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Manifestazioni in Iran: forza e limiti del movimento

Il 28 dicembre, le prime scintille di un movimento che ricorda quelle della "Primavera araba" hanno cominciato a scuotere il territorio dell'Iran. A questo movimento che sta perdendo slancio, nel momento in cui stiamo scrivendo, fanno eco altre espressioni di rabbia contro il deterioramento delle condizioni di vita, come in Marocco e in particolare in Tunisia.

Un'esplosione di rabbia spontanea

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Dall’Iran alla Siria, si accelerano le manovre imperialiste

Il 29 novembre, degli studenti hanno fatto irruzione nell’edificio, causando danni agli uffici dell’ambasciata e a dei veicoli. Dominick Chilcott, l’ambasciatore britannico, in un’intervista alla BBC, ha accusato il regime iraniano di essere dietro questi attacchi “spontanei”. Per rappresaglia, il Regno Unito a espulso l’ambasciata iraniana di Londra. Questi avvenimenti sono un nuovo episodio della crescente tensione in Medio Oriente tra l’Occidente e l’Iran, sulla questione delle armi nucleari della Siria.

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Iran: il proletariato non ha un fronte borghese da difendere contro un altro

In Iran, la schiacciante maggioranza della popolazione vive nella miseria più assoluta. Ma, in più, ogni giorno la paura serpeggia per le strade, nei luoghi pubblici! Non è dunque strano che dalle ultime elezioni del 2009, siano scoppiate rivolte e manifestazioni di continuo. Questo paese sta sprofondando nel caos. Le divisioni all’interno dell’apparato politico e del clero si moltiplicano; il potere religioso, indebolito esso stesso dall’esercizio del potere politico, si sfalda in maniera sempre più evidente. Per la classe operaia, per la popolazione povera e senza lavoro, esasperata da tanta ingiustizia e miseria, c’è allora il grande pericolo di ritrovarsi inquadrata e repressa all’interno di lotte che non sono le sue.

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Dimostrazioni di massa in Iran: “Carri armati, pallottole, poliziotti, nulla ci può fermare!”

Al Jazeera ha affermato con forza che le proteste in Iran costituiscono la “più grande agitazione dalla rivoluzione del 1979”. Le proteste sono cominciate a Teheran sabato 13 giugno e, man mano che i risultati elettorali venivano resi noti, le proteste diventavano sempre più violente.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Iran, Iraq, Medio Oriente: l’inesorabile sprofondamento del capitalismo nella barbarie e nel caos

Il triplice attentato del 24 aprile a Dahab, stazione balneare egiziana molto frequentata dai turisti, che ha fatto circa 30 morti e 150 feriti, è venuto a ricordare alle popolazioni del mondo che non c’è niente al riparo dal furore terrorista e guerriera che infuria sul pianeta. E non saranno le “condanne unanimi” e le dichiarazioni ipocrite degli uomini di Stato, per i quali questo attentato “solleva sentimenti di orrore ed indignazione” o che rigettano questo atto di “violenza odiosa”, che cambieranno qualche cosa. Al contrario, questo attacco rivolto contro degli innocenti che erano venuti a passare qualche giorno di vacanza ha costituito per essi una nuova occasione, dietro le loro lacrime da coccodrillo, di riaffermare la loro “lotta contro il terrorismo”, cioè la prospettiva della continuazione di nuovi massacri, a scala ancora più ampia.

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