Maggio 1968 e la prospettiva rivoluzionaria (II): fine della controrivoluzione, ripresa storica del proletariato mondiale

Nella prima parte di questo articolo[1] abbiamo analizzato la prima delle componenti degli "avvenimenti del maggio 68", la rivolta studentesca, a livello internazionale e in Francia. Qui riprendiamo la componente essenziale di questi eventi: il movimento della classe operaia.

Nel primo articolo, abbiamo concluso la narrazione degli eventi in Francia dicendo: “Il 14 maggio, le discussioni continuano in molti luoghi di lavoro. Dopo le grandi manifestazioni del giorno prima (in solidarietà con gli studenti vittime della repressione), con l'entusiasmo e il sentimento di forza emersi, è difficile tornare al lavoro come se nulla fosse accaduto. A Nantes, i lavoratori di Sud-Aviation, trascinati dai più giovani, si lanciano in uno sciopero spontaneo decidendo di occupare la fabbrica. La classe operaia inizia a prendere il sopravvento”.

Da questo punto riprendiamo la nostra storia

Lo sciopero generalizzato in Francia

L'estensione dello sciopero

A Nantes, furono i giovani lavoratori, stessa età degli studenti, ad iniziare il movimento; il loro ragionamento era semplice: "Se gli studenti, che non possono fare pressione con lo sciopero, hanno avuto la forza di respingere il governo, i lavoratori possono anche batterlo". Da parte loro, gli studenti della città venivano a portare la loro solidarietà agli operai, unendosi ai loro picchetti: la fraternizzazione. Qui, risultò chiaro che le campagne del PCF[2] e l'avvertimento della CGT[3] contro i "provocatori di sinistra pagati dai padroni e dal ministero degli interni" che si sarebbero infiltrati nella comunità studentesca avrebbero avuto un impatto molto limitato. In totale, la sera del 14 maggio c'erano 3.100 scioperanti.

Il 15 maggio il movimento si estese allo stabilimento Renault di Cléon, in Normandia, e ad altre due fabbriche della regione: sciopero totale, occupazione illimitata, sequestro della Direzione, bandiera rossa sulle porte. A fine giornata, a scioperare erano in 11.000.

Il 16 maggio, le altre fabbriche Renault si unirono al movimento: bandiere rosse su Flins, Sandouville, Le Mans e Billancourt (vicino alla periferia di Parigi). Quella sera, a scioperare furono 75.000 persone in tutto, ma l'ingresso di Renault-Billancourt nella lotta fu un segnale forte: si trattava della più grande fabbrica francese (35.000 lavoratori) e da molto tempo, c'era questo modo di dire: "Quando la Renault starnutisce, la Francia si raffredda".

Il 17 maggio si contarono 215.000 scioperanti: lo sciopero cominciava a colpire tutta la Francia, soprattutto nelle province. Era un movimento totalmente spontaneo; i sindacati potevano solo seguirlo. Ovunque, in prima fila c'erano i giovani operai. Ci furono molti episodi di fraternizzazioni tra studenti e giovani operai: quando quest’ultimi arrivavano alle facoltà occupate invitavano gli studenti a mangiare alle loro mense.

Non c’erano rivendicazioni specifiche: era un maremoto che montava: su un muro di una fabbrica in Normandia c’era scritto "E' il tempo di vivere e più degnamente!" Quel giorno, temendo di essere "sopraffatto dalla base" e anche dalla CFDT[4] presente nelle mobilitazioni molto più dei primi giorni, la CGT chiese l'estensione dello sciopero: "aveva preso il treno in corsa" come si diceva all'epoca. Il suo comunicato stampa sarà conosciuto solo il giorno successivo.

Il 18 maggio, a mezzogiorno c'erano 1 milione di lavoratori a scioperare, anche prima che si conoscessero gli appelli della CGT. Quella sera gli scioperanti raggiunsero i 2 milioni.

Lunedì 20 maggio 4 milioni e 6 milioni e mezzo il giorno dopo.

Il 22 maggio, i lavoratori in sciopero illimitato raggiunsero gli 8 milioni. Fu il più grande sciopero della storia del movimento operaio internazionale. Molto più massiccio dei due precedenti: lo "sciopero generale" del maggio 1926 in Gran Bretagna (che durò una settimana) e gli scioperi di maggio-giugno 1936 in Francia.

Tutti i settori furono coinvolti: industria, trasporti, energia, poste e telecomunicazioni, istruzione, pubblica amministrazione (diversi ministeri vennero completamente paralizzati), media (la televisione nazionale era in sciopero, gli operai denunciarono in particolare la censura imposto a loro), i laboratori di ricerca, ecc. Persino le pompe funebri furono paralizzate (morire a maggio '68 non era una buona idea). Si potevano persino vedere sportivi professionisti entrare nel movimento: la bandiera rossa sventolava sull'edificio della Federcalcio francese. Gli artisti non rimasero fuori e il Festival di Cannes venne interrotto su istigazione dei registi.

Durante questo periodo, le facoltà occupate (così come altri edifici pubblici, come il Teatro de l'Odéon a Parigi) diventarono luoghi di discussione politica permanente. Molti operai, compresi i giovani, ma non solo, partecipavano a queste discussioni. Alcuni lavoratori chiesero a coloro che difendevano l'idea della rivoluzione di andare a difendere il loro punto di vista nelle loro imprese occupate. Così, a Tolosa, il piccolo nucleo che poi fonderà la sezione della CCI in Francia fu invitato ad esporre l'idea dei consigli operai nella fabbrica JOB (carta e cartone) occupata. E la cosa più sorprendente fu che questo invito proveniva da attivisti ... della CGT e del PCF. Questi ultimi furono costretti a negoziare per un'ora con la CGT presente nella grande fabbrica Sud Aviation, giunta a "rafforzare" il picchetto dello sciopero, per ottenere l’autorizzazione a lasciare entrare degli "estremisti" in fabbrica. Per più di sei ore, operai e rivoluzionari, seduti su rotoli di cartone, discuteranno della rivoluzione, della storia del movimento operaio, dei soviet ed anche dei tradimenti ... del PCF e della CGT ...

