Centenario della fondazione dell’Internazionale Comunista: quali lezioni trarre per le lotte future?

Un secolo fa, un vento di speranza soffiava sull'umanità. Dapprima in Russia la classe operaia era riuscita a prendere il potere. Poi in Germania, in Ungheria e in Italia, ha coraggiosamente lottato per continuare il lavoro degli operai russi con una sola parola d'ordine: l'abolizione del modo di produzione capitalista le cui contraddizioni hanno fatto precipitare la civiltà in quattro anni di guerra. Quattro anni di barbarie senza precedenti fino ad allora che testimoniano l'ingresso del capitalismo nella sua fase di decadenza.

In queste condizioni, riconoscendo il fallimento della Seconda Internazionale, facendo affidamento su tutto il lavoro di ricostruzione dell'unità internazionale iniziato a Zimmerwald nel settembre 1915 e a Kiental nell'aprile 1916, la Terza Internazionale fu fondata il 4 marzo 1919 a Mosca.

Già, nelle Tesi di aprile del 1917, Lenin chiamava alla fondazione di un nuovo partito mondiale ma l'immaturità del movimento rivoluzionario aveva necessità di rinviarla. Per Lenin, il passo decisivo fu compiuto durante i terribili giorni di gennaio 1919 in Germania durante i quali fu fondato il Partito Comunista Tedesco (KPD). In una "Lettera ai lavoratori dell'Europa e dell'America" del 26 gennaio, Lenin scrisse: "Nel momento in cui alla Lega di Spartaco è stato dato il nome di Partito Comunista Tedesco, la fondazione della Terza Internazionale è diventata una realtà. Formalmente questa fondazione non è stata ancora sancita, ma in realtà fin da ora la Terza Internazionale esiste". A parte l'eccessivo entusiasmo di un tale giudizio, come vedremo in seguito, i rivoluzionari dell'epoca compresero che oramai era indispensabile forgiare il partito per la vittoria della rivoluzione su scala mondiale. Dopo diverse settimane di preparativi, 51 delegati si incontrarono, dal 2 al 6 marzo 1919, per stabilire le tappe organizzative e programmatiche che avrebbero consentito al proletariato mondiale di proseguire la lotta contro l'insieme delle forze borghesi.

La CCI si richiama ai contributi dell'Internazionale Comunista (IC). Pertanto, questo centenario è un'opportunità per salutare e sottolineare l'inestimabile contributo dell'IC nella storia del movimento rivoluzionario, ma anche per trarre le lezioni da questa esperienza, sottolineando le sue debolezze al fine di armare il proletariato di oggi per le lotte future.

Difendere la lotta della classe operaia nel fuoco rivoluzionario

Come affermava Trotzki nella sua "Lettera di invito al Congresso": "I partiti e le organizzazioni sottoscritti ritengono che la convocazione del primo congresso della nuova Internazionale rivoluzionaria è urgentemente necessaria. (...) L'ascesa molto veloce della rivoluzione mondiale che pone costantemente nuovi problemi, il rischio di soffocamento di questa rivoluzione da parte dell'alleanza degli Stati capitalisti contro la rivoluzione sotto l'ipocrita bandiera della "Società delle Nazioni", i tentativi dei partiti socialtraditori di riunirsi e aiutare ancora i loro governi e la loro borghesia per tradire la classe operaia dopo aver ottenuto una "amnistia" reciproca, infine la ricchissima esperienza rivoluzionaria già acquisita e il carattere mondiale di tutto il movimento rivoluzionario - tutte queste circostanze ci obbligano a mettere all'ordine del giorno della discussione la questione della convocazione di un congresso internazionale dei partiti rivoluzionari".

Come questo primo appello lanciato dai bolscevichi, la fondazione dell'IC esprimeva la volontà di raggruppamento delle forze rivoluzionarie del mondo intero. Ma anche la difesa dell'internazionalismo proletario che era stato calpestato dalla grande maggioranza dei partiti socialdemocratici costituenti la Seconda Internazionale. Dopo quattro anni di guerra atroce che avevano diviso e decimato milioni di proletari sui campi di battaglia, l'emergere di un nuovo partito mondiale testimoniava la volontà di approfondire il lavoro iniziato dalle organizzazioni rimaste fedeli all'internazionalismo. In questo, l'IC è l’espressione della forza politica del proletariato che si stava manifestando dappertutto dopo il profondo riflusso causato dalla guerra, nonché della responsabilità dei rivoluzionari di continuare a difendere gli interessi della classe operaia e della rivoluzione mondiale. È stato detto molte volte durante il congresso di fondazione che l'IC era il partito dell'azione rivoluzionaria. Come affermato nel suo Manifesto, l'IC nasceva quando il capitalismo stava chiaramente dimostrando la sua obsolescenza. L'umanità ora stava entrando nell'"era delle guerre e delle rivoluzioni".

