lotte in Italia

lotte in Italia

Il ruolo del sindacato e del sindacalismo di base nel frenare la lotta di classe (estratti dal Rapporto sull'Italia 2012)

Il
principale elemento di freno dell’azione del proletariato in Italia è stato e
resta l’azione del sindacalismo, ed in particolare quello di base. Nel 2011 c’è
stato un record di ore si sciopero,
a conferma dell’attivismo sindacale per evitare movimenti più ampi e/o tendenti
all’autonomia.
E mentre si fa sempre più strada tra i proletari l’idea che i sindacati
tradizionali servono solo gli interessi dei padroni si sviluppa, ai margini
delle strutture confederali, tutta una pletora di sindacatini divisi per aree
geografiche, per settore lavorativo, ma soprattutto divisi tra di loro dall’ambizione
di avere ognuno diritto di prelazione su quanto sfugge al controllo dei
sindacati maggiori. Per capire questo fenomeno che è tipicamente italiano (a
nostra conoscenza non esistono altri paesi con una tale quantità e variegazione
di strutture sindacali) occorre fare un po’ la storia di queste formazioni.

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Situazione italiana: 

Patrimonio della Sinistra Comunista: 

3. Il lento procedere della lotta di classe

La dinamica
della lotta di classe è una dinamica internazionale, per cui gli elementi che
caratterizzano la situazione italiana non devono essere visti in sé, ma come
articolazione del processo di scontro di classe in corso a livello
internazionale che vede, in questo momento, la Spagna e il movimento degli
indignati come l’espressione la più elevata della lotta di classe. Ciò detto,
la nostra attenzione si soffermerà non solo sugli aspetti che confermano
l’appartenenza dell’Italia a questa dinamica internazionale, ma anche su quelli
che ne caratterizzano le differenze. In particolare occorre rispondere ad un
quesito: perché in Italia, nonostante degli attacchi economici giunti ormai ad
un livello decisamente sostenuto, la risposta resta ancora così debole e
dispersa?

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Rapporto sull’Italia 2012

Questo testo costituisce
il rapporto che periodicamente la nostra organizzazione produce sulla
situazione dei vari paesi in cui è presente, nel caso specifico l’Italia, ed ha
come obiettivo quello di creare una base di discussione, anzitutto all’interno
dell’organizzazione, ma anche all’esterno tra i contatti, i lettori in genere, per
favorire un più efficace orientamento dell’attività e della presenza politica all’interno
della classe operaia.

Vita della CCI: 

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Ilva, Alcoa, Carbosulcis: come possiamo reagire al collasso dell’economia?

Quest’articolo,
scritto in risposta ai problemi che si pongono oggi gli operai dell’Ilva,
dell’Alcoa e del Carbosulcis, è di fatto dedicato a tutti i proletari d’Italia
che, in varia misura, vivono esattamente gli stessi problemi, gli stessi
ricatti dei loro compagni sardi o di Taranto, anche se vissuti in situazioni
meno note ma non per questo meno gravi e laceranti. Come cercheremo di
dimostrare, i vari casi che sorgono in giro per l’Italia non sono la
conseguenza della cattiva gestione di questo o di quello, non sono la
conseguenza dell’egoismo e del menefreghismo dei padroni, cose che comunque
esistono, ma sono principalmente la conseguenza di una crisi economica
profonda e senza uscite che investe non solo l’Italia ma il mondo intero.

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Questioni teoriche: 

Magazzini del “Gigante” di Basiano: lo Stato innalza il livello dello scontro


La mattina dell’11 giugno un plotone di polizia e carabinieri in tenuta
antisommossa ha attaccato un picchetto di lavoratori delle cooperative, in
servizio presso il magazzino logistico del supermercato Gigante, in sciopero
contro i licenziamenti. Il picchetto serviva a non far entrare altri lavoratori
venuti dall’esterno per lavorare al loro posto.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Tolto Berlusconi, venuto Monti, restano la crisi e le batoste sulla pelle dei proletari. Come possiamo rispondere?

Testo della
presentazione alla Riunione Pubblica della CCI di febbraio 2012

In tutti i paesi
le imprese stanno licenziando massicciamente, la disoccupazione sta esplodendo
a livello mondiale. Sono all’ordine del giorno le notizie di chiusura di
aziende o di ridimensionamento del personale.

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Lotta di classe in Italia: perché le lotte non riescono ad unirsi in un unico fronte contro il capitale?

L’estrema gravità della crisi economica
internazionale, la particolare posizione di fragilità dell’Italia e le
pressioni della borghesia a livello internazionale l’hanno avuta vinta alla
fine sulle resistenze opposte da Berlusconi e dal suo governo a dimettersi.

