Corrispondenza su Marx

Come i compagni che ci seguono sanno già, il 1 dicembre scorso abbiamo tenuto, assieme ai compagni dell’Istituto Onorato Damen, una Riunione Pubblica a Napoli sul tema: “1818-2018 A duecento anni dalla nascita di Carlo Marx. Una prima giornata di riflessione e confronto sugli insegnamenti del grande rivoluzionario”. In occasione di questa riunione una nostra simpatizzante, che abita in Germania e che non ha potuto partecipare alla nostra riunione, ha ritenuto importante, e noi sosteniamo fortemente questa iniziativa, di inviarci un contributo su Marx che noi abbiamo voluto pubblicare tal quale per offrirne la lettura a tutti i nostri lettori.

Noi suggeriamo vivamente la lettura di questo testo che è denso di interessanti considerazioni. In particolare segnaliamo i passaggi relativi al superamento dell’hegelismo, alla questione del valore e dunque della caduta tendenziale del saggio di profitto, dell’origine delle crisi, del rapporto tra la coscienza dell’uomo e il proprio essere, fino ad arrivare al rapporto di completa schiavitù del lavoro moderno a cui si accompagna la distruzione del mondo e della natura, le derive populiste, ecc., fino ad arrivare al quesito finale che pone la compagna, che condividiamo pienamente: “dobbiamo chiederci seriamente se vogliamo un capitalismo senza mondo o un mondo senza capitalismo”.

Prima di chiudere vogliamo segnalare due punti che potranno essere essi stessi oggetto di discussione in prossime riunioni pubbliche e su cui vogliamo fare delle precisazioni. Il primo riguarda la caratterizzazione di Marx come “geniale pensatore”. Non vi è dubbio che Marx fosse geniale. Ma, come abbiamo fortemente insistito nella discussione svolta durante la Riunione Pubblica del 1 dicembre scorso, quello che caratterizza al fondo tutta l’azione di Marx non è una sua particolare capacità intellettuale ma la sua profonda dedizione alla causa della classe operaia e la sua pratica militante, di uomo di partito. Naturalmente immaginiamo che la compagna N. sia d’accordo con noi, ma pensiamo sia importante precisarlo. La seconda precisazione riguarda un disaccordo con il seguente passaggio:

Ma a livello globale avviene quella che Marx chiama la caduta tendenziale del saggio di profitto. Meno persone lavorano, meno persone guadagnano e di conseguenza minore capacità di acquisto. Finora questo problema è stato compensato da una continua diversificazione nella produzione e nell’espansione dei mercati. Ciò ha funzionato fino agli anni ‘80, quando con lo sviluppo della microelettronica la razionalizzazione della produzione è talmente aumentata da non poter essere più compensata.” (sottolineatura nostra).

Infatti noi pensiamo che questo meccanismo di compensazione, cui fa giustamente riferimento la compagna, comincia a fare cilecca già all’inizio del secolo scorso, con l’apertura di quella che l’Internazionale Comunista definiva una nuova era di guerre e rivoluzioni e che è stata meglio caratterizzata come epoca di decadenza del capitalismo. Ma anche su questo potremo tornare in altre occasioni.

CCI

Marx a 200 anni dalla nascita

Non si può negare che i 200 anni di Marx cadano in una fase storica in cui le idee di questo geniale pensatore siano di grande attualità. Non solo negli ambienti di sinistra ma anche in quelli più conservatori si assiste a un ritorno delle idee del grande rivoluzionario. Ognuno sembra trovarne un proprio uso: l’interpretazione marxista della bibbia, le teorie sul capitale finanziario alla Wall Street, le tesi sull’economia politica a Yale. Ce n’è per tutti i gusti.

Non è un caso che in tutto questo revival concetti fondamentali della teoria marxiana passino in secondo piano: la critica allo sfruttamento e alla proprietà privata, la contraddizione lavoro-capitale, la lotta di classe, o il ruolo del proletariato come soggetto rivoluzionario.

In sostanza è la crisi economica finanziaria internazionale che spinge anche avversari ideologici ad interessarsi alle teorie marxiane. Di fronte alle molteplici interpretazioni pare opportuno avvicinarsi a Marx partendo dalla critica alla società borghese e con l’aiuto delle sue teorie cercare di capire non solo fenomeni immediati ma anche cosa sta dietro a un sistema distruttivo e devastante come il capitalismo.