Molte discussioni si svolgono anche in strada, sui marciapiedi (in tutta la Francia nel maggio 68 è bel tempo!). Esse nacquero spontaneamente, ognuno aveva   qualcosa da dire ("Si parla e si ascolta" era uno slogan). Ovunque, c'era un'atmosfera festosa, tranne che nei "quartieri bene" dove si accumulavano paura e odio.

Ovunque in Francia, nei quartieri, in alcune grandi aziende o nei dintorni di esse, emergevano "Comitati d'azione": si discuteva su come condurre la lotta, della prospettiva rivoluzionaria. Questi erano generalmente animati da gruppi di sinistra o anarchici, ma raccolsero molte più persone rispetto ai membri di queste organizzazioni. Anche all'ORTF, la radio e la televisione di Stato, venne creato un Comitato d'azione, guidato da Michel Drucker[5], al quale partecipava l'incommensurabile Thierry Rolland[6].

La reazione della borghesia

Di fronte a una tale situazione, la classe dominante stava vivendo un periodo di disorientamento, che si esprimeva con iniziative scomposte e inefficaci.

Così, il 22 maggio, l'Assemblea nazionale, dominata dalla destra, discusse (per rigettare alla fine) una mozione di censura presentata dalla sinistra due settimane prima: le istituzioni ufficiali della Repubblica francese sembravano vivere in un altro mondo. Lo stesso valeva per il governo, che stava prendendo nello stesso giorno la decisione di vietare il rientro a Cohn-Bendit che intanto era andato in Germania. Questa decisione non fece che accrescere il malcontento: il 24 maggio ci furono molte manifestazioni, in particolare per denunciare il divieto di residenza a Cohn-Bendit: "Ce ne fottiamo delle frontiere!", "Siamo tutti ebrei tedeschi!" Nonostante il cordone sanitario della CGT contro gli "avventurieri" e "provocatori" (vale a dire gli studenti "radicali") molti giovani operai si unirono a questi eventi.

In serata, il presidente della Repubblica, il generale de Gaulle, fece un discorso: propose un referendum per i francesi affinché si pronunciassero sulla "partecipazione" (una sorta di associazione capitale-lavoro). Non si poteva   essere più lontani dalle realtà. Quel discorso fu un flop completo rivelando il disorientamento del governo e della borghesia in generale[7].

Per strada, i manifestanti avevano ascoltato il discorso sulle radio portatili e la rabbia aumentò: "Il suo discorso, non ci interessa!" Ci furono scontri e barricate durante la notte a Parigi e in diverse città di provincia. Furono rotte molte vetrine, bruciate automobili, e questi atti rivolsero una parte dell’opinione pubblica contro gli studenti considerati ora come "vandali". D’altra parte era pur vero che molto probabilmente tra i manifestanti si erano infiltrati membri della milizia gollista o poliziotti in borghese al fine di "alimentare il fuoco" e spaventare la popolazione. Ma era anche chiaro che molti studenti immaginavano di "fare la rivoluzione" costruendo barricate o bruciando automobili, simboli della "società dei consumi". Ma soprattutto tutti questi atti esprimevano la rabbia dei manifestanti, studenti e giovani operai, davanti alle ridicole e provocatorie risposte delle autorità di fronte al più grande sciopero della storia. Illustrazione di questa rabbia contro il sistema: il simbolo del capitalismo, la Borsa di Parigi, fu dato alle fiamme.

Alla fine, solo il giorno seguente la borghesia iniziò a prendere iniziative efficaci: sabato 25 maggio si aprirono delle trattative al Ministero del lavoro (rue de Grenelle) tra sindacati, padroni e governo.

Fin dall'inizio, i padroni si mostrarono pronti a concedere molto più di ciò che immaginavano i sindacati: chiaramente la borghesia aveva paura. Il primo ministro, Pompidou, presiedeva. Si incontrò da solo per un'ora, la domenica mattina, con Séguy, capo della CGT[8]: i due principali responsabili del mantenimento dell'ordine sociale in Francia dovevano discutere senza testimoni per ripristinare quest’ultimo[9].

Nella notte tra il 26 ed il 27 maggio si conclusero gli "accordi di Grenelle":

- aumenti salariali per tutti del 7% il 1 giugno, più del 3% il 1 ottobre;

- aumento del salario minimo di circa il 25%;

- riduzione del "ticket" dal 30% al 25% (importo delle spese sanitarie non coperte dall’assistenza sociale);

- riconoscimento della sezione sindacale all'interno dell'azienda;

- più una serie di promesse poco chiare d’apertura di negoziati, in particolare sulla durata del lavoro (che in media era dell'ordine di 47 ore settimanali).

Data l'importanza e la forza del movimento, questa fu una vera provocazione:

- il 10% sarebbe stato cancellato dall'inflazione (importante in quel momento);

- nulla sulla compensazione salariale per l'inflazione;

- niente di concreto sulla riduzione dell'orario di lavoro; ci si limitava a sbandierare l'obiettivo di "ritorno progressivo a 40 ore" (già ottenuto ufficialmente nel 1936!); al ritmo proposto dal governo, si sarebbe arrivati al ... 2008! ;

- gli unici che guadagnano qualcosa di significativo erano i lavoratori più poveri (si voleva dividere la classe operaia riportandoli al lavoro) e i sindacati (si voleva ricompensarli per il loro ruolo di sabotatori).

Lunedì 27 maggio, gli "accordi di Grenelle" furono respinti all'unanimità dalle assemblee dei lavoratori.

Alla Renault Billancourt, i sindacati organizzarono un grande "spettacolo" in gran parte coperto da radio e televisione: lasciando i negoziati, Séguy disse ai giornalisti: "La ripresa non dovrebbe tardare" e sperava che i lavoratori di Billancourt avrebbero dato l’esempio. Tuttavia, 10.000 di loro, radunati sin dall'alba, decisero di continuare il movimento ancor prima dell'arrivo dei leader sindacali.

Benoît Frachon, leader "storico" della CGT (presente anche ai negoziati del 1936) dichiarò: "Gli accordi di Grenelle porteranno a milioni di lavoratori un benessere che non avrebbero sperato": silenzio di morte!

André Jeanson, della CFDT, si felicitò per il voto iniziale a favore della continuazione dello sciopero e parlò della solidarietà dei lavoratori con gli studenti universitari e della lotta dei liceali: applausi a piene mani.