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Manifestazione del 15 ottobre a Roma: cos’è che determina un rapporto di forza tra sfruttati e sfruttatori?

Se diamo un titolo così impegnativo a questo articolo è perché la manifestazione del 15 ottobre scorso a Roma degli indignati italiani, e soprattutto la
discussione che ne è seguita nei vari canali ufficiali e non, ha sollevato una
serie di questioni della massima importanza per la gente che soffre e che vuole
lottare contro questa sofferenza, questioni che richiedono un’attenta
riflessione.

 

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Questioni teoriche: 

Che cosa ha significato il Referendum alla Fiat Mirafiori di Torino

L’accordo firmato da Fiat e sindacati costituisce un violento attacco economico e
politico contro i lavoratori e non solo di Mirafiori, perché fa da battistrada per
gli altri settori. I sindacati, FIOM in testa, hanno trascinato i lavoratori
nella trappola del referendum per dividerli ed impedire loro ogni possibilità di lotta reale. Eppure questa vicenda ha messo in luce la rabbia crescente
dei lavoratori e l’emergere della consapevolezza che di fronte alla legge del
profitto la propria vita e la propria dignità di lavoratori vale zero.

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Questioni teoriche: 

Assemblea autoconvocata del 9 ottobre a Milano: un importante momento di discussione tra lavoratori

Il 9/10 ottobre 2010 a Milano, presso il
circolo Arci Bellezza, si è tenuta un’importante riunione indetta da
coordinamenti e lavoratori in lotta contro i licenziamenti e il precariato
intitolata 2° Incontro Nazionale Autoconvocati
in lotta contro la crisi - Stati generali della precarietà

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FIAT, Pomigliano: Lettera aperta di un’operaia al figlio, 11 giugno 2010

Questa è l’ennesima
lettera di una persona che soffre, di una lavoratrice che grida il
proprio
dolore per non poter svolgere il suo ruolo naturale di madre passando
del tempo
a giocare con i propri figli perché il lavoro sfiancante della fabbrica
glielo
impedisce.

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FIAT di Pomigliano d’Arco e di Tychy in Polonia: un nuovo importante esempio di solidarietà internazionale

Dopo i tagli e la riduzione dello stato
sociale imposti per decreto dallo Stato ai lavoratori del pubblico
impiego,
segue a ruota naturalmente l’attacco del padronato privato, nelle vesti
dell’amministratore delegato della FIAT Marchionne che farà da
battistrada, ne
siamo certi, a tutti gli altri capi e capetti delle medie e piccole
imprese. Di
che si tratta? Del piano
strategico 2010-2014 di
riconversione dell’automobile imposto di fatto da Marchionne alle
maestranze
FIAT che prevede 20 miliardi di euro di investimenti in Italia di cui
700 milioni per produrre dal secondo semestre 2011 la nuova Panda
nell’impianto
di Pomigliano d’Arco (mentre quello di Termini Imerese verrà chiuso). Ma
Marchionne è molto chiaro su questa transizione: “Per
Pomigliano bisogna chiudere l'accordo. Se non si chiude, sono disposto a
non
far partire l'investimento
.”
Come mai
Marchionne è così preoccupato quando deve
semplicemente fare degli investimenti per migliorare la produzione
dell’impianto?

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L’unità e la solidarietà di classe uniche armi contro gli attacchi e contro la demoralizzazione

L’unica maniera per superare le difficoltà presenti della
classe è creare il massimo di collegamenti tra proletari, unire le lotte
isolate tra di loro, far sentire che si tratta della stessa lotta, che non si
tratta di salvarsi affidandosi al sindacalista o al politico di turno. In una
parola creare nella lotta quel clima di solidarietà che solo può permettere
alla classe di maturare la fiducia in se stessa per poter osare sfidare il
sistema attuale e proporsi come classe rivoluzionaria

Situazione italiana: 

Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Non cessa l’attacco del capitale alla classe operaia

Il 2009 si è chiuso con la
dichiarazione di Marchionne, amministratore delegato della Fiat, di voler
chiudere Termini Imerese buttando sul lastrico 1400 operai e con la protesta
dei lavoratori siciliani soffocata dai sindacati e mistificata dai politici.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

L’Autunno caldo 1969 in Italia, un momento della ripresa storica della lotta di classe (I)

Quello
che viene comunemente ricordato come l’Autunno
caldo italiano


è un insieme di lotte che scuotono l’Italia dal Piemonte alla Sicilia giusto 40
anni fa e che cambieranno in maniera durevole il quadro sociale e politico del
paese. Ma queste lotte non sono una peculiarità italiana. Infatti, alla fine
degli anni ’60, si può assistere, particolarmente in Europa ma non solo, allo
sviluppo di una serie di lotte e di momenti di presa di coscienza da parte del
proletariato che mostrano, nel loro insieme, che qualcosa è cambiato: la classe
operaia era tornata finalmente sulla scena sociale.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Correnti politiche e riferimenti: 

E in Italia, a che sta la lotta di classe?

