L'inganno parlamentare

Parlamento ed elezioni parlamentari non hanno nulla da offrire alla classe operaia

IL GROVIGLIO DELLA QUESTIONE CATALANA È UNA SPIA DELL’AGGRAVARSI DELLA DECOMPOSIZIONE CAPITALISTA

L’escalation dell’indipendentismo catalano lungo l’iter e le difficoltà riscontrate dal governo del Partito Popolare, e più in generale dall’intero apparato statale nell’affrontare il problema in una cornice di accordi e negoziazioni, configurano una crisi politica rilevante per la borghesia in Spagna, oltre a fungere da catalizzatore nell’opera di rottura dell'“Accordo del 1978” (le regole del gioco che lo Stato si era dato a partire dalla transizione democratica del 1975) che già risultava fortemente indebolito dalla

Elezioni: i proletari non hanno nulla da aspettarsi dalle urne

Il carrozzone elettorale è in piena attività. “I cittadini italiani” sono invitati a recarsi ancora una volta alle urne il 24 e 25 febbraio. In questi giorni televisione, radio e stampa non parlano d’altro e tutti i politici sono in pieno fermento. Agli elettori promettono di tutto (togliamo l’IMU, creiamo sviluppo, facciamo pagare le tasse ai ricchi, salviamo i giovani, la giustizia sociale, la democrazia…) mentre tra di loro si ingiuriano, si accusano a vicenda della catastrofe dell’economia italiana, ora mantenendo le distanze, ora strizzando l’occhio a questo o a quello. E più si avvicina la scadenza, più i protagonisti della sceneggiata si infervorano nelle rispettive parti di eroici salvatori dell’Italia e dei suoi “cittadini”.

Dopo il voto in Sicilia, cosa accadrà nei prossimi mesi? Cosa possono sperare i proletari da questa ennesima chiamata alle urne?

Pubblichiamo qui di seguito il testo dell’introduzione fatta alla nostra riunione pubblica a Napoli del 24 novembre (sullo stesso tema si terrà a Milano il 15 dicembre).

Come abbiamo scritto nell’invito a questa riunione, l’apparato politico italiano della borghesia si sta preparando alla fine della legislatura del governo Monti e alle elezioni per formare un nuovo governo. E’ importante che ci prepariamo anche noi che saremo sempre più tartassati dalla campagna politica dei diversi contendenti, ma soprattutto dal richiamo a esercitare il nostro presunto “diritto-dovere” di “decidere” sulla nostra sorte futura e su quella della “nostra nazione”

Referendum, elezioni, democrazia: ovvero quanto vale il mio voto?

Il 15 e il 16 maggio 2011 si svolgeranno le elezioni amministrative per l’elezione di sindaci e presidenti di provincia di numerose amministrazioni locali, tra cui Milano, Napoli, Torino e Bologna. Mentre il 12-13 giugno si voterà per i tre referendum abrogativi su acqua pubblica, energia nucleare, legittimo impedimento.

Corrispondenza: A proposito delle elezioni europee

Pubblichiamo qui di seguito il contributo di un nostro simpatizzante sulle recenti elezioni europee che è ampiamente condivisibile. Il testo del compagno ci sembra interessante anche perché riesce a restituire un quadro dello stato d’animo oggi presente nella classe operaia.

 

Elezioni politiche 2008: La sconfitta della “sinistra parlamentare” non è una sconfitta per i lavoratori

Passata l’ennesima ubriacatura di propaganda elettorale, fatte sedimentare tutte le polemiche della vigilia, ci ritroviamo un quadro politico che ha meravigliato anche i più preparati esperti politologi e prodotto stati di sconcerto, se non di vera demoralizzazione, in non pochi compagni. Cosa è successo dunque? Anzitutto le elezioni sono andate,

L’avvenire non si trova nella scheda elettorale ma nella lotta di classe

Di fronte all'angoscia dell'avvenire, alla paura della disoccupazione, allo stillicidio dell'austerità e della precarietà, la borghesia utilizza le elezioni allo scopo di impedire la riflessione degli operai, sfruttando le fortissime illusioni che ancora esistono nel proletariato.

