LENIN - LUXEMBURG - LIEBKNECHT

Il proletariato deve riappropriarsi delle sue esperienze rivoluzionarie

In occasione dell'anniversario dell'assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht il 15 gennaio 1919, commissionato dal Partito socialista tedesco (SPD), ripubblichiamo questo articolo apparso per la prima volta nel 1946 nell' Étincelle, giornale della Sinistra Comunista di Francia, organizzazione alla quale è collegata politicamente la CCI. Nel 1989, durante il crollo dei regimi stalinisti, i partiti di destra e quelli "socialisti" hanno celebrato la "morte del comunismo" e la "vittoria definitiva" del capitalismo liberale e democratico: si trattava di demoralizzare la classe operaia, di distoglierla da qualsiasi aspirazione verso un'altra società, di paralizzare il suo spirito combattivo. Oggi, mentre il "grande vincitore" del preteso "comunismo" rivela sempre più l'ampiezza del suo fallimento economico e mentre il proletariato ritrova un po’ ovunque la strada della sua prospettiva storica, i partiti di sinistra, "socialisti", "comunisti" e gauchisti, s'apprestano ancora una volta ad utilizzare i nomi delle "tre L" (Lenin, Liebknecht, Luxemburg) per deviare i proletari dalla lotta a cui queste grandi figure del movimento operaio hanno dedicato e dato la vita (e in particolare contro il massacro imperialista del 1914-1918). A quel tempo, la verità sulle "tre L" era un modo per resistere alla terribile controrivoluzione che pesava sul proletariato. Oggi è uno strumento della lotta di questa classe per contrastare le insidie che la borghesia seminerà sulla strada della sua prospettiva rivoluzionaria. Ecco perché oggi questo articolo è ancora attuale.

"Quando i grandi rivoluzionari sono ancora vivi, le classi degli oppressori li ricompensano con incessanti persecuzioni; accolgono la loro dottrina con la furia più selvaggia, con l'odio più selvaggio, con le più furiose campagne di bugie e calunnie. Dopo la loro morte, tentano di renderli icone innocue, di canonizzarli, per così dire, circondandone il nome di una certa aureola per "consolare" le classi oppresse e confonderle; così facendo, la loro dottrina rivoluzionaria viene svuotata del suo contenuto, è degradata e la loro incisività rivoluzionaria viene smussata" (Lenin, Stato e Rivoluzione).

Evocare queste tre figure, la loro vita, le loro opere, la loro lotta, è evocare la storia e l'esperienza della lotta internazionale del proletariato durante il primo quarto del ventesimo secolo. Mai le vite degli uomini sono state meno private, meno personali, più interamente legate alla causa dell'emancipazione rivoluzionaria della classe degli oppressi, quanto le vite di queste tre nobili figure del movimento operaio.

Il proletariato non ha bisogno di idoli, l'opera dei grandi rivoluzionari è un incoraggiamento alla sua lotta

Più di ogni altra classe nella storia, il proletariato è ricco di belle figure rivoluzionarie, militanti devoti, lottatori instancabili, martiri, pensatori e uomini d'azione. Ciò è dovuto al fatto che, a differenza delle altre classi rivoluzionarie della storia, che hanno lottato contro le classi reazionarie solo per sostituire il proprio dominio e mettere la società al servizio dei propri egoistici interessi di classe privilegiati, il proletariato non ha privilegi da conquistare. La sua emancipazione è l'emancipazione di tutti gli oppressi e di tutte le oppressioni, la sua missione è quella della liberazione dell'intera umanità, da tutte le ineguaglianze e ingiustizie sociali, da ogni sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, da ogni servitù: economica, politica e sociale.