In altre parole, l'abbattimento del capitalismo diveniva estremamente necessario per il futuro della civiltà. È con questa nuova comprensione dell'evoluzione storica del capitalismo che l'IC difende instancabilmente i consigli operai e la dittatura del proletariato: "il nuovo apparato di potere deve rappresentare la dittatura della classe operaia (...) cioè, deve essere lo strumento del rovesciamento sistematico della classe sfruttatrice e della sua espropriazione. Il potere dei consigli operai o delle organizzazioni operaie è la sua forma concreta". (Lettera d'invito al congresso). Questi orientamenti furono difesi durante tutto il congresso. Inoltre, le "Tesi sulla democrazia borghese", scritte da Lenin e adottate dal congresso, si proponevano di denunciare le mistificazioni della democrazia ma soprattutto di mettere in guardia il proletariato sul pericolo che quest'ultime avrebbero esercitato nella sua lotta contro la società borghese. Fin dall'inizio, l'IC si è posta risolutamente nel campo proletario difendendo i principi e i metodi di lotta della classe operaia e ha denunciato in modo energico l'appello della corrente centrista a un'unità impossibile tra i socialtraditori e i comunisti, "l'unità degli operai comunisti con gli assassini dei leader comunisti Liebknecht e Luxemburg", secondo gli stessi termini della "Risoluzione del primo congresso dell'IC sulla posizione verso le correnti socialiste e la conferenza di Berna".

Prova della difesa intransigente dei principi proletari, questa risoluzione, votata all'unanimità dal Congresso, fu una reazione alla recente partecipazione della maggior parte dei partiti socialdemocratici della Seconda Internazionale ad una riunione[1] in cui furono adottati parecchi orientamenti apertamente diretti contro l'ondata rivoluzionaria. La risoluzione si concluse in questi termini: "Il Congresso invita i lavoratori di tutti i paesi ad iniziare la lotta più energica contro l'Internazionale gialla e a preservare le più larghe masse proletarie da questa Internazionale di menzogna e tradimento".

La fondazione dell'IC si rivelò un passo fondamentale per la continuazione della lotta storica del proletariato.

Essa seppe prendere in considerazione i migliori contributi della Seconda Internazionale pur rompendo con quest'ultima su posizioni o analisi che non corrispondevano più al periodo storico appena aperto[2].

Mentre il vecchio partito mondiale aveva tradito l'internazionalismo proletario in nome della Sacra Unione alla vigilia della Prima guerra mondiale, la fondazione del nuovo partito consentiva di rafforzare l'unità della classe operaia e di armarla nella feroce lotta che stava conducendo in molti paesi del pianeta per l'abolizione del modo di produzione capitalista. Pertanto, nonostante le circostanze sfavorevoli e gli errori commessi, come vedremo, salutiamo e sosteniamo una tale impresa. I rivoluzionari dell'epoca si sono presi la loro responsabilità, dovevano farlo e l'hanno fatto!

Una fondazione in circostanze sfavorevoli

I rivoluzionari di fronte la massiccia spinta del proletariato nel mondo

L'anno 1919 è il punto culminante dell'ondata rivoluzionaria. Dopo la vittoria della rivoluzione in Russia nell'ottobre 1917, l'abdicazione di Guglielmo II e la firma affrettata dell'armistizio di fronte agli ammutinamenti e alla rivolta delle masse operaie in Germania, si videro sorgere insurrezioni operaie, principalmente con l'instaurazione della Repubblica dei Consigli in Baviera e Ungheria. Ci furono anche degli ammutinamenti nella flotta e tra le truppe francesi, così come nelle unità militari britanniche che si rifiutarono di intervenire contro la Russia sovietica, ed anche un'ondata di scioperi, in particolare nei centri di protesta rivoluzionaria (Clyde, Sheffield, nel sud del Galles) nel Regno Unito (1919).

