Riunione pubblica a Buenos Aires: a che sta la lotta di classe oggi?

Il 5 novembre scorso grazie al sostegno dei militanti del NCI d’Argentina, la CCI ha tenuto una riunione pubblica a Florencio Valera, periferia di Buenos Aires. Il tema era sull’evoluzione della lotta di classe a livello mondiale. Come alla precedente riunione pubblica di agosto, l’introduzione è stata volutamente breve per permettere alla discussione di svilupparsi il più possibile.

L’introduzione ha innanzitutto messo in evidenza non solo gli attacchi feroci che subisce la classe operaia alle proprie condizioni di vita dappertutto nel mondo, compreso nei paesi più sviluppati, ma anche lo sviluppo della guerra e della sua barbarie. Ha difeso il fatto che questi differenti aspetti della situazione internazionale sono direttamente il prodotto del capitalismo nella sua fase di decadenza e, oggi, di decomposizione. Di fronte a questa situazione la classe operaia riprende oggi la via della lotta, anche se ancora con molte difficoltà. Essa riprende la lotta dopo un lungo periodo di riflusso apertosi con il crollo del blocco dell’Est, riflusso dovuto all’uso fatto dalla borghesia del fallimento dello stalinismo assimilandolo in maniera mistificatoria al marxismo ed al comunismo. Questa ripresa della combattività operaia è un’illustrazione del fatto che gli effetti di queste campagne stanno sfumando. La ripresa delle lotte operaie si vede concretamente attraverso le lotte della primavera 2003 in Francia ed in Austria contro la “riforma” delle pensioni, la mobilitazione degli autoferrotranvieri italiani, dei postini e dei pompieri inglesi nell’inverno 2003, poi degli operai della Fiat a Melfi nel sud Italia, le lotte in Germania degli operai della Simens, Porche, Bosch, Alcatel e anche della Merceds-Daimler-Chrysler; le lotte degli operai dei cantieri navali in Spagna (Ferrol in Galizia, Puerto Real e San Fernando vicino Cadix e Sestao presso Bilbao). Questa ripresa internazionale della combattività operaia si è manifestata ancora attraverso grandi manifestazioni come quella di 45.000 persone a Berlino il 2 ottobre e, nello stesso giorno ad Amsterdam, quella dei 200.000 manifestanti contro i progetti del governo. Il 14 ottobre scorso 9.400 operai dell’Opel a Bochum in Germania si sono messi in sciopero contro l’annuncio di un piano di licenziamenti. La presentazione ha messo in evidenza che il bisogno di solidarietà ha costituito una caratteristica molto importante di questi movimenti: abbiamo visto, in particolare nella lotta alla Daimler Benz, l’inizio di una solidarietà tra operai di due diverse fabbriche mentre la borghesia aveva tentato di mettere gli operai gli uni contro gli altri. All’interno di questo sforzo della classe operai per sviluppare le sue lotte, bisogna segnalare l’emergere di una riflessione politica sulla base di una crescente perdita di illusioni sul futuro che ci riserva il capitalismo. Questi movimenti hanno dimostrato che a poco a poco si sviluppa la coscienza che sono tutti i settori della classe operaia ad essere attaccati, in tutti i paesi, così come la ricerca, anche se ancora molto confusa, della prospettiva di un’altra società. Si sviluppa dunque di nuovo all’interno della classe operaia, la coscienza di appartenere ad una classe attaccata, e questa presa di coscienza è la base della ricerca della solidarietà indispensabile alla lotta di classe.

Solo la classe operaia può mettere in causa lo Stato capitalista

I partecipanti alla riunione, i membri del NCI ed anche altri elementi, hanno apprezzato le informazioni sulle lotte in Europa date dalla presentazione. Questa ha permesso loro di meglio comprendere che le lotte che si sviluppano anche in Argentina (è stato fatto l’esempio di una lotta in una cooperativa di carni, ma ce ne sono altre) assumono tutto il loro significato solo all’interno di questa dinamica internazionale. I compagni hanno messo in evidenza che ci sono molte lotte nel mondo ma i media non ne danno alcuna informazione. Uno dei partecipanti ha detto che dalla metà degli anni ’90 si è visto in Argentina lo sviluppo di lotte “popolari” contro attacchi molto duri e che le recenti lotte in Argentina erano arrivate a mettere in questione lo Stato. I compagni del NCI si sono detti in disaccordo con questa visione. Anche la CCI è intervenuta per sottolineare che solo la classe operaia può mettere in questione lo Stato con una lotta massiccia, unita e cosciente della posta in gioco storica nella situazione. Ha sottolineato il pericolo delle lotte inter-classiste nelle quali la classe operaia si trova diluita negli altri strati della popolazione perdendo, dunque, la sua forza in quanto classe. La sola prospettiva per sviluppare un rapporto di forza contro la borghesia ed il suo Stato, è sviluppare la lotta sul proprio terreno, una lotta autonoma ed unita della classe operaia. Nel 2001 abbiamo visto delle rivolte inter-classiste nelle quali il proletariato era annegato in altri strati sociali. Queste rivolte non hanno affatto scosso lo Stato.

Il partecipante che aveva esposto questa idea è stato molto attento alle argomentazioni date e con molta sincerità ha manifestato la volontà di comprendere come la classe operaia può sviluppare un rapporto di forza a suo favore rispetto allo Stato.