Infine, Séguy presentò "un resoconto oggettivo" di ciò che "era stato conquistato a Grenelle": sibilò un fischio generale di diversi minuti. Séguy fece una piroetta: "Se giudico in base a ciò che sento, voi non vi lascerete fare": applausi ma nella folla si sentiva: "Non gli importa niente della nostra sorte!".

La migliore prova del rifiuto degli "accordi di Grenelle": il 27 maggio il numero degli scioperanti aumentò ancora per raggiungere i 9 milioni.

Lo stesso giorno si svolse allo stadio Charléty, a Parigi, una grande manifestazione indetta dal sindacato studentesco UNEF, dalla CFDT (maggioritaria rispetto alla CGT) e da gruppi di estrema sinistra (gauchistes). Il tono dei discorsi fu molto rivoluzionario: si trattava infatti di dare uno sfogo al crescente malcontento verso la CGT e il PCF. Accanto ai gauchistes, si notò la presenza di politici socialdemocratici come Mendes-France (ex capo del governo negli anni '50). Cohn-Bendit, con i capelli tinti di nero, fece la sua apparizione (lo si era già visto il giorno prima alla Sorbona).

Il 28 maggio è il giorno dei gracidii dei partiti di sinistra. Al mattino, François Mitterrand, presidente della Federazione della Sinistra Democratica e Socialista (che raggruppava il Partito Socialista, il Partito Radicale e vari piccoli gruppi di sinistra) tenne una conferenza stampa; considerando che c'era un vuoto di potere, annunciò la sua candidatura alla presidenza della Repubblica. Nel pomeriggio, Waldeck Rochet, capo del PCF, propose un governo "a partecipazione comunista": si trattava di impedire ai socialdemocratici di sfruttare la situazione a loro esclusivo beneficio. Viene sostituito, il giorno successivo, 29 maggio, da una grande manifestazione indetta dalla CGT che rivendicava un "governo popolare". La destra urlò immediatamente contro la "trama comunista".

Quello stesso giorno si notò la "scomparsa" del generale de Gaulle. Alcuni dissero che si era ritirato, in realtà era andato in Germania per farsi rassicurare sulla fedeltà degli eserciti dal generale Massu, comandante delle truppe d'occupazione francesi.

Il 30 maggio fu un giorno decisivo per il recupero della situazione da parte della borghesia. De Gaulle fece un nuovo discorso:

"Nelle circostanze attuali, non mi ritirerò. (...) Io oggi sciolgo l'Assemblea Nazionale ..."

Allo stesso tempo, si svolse a Parigi sugli Champs-Élysées un'enorme dimostrazione a sostegno di de Gaulle. Giunti dai quartieri bene, dagli opulenti sobborghi e anche dalla "Francia profonda" grazie a camion dell'esercito, il "popolo" della paura e del denaro, istituzioni borghesi e religiose con i loro figli, vecchi dirigenti imbevuti della loro "superiorità", piccoli commercianti che tremavano per le loro vetrine, veterani ulcerotici per gli attacchi alla bandiera tricolore, agenti infiltrati in combutta con la malavita, ma anche vecchi appartenenti all'Algeria francese e dell'OAS[10], giovani membri del gruppo fascista Occident, vecchi nostalgici di Vichy (che tutti odiavano de Gaulle); tutto questo bel mondo venne a proclamare il suo odio per la classe operaia e il suo "amore per l'ordine". Tra la folla, accanto ai veterani della "Francia libera", si sentì gridare "Cohn-Bendit a Dachau!".

Ma il "Partito dell'ordine" non si riduceva a coloro che dimostrarono sugli Champs-Elysees. Lo stesso giorno, la CGT chiese negoziati per ramo per "migliorare i risultati di Grenelle" era il modo di dividere il movimento per liquidarlo.

La ripresa del lavoro

Da questa data (un giovedì), il lavoro iniziò a riprendere, ma lentamente perché, il 6 giugno, ci furono altri 6 milioni di scioperanti. La ripresa del lavoro avviene in maniera dispersa:

- 31 maggio: industria siderurgica della Lorena, tessili nordici;

- 4 giugno: arsenali, assicurazioni;

- 5 giugno: EDF[11], miniere di carbone;

- 6 giugno: poste, telecomunicazioni, trasporti (a Parigi, la CGT costringeva a riprendere: in ogni deposito i dirigenti sindacali annunciavano che altri depositi erano tornati al lavoro, la qualcosa era falsa);

- 7 giugno: scuola primaria;

- 10 giugno: occupazione della fabbrica Renault a Flins da parte delle forze di polizia; uno studente liceale di 17 anni, Gilles Tautin, in zona per portare la sua solidarietà agli operai, caricato dalla polizia cade nella Senna annegando;

- 11 giugno: intervento del CRS[12] nello stabilimento Peugeot di Sochaux (2° stabilimento in Francia): due   operai vennero uccisi, di cui uno con proiettili di arma da fuoco.

Nuove manifestazioni violente in tutta la Francia: "Hanno ucciso i nostri compagni!" A Sochaux, di fronte alla decisa resistenza degli operai, il CRS sgombrò la fabbrica: il lavoro riprese solo 10 giorni dopo.

Temendo che l'indignazione potesse far riprendere gli scioperi (c’erano ancora 3 milioni di scioperanti), i sindacati (CGT in testa) e i partiti di sinistra guidati dal PCF sollecitarono la ripresa del lavoro "perché le elezioni possano tenersi e completare la vittoria della classe operaia". Il quotidiano del PCF, L'Humanité, titolava: "Forti della loro vittoria, milioni di lavoratori stanno tornando al lavoro".

L'appello sistematico allo sciopero dei sindacati dal 20 maggio trovava ora la sua spiegazione: “non solo dovremmo evitare di essere travolti dalla "base", ma dobbiamo controllare il movimento per poter, giunto il momento, provocare la ripresa dei settori meno combattivi e demoralizzare gli altri”.