Ma a marzo del 1919, nel momento in cui veniva fondata a Mosca l’IC, la maggior parte di queste insurrezioni venivano soppresse o stavano per esserlo.

Non c'è dubbio che i rivoluzionari dell'epoca si trovarono in una situazione di emergenza e che furono costretti ad agire nel fuoco della lotta rivoluzionaria.

Come lo segnalò la Frazione francese della Sinistra Comunista (FFGC) nel 1946: "I rivoluzionari tentano di colmare il divario esistente tra la maturità della situazione oggettiva e l'immaturità del fattore soggettivo (l'assenza del Partito) attraverso un ampio raggruppamento di gruppi e correnti, politicamente eterogenei, e proclamano questo raggruppamento come il nuovo Partito"[3].

Non si tratta qui di discutere la validità o meno della fondazione del nuovo partito che è l'Internazionale. Era una necessità imperativa. Ma, vogliamo segnalare una serie di errori nell'approccio con cui è stata fondata.

Una sopravvalutazione della situazione in cui è stato fondato il partito

Anche se la maggior parte delle relazioni presentate dai vari delegati sulla situazione della lotta di classe in ciascuno dei paesi teneva conto della risposta della borghesia all'avanzata della rivoluzione (una risoluzione sul Terrore Bianco venne d'altronde votata alla fine del Congresso), è sorprendente constatare quanto questo aspetto sia stato ampiamente sottovalutato durante questi cinque giorni di lavoro.

Già pochi giorni dopo la notizia della fondazione del KPD (Partito Comunista Tedesco), che seguì la fondazione dei partiti comunisti d'Austria (novembre 1918) e della Polonia (dicembre 1918), Lenin considerò che i dadi erano stati lanciati: "Quando la lega Spartakus tedesca, guidata da questi illustri leader, conosciuti in tutto il mondo, questi fedeli sostenitori della classe operaia quali sono Liebknecht, Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Franz Mehring, hanno definitivamente rotto qualsiasi legame con i socialisti come Scheidemann, (...) quando la Lega Spartakus è stata chiamata Partito Comunista Tedesco, allora la fondazione della Terza Internazionale, dell'Internazionale Comunista, veramente proletaria, veramente internazionale, veramente rivoluzionaria, è divenuta  una realtà. Formalmente, questa fondazione non è stata dichiarata, ma, di fatto, la Terza Internazionale esiste, fin da ora"[4].

Un significativo aneddoto, la scrittura di questo testo fu terminata il 21 gennaio 1919, data in cui Lenin veniva informato dell'assassinio di K. Liebknecht. Questa certezza incrollabile apparteneva all'intero congresso. Già nel discorso di apertura, Lenin ne aveva annunciato il taglio: "La borghesia può scatenarsi, potrà uccidere ancora milioni di lavoratori, la vittoria è nostra, la vittoria della rivoluzione comunista mondiale è assicurata".

Successivamente, tutti i relatori presenti  trasmettevano lo stesso traboccante ottimismo; così il compagno Albert, membro del giovane KPD, il 2 marzo di fronte al congresso si esprimeva in questi termini: "Non credo di essere troppo ottimista nel dire che i partiti Comunisti tedeschi e russi proseguiranno la lotta, sperando fermamente che il proletariato tedesco condurrà la rivoluzione alla vittoria finale e che la dittatura del proletariato possa essere egualmente stabilita in Germania, nonostante tutte le assemblee nazionali, nonostante gli Scheidemann e nonostante il nazionalismo borghese (…). È questo che mi ha spinto ad accettare il vostro invito con gioia, convinto che tra non molto combatteremo fianco a fianco con il proletariato di altri paesi, in particolare d'Inghilterra e Francia per la rivoluzione mondiale per realizzare anche in Germania gli obiettivi della rivoluzione". Pochi giorni dopo, tra il 6 e il 9 marzo, una terribile repressione colpiva Berlino, l'8 marzo vennero uccise 3.000 persone, tra cui 28 marinai fatti prigionieri e poi giustiziati con mitragliatrici nella pura tradizione di Versailles! Il 10 marzo, Leo Jogiches veniva assassinato. Heinrich Dorrenbach[5] subiva la stessa sorte il 19 maggio.

