Sciopero della metallurgia a Vigo in Spagna, un passo avanti nella lotta proletaria

Vogliamo salutare con forza e manifestare la nostra solidarietà con la lotta che hanno condotto i 23.000 operai della metallurgia, in forte percentuale giovani operai, a Vigo nella provincia della Galizia in Spagna, dal 3 maggio. Tutti i media ed i siti web dei sindacati e delle organizzazioni politiche cosiddette radicali hanno mantenuto un silenzio tombale su questi avvenimenti, tanto in Spagna che a livello internazionale (1). Per la classe operaia è importante discutere di questa esperienza, tirarne delle lezioni con spirito critico per poterle mettere in pratica, perché tutti i lavoratori hanno gli stessi problemi: precarietà, condizioni di lavoro sempre più insopportabili, aumenti allucinanti dei prezzi, licenziamenti, attacchi alle pensioni, attacchi ai lavoratori del settore pubblico….  Una lotta contro la riforma del lavoro Nel momento in cui il trio infernale governo-padroni-sindacati siglava la nuova riforma del lavoro che, con il pretesto di “lottare contro la precarietà”, non fa altro che estenderla ancora di più abbassando il costo delle indennità di licenziamento e proponendo una generalizzazione dei contratti precari, i cosiddetti CDD, uno sciopero di massa è scoppiato nel settore della metallurgia la cui principale motivazione è stata proprio la lotta contro la precarietà, che tocca circa il 70% degli operai di questo settore. La lotta contro la nuova riforma del lavoro non passa per le giornate di azione e le “azioni” che hanno organizzato i numerosi sindacati “radicali”, ma attraverso la lotta diretta degli operai, gli scioperi decisi collettivamente; sono questi gli scioperi che bisogna sostenere ed estendere perché è solo in questo modo che possono essere riunite le forze necessarie per opporsi efficacemente agli attacchi permanenti del capitale.  La forza delle assemblee

La lotta dei metallurgici è stata di massa e si è organizzata in assemblee generali pubbliche tenute nella strada, assemblee che i lavoratori avevano deciso di aprire a tutti quelli che volevano dare la loro opinione, sostenere lo sciopero, porre delle questioni o formulare delle rivendicazioni. Sono state organizzate delle manifestazioni di massa nel centro della città. Più di diecimila lavoratori si sono riuniti quotidianamente per organizzare la lotta, decidere sulle azioni da intraprendere, decidere verso quali fabbriche bisognava dirigersi per cercare la solidarietà degli altri operai, ascoltare le rare informazioni diffuse sullo sciopero, dar vita a delle discussioni con la popolazione nelle strade, ecc. E’ estremamente significativo che gli operai di Vigo abbiamo utilizzato gli stessi strumenti di lotta degli studenti in Francia durante gli ultimi avvenimenti. Le assemblee erano aperte agli altri lavoratori, occupati, disoccupati o pensionati. Le assemblee, in Francia come qui, sono state il polmone del movimento. E’ anche significativo che oggi, nel 2006, gli operai di Vigo riprendono gli strumenti di cui si erano dotati durante il grande sciopero del 1972: tenuta quotidiana di grandi assemblee generali che riuniscono gli operaia dell’intera città. La classe operaia è una classe internazionale e storica, queste sono le due caratteristiche da cui trae la sua forza. 

