Francia. Espulsione dei Rom: capri espiatori ed una scusa per la politica di rigore

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«Sarkozy ha ragione ma non è certo una novità. Anche l’Italia usa da anni la tecnica dei rimpatri assistiti e volontari. Nel 2007, proprio con i rom, usò questa strada pure il sindaco di Roma, che non era Jean-Marie Le Pen ma Walter Veltroni. E figuriamoci se allora qualche professionista dell’antirazzismo si sognò di gridare allo scandalo». Secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, dunque, la Francia non sta «facendo altro che copiare l’Italia». Semmai, dice, è arrivato il momento di fare un passo in più. Per arrivare dove, ministro? «Alla possibilità di espellere anche i cittadini comunitari». I comunitari? «Sì, espulsioni come per i clandestini, non rimpatri assistiti e volontari. Naturalmente solo per chi viola la direttiva che fissa i requisiti per chi vive in un altro Stato membro: reddito minimo, dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del Paese che lo ospita. Molti rom sono comunitari ma non rispettano nessuno di questi requisiti» (Corriere della sera, 21 agosto)[1],

Pensiamo che non è necessario aggiungere altro per spiegare perché pubblichiamo questo articolo scritto dalla nostra sezione in Francia a fine agosto.

Decisamente Sarkozy non ha finito di regolare i suoi conti con l’immigrazione. Dopo la “pulizia della Francia alla Kärcher[2]”, Francia che occorre “sbarazzare dalla gentaglia”, il presidente francese si è lanciato nell’attuazione di una politica repressiva più aggressiva nei confronti della comunità “rom”.

Un centinaio di campi di “nomadi” sono stati evacuati manu militari. Gli occupanti, privati dei loro caravan e delle loro roulotte, sono stati gettati in mezzo alla strada, trattati peggio del bestiame, con i fucili puntati alle spalle. Con più di un migliaio di “rom” espulsi dalla Francia da fine luglio, il ministro dell’interno Hortefeux spera di superare la cifra di 9.875 espulsioni realizzate nel 2009 verso la Bulgaria e la Romania di questi indesiderabili rom, di cui più di 8.000 sono stati già espulsi dal territorio da gennaio 2010. Tuttavia, anche all’interno dell’apparato politico francese, numerosi “pezzi grossi” di varie sponde hanno sottolineato la loro opposizione a questa politica che puzza tanto di xenofobia la più abietta, una politica di pogrom. Gli unici a salutare queste posizioni di Sarkozy sono stati Le Pen, il cui partito difende questo da trent’anni, ed i “sarkozisti” stretti come Estrosi e … Kouchner (fondatore di Medici senza Frontiere e attuale ministro degli Esteri francese). Infatti il capo della diplomazia francese, in risposta ad una seconda messa in guardia dell’ONU di cui ha stigmatizzato “le caricature” e “le amalgami”[3], ha dichiarato: “Mai il Presidente della repubblica ha stigmatizzato una minoranza in funzione della sua origine” (!).

Così Villepin che, come  ministro dell’Interno e poi Primo ministro della presidenza Chirac, aveva attuato parecchie misure anti-immigrati, si è levato con vigore contro questa politica troppo grossolana parlando di “macchia sulla bandiera francese”. Bernard Debré, deputato UMP[4] di Parigi, si dice “colpito” e sottolinea “il rischio di slittamento verso la xenofobia ed il razzismo”.

Il PS (Partito Socialista), pur denunciando quest’operazione con Rocard (Segretario del PS) che dichiara che “non si era mai visto questo dopo i nazisti” ha criticato Sarkozy ma per impegnarlo a proseguire il suo sforzo. Infatti in un comunicato datato 18 agosto critica il progetto del governo di eliminare 3.500 posti di poliziotti nei tre prossimi anni, e dichiara: “Non c’è mai stata tanta distanza tra le parole e le azioni di un governo. Se il PS critica il governo, non è perché fa troppo sulla sicurezza, è, al contrario, perché non agisce realmente”. È vero che il PS, da Joxe, Cresson e lo stesso Rocard, ne sa qualcosa visto che è stato questo partito ad attuare le prime misure restrittive negli anni 80.

Eppure, nonostante queste critiche sparate da ogni parte anche all’estero, dal papa all’ONU passando per l’Unione europea, e nonostante l’opposizione crescente nella popolazione francese a questa nauseante politica discriminatoria, Sarkozy e il suo ministro dell’Immigrazione, “l’ex” socialista Éric Besson, ha annunciato il 24 agosto “un’accelerazione delle espulsioni di extracomunitari bulgari e rumeni” la cui partenza, ipocritamente presentata come “volontaria”, significa “un ritorno” in paesi in cui questa frangia della popolazione è spesso perseguitata. E per dissuadere questi “approfittatori” e “delinquenti” dal ritornare per prendere di nuovo i 300 euro di “premio di espulsione”, il ministro istituirà delle schede biometriche verso i possibili contravventori per proibirne l’accesso alle frontiere.