Tuttavia, le ultime parole di Lenin nel discorso conclusivo dimostrarono che il Congresso non si era spostato di una virgola sull'analisi del rapporto di forza. Affermava senza esitazione che "la vittoria della rivoluzione proletaria è assicurata in tutto il mondo. È in corso la fondazione della Repubblica Internazionale dei Consigli".

Ma come osservava Amedeo Bordiga un anno dopo: "Dopo che la parola d'ordine del "regime dei soviet" fu lanciata nel mondo dal proletariato russo e dal proletariato internazionale, abbiamo visto elevarsi per prima l'ondata rivoluzionaria, dopo la fine della guerra, e il proletariato di tutto il mondo mettersi in marcia. Abbiamo visto in tutti i paesi gli ex partiti socialisti dividersi e dare vita a partiti comunisti che hanno ingaggiato la lotta rivoluzionaria contro la borghesia. Sfortunatamente, il periodo che seguì subì un arresto perché le rivoluzioni tedesche, bavaresi e ungheresi furono schiacciate dalla borghesia". In realtà, importanti debolezze della coscienza all'interno del proletariato costituirono un grosso ostacolo allo sviluppo rivoluzionario della situazione:

 - una difficoltà di questi movimenti a superare la lotta contro la sola guerra per elevarsi ad un livello superiore, quello della rivoluzione proletaria. Questa ondata rivoluzionaria fu prodotta soprattutto dalla lotta contro la guerra.

  • Lo sviluppo dello sciopero di massa per l'unificazione delle rivendicazioni politiche ed economiche restava ancora abbastanza fragile e pertanto improbabile che potesse stimolare un livello superiore di coscienza.
  • Il picco rivoluzionario stava per essere raggiunto. Il movimento non ha avuto la stessa dinamica dopo la sconfitta delle lotte in Germania e in Europa centrale. Anche se l'ondata continuava, stava già perdendo forza a partire dal 1919 -1920.
  • La Repubblica dei Soviet in Russia rimaneva crudelmente isolata. Essa costituiva l'unico bastione rivoluzionario con tutto ciò che quest'ultimo poteva favorire come regressione della coscienza, sia al suo interno che nel mondo.

Una fondazione in una situazione d'urgenza che apre la porta all'opportunismo

Il campo rivoluzionario molto indebolito alla fine della guerra

“Il movimento operaio all'indomani della prima guerra imperialista mondiale si trovò in uno stato di estrema divisione. La guerra imperialista aveva rotto l'unità formale delle organizzazioni politiche del proletariato. La crisi del movimento operaio, già esistente da prima, aveva raggiunto, a causa della guerra mondiale e delle posizioni da prendere di fronte a questa guerra, il suo punto culminante. Tutti i partiti ed organizzazioni anarchiche, sindacali e marxiste furono violentemente scossi. Le scissioni si moltiplicarono. Nascevano nuovi gruppi. Si produsse una delimitazione politica. La minoranza rivoluzionaria della II Internazionale rappresentata dai bolscevichi, dalla sinistra tedesca di Luxemburg e dai Tribunisti olandesi, già di per sé non tanto omogenea, non si trovò più davanti ad un blocco opportunista. Tra lei e gli opportunisti un arcobaleno di gruppi e tendenze politiche più o meno confusi, più o meno centristi, più o meno rivoluzionari, che rappresentavano uno spostamento generale delle masse che stavano rompendo con la guerra, con l'unione sacra, con il tradimento dei vecchi partiti della socialdemocrazia. Qui si assistette al processo di liquidazione dei vecchi partiti il cui collasso diede vita a una moltitudine di gruppi. Questi gruppi esprimevano meno il processo di costituzione del nuovo Partito che quello della dislocazione, della liquidazione, della morte del vecchio Partito. Questi gruppi contenevano certamente elementi per la costituzione del nuovo Partito, ma non ne costituivano in alcun modo la base. Queste correnti esprimevano essenzialmente la negazione del passato e non l'affermazione positiva del futuro. La base del nuovo Partito di classe risiedeva solo nella vecchia sinistra, nel lavoro critico e costruttivo, nelle posizioni teoriche, nei principi programmatici che questa Sinistra aveva elaborato durante i 20 anni della SUA ESISTENZA E DELLA SUA LOTTA DI FRAZIONE all'interno del vecchio Partito"[6].

