Massacro in Ossezia: No al terrore di Stato! No al terrorismo nazionalista! Per la solidarietà di classe!

La morte di 340 persone nella città di Beslan,
nell’Ossezia del nord, la metà delle quali bambini,
non può non provocare indignazione, orrore e ripulsione.
Come gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 negli
Stati Uniti, questo è un crimine di guerra le cui vittime
sono, come sempre, i membri più indifesi della società
civile. A Beslam gli ostaggi sono stati sottomessi
all’intimidazione, la fame, la sete, a delle esecuzioni
sommarie e molti di quelli sopravvissuti alla prima esplosione
nella scuola dove erano rinchiusi, sono stati uccisi alle spalle
quando hanno cercato di fuggire. Nei giorni successivi al
massacro, tutti i dirigenti dl mondo si sono affrettati ad
esprimere “la loro solidarietà con il popolo russo”
e con il loro “forte presidente”, M. Putin. Alla
Convention repubblicana di New York, Bush non ha esitato ad
includere la guerra che conduce lo Stato russo contro il
separatismo ceceno nella “guerra contro il terrorismo”
portata avanti dagli Stati Uniti. A Mosca, migliaia di persone
hanno partecipato ad una manifestazione ufficiale contro il
terrorismo dietro le bandiere che dicevano “Putin, siamo
con te”
.

Ma la solidarietà con le vittime di Beslan è una
cosa. Il sostegno allo Stato russo ne è un’altra. Lo
Stato russo è altrettanto responsabile di questo massacro
che i terroristi che hanno assalito la scuola
.

Innanzitutto perché una gran parte dei morti e dei
feriti sono stati causati dalle truppe russe che circondavano la
scuola e che hanno usato armi automatiche, lanciafiamme e granate
in maniera totalmente caotica. Questi metodi brutali non possono
non farci ricordare il modo in cui si è concluso l’assedio
al teatro di Mosca nell’ottobre 2002; eppure Putin ha
rifiutato la benché minima messa in questione dell’operato
dell’esercito in questo affare. Ma più importante
ancora è il fatto che, come la “guerra”
americana “contro il terrorismo” ha fatto
dell’Afghanistan e dell’Iraq un terreno di risonanza
ideale per le gang terroriste regionali ed internazionali, così
il terrorismo ceceno è un prodotto della guerra
devastatrice condotta dall’imperialismo russo nel Caucaso
.

Il terrore dello Stato russo in Cecenia

Confrontata alla richiesta
di indipendenza della Cecenia dopo il collasso dell’URSS, la
Russia reagì con una sanguinosa guerra in cui morirono
almeno 100.000 persone. Nel 1999, dopo una pausa del conflitto,
Putin rilanciò l’offensiva ad un livello ancora più
barbaro, radendo praticamente al suolo la capitale cecena, Grozny.
Il pretesto per questa rinnovata offensiva fu la serie di
attentati a Mosca e Volgodonsk, in cui furono uccise 300 persone.
Sebbene furono accusati i terroristi ceceni, vi sono solide basi
per pensare che invece gli attentati furono opera del servizio
segreto russo. Da allora in poi la Russia ha mantenuto una totale
intransigenza di fronte alle rivendicazioni di indipendenza della
Cecenia. In effetti la perdita della Cecenia costituirebbe un
colpo enorme per gli interessi imperialisti della Russia.
Innanzitutto per la posizione strategica della Cecenia rispetto ai
campi petroliferi ed agli oleodotti del Caucaso; ma, ancora più
importante, perchè la secessione della Cecenia dalla
Federazione Russa alimenterebbe il rischio di esplosione di tutta
la Federazione con la conseguente impossibilità per la
Russia di mantenere la sua pretesa di giocare un ruolo sull’arena
mondiale.

Non c’è stato nessun limite ai crimini commessi
dall’esercito russo nel Caucaso, come è stato
abbondantemente documentato da un certo numero di organizzazioni
di “difesa dei diritti umani”. Human Rights Watch, per
esempio, parla dell’incapacità di Putin “a
mettere in piedi dei processi attendibili per i crimini commessi
dai soldati e dalle forze di polizia russe...sparizioni di
persone, esecuzioni sommarie e torture hanno enormemente minato la
fiducia verso le istituzioni dello Stato russo nella popolazione
cecena ordinaria
” (citato in The Guardian,
settembre 2004)

L’Occidente democratico” sostiene i
crimini di guerra dello Stato russo

Questi
crimini sono identici a quelli commessi dai tiranni “ufficiali”,
come Saddam Hussein o Milosevic. E durante questi anni di orrori
nel Caucaso i capi delle “democrazie occidentali”, i
sostenitori degli interventi “umanitari” in Kosovo o
in Irak, hanno sostenuto Putin fino in fondo. Blair lo ha anche
invitato a prendere il thè con la regina, e Berlusconi
nella sua villa in Sardegna. Dietro la loro retorica moralista, i
Blair, Berlusconi, Bush e compagni sono interessati solo alle
necessità imperialiste dei loro paesi. Oggi queste
necessità richiedono che venga preservata l’unità
nazionale della Russia - sebbene questa sia un rivale in molte
situazioni, come si è visto con la sua opposizione alla
guerra in Irak, - e che essa non sprofondi nel caos. La Russia è
un enorme arsenale di armi nucleari e uno dei principali
produttori di energia a livello mondiale. Le conseguenze di
un’eventuale esplosione della Federazione russa, tipo quella
che mandò in pezzi l’Unione Sovietica, sono troppo
pericolose per le borghesie occidentali. Questo non significa che
domani (o in qualche caso già oggi) le grandi potenze non
cercheranno di trarre vantaggio dalle difficoltà interne
della Russia per fare avanzare i loro interessi nella regione. Ma
per ora ognuno di loro, inclusi i principali rivali degli Stati
Uniti, Francia e Germania, affrontano la questione Russia con
estrema cautela. Il presidente Chirac in Francia e il cancelliere
Schröder in Germania hanno recentemente fatto visita a Putin
riaffermando, alla vigilia della presa swgli ostaggi, il loro
totale sostegno alla sua politica in Cecenia ed hanno dato il loro
avallo all’elezione farsa del nuovo presidente filorusso
della Cecenia, Alu Alkharov, che è succeduto al suo
predecessore Kadryov, morto ammazzato.