Marx, proveniente da una famiglia di origine ebraica, nasce a Treviri il 5 maggio 1818. Intraprende gli studi di giurisprudenza e si laurea poi in filosofia. Il fatto che risveglia nel giovane Marx lo spirito critico iniziale è legato alla sua attività di giornalista al “Rheinischer Kurier” dove viene a conoscenza delle ingiustizie contro ex-braccianti a cui era stato tolto tutto e che cercavano di sopravvivere appropriandosi della legna nei boschi. La reazione brutale e violenta dei gendarmi contro questi colpisce profondamente Marx che inizia a chiedersi come fossero possibili tali ingiustizie. Nella produzione sociale della loro esistenza gli individui si trovano in condizioni determinate e necessarie, indipendenti dalla loro volontà. Nell’elaborazione delle sue analisi sociali Marx si avvicina alla realtà dei filosofi hegeliani, che tuttavia lascerà presto criticandoli di non andare oltre al pensiero borghese. Di loro dirà che non combattono il mondo reale se combattono solo le frasi di questo mondo. Nelle famose tesi su Feuerbach Marx inizia quel processo teorico in cui, come lui stesso afferma, Hegel viene capovolto dalla testa ai piedi: Hegel ha trasformato il mondo materiale in un mondo ideale e la storia in una storia del pensiero. Mentre Hegel cerca le spiegazioni nella coscienza, Marx le cerca nell’essere: Non è la coscienza dell’uomo che determina il suo essere, bensì il suo essere sociale che determina la sua coscienza. Marx vuole capire la causa delle ingiustizie nella società borghese e il suo fine è il superamento di questo sistema e non la sua affermazione. Per fare questo si confronta con le opere di due grandi economisti dell’epoca, Adam Smith e Ricardo. In particolare Ricardo aveva già introdotto il concetto di valore, fondamentale per comprendere la struttura del capitale. Marx non si ferma alla descrizione delle categorie – cosa tipica dell’analisi borghese positivista, ma vuole capire la provenienza del valore e quindi il meccanismo dello sfruttamento. L’operaio non viene retribuito per il lavoro effettivo che svolge, ma solo per il minimo necessario per il suo sostentamento. La differenza – il plusvalore – viene trattenuta dal capitalista e diventa la fonte del profitto. Più persone lavorano, più cresce la massa di valore prodotto e quindi di plusvalore e quindi gli utili per gli industriali. Ed è per questo che il capitalismo è il primo sistema economico della storia in cui si produce non per soddisfare bisogni, ma per realizzare profitti. Quindi, analizza Marx, ciò che si produce non sono beni ma merci. Queste consistono in un valore d’uso - devono avere qualche utilità, altrimenti nessuno le comprerebbe - e in un valore di scambio - le merci devono essere scambiate sul mercato, cioè vendute per realizzare il profitto. Questo doppio carattere delle merci è sempre presente ed è alla base di continue contraddizioni. Per esempio, il fatto che delle cose che sarebbero utili e necessarie non vengano prodotte se non c’è la forza d`acquisto necessaria per comperarle. Viceversa altre cose che soddisfano le esigenze di una minoranza, vengono prodotte perché c’è chi se le può permettere. Marx introduce a questo proposito l’interessante concetto del lavoro astratto - cioè il fatto che nel sistema capitalista il lavoro viene svuotato della specificità concreta che caratterizza la produzione di un bene secondo le esigenze reali, ma è  appunto solo la messa a disposizione di energia umana, muscoli, nervi e cervello, proprio perché quello che si produce non è specifico ma interscambiabile con tutto il resto. Quantità invece di qualità. Il tavolo non viene prodotto principalmente per essere usato, ma solo per essere scambiato con altre merci o con denaro. Da denaro, creare altro denaro – questa è la sostanza del capitale. Da ciò nasce anche quell’alienazione di cu Marx parla nei Manoscritti economico filosofici - una delle sue prime opere. Già qui Marx fa capire come l’individuo solo in una società liberata dallo sfruttamento sarà in grado di sviluppare tutte quelle sensibilità e capacità che lo rendono un soggetto creativo, che realizza tutti i suoi talenti e le sue potenzialità. L’altro meccanismo tipico della produzione capitalista che Marx analizza e che spiega le crisi è quello della concorrenza. Proprio perché in questo sistema si produce per vendere, ogni imprenditore cerca di ridurre i costi di produzione per imporsi sui concorrenti. Ciò lo costringe a introdurre sempre nuove tecnologie e a ridurre di conseguenza i costi del lavoro. Ma se, come abbiamo detto, il valore si estrae solo dallo sfruttamento della forza lavoro, in termini economici generali viene prodotto sempre meno valore. Il singolo imprenditore può avere nell’immediato un grande beneficio nel razionalizzare la produzione (più tecnologie e meno personale). Ma a livello globale avviene quella che Marx chiama la caduta tendenziale del saggio di profitto. Meno persone lavorano, meno persone guadagnano e di conseguenza minore capacità di acquisto. Finora questo problema è stato compensato da una continua diversificazione nella produzione e nell’espansione dei mercati. Ciò ha funzionato fino agli anni ‘80, quando con lo sviluppo della microelettronica la razionalizzazione della produzione è talmente aumentata da non poter essere più compensata. Di conseguenza le fabbriche hanno iniziato a chiudere e la disoccupazione ad aumentare. Questo processo si è ancor più intensificato con la cosiddetta economia 4.0, ovvero la digitalizzazione. Marx, con la sua genialità, aveva individuato già 150 anni fa – un’epoca in cui esisteva solo l’industria tessile! – questo meccanismo che necessariamente doveva portare a delle crisi, che di fatto nella storia del capitalismo ci sono sempre state e che oggi hanno raggiunto evidentemente una dimensione irreversibile. Non solo – Marx aveva già intuito anche il disastro ecologico di fronte al quale oggi ci troviamo. Oltre all’inquinamento di terra, aria e acqua, non c’è terremoto o inondazione che non siano legati a costruzioni abusive o selvagge o altri effetti della modernizzazione. Questo tipo di produzione, scrive Marx, mentre da un lato favorisce la tecnica e l’organizzazione, dall’altro seppellisce la fonte di ogni ricchezza, la terra e i lavoratori. Marx inoltre ci aiuta a capire le contraddizioni di questa società dietro l’apparente funzionamento del sistema. Nella società borghese tutta una serie di strutture – diritto, tradizioni, istituzioni, mode, ideologie, morale – sono ostili all’individuo e sono qualcosa a lui estranee, che non rappresentano i suoi interessi, ma sono al contrario contro di lui. L’interagire fra gli individui non nasce dalla libera scelta ma è qualcosa di casuale, non è una forza propria, collettiva, ma un potere esteriore di cui non sanno né la provenienza né lo scopo, e che loro stessi non hanno sotto controllo, ma al contrario è una violenza del tutto indipendente dal volere e dall’agire degli uomini. Ed è questo uno degli aspetti che hanno reso Marx così affascinante per generazioni di tutto il mondo. Questa consapevolezza che le contraddizioni della società borghese nascano da ciò che gli uomini stessi hanno costruito e quindi il rinvio alla storicità del capitalismo e la conseguente possibilità  del suo superamento. Essere radicali, dice Marx, significa andare alle radici – ma la radice dell`uomo è l´uomo stesso… La riflessione, l’analisi, l’approfondimento, devono portare a mettere in discussione ciò che abbiamo davanti e ci appare come un dato di fatto e una realtà irrevocabile - de omnibus dubitandum est.