Nell’articolo
Perché
tanti attacchi e così poche lotte?
”,
pubblicato in questo stesso numero del giornale, affermiamo che “
la violenza con cui colpisce oggi la crisi economica ha, per il momento, un effetto allarmante
e dunque paralizzante
” sulla
classe operaia. Ma questo non significa che non ci siano lotte.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Autunno caldo 1969: tappa della ripresa storica della lotta di classe. Estratti presentazione alla Riunione Pubblica di novembre

Quello
che viene comunemente ricordato come l’Autunno caldo italiano è un insieme di
lotte che scuotono l’Italia dal Piemonte alla Sicilia e che cambieranno
permanentemente il quadro sociale e politico del paese. Ma queste lotte non
sono una peculiarità italiana. Infatti alla fine degli anni ’60 si può
assistere, particolarmente in Europa ma non solo, allo sviluppo di una serie di
lotte e di momenti di presa di coscienza da parte del proletariato che
mostrano, nel loro insieme, che qualcosa è cambiato: la classe operaia,
risvegliatasi dal lungo torpore degli anni della controrivoluzione in cui
l’avevano cacciata la sconfitta degli anni ’20, la guerra e l’azione nefasta
dello stalinismo, torna finalmente sulla scena sociale per riprendere la sua
lotta storica contro la borghesia. Il maggio francese del 1968, gli scioperi in
Polonia del 1970 e le lotte in Argentina del 69-73, assieme all’Autunno caldo
in Italia sono soltanto gli eventi maggiori di questa dinamica nuova che
investe tutti i paesi del mondo e che aprirà la nuova epoca di scontri sociali
che, tra alti e bassi, è arrivata fino a noi oggi.

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Correnti politiche e riferimenti: 

Solidarietà con la lotta dei precari della scuola

Se da mesi e mesi si sviluppa una
lotta tra i precari della scuola che viene completamente oscurata rispetto ad
altre avvenute nello stesso periodo è perché questa, per le condizioni in cui
si è prodotta, può destare maggiori preoccupazioni alla borghesia in quanto
meno facilmente governabile

. Innanzitutto le decine di migliaia di lavoratori coinvolti sono decisamente
superiori a quelli che hanno scioperato, ad esempio, alla INNSE di
Milano o in altre piccole fabbriche. Inoltre si tratta, nel caso dei precari
della scuola, di un settore che tradizionalmente ha avuto un rapporto difficile
con il sindacato e che ha espresso nella sua storia diversi episodi di lotte
organizzate dal basso e di collegamento anche a livello nazionale.

E i precari hanno oggi ben motivo
per mobilitarsi in massa e per lungo tempo. Ben 18.000 di loro infatti, dopo
anni di incarico, perderanno il lavoro a causa dei più di 45.000 posti tagliati
nella scuola dal governo, in parte assorbiti dai pensionamenti. E qui non
c’entra niente il mercato, ma solo la volontà del governo di fare cassa per far
fronte alla crisi del capitalismo. Un tale attacco, uno dei più importanti tra
quelli portati avanti contro un settore di lavoratori negli ultimi tempi, non
poteva rimanere senza risposta, visto che quello che è in gioco è la stessa
sopravvivenza. Ed infatti, fin dal mese di agosto, i precari si sono mobilitati
in varie città d’Italia, dal nord al sud.

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Solo una lotta unita e solidale consente di resistere agli attacchi

Ormai non è più soltanto
Berlusconi a ripeterci fino alla nausea che la ripresa è già cominciata, ma la
maggior parte dei mezzi di informazione e dei vari organismi internazionali,
dall’OCSE al FMI, che ci dicono che la recessione è ormai finita, che gli
strumenti messi in atto dai vari Stati hanno consentito di frenare ed anche di
cominciare a superare la crisi.

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A proposito della cacciata dal palco di Rinaldini a Torino del 16 maggio scorso

Ci
sono avvenimenti che alla borghesia cadono proprio a puntino per portare avanti
le proprie mistificazioni. Un esempio è quello degli scontri fra i Cobas
dell’Alfa e la CGIL durante lo sciopero degli operai FIAT del 16 maggio.

