Bordighismo

Bordighismo

La corrente bordighista trae la sua eredità dalla Sinistra del Partito Socialista Italiano pre-1914, raggruppata attorno ad Amadeo Bordiga. Questa corrente è stata la prima nel movimento socialista, poi comunista a rifiutare per principio ogni partecipazione alle elezioni parlamentari. Bordiga lottò all'interno della Terza Internazionale per l'adozione di condizioni ristrette per l'adesione, che escludessero come membri tutti i partiti che avevano appoggiato la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale, o adottato un'atteggiamento centrista su questa questione chiave.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la corrente attorno a Bordiga partecipò alla formazione del Partito Comunista Internazionalista nel 1943-45, dividendosi nel 1952 per formare il Partito Comunista Internazionale. Dopo una serie di scissioni (ognuna creando un nuovo Partito Comunista Internazionale), la principale organizzazione rappresentante la tradizione bordighista si disintegrò nel 1980 come un risultato del proprio opportunismo e la sua infiltrazione da gauchisti e nazionalisti arabi.

Polemica col PCI: L’ISIS, un avatar decomposto della lotta di liberazione nazionale!

Rivoluzione Internazionale n°181

Nel numero n.519 (marzo-aprile-maggio2016), Le Prolétaire, organo di stampa del Partito Comunista Internazionale (PCI) fa una critica del nostro articolo: Attentati a Parigi, abbasso il terrorismo! Abbasso la guerra! Abbasso il capitalismo![1]

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Polemica col PCI: L’ISIS, un avatar decomposto della lotta di liberazione nazionale!

Nel numero n.519 (marzo-aprile-maggio2016), Le Prolétaire, organo di stampa del Partito Comunista Internazionale (PCI) fa una critica del nostro articolo: Attentati a Parigi, abbasso il terrorismo! Abbasso la guerra! Abbasso il capitalismo![1]

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Polemica con Le Proletaire. Il proletariato non deve sottostimare il nemico di classe

Con il crollo dei regimi stalinisti dell’Europa dell’est alla fine degli
anni ‘80 e tutte le campagne propagandistiche che si sono scatenate sulla “morte del comunismo”, la “fine della lotta di classe”, o ancora
la “scomparsa della classe operaia”,
il proletariato mondiale ha subito una sconfitta ideologica massiccia, una
sconfitta aggravata dagli eventi successivi, in particolare la guerra del Golfo
del 1991, e che hanno ulteriormente amplificato il suo senso di impotenza. In
seguito, soprattutto a partire dai grandi movimenti dell’autunno 1992 in
Italia, il proletariato ha ritrovato il cammino delle lotte di classe,
attraverso molte difficoltà ma in maniera indiscutibile. Ad alimentare questa
ripresa delle lotte proletarie sono stati essenzialmente gli attacchi continui
e sempre più brutali che la borghesia di tutti i paesi è costretta a sferrare a
mano a mano che il suo sistema economico affonda in una crisi senza uscita. La
classe dominante sa perfettamente che non potrà far passare questi attacchi ed
impedire che essi portino ad una radicalizzazione delle lotte operaie a meno
che non metta in piedi tutto un arsenale politico destinato a deviarle, a
condurle in vicoli ciechi, a svuotarle e annullarle. E per fare ciò essa deve
contare sulla efficacia di questi organi dello Stato borghese in ambiente
operaio che sono i sindacati. In altri termini la capacità della borghesia di imporre
la sua legge alla classe sfruttata dipende e dipenderà dal credito che i
sindacati ed il sindacalismo saranno capaci di guadagnarsi presso quest’ultima.
E’ proprio ciò che gli scioperi della fine del 1995 in Francia ed in Belgio
hanno dimostrato in modo chiaro., così come la successiva agitazione sindacale
nel principale paese europeo: la Germania.

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Polemica con "Il Comunista". Rifiutare la nozione di decadenza porta alla smobilitazione del proletariato di fronte alla guerra

Nei numeri 90, 91, 92 della rivista Programme Communiste (Rivista teorica, in francese, del Partito Comunista Internazionale, che in italiano pubblica il giornale Il Comunista) (1) si trova un lungo studio su "La guerra imperialista nel ciclo borghese e nell'analisi marxista", che fa il punto delle concezioni di questa organizzazione su una questione di primaria importanza per il movimento operaio. Le posizioni politiche fondamentali che vi sono affermate costituiscono una chiara difesa dei principi proletari di fronte a tutte le menzogne portate avanti dai vari agenti della classe dominante. Certi sviluppi teorici, però, sui quali sono fondati questi principi e le previsioni che ne vengono fuori, non sono sempre all'altezza delle affermazioni di principio e rischiano di indebolirle anziché di rafforzarle. Questo articolo si propone di sottomettere a critica queste concezioni teoriche errate al fine di sviluppare su basi più solide possibili la difesa dell'internazionalismo proletario.

 

 

 

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Polemica con il PCI-Le Prolètaire: La violenza cieca e distruttrice non è un’arma della classe operaia

Nel suo numero 479, datato da novembre 2005 a febbraio 2006, Le Prolétaire dedica circa quattro pagine alle sommosse di quest’autunno. Colonna dopo colonna, quest’organizzazione porta un sostegno incondizionato alla violenza dei giovani abitanti della periferia. Arriva addirittura a farne un punto di partenza per la lotta di tutta la classe operaia, un modello da seguire. "La rivolta delle periferie annuncia la ripresa della lotta proletaria rivoluzionaria!” potevamo leggere in grassetto ed in maiuscolo nel suo volantino. Pertanto, gli studenti che sono entrati in lotta quattro mesi più tardi hanno preso tutta un'altra strada. Non automobili bruciate a centinaia. Non scuole saccheggiate. Neanche notti intere ad affrontare gli sbirri, con i sassi in mano. Alla disperazione ed all'odio, all'autodistruzione ed al "non futuro", questi giovani della classe operaia hanno preferito l'unità e la solidarietà, l'auto-organizzazione e la costruzione dell'avvenire.

 

Quali sono i punti comuni tra i movimenti degli studenti e le sommosse d'autunno?

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