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Dopo Berlusconi, che ci riserva il governo Prodi?Submitted by RivoluzioneInte... on Lun, 05/06/2006 - 23:39.
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“Finalmente abbiamo cacciato Berlusconi!”, hanno gridato in tanti una volta accertatisi che il risultato delle elezioni politiche dell’aprile scorso si fosse definitivamente consolidato, esprimendo un risicato vantaggio per il centro-sinistra. Effettivamente quello di Berlusconi è stato uno dei peggiori governi della Repubblica italiana. Perseguendo una politica fortemente partigiana a favore di alcune famiglie di imprenditori, questo governo ha finito per scontentare la stessa borghesia – vedi lo scontro pre-elettorale del presidente del Consiglio al convegno di Vicenza con la Confindustria - lasciando peraltro una pesantissima eredità sul piano finanziario. Ma allora come ha fatto per andare al potere? Una spiegazione si trova sicuramente nell’appoggio che la borghesia americana ha concesso incondizionatamente a qualunque governo italiano si mostrasse obbediente e in riga, come ha saputo fare Berlusconi per tutto il suo mandato. E sappiamo bene quanto l’America abbia contato e conti sulla docile obbedienza italiana come punto di appoggio, tanto per fare un esempio, per le sue operazioni imperialistiche nel vicino e medio oriente (1). In questo senso il capo del governo si è fatto il punto di riferimento dell’insieme di forze che a vario titolo concorrono a mantenere un controllo degli interessi americani in Italia, tra cui la stessa mafia. Non è un caso infatti che proprio all’indomani del risultato elettorale sia stato arrestato il boss dei boss, Provenzano, latitante da oltre 40 anni e pescato a pochi passi da casa sua. L’altro elemento è la necessità - per la classe dei padroni - di cambiare ogni tanto le compagini politiche da mettere al governo, per far vedere che “cambiare si può”, che “la democrazia la vince sempre!” In particolare un governo di sinistra non può stare per troppo tempo al potere perché, nell’impossibilità di realizzare un benché minimo miglioramento reale delle condizioni materiali dei lavoratori in un periodo di crisi permanente del capitalismo, le forze di sinistra finirebbero per perdere ogni credibilità come forze schierate “a fianco dei lavoratori”.
Come dicevamo prima, questo governo ha fatto veramente del suo peggio scontentando tutti e rendendo indifferibile un cambio della guardia. Ma qui viene fuori un ulteriore elemento che comincia a pesare sulla politica italiana e internazionale e che si traduce nella difficoltà della borghesia a controllare il suo gioco elettorale. In una situazione in cui la crisi economica del capitalismo non trova nessuno sbocco a qualunque livello, si crea una empasse che si fa sentire nella vita stessa della borghesia che diventa sempre più disunita, con la conseguente difficoltà ad avere una presa sulla società. Ciò si è tradotto ad esempio nella creazione e nel comportamento del tutto anacronistico di un partito come la Lega Nord e ugualmente nell’intemperanza di un capo di governo del tutto anomalo come Berlusconi, senza che i poteri forti del paese potessero veramente farci qualcosa. Questa difficoltà della borghesia si è prodotta più recentemente nella sua incapacità ad orientare il voto delle politiche del 2006 in maniera netta verso una maggioranza di centro-sinistra, subendo anche qui la viscosità del berlusconismo e la sua voglia di rimanere aggrappato al potere. Ciò si è tradotto in un tragico risultato di quasi parità tra centro-destra e centro-sinistra, che ha consentito, solo grazie al premio di maggioranza alla camera e il “responsabile” voto dei senatori a vita, di formare un governo con un minimo di margini di manovra. Ma questa situazione, come tutti gli osservatori di politica nazionale e internazionale hanno fatto subito notare, taglia le gambe al governo Prodi e lo rende molto più debole nei confronti di centomila ricatti da parte della disunita e variegata compagine partitica di centro sinistra di cui ogni singola componente risulta ugualmente indispensabile alla maggioranza. Basti vedere già la pletorica composizione del governo, più gonfio di ministri e sottosegretari del necessario, come alcuni ministri hanno incautamente confessato, e le beccate che si sono cominciati a dare tra neoministri e ancora tra questi e i rispettivi sottosegretari. Imporre la propria leader-ship ad un governo simile non sarà per niente facile, tanto più che Prodi non ha dietro di sé la forza di un partito ma solo un carisma personale che, per quanto sia importante, non è abbastanza di questi tempi.
Se la borghesia ha trovato difficoltà a orientare nel verso giusto il risultato elettorale, non ne ha avuto invece nel rinnovare la mistificazione elettorale, ovvero l’illusione che la partecipazione al voto possa veramente cambiare qualcosa. Un anno di fatto di campagna elettorale in Italia e un continuo duello tra Berlusconi e la sinistra a chi disegnava più diabolicamente l’avversario sono valsi alla fine a invertire la tendenza che da anni portava ad una riduzione dei votanti, passando dal 75,1% del 2001 all’81,4 di quelle di aprile scorso. Inoltre le stesse schede bianche e nulle si sono ridotte da tre milioni a un solo milione. Insomma molta gente che in passato aveva espresso un voto di protesta o semplicemente era andato a votare solo per annullare, si è passato la fatidica mano sulla coscienza e, turandosi il naso, ha deciso di schierarsi.
I mesi che verranno saranno perciò particolarmente importanti dal punto di vista dello scontro sociale, con la borghesia impegnata a cercare nuove strategie di mistificazione contro la classe operaia, e quest’ultima sempre meno disponibile a farsi abbindolare. L’esperienza di lotte e di solidarietà che sta vivendo in questo momento il proletariato a livello internazionale costituirà l’humus appropriato in cui questo scontro di classe potrà arrivare ad un’appropriata maturazione.
Ezechiele, 31 maggio 2006 1. A parte la partecipazione italiana alla “seconda fase” della guerra in Iraq, basti ricordare la libertà data all’esercito americano di arrestare senza alcuna autorizzazione della magistratura, anzi, diciamo più propriamente, di rapire dal suolo italiano cittadini di altri paesi sospettati di terrorismo e ancora di usare gli aeroporti italiani come scalo per i famosi aerei-prigione
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