Le elezioni non sono che una mistificazione

 

E’ già più o meno un anno che i lavoratori italiani sono bombardati da una campagna elettorale ininterrotta. Come non ricordare le scorse elezioni regionali, e poi le elezioni primarie per “scegliere” il candidato premier per il centrosinistra (si sono  inventati anche questo), adesso per le prossime politiche, e già ci hanno promesso che subito dopo bisognerà andare a votare al referendum confermativo della legge costituzionale sulla “devolution”. Insomma non bisogna preoccuparsi, ce ne avremo ancora per un po’. E questo non avviene a caso. Quale che sia l’elezione che abbiamo davanti, perfino le chiaramente inutili elezioni primarie (1), la campagna è sempre la stessa: il popolo “sovrano” è chiamato a scegliere, e lo deve fare bene, e se sbaglia, peggio per lui. Questa è la democrazia! Mica preferireste un altro meccanismo? Magari una bella dittatura che decide tutto lei? Certamente no, e quindi preoccupatevi di partecipare, pensate a chi dovete votare, e, soprattutto, non pensate ad altro. Non pensate ai problemi reali di tutta la classe lavoratrice, che sono quelli di un salario che non basta più ad arrivare alla fine del mese, la precarietà del posto di lavoro, la difficoltà crescente ad assicurarsi una pensione decente, e così via. E meno che mai pensate a poter lottare per difendere le vostre condizioni di vita. Ed infatti le lotte, benché poche e normalmente controllate dai sindacati, sono quasi scomparse dalle pagine dei giornali, perché il messaggio deve essere unico e solo, e  cioè quello che abbiamo citato prima.

 

Non è un caso che al di là delle differenze fra le diverse forze politiche, parlamentari o no, tutte partecipano a questa campagna. Ogni forza invita a votare per sé, naturalmente, ma il messaggio fondamentale è quello di convincere i lavoratori ad andare a votare. In questa attività però sono le forze di sinistra a distinguersi particolarmente, come l’invenzione delle primarie lo dimostra; e questo non fa che confermare il ruolo di queste forze, e cioè quello di essere i migliori mistificatori, nei confronti della classe operaia, rispetto a quello che è questa società. E con che raffinatezza di mistificazioni: chi non ha sentito dire che bisognava andare a votare alle primarie per Bertinotti, perché anche se era chiaro che lui non poteva mai essere il candidato premier del centrosinistra “il numero di voti che avrebbe ricevuto avrebbe poi ‘condizionato a sinistra’ il programma di governo”; e che dire della candidatura di un illustre sconosciuto, come Scalfarotto, che stava lì solo per dare maggiore credibilità alla farsa; ed infine che dire della presenza perfino di un candidato dei no-global, che ha segnato in maniera definitiva la collocazione di questi ex estremisti e disobbedienti  nell’arco delle forze istituzionali.

 

Come non essere colpiti da questa unità così larga? Come non dedurre da questo che la mistificazione elettorale costituisce per la borghesia un potente strumento di distrazione e di freno per la classe operaia, per la sua riflessione autonoma, per le sue lotte? E non costituisce invece per niente un terreno che la classe operaia può utilizzare per difendere i suoi interessi.

 

E la conferma la troviamo se andiamo a vedere quello che è accaduto in altri paesi a noi vicini: la Francia, che per più di tre mesi, questa primavera, è stata bloccata intorno alla “vitale” questione del referendum sulla costituzione europea, con la sinistra che invitava a votare NO perché “si tratta di una costituzione liberale” e che ha gridato alla “grande vittoria” quando il NO ha prevalso (come se ai proletari francesi fosse entrato qualcosa in tasca); la Germania che ha appena superato un periodo di elezioni anticipate, volute da Schroeder perché il piano di austerità di cui ha bisogno il capitale tedesco richiedeva un governo più forte per farlo passare (e guarda un po’ dalle elezioni è uscito un governo di grande coalizione), nonché di un periodo di camomilla elettorale per non far riflettere gli operai su quello che si stava preparando (praticamente lo smantellamento dello stato sociale, l’aumento dell’IVA, e quindi dei prezzi, e altre misure che colpiscono tutte le tasche dei lavoratori). Insomma, l’uso delle elezioni come arma di avvelenamento ideologico per il proletariato e di distrazione dal terreno delle lotte è una strategia che la borghesia usa coscientemente a livello internazionale, a dimostrazione dell’importanza che essa dà a questa arma di mistificazione.