Distruggendo con la rivoluzione la società capitalista e il suo Stato, costruendo la società socialista senza classi, il proletariato, compiendo la sua missione storica, aprirà una nuova era della storia umana, l'era della vera libertà e della fioritura di tutte le facoltà dell'uomo. Così, nel periodo del declino del capitalismo, solo il proletariato e la sua lotta di emancipazione offrono un terreno storico che esprime tutto ciò che è progressivo nel pensiero, nelle aspirazioni, nell'ideale e in tutto i campi dell'attività umana. È in questa lotta liberatrice del proletariato che la storia ha posto la fonte vivificante delle più alte qualità morali umane: disinteresse, abnegazione, devozione assoluta alla causa collettiva, coraggio. Ma possiamo affermare, senza paura di cadere nell'idolatria, che fino ad oggi, a parte forse i fondatori del socialismo scientifico, il proletariato non ha trovato rappresentanti migliori, guide più grandi, figure più nobili per simboleggiare il suo ideale e la sua lotta, quanto quelli di Lenin, Luxemburg e Liebknecht.

Il proletariato non ha né dei né idoli. L'idolatria è la caratteristica di uno stato arretrato e primitivo degli uomini. È anche un'arma per la conservazione delle classi reazionarie, per l'abbrutimento delle masse. Niente è più funesto alla lotta rivoluzionaria del proletariato quanto la tendenza al feticismo e l'idolatria. Il proletariato, per vincere, ha bisogno di una consapevolezza sempre più acuta della realtà e del suo futuro. Non è in un misticismo, per quanto nobile sia la causa, che può trarre la forza per avanzare e compiere la sua missione rivoluzionaria, ma solo in una coscienza critica tratta dallo studio scientifico e dall'esperienza viva delle sue lotte passate. La commemorazione della morte di Lenin, Luxemburg e Liebknecht, non può mai essere per i rivoluzionari un atto religioso.

Il proletariato, per continuare la sua lotta, ha costantemente bisogno di studiare il proprio passato per assimilarne l'esperienza, per prenderne coscienza, per fare affidamento sull'acquisizioni storiche e anche per superarne gli inevitabili errori, per correggere attraverso la critica gli errori commessi, rafforzare le sue posizioni politiche attraverso la presa di coscienza delle carenze e delle lacune per completare il suo programma e infine per risolvere i problemi la cui soluzione è rimasta incompiuta ieri.

Per i marxisti rivoluzionari riluttanti all'idolatria e al dogmatismo religioso, commemorare le "tre L" significa attingere dal loro lavoro e dalla loro vita, dalla loro esperienza, gli elementi per la continuità della lotta e l'arricchimento del programma della rivoluzione socialista. Questo compito è alla base dell'esistenza e dell'attività delle frazioni della Sinistra comunista internazionale.

Contro le falsificazioni dello stalinismo: i veri insegnamenti di Lenin

Non c'è esempio più rivoltante di deformazione, della più spudorata falsificazione di un'opera di un rivoluzionario, quanto quello che la borghesia ha fatto dell'opera di Lenin. Dopo averlo perseguitato, calunniato, con un odio implacabile per tutta la sua vita, la borghesia mondiale, per ingannare meglio il proletariato, ha costruito un falso Lenin a suo uso. Il suo corpo è usato per rendere inoffensivo il suo insegnamento e la sua opera. Si serve del Lenin morto per uccidere il Lenin vivo.

Lo stalinismo, il miglior agente del capitalismo mondiale, ha usato il nome di questo leader della Rivoluzione d'Ottobre per realizzare la controrivoluzione capitalista in Russia. È citando Lenin che hanno massacrato tutti i suoi compagni di lotta. Per trascinare i lavoratori russi e del mondo nel massacro imperialista, hanno presenta Lenin come "eroe nazionale russo", sostenitore della "difesa nazionale".

L'azione di Lenin, che è stato un accanito nemico di ogni momento del capitalismo russo e mondiale e di tutti i rinnegati passati al servizio del capitalismo, non può essere scritta all'interno di un articolo. La sua opera trova la sua massima espressione nei seguenti tre punti che si situano all'alba, alla maturità e alla fine della vita.

Innanzitutto la nozione di partito che dà nel 1902 nel Che fare?

Senza un partito politico rivoluzionario il proletariato non può né fare la rivoluzione né prendere coscienza della necessità della rivoluzione. Il partito è il laboratorio di fermentazione ideologica della classe. "Senza teoria rivoluzionaria, non c'è movimento rivoluzionario". Costruire, cementare il Partito della Rivoluzione sarà la base di tutto il suo lavoro. L'ottobre 1917 fornirà la conferma storica della correttezza di questo principio. É solo grazie all'esistenza di questo partito rivoluzionario, il Partito bolscevico di Lenin, che il proletariato è riuscito ad uscire vittorioso in Ottobre.