La forza della solidarietà 

Sin dall’inizio del movimento, gli operai in lotta hanno cercato la solidarietà degli altri lavoratori, in particolare di quelli delle grandi imprese della metallurgia che beneficiano di convenzioni particolari e che, per questo, non sarebbero “toccati”. Hanno inviato delle delegazioni di massa ai cantieri navali, alla Citroën e alle altre fabbriche più importanti. I cantieri navali si sono unanimemente messi in sciopero di solidarietà dal 4 maggio. Dal punto di vista egoista e freddo dell’ideologia della classe dominante, secondo cui ognuno deve interessarsi solo alle sue cose, questa azione non può che apparire come una “follia” ma, per la classe operaia, questa azione è la migliore risposta sia di fronte alla situazione immediata che per preparare il futuro. Nell’immediato, perché qualunque settore della classe operaia non può acquistare forza se non appoggiandosi sulla lotta di altri settori. Per preparare il futuro, perché la società che il proletariato aspira a instaurare e che permetterà all’umanità di uscire dall’impasse del capitalismo, trova i suoi fondamenti nella solidarietà, nella comunità umana mondiale. Il 5 maggio, circa 15.000 operai della metallurgia hanno circondato la più grande fabbrica della città, la Citroën che raggruppa 4500 operai, invitandoli a tenere un’assemblea fuori ai cancelli dello stabilimento ed a partecipare alla discussione per tentare di convincerli a unirsi nello sciopero. Ma questi erano divisi, alcuni erano pronti a entrare in sciopero mentre altri volevano lavorare. Mentre la discussione si sviluppava, dei gruppi di sindacalisti hanno cominciato a buttare delle uova ed altri alimenti sugli operai della Citroën, facendo pendere la bilancia a favore della non partecipazione allo sciopero. Alla fine questi hanno ripreso il lavoro tutti assieme. Ma il seme gettato quel giorno dalla delegazione di massa dei lavoratori ha cominciato a portare i suoi frutti: il martedì 9 cominciano dei piccoli scioperi sia alla Citroën che in altre grandi imprese. La solidarietà e l’estensione della lotta sono stati i punti forti anche del movimento degli studenti in Francia. Di fatto, il governo francese ha ritirato il CPE quando un sentimento spontaneo di solidarietà con gli studenti ha cominciato a svilupparsi nelle grandi imprese, in particolare alla Snecma e alla Citroën,. La solidarietà e l’estensione della lotta caratterizzarono fortemente lo sciopero generale di Vigo nel 1972, sciopero che fece ritirare il pugno di ferro della dittatura franchista. In questo si può vedere la forza internazionale e storica della classe operaia. 

La repressione, arma della borghesia  

L’8 maggio circa 10.000 operai che, dopo un’assemblea generale pubblica, si dirigevano alla stazione ferroviaria con l’intenzione di informare i viaggiatori sui motivi della lotta, sono stati attaccati da tutte le parti dalla polizia con una violenza inaudita. Le cariche della polizia sono state estremamente violente, gli operai dispersi in piccoli gruppi sono stati inseguiti senza tregua dalle forze dell’ordine. Vi sono stati numerosi feriti e tredici arresti. A partire da questo momento il black-out di televisione e giornali spagnoli è stato interrotto per riportare unicamente la violenza degli scontri tra gli operai e la polizia. Questa repressione la dice lunga sulla “democrazia” e i suoi bei discorsi sulla “negoziazione”, la “libertà di manifestare” e la “rappresentanza di tutti i cittadini”. Quando gli operai lottano sul loro terreno di classe, il capitale non esita un secondo a scatenare la repressione. Ed è là che si può vedere la vera natura di questo cinico campione del “dialogo” che è Zapatero, socialista e capo del governo. C’è di che temere: il suo ultimo predecessore socialista, Gonzalez, è stato già il responsabile della morte di un operaio in occasione della lotta dei cantieri navali di Gijon (1984) e di un altro a Reinosa in occasione delle lotte del 1987. Entrambi sono nella tradizione di un altro illustre borghese, il grande repubblicano di sinistra Azaña, che nel 1933 diede l’ordine di “tirare al ventre” in occasione del massacro dei lavoratori giornalieri a Casas Viejas. La violenta spedizione punitiva della stazione ferroviaria ha tuttavia un obiettivo politico: rinchiudere gli operai in lotte stancanti contro le forze di repressione, spingerli ad abbandonare le azioni di massa (manifestazioni e assemblee generali) a profitto della dispersione negli scontri contro la polizia. Lo scopo è chiaramente di piegarli in battaglie perdute in partenza che faranno perdere loro il capitale di simpatia accumulato da parte di altri lavoratori. Il governo francese ha tentato la stessa manovra contro il movimento degli studenti: "La profondità del movimento degli studenti si esprime anche nella sua capacità a non cadere nella trappola della violenza che la borghesia gli ha teso a più riprese, finanche utilizzando e manipolando i ‘casseur’: vedi l’occupazione da parte della polizia della Sorbona, trappola alla fine della manifestazione del 16 marzo, le cariche della polizia alla fine di quella del 18 marzo, le violenze dei "casseur" contro gli stessi manifestanti del 23 marzo. Anche se una piccola minoranza di studenti, in particolare quelli influenzati da ideologie anarchicheggianti, si sono lasciati tentare dagli scontri con le forze di polizia, la grande maggioranza di essi ha avuto a cuore di non lasciare distruggere il movimento in scontri a ripetizione con le forze di repressione”. (“Tesi sul movimento degli studenti della primavera 2006 in Francia”, pubblicate su www.it.internationalism.org).  Gli operai si sono dunque mobilitati in massa per esigere la liberazione degli operai arrestati, con una manifestazione che ha raccolto circa 10.000 di loro il 9 maggio e che ha vinto. E’ significativo il fatto che i mass-media (i giornali El País, El Mundo, la televisione…) che fino a quel momento avevano mantenuto un silenzio totale sul movimento delle assemblee, le manifestazioni di massa e la solidarietà, abbiano all’improvviso ingigantito gli scontri dell’8 maggio. Il messaggio che vogliono far passare è chiaro: “Se ti vuoi fare notare e vuoi che ti si presti attenzione, organizza delle azioni violente!” Infatti la borghesia è la prima beneficiaria dello sfinimento degli operai in degli scontri sterili. 