In effetti da qualsiasi parte noi ci guardiamo intorno c’è l’esigenza di analizzare ciò che sta succedendo. La digitalizzazione della società porta a uno sfruttamento ancora più forte che in passato. Le persone devono essere sempre flessibili, lavorare anche fuori orario e a ritmi sempre più intensi, rispondere a e-mail in vacanza e nel fine settimana. Devono mettersi a completa disposizione della produzione, non solo con tutte le loro energie, ma anche con la loro personalità e creatività. La distruzione ecologica, la crisi climatica, l’aumento del populismo e della destra. Per tutti questi fenomeni negativi e apparentemente separati, Marx - a 200 anni dalla nascita – ci fornisce una chiave di spiegazione comune in un sistema distruttivo che non considera né l’uomo né la natura, ma che persegue esclusivamente i suoi scopi in un meccanismo che si è ormai automatizzato ed è diventato un fine a se stesso, cioè la valorizzazione del valore e la massimizzazione dei profitti.

Ma Marx ci insegna anche che da sola questa realtà non cambierà e che la società liberata non è un ideale secondo cui la realtà si modifica, bensì il movimento che supera lo stato di cose attuali. In modo che gli individui possano finalmente disporre in modo consapevole e determinato di tutti i mezzi e le risorse che finora li hanno dominati e che essi hanno subito anziché farne loro stessi un uso secondo le loro esigenze e i loro bisogni.

Se vogliamo non solo festeggiare Marx, ma anche realizzare quello che lui con la sua genialità già nell’800 ha anticipato, dobbiamo chiederci seriamente se vogliamo un capitalismo senza mondo o un mondo senza capitalismo.

N.

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