In realtà, questo discorso del governo e questa politica particolarmente repressiva verso i rom servono a molti scopi.

Il più importante è focalizzarsi su una popolazione molto marginalizzata, spesso arretrata ed analfabeta, che forma una comunità chiusa e poco comunicativa, e che pertanto è facile criminalizzare per farne il capro espiatorio della crisi economica e una giustificazione della politica generale di repressione che adotta lo Stato francese. La cosa più ripugnante è che questa etnia, già relegata ad una sopravvivenza in vere cloache e scarichi della società, si ritrova facilmente esposta alla strumentalizzazione. L’attacco di Sarkozy contro i rom, in questo momento, poteva generare al massimo solo della compassione ma non un movimento attivo di solidarietà in loro difesa all’interno della classe lavoratrice; tanto più che la maggior parte degli sgombri ha avuto luogo durante le vacanze estive. Al di là delle dichiarazioni enfatiche ed ipocrite dei politicanti e di alcuni gruppi politici, nulla vi si è opposto.

Un altro aspetto di questo intenso battage mediatico è fare molto rumore per creare un diversivo alle tensioni sociali che si delineavano per il “rientro”. Per la sua vernice di “sicurezza”, questa propaganda serve anche a procurare dei mezzi giuridici per perpetrare arresti in massa o altri che mirano ad imporre forti ammende alle famiglie di immigrati i cui giovani hanno a che fare con la polizia. I genitori saranno ritenuti legalmente responsabili delle azioni del loro minore, quando questo è stato perseguito o condannato per un’infrazione e che viola i divieti e gli obblighi ai quali è sottoposto. Questi genitori potrebbero vedersi infliggere fino a due anni di prigione e 30.000 euro di multa quando nei fatti è la disoccupazione, la precarietà, la miseria che li ha erosi e reso incapaci di assumere il loro ruolo educativo.

Uno dei fiori all’occhiello delle nuove misure di sicurezza proposte da Sarkozy è “la decadenza della nazionalità francese”. Una delle argomentazioni avanzate da alcuni sostenitori della misura in oggetto è che “essere francese si merita”, cioè le stesse parole usate da Raphaël Alibert, Guardia dei Sigilli di Pétain, nel luglio 1940, per giustificare una legge che portava alla creazione della “Commissione di revisione delle naturalizzazioni”, la quale procederà alla “denaturalizzazione” di centinaia di migliaia di francesi, soprattutto ebrei[5]. E’ evidente che dal punto di vista dell’efficacia e dell’impatto che potrebbe avere nella pratica oggi, questa misura non ha nulla da vedere con quella del 1940. Ma presenta il vantaggio di tentare di aumentare la divisione della classe operaia tra lavoratori francesi e lavoratori immigrati di data più o meno recente. Inoltre permette una focalizzazione mediatica su un falso problema, completamente estraneo agli interessi degli sfruttati, quello della “nazionalità”.

No, nessuna nazionalità “si merita” e gli operai non sanno che farsene. Come diceva il Manifesto comunista del 1848 “I proletari non hanno patria”. Ed è tutti insieme, quale che sia il colore della pelle o l’origine etnica o nazionale, che dovremo lottare contro questa società che impone a tutti noi condizioni di vita ed un futuro catastrofici.

Wilma, 27 agosto



[2] Kärcher produttore di macchine per la pulizia. Questa espressione fu usata da Sarcozy nel 2005 dopo i tumulti nelle periferie francesi. Su questi avvenimenti vedi: “Francia: la borghesia utilizza gli scontri nelle periferie contro la classe operaia”,

http://it.internationalism.org/rziz/2995/143_francia

[3] Il suo amico Sarkozy, lui, non ha fatto un amalgama mettendo nello stesso sacco rom, “nomadi” di nazionalità francese da generazioni, immigrati e delinquenti!

[4] UMP (Union pour un mouvement populaire), partito di Sarkozy

[5] Sarkozy, contrariamente a Le Pen di cui prova a recuperare gli elettori, non se la prende con gli ebrei. Del resto, secondo la tradizione ebrea, lui stesso è ebreo poiché sua madre è ebrea. Ma fondamentalmente, dopo quello che è avvenuto durante la Seconda Guerra mondiale, una cosa del genere da parte di un Presidente della repubblica non sarebbe certo opportuno.