Quindi, il campo rivoluzionario era estremamente frammentato, composto da gruppi privi di chiarezza e che mostravano ancora immaturità. Solo le frazioni di sinistra della Seconda Internazionale (i Bolscevichi, i Tribunisti e gli Spartachisti, solo in maggior parte, perché sono eterogenei o addirittura divisi) furono in grado di impostare un corso e porre solide fondamenta per la fondazione del nuovo partito.

Inoltre, a molti militanti mancava l'esperienza politica. Tra i 43 delegati del congresso fondatore, di cui si conosce l'età, 5 erano ventenni, 24 sulla trentina, solo uno aveva più di 50 anni[7].

Dei 42 delegati, la cui traiettoria politica può essere rintracciata, 17 si erano uniti ai partiti socialdemocratici prima della rivoluzione russa del 1905, mentre 8 erano diventati socialisti attivi solo dopo il 1914[8].

Nonostante il loro entusiasmo e la loro passione rivoluzionaria, a molti di loro mancava l'esperienza necessaria per questo tipo di circostanze.

Disaccordi tra l'avanguardia del proletariato

Come già segnalato dalla FFGC nel 1946: "È innegabile che una delle cause storiche della vittoria della rivoluzione in Russia e della sua sconfitta in Germania, Ungheria, Italia risieda nell'esistenza del partito rivoluzionario nel momento decisivo in questo primo paese e la sua assenza o incompletezza in altri paesi".

La fondazione della Terza Internazionale è stata per un certo tempo rinviata a causa delle varie insidie che si contrapponevano al campo proletario durante la fase rivoluzionaria. Nel 1918-19, ben consapevole che l'assenza del nuovo partito era una debolezza irrimediabile per la vittoria della rivoluzione mondiale, l'avanguardia del proletariato rimase unanime sull'imperativa necessità di fondare il nuovo partito. Tuttavia, non tutti erano d'accordo sulla data di tale fondazione e soprattutto sull'approccio da adottare. Mentre la stragrande maggioranza delle organizzazioni e dei gruppi comunisti erano a favore di una fondazione il più presto possibile, il KPD, e in particolare Rosa Luxemburg e Leo Jogiches, optarono per un rinvio, considerando che la situazione fosse prematura, che la coscienza comunista delle masse restasse ancora debole e anche che il campo rivoluzionario mancasse di chiarezza[9]. Il delegato del KPD per la conferenza, il compagno Albert, aveva avuto il mandato di difendere questa posizione e di non votare a favore della fondazione immediata dell'Internazionale Comunista.

"Quando ci viene detto che il proletariato ha bisogno nella sua lotta di un centro politico, possiamo dire che questo centro esiste già e tutti gli elementi che sono alla base del sistema dei consigli hanno già rotto con gli elementi della classe operaia che si appoggiano ancora alla democrazia borghese: costatiamo che la rottura si prepara ovunque e che si sta realizzando. Ma una Terza Internazionale non deve essere solo un centro politico, un'istituzione in cui i teorici si fanno reciprocamente discorsi calorosi, essa deve essere la base di un potere organizzativo. Se vogliamo fare della Terza Internazionale uno strumento efficace di lotta, se vogliamo farne un mezzo di scontro, allora è necessario che esistano anche queste precondizioni. La questione non deve dunque, a nostro avviso, essere discussa e decisa da un punto di vista semplicemente intellettuale, ma è necessario che noi ci chiediamo concretamente se esistano le basi d'organizzazione. Ho sempre la sensazione che i compagni che stanno spingendo in modo energico per la fondazione si lascino fortemente influenzare dall'evoluzione della Seconda Internazionale, e che vogliono, dopo lo svolgimento della conferenza di Berna, imporle una concorrente. Questo ci sembra meno importante, e quando si dice che il chiarimento è necessario, altrimenti gli elementi indecisi raggiungeranno l'Internazionale gialla, dico che la fondazione della Terza Internazionale non manterrà gli elementi che oggi raggiungono la Seconda, e che, se comunque ci vanno, è perché là è il loro posto"[10].