Waldeck Rochet, nei suoi discorsi elettorali affermò che "Il Partito Comunista era un partito dell'ordine". E l'"ordine" borghese stava a poco a poco tornando:

- 12 giugno: ripresa della scuola secondaria;

- 14 giugno: Air France e Merchant Marine;

- 16 giugno: la Sorbona veniva occupata dalla polizia;

- 17 giugno: ripresa caotica alla Renault Billancourt;

- 18 giugno: de Gaulle rilasciò i capi dell'OS che erano ancora in prigione;

- 23 giugno: 1° turno delle elezioni legislative con una forte avanzata della destra;

- 24 giugno: ripresa dei lavori nello stabilimento di Citroën Javel, in piena Parigi (Krasucki, numero 2 della CGT, intervenne insistentemente nell'assemblea generale per invitare a mettere fine allo sciopero);

- 26 giugno: Usinor Dunkerque;

- 30 giugno: 2° turno delle elezioni con una storica vittoria della destra.

Una delle ultime aziende a tornare a lavorare il 12 luglio fu l'ORTF: molti giornalisti non volevano reintegrato il controllo e la censura che fino ad allora avevano subito da parte del governo. Dopo la "ripresa del controllo", molti tra loro furono licenziati. L'ordine ritornò ovunque, compreso nelle informazioni ritenute utili da divulgare nella popolazione.

Così, il più grande sciopero della storia si concluse con una sconfitta, contrariamente alle affermazioni della CGT e del PCF. Un'amara sconfitta sancita dal ritorno in forza dei   partiti e delle "autorità" denigrate durante il movimento. Ma il movimento operaio da tempo sapeva che: "Il vero risultato delle loro lotte non è tanto il successo immediato ma la crescente unione degli operai" (il Manifesto comunista). Inoltre, in Francia nel 1968 dietro la loro sconfitta immediata gli operai conquistarono una grande vittoria, non per se stessi ma per il proletariato mondiale. Questo è quello che vedremo nello stesso momento in cui cercheremo di evidenziare le cause profonde e le questioni storiche e globali del "gioioso mese di maggio francese".

La portata internazionale dello sciopero del maggio 1968

Nella maggior parte dei molti libri e programmi televisivi sul maggio 1968 che hanno occupato lo spazio mediatico di diversi paesi in quest’ultimo periodo, si sottolinea il carattere internazionale del movimento studentesco che ha colpito la Francia durante quel mese. Tutti concordano nel notare, come abbiamo sottolineato nel nostro precedente articolo, che gli studenti francesi non furono i primi a mobilitarsi in modo massiccio; che in qualche modo "sono saltati su un treno in corsa" di un movimento iniziato nelle università americane nell'autunno del 1964. A partire dagli Stati Uniti, quel movimento, che aveva colpito la maggior parte dei paesi occidentali, dal 1967 aveva conosciuto in Germania i suoi sviluppi più spettacolari, che resero gli studenti di questo paese il "riferimento" per quelli di altri paesi europei. Tuttavia, gli stessi giornalisti o "storici" che amano sottolineare la portata internazionale della protesta studentesca degli anni '60 di solito non dicono una parola sulle lotte sindacali che hanno avuto luogo nel mondo durante questo periodo. Ovviamente, non possono ignorare l'enorme sciopero che costituisce   l'altro aspetto, ovviamente la parte più importante degli "eventi" del 68 in Francia: è difficile per loro mettere in sordina lo sciopero più grande della storia del movimento operaio Ma se li seguiamo, per loro questo movimento del proletariato costituisce ancora una volta una sorta di "eccezione francese".

In effetti, allo stesso modo, e forse ancor più, del movimento studentesco, il movimento della classe operaia in Francia è stato parte integrante di un movimento internazionale e può essere realmente compreso solo in questo contesto internazionale.

Il contesto dello sciopero dei lavoratori in Francia ...

È vero che nel maggio 1968 esisteva in Francia una situazione che non si trovava in nessun altro paese, se non in modo molto marginale: un massiccio movimento della classe operaia che decolla dalla mobilitazione degli studenti. È chiaro che la mobilitazione studentesca, la repressione che ha subito - e che l'ha alimentata - così come la ritirata finale del governo dopo la "notte delle barricate" del 10-11 maggio, hanno avuto un ruolo, non solamente nello scatenamento, ma anche nell’ampiezza dello sciopero degli operai. Detto ciò, se il proletariato francese si è impegnato in un tale movimento, non è stato sicuramente solo per "fare come gli studenti", ma perché c'era un profondo malcontento, diffuso, e anche forza politica per impegnarsi nella lotta.

Questo fatto generalmente non è oscurato da libri e programmi televisivi su Maggio 68: viene spesso ricordato che nel 1967, i lavoratori avevano condotto lotte importanti con caratteristiche in contrasto con quelle del periodo precedente. In particolare, se gli "scioperetti" e le giornate d’azione sindacali non suscitarono grande entusiasmo, si verificarono conflitti molto duri, molti determinati dalla violenta repressione padronale e di polizia con scavalcamenti sindacali a più riprese. Così, all'inizio del 1967 si avranno scontri significativi a Bordeaux (la fabbrica di aerei Dassault), a Besançon e nella regione di Lione (sciopero con occupazione a Rhodia, a Berliet che induce i padroni alla serrata e l'occupazione dello stabilimento da parte dei CRS), nelle miniere della Lorena, nei cantieri navali di Saint-Nazaire (che l'11 aprile venne paralizzato da uno sciopero generale).

Fu a Caen, in Normandia, che la classe operaia effettuò una delle sue più importanti battaglie prima del maggio 68. Il 20 gennaio 1968, i sindacati della Saviem (camion) avevano chiamato a scioperare per un'ora e mezza, ma la base, giudicando questa azione insufficiente, il 23 si lanciò in sciopero spontaneo. Il giorno seguente, alle 4 del mattino, i CRS smantellarono il picchetto permettendo ai quadri e ai crumiri di entrare fabbrica. Gli scioperanti decisero di andare in centro città dove vennero raggiunti da lavoratori di altre fabbriche anche loro in sciopero. Alle 8 del mattino, 5000 persone convennero pacificamente nella piazza centrale: le Guardie mobili[13] le caricarono brutalmente, anche con colpi col calcio dei fucili. Il 26 gennaio, i lavoratori di tutti i settori della città (compresi gli insegnanti) e molti studenti dimostrarono la loro solidarietà: alle 18 un concentramento sulla piazza centrale raccolse 7000 persone. Alla fine dell'incontro, le Guardie mobili caricarono per sgombrare il posto, ma furono   sorpresi dalla resistenza degli operai. Gli scontri dureranno tutta la notte; ci saranno 200 feriti e dozzine di arresti. Sei giovani manifestanti, tutti lavoratori, ricevettero pene detentive da 15 giorni a tre mesi. Ma lungi dal far arretrare la classe operaia, questa repressione provocò solo l'estensione della sua lotta: il 30 gennaio, vi furono 15.000 scioperanti a Caen. Il 2 febbraio, le autorità e i padroni furono costretti a fare marcia indietro: le proteste furono   revocate, gli aumenti salariali del 3-4%. Il giorno dopo, il lavoro riprese, ma, sotto l'impulso di giovani operai, gli scioperi continuarono per un mese alla Saviem.

