per la prima volta di combattere un duello per una ragazza di 14 anni) potrebbe ancora essere attribuita allo zelo puberale. Ma per un trentanovenne adulto che fingeva di fronte ai lavoratori di perseguire obiettivi rivoluzionari, di voler eliminare un "avversario" mettendo in pericolo la propria vita, è stata una grave perversione contro gli obiettivi della classe operaia.

[24] Engels a Marx, 4 settembre 1864.

[25] Rosa Luxemburg: Lassalle e la rivoluzione (1904).

[26] Mehring, storia della sua vita.

[27] Bebel, La mia vita.

[28] Bebel, La mia vita.

[29] Il suo assistente in questi casi era il consigliere privato più anziano del governo, Hermann Wagener. C'era anche l'agente di polizia Preuß, manipolato da Wagener. Preuß aveva denunciato la presenza di Wilhelm Liebknecht a Berlino nell'autunno del 1866 in violazione dell'ordine della polizia, che valse tre mesi di prigione a Liebknecht. Vedi A.K. Worobjowa.

[30] Bebel, La mia vita

[31] Bebel, ibidem

[32] Si veda, ad esempio, l'articolo di Schweitzer: "Il ministero di Bismarck e il governo degli Stati centrali e piccoli Stati".

[33] Bebel, La mia vita.

[34] "Una decina di giorni fa scrissi a Schweitzer che doveva combattere contro Bismarck, e anche sull'impressione di un flirt del Partito dei Lavoratori con Bismarck. Quindi questa politica ha dovuto essere abbandonata, ecc. In risposta, si è dimostrato ancora più disposto a spingere il suo flirt con Bismarck". (Lettere di Marx a Engels, 3 e 18 febbraio 1865)

[35] Bebel, La mia vita.

[36] Bebel, Ibid: "Le prime due pubblicazioni di prova contenevano già molti punti dubbi. Ho fatto una rimostranza. E ho espresso la mia indignazione in particolare per il fatto che, in una lettera privata che ho scritto alla contessa Hatzfeldt sulla morte di Lassalle, sono state estratte alcune parole di conforto, pubblicate senza la mia firma e usate spudoratamente per "proclamare e fare" una servile lode a Lassalle" (Marx, 15 marzo 1865).

[37] “Nelle successive relazioni dei membri del partito, è risultato chiaro che egli aveva sottratto i fondi del partito” (Bebel, la mia vita).

[38] Bebel, La mia vita.

[39] Bebel, ibidem.

[40] A.K. Worobjowa, op. cit.

[41] Bebel, La mia vita.

[42] Bebel, ibidem.

[43] Bebel, ibidem

[44] Bebel, ibidem.

[45] Infatti, la pratica e la tradizione del movimento operaio richiedeva che se uno o più membri dell'organizzazione sospettavano un comportamento anti-organizzativo o esprimevano dubbi sulla credibilità di un altro membro, un organo appositamente designato dell'organizzazione doveva intervenire per condurre un'indagine con discrezione e metodo appropriati. Tale organismo non esisteva nell'ADAV e la situazione era ulteriormente complicata dal fatto che il sospettato era il presidente dell'organizzazione.

[46] Bebel, la mia vita.

[47] Bebel, ibidem.

[48] Bebel, ibidem.

[49] Bebel, ibidem.

[50] Marx a Schweitzer, 13 ottobre 1868.

[51] Bebel, La mia vita.

[52] Bebel riferisce che i sostenitori di Schweitzer all'epoca della guerra franco-prussiana erano sospettati di aver attaccato l'appartamento di Liebknecht. (August Bebel, La mia vita)

[53] Engels a Bebel, 1-2 maggio 1891.

[54] Engels a Kautsky, 23 febbraio 1891.

[55] Vedi gli articoli della nostra Révue Internationale: nn. 84, 85 e 87.

Rubric: 

Difesa del campo politico proletario