Come sviluppare l’unità della classe operaia?

Un altro aspetto importante della discussione è stato sulla questione: come lottare contro la dispersione delle lotte, come sviluppare l’unità nella classe operaia? Su questa questione tutti i partecipanti hanno espresso il loro accordo sul fatto che i principali nemici di questa unità sono i sindacati. La CCI ha portato l’esempio della Polonia del 1980 per mostrare che questa lotta aveva potuto svilupparsi a livello dell’intero paese perchè i sindacati ufficiali erano chiaramente visti, dagli operai, come i rappresentati dello Stato. E’ stato necessario che i sindacati dei paesi dell’Europa occidentale, che riescono con maggior abilità a mascherare la loro natura anti operaia, venissero in soccorso dello Stato polacco per rompere la dinamica del movimento, dandogli come prospettiva la costituzione di nuovi sindacati, “democratici”. Walesa è stato il maestro di questo sabotaggio e la borghesia gli è molto riconoscente.

La discussione ha sottolineato anche che la prospettiva è sviluppare la solidarietà di classe fino al livello internazionale perchè è a livello internazionale che bisogna distruggere il capitalismo e che la base stessa della lotta di classe è l’internazionalismo.

Un partecipante ha chiesto alla CCI di esporre come, secondo lei, gli operai devono organizzarsi nelle lotte. La CCI ha ricordato il dibattito sullo sciopero di massa all’inizio del 20°secolo, in seguito al movimento del 1905 in Russia e gli insegnamenti che ne sono stati tratti. Ha ricordato che i sindacati dell’epoca si erano opposti a questo dibattito. Una lezione centrale che le lotte di quel periodo (periodo che segnava l’entrata del capitalismo nella sua fase di decadenza) misero in evidenza, era che ormai le lotte non potevano più restare rinchiuse nella corporazione ma dovevano estendersi e che è nella e attraverso la lotta che la classe operaia fa sorgere i suoi organi di lotta: le assemblee generali che eleggono dei comitati revocabili in ogni momento. E’ questo modo di organizzarsi che permette alla classe di conservare il controllo della lotta. E’ questo che permette anche la sua reale estensione.

E’ proprio perchè la classe operaia non può più dotarsi di organizzazioni unitarie permanenti che i sindacati, perdendo la loro funzione per la classe, hanno “tradito” e sono stati assorbiti dallo Stato. Da allora sono proprio i sindacati a lottare contro l’organizzazione autonoma della classe, un’organizzazione che cessa con la lotta, quando questa finisce.

Questo stesso compagno ,alla fine del dibattito, ha posto la questione della natura del movimento dei “piqueteros”. Per lui questa è un’autentica lotta di disoccupati, dunque di una lotta operaia dato che i disoccupati fanno parte della classe operaia. La CCI ed i compagni del NCI hanno risposto che se è vero che i disoccupati fanno parte della classe operaia, e se è certo che ci sono degli operai disoccupati nel movimento dei “piqueteros”, ciò non è sufficiente per conferire a questo movimento una natura proletaria. Anche nei sindacati ci sono degli operai eppure questi non sono un’organizzazione della classe. Il movimento dei “piqueteros” divide la classe tra disoccupati ed attivi ed opera una divisione tra gli stessi disoccupati dato che ci sono varie organizzazioni di “piqueteros”. In più, gli operai presi in questi movimenti non hanno alcuna autonomia e non decidono un bel niente. Sono una semplice massa di manovra totalmente manipolata. In queste condizioni, i 150 pesos che ricevono mensilmente dallo Stato non rappresentano in realtà il frutto di un rapporto di forza che loro avrebbero imposto, come pensa il compagno, ma il prezzo per un servizio reso, anche se loro non ne sono coscienti.

Il compagno si è detto in disaccordo pur affermando che avrebbe riflettuto su questo e che è pronto a continuare il dibattito sulla questione, atteggiamento che la CCI ha salutato.

La conclusione della CCI ha pertanto potuto sottolineare i punti di accordo sull’aspetto internazionale della lotta di classe, la necessità di sviluppare le lotte, il rigetto dei sindacati, la necessità di lottare per lo sviluppo dell’unità della classe e della coscienza della posta in gioco storica. Ha anche citato il disaccordo del compagno sul movimento dei “piqueteros”, così come la sua volontà di continuare il dibattito su questa questione. Questo compagno ha apprezzato che la conclusione menzionasse i punti di accordo e di disaccordo ed ha anche chiesto se la CCI poteva procurargli i libri di Rosa Luxemburg Introduzione all’economia politica e L’accumulazione del capitale. La CCI farà del suo meglio per rispondere a questa richiesta.

Nel corso del dibattito i compagni del NCI sono intervenuti a più riprese, in particolare sul movimento dei “piqueteros”; i loro interventi sono stati in piena continuità con le loro prese di posizione precedenti (che abbiamo pubblicato nella Rivista Internazionale, in lingua francese, inglese e spagnola). I compagni hanno anche detto che apprezzavano molto il quadro storico dato dalla CCI.

Bisogna ancora notare che i partecipanti hanno contribuito al pagamento della sala.

Questa riunione è stato un vero dibattito all’interno della classe; un dibattito utile perchè ha messo a confronto le posizioni in vista della necessaria chiarificazione politica per la lotta.

11 novembre 2004 CCI