Volantino della CCI sulla mobilitazione degli studenti contro il Contratto di Primo Impiego (CPE)

Studenti, liceali, futuri disoccupati o futuri precari, operai al lavoro o senza lavoro

 

Stessa lotta contro il capitalismo!

 

Dall’inizio di febbraio, e malgrado la dispersione del periodo delle vacanze scolastiche, gli studenti, liceali della maggior parte delle grandi città del paese si sono mobilitati per esprimere la loro collera contro gli attacchi economici del governo e del padronato, contro il CPE (Contratto Prima Accesso al lavoro). E tutto ciò malgrado il black out dei media borghesi ed in particolare della televisione che, giorno dopo giorno, ha preferito focalizzare i suoi proiettori sulle sinistre “prodezze” della “gang dei barbari”. La collera degli studenti è legittima!

Le istituzioni dell’educazione nazionale (collegi, licei, università…) sono diventate fabbriche di disoccupati, serbatoi di mano d’opera a buon mercato. È proprio perché l’hanno compreso, che le assemblee di studenti, come a Caen, hanno mandato delle delegazioni presso i lavoratori delle imprese vicine e presso i giovani disoccupati delle città per chiamarli ad unirsi alla lotta. Il CPE è la precarietà  organizzata. Ma la precarietà non colpisce unicamente i giovani. Tutte le generazioni di proletari sono toccate da disoccupazione, precarietà e miseria.

È anche per questo che, in certe università come quella di Parigi III Censier, gli stessi insegnanti ed il personale ATOS si sono messi in sciopero in solidarietà con gli studenti.

Il CPE è un’espressione del fallimento del capitalismo!

 

Di fronte alle sommosse che hanno arroventato le periferie nel mese di novembre, la borghesia, il suo governo, i suoi partiti politici, hanno riportato l’ordine imponendo il coprifuoco, espellendo fuori dalle frontiere nazionali i giovani immigrati che non rispettano la loro “terra di accoglienza”. Oggi, quelli che ci governano vogliono continuare a “far piazza pulita” dei figli della classe operaia con un cinismo senza limite: è in nome del “l’eguaglianza dell’opportunità” che ci promettono, col CPE, la precarietà e la miseria. Con il CPE, i giovani che avranno la “chance” di trovare un impiego alla fine dei loro studi saranno alla mercé dei padroni. Nessuna possibilità di trovare un alloggio, di fondare una famiglia, di nutrire i loro figli. Ciò vuole dire che ogni giorno dovranno andare al lavoro con la paura in corpo, con l’angoscia di ricevere la famosa “lettera raccomandata” con la sua sinistra sentenza: LICENZIATO! Ecco cosa è la schiavitù salariale! Ecco cosa è il capitalismo!

La sola “eguaglianza” contenuta nel CPE è l’uguaglianza della miseria: accatastamento nelle città ghetto, piccoli lavori precari, disoccupazione, RMI, sopravvivenza giorno per giorno. Ecco l’“avvenire radioso” che la classe dominante, la borghesia ed il suo Stato “democratico” promettono a colpo sicuro ai figli della classe operaia!

Questi figli i cui genitori si erano mobilitati nel 2003 contro la riforma del sistema pensionistico ed a cui il predecessore di Villepin, il Signore Raffarin, aveva avuto la sfrontatezza di dire: “Non è la strada che governa!

 

Dopo la mazzata portata contro i “vecchi” e futuri pensionati, ora i colpi sono assestati contro i “giovani” e futuri disoccupati! Con il CPE il capitalismo mostra apertamente il suo vero volto: quello di un sistema decadente che non ha più nessun avvenire da offrire alle nuove generazioni. Un sistema corrotto da una crisi economica insolubile. Un sistema che, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha speso somme strabilianti nella produzione di armamenti sempre più sofisticati ed omicidi. Un sistema che, dalla guerra del Golfo nel 1991 non ha smesso di spargere sangue su tutto il pianeta. È lo stesso sistema in fallimento, è la stessa classe capitalista agli sgoccioli che getta milioni di esseri umani nella miseria, la disoccupazione, e che semina morte in Iraq, nel Medio Oriente, in Costa d’Avorio!