Come abbiamo visto, il delegato tedesco metteva in guardia contro il pericolo di fondare un partito che scendeva a compromessi sui principi e sulla chiarificazione organizzativa e programmatica. Sebbene i bolscevichi prendessero molto seriamente le riserve del KPD, non c'è dubbio che anche loro erano rimasti condizionati da questa corsa contro il tempo. Da Lenin a Zinoviev, passando per Trotzki e Markovski, tutti insistevano sull'importanza di far aderire tutti i partiti, organizzazioni, gruppi o individui che si richiamassero da vicino o da lontano al comunismo e ai consigli. Come è segnalato in una biografia di Rosa Luxemburg, "Lenin vedeva nell'Internazionale un mezzo per aiutare i vari partiti comunisti a costituirsi o a rafforzarsi"[11] attraverso la decantazione prodotta dalla lotta contro il centrismo e l'opportunismo. Per il KPD, si trattava innanzitutto di formare dei partiti comunisti "solidi", con le masse dietro di loro, prima di ratificare la creazione del nuovo partito.

Un metodo di fondazione che non arma il nuovo partito

La composizione del congresso era un'illustrazione della precipitazione e delle difficoltà imposte alle organizzazioni rivoluzionarie dell'epoca. Dei 51 delegati che avevano preso parte ai lavori, considerando i ritardi, le partenze prima della fine e le assenze momentanee, circa quaranta erano militanti bolscevichi provenienti dal partito russo, ma anche lettone, lituano, bielorusso, armeno e della Russia orientale. Oltre al partito bolscevico, solo i partiti comunisti tedesco, polacco, austriaco e ungherese avevano un'esistenza propria.

Le altre forze invitate al congresso erano composte da una moltitudine di organizzazioni, gruppi o elementi non apertamente "comunisti", ma tutti prodotti da un processo di decantazione all'interno della socialdemocrazia e del sindacalismo. La lettera di invito al congresso chiamava tutte le forze che, più o meno, sostenevano la Rivoluzione Russa e che erano ben intenzionate a lavorare per la vittoria della rivoluzione mondiale:

- “10. È necessario allearsi con quegli elementi del movimento rivoluzionario che, sebbene non appartenessero precedentemente ai partiti socialisti, oggi si pongono nell'insieme sul terreno della dittatura del proletariato sotto forma del potere dei consigli. Si tratta in primo luogo di elementi sindacali del movimento operaio.

11. È infine necessario conquistare tutti i gruppi o organizzazioni proletarie che, sebbene non si siano mobilitati apertamente con la corrente rivoluzionaria, mostrano tuttavia nella loro evoluzione una tendenza in questa direzione"[12].

Questo approccio produsse parecchie incongruenze che riflettevano la mancanza di rappresentatività di una parte del congresso. Ad esempio, l'americano Boris Reinstein non aveva un mandato dal suo partito, il Socialist Labor Party (Partito socialista laburista). L'olandese S.J. Rutgers rappresentava una lega per la propaganda socialista. Christian Rakovsky[13] avrebbe dovuto rappresentare la Federazione balcanica, la tendenza Tesniaka bulgara e il Partito comunista rumeno. Ma, dal 1915 al 1916 non aveva avuto contatti con queste tre organizzazioni[14]. Pertanto, nonostante le apparenze, questo congresso fondatore rifletteva alla lettera l'insufficienza della coscienza della classe operaia mondiale.

Tutti questi elementi mostravano anche che gran parte dell'avanguardia rivoluzionaria fece prevalere la quantità a scapito di un preliminare chiarimento dei principi organizzativi. Questo approccio voltava le spalle a tutta la concezione che i bolscevichi avevano sviluppato negli ultimi quindici anni. E fu proprio questo che nel 1946 sottolineò la FFGC: "Se il metodo 'stretto' della selezione che pretende precise basi di principio, senza considerare i successi numerici immediati, ha permesso ai bolscevichi l'edificazione del Partito che, nel momento decisivo, ha potuto integrare nei suoi ranghi e assimilare tutte le energie e i militanti rivoluzionari di altre correnti e infine portare il proletariato alla vittoria, il metodo 'largo' invece, preoccupandosi innanzitutto di raggruppare nell’immediato un grande numero di persone a scapito della precisione programmatica e di principio, ha  condotto alla costituzione di Partiti di massa, ponendo le basi per la costruzione di veri giganti dai piedi d'argilla, destinati a  cadere alla prima sconfitta sotto il dominio dell'opportunismo. La formazione del Partito di classe si rivela infinitamente più difficile nei paesi capitalisti avanzati - dove la borghesia possiede mille mezzi di corruzione della coscienza del proletariato - ciò che non avvenne in Russia".