Gli indugi e le manovre dei sindacati

 Da molto tempo i sindacati hanno cessato di essere l’arma dei lavoratori per diventare lo scudo del capitale, come è stato dimostrato dalla loro partecipazione a tutti i negoziati per le riforme del lavoro nel 1988, 1992, 94, 97 e 2006, che hanno fatto di tutto per sviluppare la precarietà e i “contratti-pattumiera”. I tre sindacati (Commissioni operaie, UGT e CIG (2) ) hanno partecipato allo sciopero per sabotarlo dall’interno e riprenderne il controllo. Ciò è dimostrato dal fatto che si sono opposti, senza successo, all’invio di delegazioni di massa nelle altre aziende, “offrendo” in cambio la proclamazione di uno sciopero generale della metallurgia per l’11 di maggio.  Gli operai non hanno atteso e hanno rifiutato di aspettare il giorno “x” del sindacato. Hanno invece messo in pratica il metodo autenticamente proletario: l’invio di delegazioni di massa, il contatto diretto con gli altri operai, l’azione collettiva e di massa. Ma il 10 maggio, dopo 20 ore di negoziazioni, i sindacati hanno firmato un accordo che, pur se ben camuffato, contiene un colpo basso in quanto elimina le rivendicazioni essenziali degli operai in cambio di qualche minutaglia e, naturalmente, si sono affrettati ad annullare l’appello allo sciopero generale del settore per l’indomani. Una gran parte dei lavoratori ha immediatamente manifestato la sua indignazione e il voto rispetto alla firma di questo accordo è stato spostato all’11 maggio. Bisogna tirare una lezione da questa manovra antisciopero. Non si possono lasciare le negoziazioni nelle mani dei sindacati, esse devono essere totalmente gestite dalle assemblee generali. Queste devono nominare una commissione di negoziazione che renda conto quotidianamente dell’avanzare delle discussioni. È ciò che si faceva negli anni ’70 e che noi dobbiamo riprendere se vogliamo evitare d’essere abbindolati da questi venduti.

Le prospettive per la lotta

Non sappiamo a tutt’oggi come proseguirà la lotta. Ma in qualunque modo essa termini, ci apporta delle lezioni vitali. La crisi del capitalismo non permette tregua nei suoi attacchi. È da più di vent’anni oramai che le condizioni di esistenza del proletariato in tutti i paesi sono in caduta libera e gli attacchi saranno sempre peggiori. Siamo costretti a batterci. Dobbiamo affermare la forza della classe operaia e in questo momento, le lotte come quelle di Vigo ci apportano una lezione essenziale: ne abbiamo abbastanza dei metodi sindacali che conducono alla demoralizzazione e all’impotenza. Solo i metodi di lotta proletaria che abbiamo visto all’opera a Vigo, e che sono in continuità con il movimento degli studenti in Francia, ci danno la forza e l’unità di cui abbiamo bisogno. Questi metodi ci permettono di non essere più manipolati dai dirigenti sindacali e di diventare una classe che pensa, decide e lotta in modo cosciente, unito e solidale. 

 CCI, 10 maggio 2006

(presa di posizione sul web della nostra sezione in Spagna)  

1. La CNT, il più “radicale” dei sindacati, ha mantenuto un silenzio incredibile su questa lotta fino all’8 maggio.

2. CIG: Confederazione Intersindacale di Galizia. Sindacato nazionalista radicale che ha giocato un ruolo molto “combattivo” in contrapposizione alla "moderazione" mostrata dagli altri due.

 

 

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