Giorno dopo giorno, il sistema capitalista che domina il mondo ci dimostra che deve essere rovesciato. Ed è proprio perché ciò si comincia a comprende che all’università di Parigi Tolbiac, in un’AG (assemblea generale), gli studenti si ritrovano dietro una mozione che afferma “bisogna farla finita con il capitalismo!” È anche per questo che a Parigi Censier, venerdì 3 marzo, gli studenti hanno invitato una compagnia di teatro a venire a cantare dei canti rivoluzionari. La bandiera rossa sventola e parecchie centinaia di studenti, insegnanti, personale ATOS cantano l’INTERNAZIONALE. Il “Manifesto comunista” di Karl Marx è distribuito. All’interno dell’università la parola Rivoluzione è pronunciata, ripetuta. Intorno allo spettacolo si discute della lotta di classe, si rievoca la rivoluzione russa del 1917 e le grandi figure del movimento operaio, come Rosa Luxemburg assassinata vilmente, col suo compagno Karl Liebknecht nel 1919 durante la rivoluzione tedesca, dagli assassini agli ordini del partito socialista che dirigeva il governo.

Per affrontare la “gang dei barbari” in giacca e cravatta che ci governa, le giovani generazioni devono ricordarsi dell’esperienza dei loro genitori. In particolare devono ricordarsi di quello che è accaduto nel Maggio 1968.

 

Lo sciopero massiccio del Maggio 68 ci mostra il cammino

 

Sullo slancio dei movimenti che avevano toccato precedentemente le università della maggior parte dei grandi paesi sviluppati, in particolare gli Stati Uniti e la Germania, gli studenti delle università francesi si mobilitarono massicciamente nel maggio 68. Ma questa mobilitazione prese tutta un’altra dimensione quando tutti i settori della classe operaia scesero in lotta: 9 milioni di lavoratori in sciopero! Allora gli studenti più coscienti e combattivi andarono al di là delle loro rivendicazioni specifiche per proclamare che la loro lotta era la stessa di quella della classe operaia. Invitarono gli operai a venire nelle università occupate per discutere della situazione e delle prospettive. Dovunque si discuteva della rivoluzione, della necessità di rovesciare il capitalismo.

 

Il Maggio 68 non è sfociato nella rivoluzione, non era ancora possibile perché il capitalismo era solamente all’inizio della sua crisi. Ma i borghesi hanno avuto la più grande fifa della loro vita. E se il governo è riuscito a riprendere il controllo della situazione, è perché i sindacati hanno fatto di tutto affinché gli operai tornassero al lavoro; è perché i partiti di sinistra, quelli che si presentano come i difensori dei lavoratori, hanno chiamato a partecipare alle elezioni organizzate dal regime di De Gaulle. Il Maggio 68 ha dimostrato che la rivoluzione non è un vecchio pezzo da museo polveroso, che non appartiene ad un passato ormai compiuto, ma rappresenta il solo futuro possibile per la società. Inoltre, questo grande movimento della classe operaia a cui hanno fatto seguito numerose lotte operaie in molti altri paesi, ha dimostrato alla classe dominante che non poteva reclutare gli sfruttati dietro le bandiere nazionali, che non aveva le mani libere per scatenare una terza guerra mondiale, come aveva fatto nel 1914 e nel 1939. Così, contrariamente a quella degli anni 1930, la crisi economica non è sfociata in un massacro generalizzato proprio grazie alle lotte della classe operaia.

 

L’avvenire è nelle mani delle giovani generazioni

 

Il movimento dei giovani contro il CPE mostra che i germi di una nuova società stanno emergendo dalle viscere della vecchia società capitalista agonizzante. L’avvenire è le mani di questa nuova generazione. I liceali e studenti universitari stanno prendendo coscienza che, in quanto futuri disoccupati e futuri precari, appartengono, nella loro grande maggioranza, alla classe operaia. Una classe sfruttata che il capitalismo tende ad escludere sempre più dalla produzione. Una classe che non avrà altra scelta che sviluppare le sue lotte per difendere le proprie condizioni di vita e l’avvenire dei suoi figli. Una classe che non avrà altra alternativa che rovesciare il capitalismo per porre fine allo sfruttamento, la miseria, la disoccupazione e la barbarie. Una classe che è l’unica a poter costruire un mondo nuovo, basato non sulla concorrenza, lo sfruttamento, la ricerca del profitto ma sulla soddisfazione di tutti i bisogni della specie umana.