Il secondo punto è la posizione di classe contro la guerra imperialista nel 1914. Non solo il proletariato respinge qualsiasi difesa nazionale in regime capitalistico, ma deve lavorare, attraverso le sue lotte di classe, per sconfiggere la sua stessa borghesia, per il disfattismo rivoluzionario. Deve operare attraverso la lotta di classe rivoluzionaria, con la fraternizzazione dei soldati su entrambi i lati delle frontiere imperialiste, con la trasformazione della guerra imperialista in una guerra civile, per la rivoluzione socialista.

Lenin denuncerà tutti i falsi socialisti che hanno tradito il proletariato per servire la loro borghesia; egli denuncerà violentemente tutti coloro che, mentre dicono di essere contro la guerra, esitano a rompere con i traditori e i rinnegati. Proclamerà la necessità della formazione di una nuova Internazionale e nuovi partiti, dove i traditori e gli opportunisti non avranno il diritto di cittadinanza. Infine, dimostra che la fase imperialista è l'ultimo stadio del capitalismo, il periodo di guerre imperialiste, e che solo il proletariato, attraverso la rivoluzione, può mettervi fine. Questa tesi di Lenin è stata confermata dallo scoppio della rivoluzione in Russia e poi in Germania, che mise fine alla prima guerra mondiale. Essa si è nuovamente confermata in modo tragico, quando le sconfitte della rivoluzione e lo schiacciamento fisico e ideologico del proletariato hanno posto le condizioni della ripresa della guerra imperialista mondiale del 1939-1945. Infine, Lenin ha dimostrato nel 1917, nella pratica, che la trasformazione sociale non può avvenire pacificamente attraverso delle riforme, ma richiede la distruzione violenta, e da cima a fondo, dello Stato capitalista e l'istaurazione della dittatura del proletariato contro la classe capitalista.

La vittoria della Rivoluzione d'Ottobre, la costruzione dell'Internazionale Comunista, partito della rivoluzione mondiale, le tesi fondamentali dell'Internazionale Comunista sono il coronamento dell'opera di Lenin e il punto culminante, la posizione più avanzata raggiunta dal proletariato nel periodo precedente.

La morte di Lenin coincide con il riflusso della rivoluzione e le sconfitte del proletariato. In questo periodo di riflusso, l'assenza di Lenin ha pesato fortemente sul movimento rivoluzionario. Il lavoro di Lenin per quanto ricco non è esente da errori e lacune. Spetta ai rivoluzionari di oggi correggere e superare gli errori storici del proletariato. Ma Lenin, con la sua opera e la sua azione, ha permesso un passo gigantesco e decisivo sul cammino della rivoluzione e rimarrà per questo una guida immortale del proletariato.

Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht: magnifiche figure del proletariato mondiale

L'opera di Rosa Luxemburg è ancora, oggi, profondamente ignorata, non solo dalle grandi masse, ma anche da militanti politicamente formati.

Il contributo di Rosa nella teoria marxista la rende l'allieva e la continuatrice più brillante e profonda di Karl Marx.

La sua analisi dell'evoluzione dell'economia capitalista fornisce l'unica spiegazione scientifica della crisi definitiva e permanente del capitalismo. È impossibile considerare seriamente lo studio della nostra epoca, dell'imperialismo, dell'inevitabilità della crisi economica e delle guerre imperialiste, senza basarsi sull'analisi penetrante di Rosa. Nel dare una soluzione scientifica ai problemi della riproduzione allargata e all'accumulazione del capitale che risultano incompiute in Marx, Rosa ha liberato il socialismo da un impasse per collocarlo nella sua oggettiva necessità.

Ma Rosa Luxemburg non è stata solo una grande teorica ed un'erudita economista, ma soprattutto una combattente rivoluzionaria.