Ad aprile 67 ed a gennaio 68, Saint-Nazaire e Caen non furono le uniche città colpite da scioperi generali da parte dell'intera popolazione operaia. Anche altre città più piccole come Redon a marzo e ad aprile Honfleur vennero interessate da proteste operaie. Questi massicci scioperi di tutti gli sfruttati di una città prefiguravano ciò che sarebbe accaduto a partire dalla metà di maggio in tutto il paese.

Quindi, non possiamo dire che la tempesta del maggio 1968 esplose come un fulmine a cielo sereno. Il movimento studentesco diede "fuoco alle polveri", ma queste erano già pronte ad infiammarsi.

Ovviamente, gli "specialisti", in particolare i sociologi, hanno cercato di evidenziare le cause di questa "eccezione" francese. In particolare, hanno sottolineato l'altissimo tasso di sviluppo industriale in Francia durante gli anni '60, trasformando questo vecchio paese agricolo in una moderna potenza industriale. Questo fatto spiega la presenza e il ruolo di un gran numero di giovani lavoratori nelle fabbriche che spesso erano state da poco costruite. Questi giovani operai, provenienti spesso da zone rurali, sono poco sindacalizzati e hanno difficoltà a sopportare la disciplina da caserma di fabbrica dal momento che ricevono retribuzioni per lo più irrisorie, anche quando hanno una certificazione di competenza professionale. Questa situazione rende possibile capire perché sono stati i settori più giovani della classe operaia a impegnarsi per primi nella lotta, e anche perché la maggior parte dei movimenti maggiori che hanno preceduto il maggio 68 hanno avuto luogo nell'ovest della Francia, una regione prevalentemente rurale e tardivamente industrializzata. Tuttavia, le spiegazioni dei sociologi non riescono a spiegare perché non furono solo i giovani lavoratori a scioperare nel 1968, ma la stragrande maggioranza dell'intera classe operaia, di tutte le età.

... e a livello internazionale

Di fatto, dietro un movimento della grandezza e della profondità di quello del maggio '68, c'erano necessariamente cause molto più profonde, cause che andavano ben oltre il quadro della Francia. Se tutta la classe operaia di questo paese ha iniziato uno sciopero quasi generale, è perché tutti i suoi settori cominciavano a risentire della crisi economica che, nel 1968, era solo all'inizio, una crisi non "francese" ma dell'intero capitalismo mondiale. Sono gli effetti in Francia di questa crisi economica globale (aumento della disoccupazione, congelamento degli aumenti salariali, intensificazione dei tassi di produzione, attacchi alla sicurezza sociale) che spiegano in gran parte l'aumento della combattività dei lavoratori in questo paese dal 1967:

"In tutti i paesi industrializzati, in Europa e negli Stati Uniti, la disoccupazione è in crescita e le prospettive economiche si fanno sempre più scure. L'Inghilterra, nonostante una moltiplicazione di misure per salvaguardare l'equilibrio, alla fine del 1967 è costretta ad una svalutazione della sterlina, che innesca svalutazioni in un certo numero di paesi. Il governo Wilson proclama un programma di austerità eccezionale: massiccia riduzione della spesa pubblica ..., blocco dei salari, riduzione del consumo interno e delle importazioni, sforzo per aumentare le esportazioni. Il 1° gennaio 1968, è il turno di Johnson [Presidente degli Stati Uniti] a sollevare l'allarme e annunciare dure misure necessarie per salvaguardare l'equilibrio economico. A marzo scoppia la crisi finanziaria del dollaro. La stampa economica ogni giorno più pessimista, evoca sempre più lo spettro della crisi del 1929 (...) Maggio 1968 appare in tutto il suo significato come una delle prime e più importanti reazioni della massa operaia a un peggioramento della situazione economica mondiale" (Révolution internationale (vecchia serie) n°2, primavera 1969).

In realtà, circostanze particolari hanno reso possibile che in Francia il proletariato mondiale stesse portando avanti la sua prima grande lotta contro i crescenti attacchi che il capitalismo in crisi non poteva che moltiplicare. Ma, abbastanza rapidamente, altri settori nazionali della classe operaia sarebbero entrati in lotta. Stesse cause, stessi effetti.

Così, dall'altra parte del mondo, in Argentina, il mese di maggio del 1969 sarebbe stato segnato da ciò che è rimasto da allora nei ricordi come il "cordobazo". Il 29 maggio, in seguito a una serie di proteste nelle città operaie contro i violenti attacchi economici e la repressione della giunta militare, gli operai di Cordoba sopraffecero completamente la polizia e l'esercito (per lo più dotati di carri armati) diventando padroni della città (la seconda del paese). Il governo fu in grado di "ristabilire l'ordine" solo il giorno successivo grazie al massiccio invio di truppe militari.

In Italia, allo stesso tempo, iniziava il più importante movimento di lotte sindacali dalla seconda guerra mondiale. Gli scioperi cominciarono ad intensificarsi alla Fiat a Torino, prima nella fabbrica principale della città, ed in particolare a Fiat-Mirafiori, per poi estendersi agli altri stabilimenti del gruppo a Torino e dintorni. Il 3 luglio 1969, durante una giornata di azione sindacale contro gli aumenti degli affitti, i cortei operai, uniti a cortei studenteschi, confluirono nella fabbrica di Mirafiori. Di fronte a essa scoppiarono violenti scontri con la polizia. Essi durarono quasi tutta la notte estendendosi ad altre zone della città.

Alla fine di agosto, quando i lavoratori ritornarono dalle vacanze estive, gli scioperi ripresero alla Fiat, ma anche alla Pirelli (pneumatici) a Milano e in molte altre aziende.