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La lotta degli studenti, in Italia come in Europa, una tappa importante della lotta di classe

Nel precedente articolo sul movimento degli studenti apparso il 5 novembre scorso
sul nostro sito web[1]
mettevamo già in evidenza come questo traesse la sua maggiore forza non tanto
dalla sua specificità di movimento di studenti quanto piuttosto dal
riconoscimento, ampiamente presente al suo interno e testimoniato proprio dalla
parola d'ordine diffusa a livello nazionale "Noi la crisi non la paghiamo", di costituire la nuova generazione
di proletari e, in questo senso, di essere sottoposti, già a livello di
formazione, alle esigenze di ristrutturazione del capitale.

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Alitalia: la santa alleanza della borghesia porta alla sconfitta i lavoratori

Sulla
vicenda Alitalia sono tantissime le lezioni che possiamo trarre. E’ molto
probabile, che Berlusconi con la “cordata italiana” abbia voluto fare un favore
ai suoi amichetti (a buon rendere evidentemente), così come sembra vero che nel
decreto sull’Alitalia si sia cercato di fare passare in maniera nascosta un
altro favore per altri amici degli amici; è altrettanto vero che il piano
contenuto nella proposta di acquisto fatta da Air France in marzo era migliore

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Veltroni o Berlusconi, Casini o Bertinotti. I lavoratori non possono aspettarsi nulla dal nuovo governo

I lavoratori italiani hanno i salari più bassi d’Europa
(Eurispes), “Il 15% delle famiglie
italiane vive in condizioni di assoluta povertà!
”, “In Italia ci sono morti sul lavoro ogni giorno”. Queste notizie non
vengono da giornali rivoluzionari, ma direttamente da enti statali, da
personaggi eminenti della borghesia e del governo e successivamente dai
sindacati i quali, sentendosi chiamati in causa, portano il “loro contributo di

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La lotta di classe contro la guerra imperialista. Le lotte operaie nell'Italia del 1943

Nella storia
del movimento operaio e della lotta di classe la guerra imperialista ha sempre
costituito una questione fondamentale. E questo non è un caso. Nella guerra si
concentra tutta la barbarie di questa società; in particolare con la decadenza
storica del capitalismo, la guerra dimostra l'impossibilità di questo sistema
di offrire una qualche possibilità di sviluppo all'umanità, arrivando a
metterne in discussione perfino la sopravvivenza. In quanto manifestazione
massima della barbarie di cui è capace il sistema capitalista, la guerra costituisce
un potente fattore di presa di coscienza e di mobilitazione della classe
operaia, come è stato dimostrato nel corso di questo secolo, al momento dei due
conflitti mondiali.

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Melfi: il sindacato sabota la volontà di lotta degli operai

Lo scorso
mese di aprile un’altra lotta operaia ha attirato
l’attenzione dei mass media: quella degli operai della
FIAT-SATA di Melfi. Dopo anni di silenzio, questo settore di
classe operaia è stata spinta ad entrare in lotta proprio a
causa di quelle infami condizioni di lavoro e salariali che erano
state indicate all’epoca come un esempio delle nuove
relazioni industriali e di quella flessibilità che veniva
presentata come la condizione per il superamento della
disoccupazione.

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Autoferrotranvieri: una lotta significativa, una lotta piena di lezioni

La preoccupazione della borghesia per gli
autoferrotranvieri comincia il primo dicembre scorso, quando a Milano i
lavoratori hanno deciso che gli scioperi simbolici del sindacato non servivano
a niente e hanno scioperato senza rispettare le cosiddette “fasce protette”. La
stessa cosa è successa il 15 dicembre, quando a non rispettare le consegne
sindacali sono stati i lavoratori di diverse città, che hanno sfidato anche le
minacce di precettazione, pur di cercare di dare efficacia alla loro lotta.

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Solidarietà con gli autoferrotranvieri

Quanta
indignazione, martedì due dicembre, per lo sciopero degli
autoferrotranvieri di Milano. Da destra a sinistra, tutti i politici li
hanno condannati, giudicati degli irresponsabili; i sindacati si sono
dissociati; i magistrati hanno annunciato inchieste; qualche ministro
ha proposto una nuova legge antisciopero....
L’avranno proprio fatta grossa questi, viene da dirsi. Poi si leggono i
giornali e si vede che semplicemente gli autoferrotranvieri di Milano
hanno scioperato per l’intera giornata, cioè per tre turni, invece che
per l’unico turno previsto dai sindacati. Addirittura!!

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