Elezioni in Francia. Destra o sinistra, è sempre la borghesia che vince

Più di un anno fa, in Francia, mentre il movimento dei giovani faceva ritirare al governo un progetto di legge che aumentava la precarietà dei lavoratori, la classe dominante ha lanciato una campagna elettorale assordante in vista delle elezioni presidenziali … della primavera del 2007! Come in Italia nel 2005-2006 la campagna ha imperversato per un anno, con tutto l’aiuto della “suspense” sul possibile esito, e di attori ed altri artisti che si sono battuti per convincere tutti che bisognava votare, che la “vera” vittoria era nelle urne...

Di destra o di sinistra lo Stato è sempre contro la classe operaia

Un anno di campagna elettorale è quanto di peggio si possa meritare una popolazione, già afflitta dal doppio flagello di un governo di destra inetto e tracotante - che ha portato la gestione dello stato e del parlamento ai limiti di un uso ad personam - ed un’opposizione di sinistra vacua e priva di iniziativa, apparentemente impotente. Ci sarebbe da chiedersi come fanno i cittadini italiani a dare ancora la fiducia a questa gente e a sprecare un week-end di primavera per rimanere in città e andare a votare. Ora, fermo restando che con i tempi che corrono non tutti possono permettersi di andare fuori città per il week-end, il problema è che la borghesia, con la sua propaganda, riesce a mantenere l’idea che con le elezioni i cittadini, tutti i cittadini, almeno una volta ogni tot anni, hanno il potere di decidere chi eleggere al parlamento e quindi chi deve governare. Da questo punto di vista le elezioni costituiscono una delle mistificazioni più forti che esistano nella fase attuale del capitalismo.

Caruso e Ferrando scendono in campo per rafforzare la democrazia… borghese

Da diversi numeri di questo giornale stiamo denunciando l’assordante campagna elettorale che è durata più di un anno e che ha teso a occupare tutti gli spazi dei mezzi di comunicazione, stampa e TV. Abbiamo anche messo in evidenza come questa sia una tendenza che attraversa tutto il mondo occidentale, e questo non per caso. Di fronte allo sfascio di questo mondo il capitalismo deve per forza cercare dei motivi per convincere la gente che anche se ci sono tante cose che vanno male questo sistema vale comunque la pena di conservarlo, e l’argomento preferito è quello della democrazia. Perciò la massima espressione della democrazia, le elezioni, sono sbattute in prima pagina appena possibile. Lo scopo è cercare di spingere le persone a porre tutte le loro speranze nella disfida elettorale. E’ là, con il voto a questa o quella coalizione o partito, che essi possono trovare la risposta ai loro problemi.

Referendum sulla Costituzione europea in Francia ed in Olanda, elezioni in Gran Bretagna e in Germania

 L'avvenire dell'umanità non sta nella scheda elettorale ma nella lotta di classe

 

Per parecchie settimane, il proletariato in Europa ha subito la frenesia mediatica delle consultazioni elettorali. Con il suo cinismo abituale la borghesia, che controlla l'insieme dei mezzi di informazione, ha sfruttato l'opportunità di relegare in secondo piano gli orrori della barbarie del suo sistema. Le notizie sull'Iraq che affonda in una ferocia sempre più omicida, quelle sulla carestia che minaccia circa un terzo della popolazione nigeriana e su tante altre situazioni drammatiche del pianeta, hanno ceduto il posto ai molteplici scenari ed alla messe in opera del circo elettorale.

Le elezioni non sono che una mistificazione

E’ già più o meno un anno che i lavoratori italiani sono bombardati da una campagna elettorale ininterrotta. Come non ricordare le scorse elezioni regionali, e poi le elezioni primarie per “scegliere” il candidato premier per il centrosinistra (si sono  inventati anche questo), adesso per le prossime politiche, e già ci hanno promesso che subito dopo bisognerà andare a votare al referendum confermativo della legge costituzionale sulla “devolution”. Insomma non bisogna preoccuparsi, ce ne avremo ancora per un po’. E questo non avviene a caso.

Corrispondenza: a proposito del referendum sull’articolo 18 e le mistificazioni della borghesia

Un compagno ci ha inviato il testo che segue sulla questione del prossimo referendum sull’estensione dell’art. 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. Anche se in questo momento la questione della guerra è, giustamente, il centro della preoccupazione dei proletari,
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