Tuttavia, la borghesia italiana, resa esperta dall'esperienza del maggio '68, non venne presa di sorpresa come l'anno precedente era successo alla borghesia francese. Doveva assolutamente impedire al profondo scontento sociale che stava emergendo di portare a una conflagrazione generale. Ecco perché il suo apparato sindacale userà la scadenza dei contratti collettivi, specialmente in metallurgia, chimica e edilizia, per sviluppare la sua manovra di dispersione delle lotte, fissando agli operai come obiettivo un "buon contratto" nei loro rispettivi settori. I sindacati stavano sviluppando le cosiddette tattiche di attacco "articolate": un giorno sciopero degli operai siderurgici, l'altro i lavoratori della chimica e gli altri lavoratori edili. Gli scioperi "generali" vengono indetti solo per provincia o per città, contro il caro vita o l'aumento delle tasse. A livello aziendale, i sindacati promuovono scioperi a rotazione, un laboratorio dopo l'altro, con il pretesto di causare maggior danno possibile ai padroni a un costo minimo per gli operai. Allo stesso tempo, i sindacati adottano misure necessarie per riprendere il controllo di una base che tende a sorpassarli: mentre, in molte aziende, i lavoratori, insoddisfatti delle tradizionali strutture sindacali, eleggono delegati sindacali, questi ultimi vengono istituzionalizzati sotto forma di "consigli di fabbrica", presentati come "organi di base" dell'unione unitaria che le tre confederazioni, CGIL, CISL e UIL affermano di voler costruire insieme. Dopo diversi mesi in cui la conflittualità operaia si esaurisce in una serie di "giornate d’azione" per settore e "scioperi generali" per provincia o per città, i contratti collettivi settoriali sono firmati successivamente tra l'inizio di novembre e la fine di dicembre. Ed è poco prima della firma dell'ultimo contratto, il più importante dal momento che riguarda la metallurgia del settore privato, in prima linea nel movimento, il 12 dicembre esplode una bomba in una banca di Milano, uccidendo 16 persone. L'attentato subito è attribuito agli anarchici (uno di loro, Giuseppe Pinelli, muore nelle mani della polizia milanese), ma molto più tardi emergerà che esso proveniva da alcuni settori dell'apparato statale. Le strutture segrete dello Stato borghese entravano in campo per aiutare i sindacati a confondere i ranghi della classe operaia nello stesso momento in cui venivano rafforzati i mezzi della repressione.

Il proletariato italiano non fu il solo a mobilitarsi nell'autunno del 1969. Su una scala molto più piccola ma alquanto significativa, anche quello tedesco entrò in lotta da quando in settembre scoppiarono in questo paese scioperi selvaggi contro la firma del sindacato degli accordi di "moderazione salariale". Questi ultimi erano presentati come "realistici" di fronte al deterioramento della situazione dell'economia tedesca che, nonostante il "miracolo" del dopoguerra, non fu risparmiata dalle difficoltà del capitalismo mondiale che si accumulavano dal 1967 (quell'anno, la Germania conobbe la sua prima recessione dalla guerra).

Questo risveglio del proletariato tedesco, anche se ancora timido, ha un significato molto speciale. Da un lato, è il più grande e concentrato in Europa. Ma soprattutto, questo proletariato ha avuto nella storia e sarà chiamato a trovare in futuro una posizione di leadership nella classe operaia mondiale. Fu in Germania che si giocò il destino dell'ondata rivoluzionaria internazionale che, dall'ottobre 1917 in Russia, minacciò il dominio capitalista del mondo. La sconfitta subita dagli operai tedeschi durante i loro tentativi rivoluzionari, tra il 1918 e il 1923, aprì le porte alla più terribile contro-rivoluzione che cadde nella sua storia sul proletariato mondiale. E fu qui, dove la rivoluzione si era spinta più lontano, Russia e Germania, che questa controrivoluzione prese le forme più profonde e barbare: lo stalinismo e il nazismo. Questa controrivoluzione durò quasi mezzo secolo e culminò con la Seconda Guerra Mondiale, che, a differenza della prima, non permise al proletariato di alzare la testa, ma lo spinse ancora più in profondità, grazie, in particolare, alle illusioni create dalla vittoria dei campi "democratici" e "socialisti".

L'immenso sciopero del maggio 1968 in Francia, poi "l'autunno caldo" italiano, avevano dimostrato che il proletariato mondiale era uscito da questo periodo di controrivoluzione, che, a differenza della crisi del 1929, ciò che si stava sviluppando non avrebbe portato alla guerra mondiale, ma a uno sviluppo di lotta di classe che avrebbe impedito alla classe dominante di dare la sua risposta barbara alle convulsioni della sua economia. Le lotte degli operai tedeschi del settembre 1969 avevano confermato questo, come lo confermarono, e su una scala più significativa, le lotte degli operai polacchi durante l'inverno del 1970-71.

Nel dicembre 1970, la classe operaia polacca reagì spontaneamente e in modo massiccio a un aumento dei prezzi superiore al 30%. I lavoratori distrussero il quartier generale del partito stalinista a Danzica, Gdynia ed Elbląg. Il movimento di sciopero si estese dalla costa baltica fino a Poznań, Katowice, Breslavia e Cracovia. Il 17 dicembre, Gomulka, segretario generale del partito stalinista al potere, inviò i suoi carri armati ai porti del Baltico. Diverse centinaia di lavoratori vengono uccisi. Battaglie di strada si svolgono a Szczecin e Danzica. La repressione non riescì a schiacciare il movimento. Il 21 dicembre scoppiò un'ondata di scioperi a Varsavia. Gomulka venne dimesso. Il suo successore, Gierek, personalmente negozierà immediatamente con gli operai del Cantiere di Stettino.  Gierek fece alcune concessioni ma si rifiutò di annullare gli aumenti di prezzo. L'11 febbraio esplose uno sciopero di massa a Łódź, provocato da 10.000 lavoratori tessili. Gierek finì per arrendersi: gli aumenti di prezzo vennero annullati.

I regimi stalinisti sono stati la più pura incarnazione della controrivoluzione: era nel nome del "socialismo" e "degli interessi della classe operaia" che quest’ultima subiva uno dei peggiori terrori. L'inverno "caldo" dei lavoratori polacchi, così come gli scioperi che verificarono all'annuncio delle lotte in Polonia oltre confine, in particolare a Lvov (Ucraina) e a Kaliningrad (Russia dell’ovest) dimostravano che anche laddove la controrivoluzione aveva mantenuto il suo regime più pesante, i regimi "socialisti", era stata sconfitta.