Accecati dalla certezza di un'imminente vittoria del proletariato, l'avanguardia rivoluzionaria sottovalutò enormemente le difficoltà oggettive che le si presentarono davanti. Questa euforia la portò a transigere sul metodo "stretto" della costruzione dell'organizzazione, difesa soprattutto dai bolscevichi in Russia e in parte dagli spartachisti in Germania. Poiché si doveva dare priorità a un grande raggruppamento rivoluzionario che avrebbe dovuto contrastare anche "l'Internazionale gialla" riformatasi a Berna poche settimane prima, questo metodo "largo" ridusse la chiarificazione dei principi organizzativi a rango secondario. Poco importavano le confusioni che i gruppi integrati nel nuovo partito avrebbero portato, in quanto la lotta si sarebbe dovuta svolgere al suo interno. Per il momento la priorità venne data alla costituzione di un esteso raggruppamento numerico.

Questo metodo "largo" avrebbe avuto come conseguenza una pesante ricaduta poiché avrebbe indebolito l'IC nella futura lotta organizzativa. In effetti, la chiarezza programmatica del primo congresso sarebbe stata calpestata dalla spinta opportunistica in un contesto di indebolimento e degenerazione dell'ondata rivoluzionaria. Fu all'interno dell'IC che emersero frazioni di sinistra che criticarono le insufficienze della rottura con la Seconda Internazionale. Come vedremo in seguito, le posizioni difese ed elaborate da questi gruppi rispondevano ai problemi sollevati nell'IC dal nuovo periodo di decadenza del capitalismo. (A seguire)

Narek, 4 marzo 2019.

 

[1]La conferenza di Berna del febbraio 1919 fu "un tentativo di galvanizzare il cadavere della Seconda Internazionale" e alla quale "il Centro" aveva inviato i suoi rappresentanti.

[2]Per uno sviluppo più ampio vedi l'articolo "Marzo 1919: fondazione dell'Internazionale comunista" Rivista Internazionale n. 13, febbraio 1990.

[3]Internationalisme, "A proposito del Primo congresso del Partito comunista internazionalista d'Italia", n.7, gennaio-febbraio 1946.

[4]Lenin, Opere, t. XXVIII

[5]Comandante della divisione della marina popolare a Berlino nel 1918. Dopo la sconfitta di gennaio, fuggì a Brunswick e poi ad Eisenach. Fu arrestato e giustiziato nel maggio del 1919.

[6]Internationalisme, "A proposito del Primo Congresso del Partito comunista internazionalista d'Italia", n.7, gennaio-febbraio 1946.

[7]Founding the Communist International: The Communist International in Lenin's Time. Proceedings and Documents of the First Congress : March 1919, Edited by John Riddell, New York, 1987, Introducion, p. 19  - (Fondazione dell'Internazionale Comunista: l'Internazionale Comunista al tempo di Lenin. Atti e documenti del primo congresso: marzo 1919, a cura di John Riddell, New York, 1987, Introduzione, p. 19.)

[8]Ibidem.

[9]Questo fu il mandato che essi diedero (nella prima metà di gennaio) al delegato del KPD per il congresso di fondazione. Ciò non significa affatto che Rosa Luxemburg, ad esempio, fosse per principio contraria alla fondazione di un'internazionale. Al contrario.

[10]Intervento del delegato tedesco il 4 marzo 1919, nel Primo Congresso dell'Internazionale Comunista, testi integrali pubblicati sotto la direzione di Pierre Broué, Etudes et documentation internationales [Studi e Documentazioni Internazionali], 1974

[11]Gilbert Badia. Rosa Luxemburg. Giornalista, polemista, rivoluzionaria, Editions sociales, 1975.

[12]"Lettera di invito al congresso", in Op. Cit., Primo congresso dell'Internazionale.

[13]Uno dei delegati più influenti e determinati per una fondazione immediata dell'IC.

[14]Pierre Broué, Storia dell'Internazionale Comunista (1919-1943), Fayard, 1997, pag 79.

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