Riferimento indiscusso della sinistra della socialdemocrazia tedesca, denunciò, da subito, lo slittamento opportunistico della II Internazionale. Alla testa della sinistra, insieme al suo compagno di lotta Karl Liebknecht ruppe, durante la guerra del 1914-18, con la socialdemocrazia che aveva tradito la causa proletaria mettendosi al servizio della borghesia e di Guglielmo II.

Anni di reclusione per la sua azione contro la guerra non indebolirono il suo ardore. Uscita di prigione, organizzò lo Spartakusbund e ingaggiò la lotta per la rivoluzione socialista in Germania. La storia ha confermato la correttezza delle posizioni di Rosa in opposizione a Lenin su diverse questioni. In particolare sulla questione nazionale e coloniale Rosa denunciò l'errore della posizione di liberazione nazionale e del "diritto dei popoli a disporre di se stessi", una posizione essenzialmente borghese e storicamente reazionaria, che poteva solo deviare il proletariato dei piccoli paesi oppressi dal loro terreno di classe e rafforzare di conseguenza il capitalismo internazionale.

Gli eventi nei paesi baltici, la rivoluzione nazionale turca, come tutta una serie di rivoluzioni "nazionali", e la Cina nel 1927, confermarono sperimentalmente i tragici avvertimenti di Rosa.

Le organizzazioni di oggi non possono che riprendere la tesi fondamentale di Rosa sulla questione nazionale e approfondirla ulteriormente. Altre critiche e alcune messe in guardia di Rosa rispetto alla Rivoluzione russa, riguardanti la libertà e la violenza nella rivoluzione, devono servire da materiali (insieme alla successiva esperienza della Russia) per l’elaborazione di un nuovo programma dei partiti di classe.

Karl Liebknecht è l'altra grande figura della rivoluzione tedesca del 1919. Deputato del Reichstag, ruppe la disciplina del gruppo parlamentare e pronunciò dall'alto della tribuna del Parlamento l'atto d'accusa contro la guerra imperialista.

"Il nemico è nel nostro paese" proclamerà incessantemente Lieknknecht e chiamerà gli operai e i soldati alla fraternizzazione e alla rivolta. Il suo ardente impeto galvanizzerà le energie rivoluzionarie e la rivoluzione nel 1918 lo troverà con Rosa Luxemburg alla testa delle masse proletarie, nel punto culminante della battaglia.

Assassinando Karl e Rosa, mentre mummificava Lenin, la borghesia ha solo potuto ritardare la propria sconfitta.

La socialdemocrazia tedesca, per salvare il capitalismo dalla minaccia della rivoluzione, scatenerà una repressione cruenta contro il proletariato. Ma il massacro di decine di migliaia di proletari non è sufficiente. Finché Rosa e Liebknecht sono vivi, non si sente sicura. Sono loro due che cerca, a cui mira e che alla fine durante un trasferimento dalla prigione li farà assassinare dalla sua polizia. Hitler non ha inventato nulla; Noske, il ministro socialista e cane sanguinario della borghesia, gli diede la prima lezione facendogli da battistrada, proprio come Stalin gli insegnò a trasformare milioni di lavoratori e contadini in prigionieri politici, ed il massacro in massa dei rivoluzionari.

L'assassinio di Rosa e Karl decapitò la rivoluzione tedesca e la rivoluzione mondiale per anni. L'assenza di questi riferimenti rivoluzionari ha rappresentato un terribile handicap per il movimento operaio internazionale e per l'Internazionale comunista.

Ma il capitalismo può assassinare i dirigenti della rivoluzione, può momentaneamente celebrare la sua vittoria sul proletariato gettandolo nelle nuove guerre imperialiste. Tuttavia, non può risolvere le contraddizioni del suo regime che lo fanno precipitare nell'abisso della distruzione generalizzata.

Lenin, Karl e Rosa sono morti, ma il loro insegnamento rimane vivo. Rimangono il simbolo della lotta a morte contro il capitalismo e la guerra, attraverso la sola via offerta all'umanità, la rivoluzione proletaria.

È seguendo le loro tracce, continuando la loro opera, ispirata dal loro esempio e dal loro insegnamento, che il proletariato internazionale farà trionfare la causa per la quale essi sono caduti: la causa del proletariato e del socialismo.

L'Étincelle (Gennaio-febbraio 1946)

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