Non possiamo qui elencare tutte le lotte operaie che, dopo il 1968, hanno confermato questo fondamentale cambiamento nell'equilibrio di forze tra borghesia e proletariato su scala mondiale. Citeremo solo due esempi, quello della Spagna e quello dell'Inghilterra.

In Spagna, nonostante la feroce repressione esercitata dal regime di Franco, la combattività dei lavoratori si espresse massicciamente durante il 1974. La città di Pamplona, in Navarra, conobbe un numero di giorni di sciopero per operaio superiore a quello degli operai francesi del 1968. Tutte le regioni industriali furono coinvolte (Madrid, Asturie, Paesi Baschi), ma fu nelle immense concentrazioni operaie delle periferie di Barcellona che gli scioperi presero la massima estensione, interessando tutte le aziende della regione, con dimostrazioni esemplari di solidarietà operaia (spesso, lo sciopero iniziava in una fabbrica unicamente per solidarietà con gli operai di altre fabbriche).

Anche l'esempio del proletariato inglese è molto significativo poiché resta il proletariato più antico del mondo. Nel corso degli anni '70, combatté massicce lotte contro lo sfruttamento (con 29 milioni di giorni di sciopero nel 1979, i lavoratori britannici si classificarono al secondo posto nelle statistiche, dietro ai lavoratori francesi nel 1968). Questa combattività costrinse persino la borghesia britannica a cambiare due volte il primo ministro: nell'aprile del 1976 (Callaghan sostituì Wilson) e all'inizio del 1979 (Callaghan fu dimissionato dal Parlamento).

Quindi, il significato storico fondamentale del 68 maggio non si trova né nelle "specificità francesi", né nella rivolta studentesca, né nella "rivoluzione dei costumi" come ci viene propagandato oggi. Esso è nell'uscita del proletariato mondiale dalla controrivoluzione e nel suo ingresso in un nuovo periodo storico di scontri contro l'ordine capitalista. Un periodo che è stato anche illustrato da un nuovo sviluppo di correnti politiche proletarie, compresa la nostra, e che, come vedremo ora, la controrivoluzione aveva praticamente eliminato o messo a tacere.

La rinascita internazionale delle forze rivoluzionarie

Le devastazioni della controrivoluzione nei ranghi comunisti

All'inizio del XX secolo, durante e dopo la prima guerra mondiale, il proletariato si impegnò in lotte titaniche che quasi sconfissero il capitalismo. Nel 1917 rovesciò il potere borghese in Russia. Tra il 1918 e il 1923, nel principale paese europeo, la Germania, guidò molteplici assalti per raggiungere lo stesso obiettivo. Questa ondata rivoluzionaria si diffuse in tutte le parti del mondo, ovunque ci fosse una classe operaia sviluppata, dall'Italia al Canada, dall'Ungheria alla Cina. Quella fu la risposta del proletariato mondiale all'ingresso del capitalismo nel suo periodo di decadenza, di cui la prima guerra mondiale fu il primo grande evento.

Ma la borghesia mondiale riuscì a contenere questo gigantesco movimento della classe operaia, e non si fermò qui. Scatenò la più terribile controrivoluzione nella storia del movimento operaio. Questa contro-rivoluzione prese forme di barbarie inimmaginabile, di cui lo stalinismo ed il nazismo furono le due espressioni più significative, proprio nei paesi in cui la rivoluzione si era spinta ben lontano, Russia e Germania.

In questo contesto, i partiti comunisti che erano stati all'avanguardia dell'ondata rivoluzionaria si trasformarono in partiti della controrivoluzione.

Ovviamente, il tradimento dei partiti comunisti causò l'emergere al loro interno di frazioni di sinistra in difesa delle vere posizioni rivoluzionarie. Un simile processo aveva già avuto luogo all'interno dei partiti socialisti durante la loro permanenza nel campo borghese nel 1914 con il loro sostegno alla guerra imperialista. Tuttavia, mentre coloro che avevano lottato all'interno dei partiti socialisti contro la loro deriva e il loro tradimento opportunisti avevano acquisito forza e crescente influenza nella classe operaia tale da fondare, dopo la rivoluzione russa, una nuova Internazionale, non fu così, a causa del crescente peso della controrivoluzione, per le correnti di sinistra che emersero all'interno dei partiti comunisti.

Se inizialmente queste correnti riuscirono a raggruppare gran parte dei militanti nei partiti tedesco e italiano, esse gradualmente persero la loro influenza nella classe e la maggior parte delle loro forze militanti, quando non furono disperse in molti piccoli gruppi, come avvenne in   Germania ancor prima che il regime di Hitler le sterminasse o costringesse gli ultimi militanti all'esilio.

Infatti, negli anni '30, accanto alla corrente animata da Trotsky sempre più conquistata dall'opportunismo, i gruppi che continuarono a difendere fermamente le posizioni rivoluzionarie, come il Gruppo dei Comunisti Internazionalisti (GIC) in Olanda ( che sosteneva il  "Comunismo dei consigli" e rigettava la necessità di un partito proletario) e la frazione di sinistra del Partito comunista italiano (che pubblicava la rivista Bilan) contavano solo poche dozzine di militanti e non avevano più alcuna influenza sul corso delle lotte operaie.