Alla Russia ed agli Stati Uniti conviene proclamare che
entrambe stanno combattendo una “guerra al terrorismo”.
Chiudendo gli occhi sulla barbara occupazione militare della
Cecenia e sul sostegno della Russia ai piccoli capi di guerra
locali nel Caucaso, Woshington riceve in cambio una certa
accondiscendenza tacita della Russia rispetto alla sua politica
nel Medio oriente, in Irak e altrove.

Contro il terrorismo e il nazionalismo, la rivoluzione
proletaria mondiale

Nella misura in cui è la barbarie dello Stato russo in
Cecenia che ha generato la barbarie delle bande terroriste, alcuni
critici degli eccessi dello Stato russo ci chiedono di
“comprendere” le azioni dei terroristi, così
come ci chiedono di “comprendere” le azioni suicide
organizzate da Hamas e dai gruppi similari in Palestina, o anche
di “comprendere” gli attacchi di Al Qaida l’11
settembre. In effetti noi “comprendiamo” che quelli le
cui famiglie sono state massacrate e violentate dalle truppe
russe, o bombardate dagli aerei e i tanks israeliani o americani,
sono spinti ad atti violenti di disperazione, di rivincita e di
suicidio. Ma possiamo altrettanto “comprendere” che
delle reclute russe terrificate siano spinte a degli atti di una
tale brutalità folle contro la popolazione civile in
Cecenia. Questa “comprensione” non ci porta né
a sostenere l’esercito russo, né a sostenere i
nazionalismi ed i loro capi fondamentalisti alla ricerca i potere
che sfruttano la disperazione dei poveri e degli oppressi e li
spingono a fare atti terroristici contro i poveri e gli oppressi
delle altre nazioni. Di fronte alla scelta tra il terrore dello
Stato russo ed il terrorismo ceceno, tra l’esercito d’
occupazione israeliano e l’Hamas, tra gli Stati Uniti e Al
Qaida, noi diciamo: è una falsa scelta! Noi non ci stiamo a
sostenere una frazione del capitalismo contro un altro, a
ricercare il “male minore” in nessuna delle guerre
imperialiste che scuotono il pianeta oggi.

Noi comprendiamo le radici dell’odio nazionale e
razziale, ed è per questo che ci opponiamo a tutte le sue
espressioni. Il nazionalismo fanatico di quelli che hanno preso
gli ostaggi a Beslan li ha portati a considerare le loro vittime
meno che umani: e ora, un potente sentimento di rivincita contro i
loro atti inumano serpeggia non solo in Ossezia ma in tutta la
Russia. Lo Stato Russo utilizzerà questo sentimento per
giustificare nuovi atti di aggressione in Cecenia e altrove: i
suoi capi militari hanno già minacciato di fare degli
“attacchi preventivi” dappertutto nel mondo. Questo
eterminerà nuove rappresaglie terroriste e la spirale
infernale di morte continuerà, come in Israele, in
Celestina e in Irak.

Contro qualsiasi divisione nazionale e religiosa, noi
difendiamo la solidarietà degli sfruttati senza
considerazioni di razza, di nazionalità o di religione.
Contro tutti gli appelli alla solidarietà con il “nostro”
Stato o i “nostri” rappresentanti nazionali, noi
difendiamo la solidarietà di classe del proletariato in
tutti i paesi.

Questa solidarietà, questa unità di tutti gli
sfruttati non può forgiarsi che nella lotta contro lo
sfruttamento. Essa non ha niente a che vedere con gli appelli alla
carità, con l’illusione che la solidarietà si
riduce all’invio di denaro o di coperte alle vittime della
guerra e del terrore. Le guerre ed i massacri che si estendono su
tutto il pianeta sono il prodotto della società capitalista
decadente nella sua fase terminale: non ci si può opporre e
combatterla che con la lotta comune per una nuova società
dove la solidarietà umana sarà la sola legge. Una
delle madri disperate di Beslan diceva che l’inumanità
dell’assedio le aveva fatto pensare che era “l’inizio
della fine del mondo”. La scomparsa di ogni decenza umana,
dei legami sociali più elementari che evidenzia il massacro
di bambini, ci mostra veramente che il mondo capitalista arriva
alla sua fine, in un modo o nell’altro. Uno di questi modi è
la via capitalista che porta allo sterminio dell’umanità;
l’altro, è la via proletaria che porta al
rovesciamento rivoluzionario del capitalismo ed alla costruzione
di una società comunista senza clasi né
sfruttamento, senza Stati, senza frontiere e senza guerre.

CCI, 10 settembre
2004

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