Nel 1914, i figli della classe operaia la cui grande maggioranza era ancora adolescente, furono mandati nelle trincee per servire da carne a cannone. La iena capitalista, rotolandosi nel sangue degli sfruttati, falciò queste giovani generazioni che Rosa Luxemburg chiamava il “fior fiore del proletariato”.

 

Il “fior fiore del proletariato” del ventunesimo secolo avrà la responsabilità di distruggere questo sistema capitalista decadente che ha mutilato e massacrato i figli della classe operaia inviati al fronte nel 1914, e poi nel 1939, sviluppando la lotta affianco a tutta la classe operaia, di tutte le generazioni.

Recentemente in Brasile, all’università di Vitoria da Conquista, gli studenti hanno manifestato la volontà di discutere della storia del movimento operaio. Hanno compreso che è proprio immergendosi nell’esperienza delle generazioni del passato che le nuove generazioni potranno riprendere la fiaccola dello scontro condotto dai loro genitori, dai nonni e prima ancora. Questi studenti hanno voluto ascoltare quelli che potevano trasmettere loro questo passato, un passato di cui devono appropriarsi e grazie al quale le giovani generazioni potranno costruire l’avvenire. Hanno scoperto che la storia della lotta di classe, la storia vivente non si apprende solamente nei libri ma anche nell’azione. Hanno osato parlare, porre delle domande, esprimere dei disaccordi, confrontare gli argomenti. Nelle università della Francia, come in quelle del Brasile, bisogna aprire le aule e le AG a tutti quelli, operai, disoccupati, rivoluzionari che vogliono farla finita con il capitalismo.

Una sola prospettiva: unità e solidarietà di tutta la classe sfruttata!

 

Da parecchi mesi, in tutti i paesi, il mondo del lavoro è scosso da scioperi nel settore pubblico e privato: in Germania, in Spagna, negli Stati Uniti, in India, in America latina. Contro la disoccupazione ed i licenziamenti, ovunque gli scioperanti hanno portato avanti la necessità della solidarietà tra le generazioni, tra i disoccupati e gli “attivi”.

Studenti, la vostra collera contro il CPE può essere solamente un colpo di spada nell’acqua se restate isolati, chiusi nei muri dell’università o del liceo! Esclusi dai luoghi di produzione, non avete nessun mezzo per fare pressione sulla borghesia paralizzando l’economia capitalista.

 

Lavoratori salariati, disoccupati o pensionati, bisogna mobilitarsi, sono i vostri figli ad essere attaccati adesso! Siete voi che avete prodotto e producete ancora tutte le ricchezze della società. Siete voi che siete il motore della lotta contro il capitalismo!

 

Giovani disoccupati delle periferie, non siete i soli ad essere “esclusi!” Oggi siete trattati da “teppaglia”. Non è la prima volta: nel 1968 i vostri genitori che si rivoltarono contro lo sfruttamento capitalista furono trattati da “facinorosi”. L’unica prospettiva, il solo avvenire non sono le violenze cieche, gli incendi di automobili. Il solo avvenire è la lotta solidale ed unita di tutta la classe operaia, di tutte le generazioni! È negli scioperi, nelle assemblee generali, nelle discussioni sui posti di lavoro e di studio, nelle manifestazioni di strada che bisogna esprimere Tutti Uniti la nostra collera contro la disoccupazione, l’impiego precario e la miseria!

 

Abbasso il CPE! Abbasso il capitalismo!

 

La classe operaia non ha più niente da perdere se non le proprie catene. Ha invece un mondo da guadagnare.

 

Corrente Comunista Internazionale (6 marzo 2006)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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