 

 

Va detto che non è stato sempre così. Nel 19° secolo gli operai lottavano e si facevano uccidere per ottenere il suffragio universale. oggi, al contrario, sono i governi e tutti i partiti che mobilitano tutti i mezzi di cui dispongono perché il massimo di cittadini vadano a votare.

 

Perché? Durante il periodo di ascendenza del capitalismo i Parlamenti rappresentavano il luogo per eccellenza in cui le differenti frazioni della borghesia si affrontavano o si univano per difendere i loro interessi. Nonostante i pericoli e le illusioni che questo poteva trascinare, i lavoratori, in un periodo in cui la rivoluzione proletaria non era ancora all’ordine del giorno, avevano interesse ad intervenire in questi scontri tra frazioni borghesi e, eventualmente, sostenere certe frazioni borghesi contro altre, al fine di migliorare la loro collocazione nel sistema. E’ così che gli operai in Inghilterra hanno ottenuto la riduzione a 10 ore della loro giornata di lavoro nel 1848, che i diritti  sindacali siano stati riconosciuti in Francia nel 1884, e così via.

 

Ma la situazione è diventata completamente diversa dall’inizio del 20° secolo. Il capitalismo è entrato nella sua fase di crisi permanente e di declino irreversibile. Il capitalismo ha conquistato il pianeta e la divisione del mondo tra le grandi potenze è terminato. Ogni potenza imperialista non può appropriarsi di nuovi mercati  se non a  spese delle altre. Si apre così l’era delle “guerre e delle rivoluzioni”, come affermò l’Internazionale Comunista nel 1919, un’era segnata dai terremoti economici, come la crisi del 1929, dalle due guerre mondiali e dall’irruzione rivoluzionaria del proletariato nel 1917-23 in Russia, Germania, Ungheria, Italia.

 

Per far fronte alle sue crescenti difficoltà il capitale è costretto a rafforzare costantemente il potere del suo Stato. Sempre più lo Stato tende a rendersi il regolatore dell’insieme della vita sociale e, in primo luogo, nel dominio economico. Questa evoluzione del ruolo dello Stato si accompagna ad un indebolimento del ruolo dell’apparato legislativo in favore dell’esecutivo. Come l’affermò il secondo Congresso dell’Internazionale Comunista:”il centro di gravità della vita politica attuale è completamente e definitivamente uscito dal Parlamento.

 

Per i lavoratori non si tratta più di arrangiarsi un posto nel capitalismo ma di rovesciarlo nella misura in cui questo sistema non è più capace di concedere né delle riforme durevoli, né dei miglioramenti nelle loro condizioni.

 

Per la borghesia il Parlamento è diventato tutt’al più una camera di registrazioni di decisioni prese altrove.

 

Resta invece determinante il ruolo ideologico dell’elettoralismo. Questa funzione mistificatrice dell’istituzione parlamentare esisteva anche nel 19° secolo, ma era di secondo piano, veniva dopo la sua funzione politica. Oggi, la mistificazione è la sola funzione che resta per la borghesia: essa ha per scopo di far credere che la democrazia è il bene più prezioso, che l’espressione della sovranità del popolo è la libertà di scegliere i propri sfruttatori.

 

 

Così non c’è scampo: anche nei prossimi mesi saremo bombardati da queste campagne, tanto più forti perché il governo Berlusconi ha governato così male che i proletari saranno convinti ad andare a votare per liberarsene, per cambiare governo e, quindi, politica. Invece non cambierà nessuna politica, perché, come ha detto il presidente della Camera, Casini (evidentemente portato ad usare un linguaggio di verità vista la probabile sconfitta della sua coalizione): “bisogna finirla con le illusioni e gli illusionismi, viviamo al disopra delle nostre possibilità, bisogna stringere la cinghia”, e questo vale qualsiasi sia la coalizione che vincerà le elezioni, perché ognuna delle forze in campo difende solo gli interessi del capitale. Ed il capitale oggi è un malato in fase terminale, e quello italiano in fase ancora più avanzata, con la competitività ai minimi storici, con un deficit e un debito pubblico che spingeranno il prossimo governo a chiederci di “stringere la cinghia”.

 

Perciò prima ci liberiamo delle illusioni sulle elezioni, prima cominceremo a imboccare la sola strada che può portare al riscatto dei lavoratori: quella delle loro lotte autonome e di massa.

 

 

                               Helios

 

 

1. Chiaramente inutili non solo perché l‘esito era scontato, ma perché oggi come oggi solo Prodi costituisce un punto di equilibrio per la coalizione di centrosinistra e quindi nei fatti l’unico candidato vero a questo incarico.

 

 

 

 

 

 

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