La seconda guerra mondiale non consentì, contrariamente alla prima, un'inversione del rapporto di forze tra il proletariato e la borghesia. Al contrario, educata dall'esperienza storica, e grazie al prezioso sostegno dei partiti stalinisti, la classe dominante si assicurò sul nascere la morte di ogni nuovo sfogo proletario. Nell'euforia democratica della "Liberazione", i gruppi della Sinistra Comunista risultarono ancora più isolati rispetto al 1930. In Olanda, il Communistenbond Spartacus si rifece al GIC nella difesa delle posizioni "posizioni consiliariste".  Posizioni che saranno anche difese, dal 1965 da Daad en Gedachte (Azione e Pensiero), una scissione del Communistenbond. Questi due gruppi fecero tutto un lavoro di pubblicazione anche se ostacolati dalla posizione consiliarista che rigetta il ruolo di un'organizzazione d'avanguardia per il proletariato. Tuttavia, il più grande handicap era il peso ideologico della controrivoluzione. E così anche in Italia la Costituzione nel 1945, intorno a Damen e Bordiga (due ex fondatori della Sinistra italiana nel 1920) del Partito Comunista Internazionalista (che pubblica Battaglia Comunista e Prometeo), non mantenne le promesse a cui avevano creduto i suoi militanti. Se, alla sua fondazione, l'organizzazione aveva 3.000 membri, essa si indebolì progressivamente vittima di demoralizzazione e di divisioni, tra cui quella del 1952 animata da Bordiga che costituirà il Partito Comunista Internazionale (che pubblica Programma Comunista), scissione di cui una delle cause risiede anche nella confusione che aveva presieduto al raggruppamento del 1945, che si era basato sull'abbandono di una serie di acquisizioni sviluppato da Bilan nel 1930.

In Francia, il gruppo che si era formato nel 1945, la Gauche Communiste de France (GCF) (Sinistra Comunista di Francia), nella continuità delle posizioni di Bilan (ma integrando anche un certo numero di posizioni programmatiche della sinistra tedesco-olandese) e che pubblicò 42 numeri della rivista Internationalisme, scompare nel 1952.

Nello stesso paese, oltre ai pochi elementi legati al Partito Comunista Internazionale che pubblicavano Le Prolétaire (Il proletario), un altro gruppo difese fino agli inizi degli anni '60 posizioni di classe con la rivista Socialisme ou Barbarie (S ou B). Ma questo gruppo, derivante da una scissione del trotskismo dopo la seconda guerra mondiale, abbandonò gradualmente ed esplicitamente il marxismo arrivando alla sua fine nel 1966. Tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, diverse scissioni di S ou B, specialmente di fronte al suo abbandono del marxismo, portarono alla formazione di piccoli gruppi che si unirono all’ambiente consiliarista, in particolare alla ICO (Informazione e Corrispondenza Operaia).

Potremmo ancora citare l'esistenza di altri gruppi in altri paesi, ma ciò che contraddistingue la situazione delle correnti che hanno continuato a difendere le posizioni comuniste durante gli anni '50 e inizio degli anni '60 è la loro estrema debolezza, il carattere riservato della loro  stampa, il loro isolamento internazionale così come regressioni che hanno portato alla loro totale scomparsa o ad una chiusura settaria, come quella del Partito Comunista Internazionale, che si considerava l'unica organizzazione comunista al mondo.

La rinascita di posizioni rivoluzionarie

Lo sciopero generale del 1968 in Francia, poi i diversi movimenti di massa della classe operaia riportati in precedenza, hanno posto all'ordine del giorno l'idea della rivoluzione comunista in molti paesi. La menzogna che lo stalinismo era "comunista" e "rivoluzionario" ha cominciato a fare acqua da tutte le parti. Di ciò hanno ovviamente beneficiato le correnti che avevano criticato l'Unione Sovietica in quanto "patria del socialismo", come i maoisti e le organizzazioni trotskiste. Il movimento trotskista, in particolare a causa della sua lotta storica   contro lo stalinismo, nel 1968 ha conosciuto una nuova giovinezza ed è venuto fuori dall'ombra nella quale per lungo tempo l’avevano tenuto i partiti stalinisti. Le sue fila in alcuni momenti hanno raggiunto numericamente livelli   spettacolari, specialmente in paesi come Francia, Belgio o Gran Bretagna. Ma questa corrente dalla fine della seconda guerra mondiale aveva cessato di appartenere al   campo proletario, in particolare per la sua posizione in "difesa delle conquiste operaie in URSS", vale a dire in difesa del campo imperialista dominato da quel paese.

In effetti, l'evidenziazione da parte degli scioperi operai sviluppatisi dalla fine degli anni '60 del ruolo anti-operaio dei partiti e dei sindacati stalinisti, della funzione della farsa elettorale e democratica come strumento di dominio borghese ha portato molte persone in tutto il mondo ad orientarsi  verso quelle correnti politiche che, in passato, avevano più chiaramente denunciato il ruolo dei sindacati e del parlamentarismo, e che meglio avevano espresso la lotta contro lo stalinismo, quelle della Sinistra comunista.

In seguito al maggio 1968, gli scritti di Trotsky ebbero una larghissima diffusione, ma anche quelli di Pannekoek, Gorter[14], Rosa Luxemburg che, per prima, poco prima del suo assassinio nel gennaio 1919, aveva avvertito i suoi compagni bolscevichi di alcuni pericoli che avrebbero minacciato la rivoluzione in Russia.

Appaiono nuovi gruppi che guardano l'esperienza della sinistra comunista. In realtà, è più verso il consiliarismo che   verso la sinistra italiana che si rivolgeranno quegli elementi che capiscono che il trotskismo era diventato una sorta di ala sinistra dello stalinismo. E ciò era dovuto a diverse ragioni. Da un lato, il rifiuto dei partiti stalinisti spesso si accompagnava al rifiuto della stessa nozione del partito comunista. In un certo senso, è stato il tributo pagato dai nuovi elementi che si sono rivolti alla prospettiva della rivoluzione proletaria alla menzogna staliniana della continuità tra il bolscevismo e lo stalinismo, tra Lenin e Stalin. Questo equivoco fu in parte alimentato anche dalle posizioni della corrente bordighista, l'unica della sinistra italiana con un'estensione internazionale, che difendeva l'idea della presa del potere da parte del Partito comunista e rivendicava "il monolitismo" delle sue fila. D'altra parte, questo era la conseguenza del fatto che le correnti che continuavano a rivendicarsi alla Sinistra italiana essenzialmente sfiorarono solo il maggio 1968, non comprendendo il suo significato storico e riducendolo solo ad una dimensione studentesca.

Nello stesso momento in cui apparivano nuovi gruppi ispirati al consiliarismo, quelli che già esistevano conobbero un successo senza precedenti, videro crescere i loro ranghi in maniera spettacolare e furono anche in grado in grado di agire da polo di riferimento. Ricordiamo in particolare l'ICO, che nel 1969 organizzò un incontro internazionale a Bruxelles, in cui parteciparono Cohn-Bendit, Mattick (ex attivista della sinistra tedesca emigrato negli Stati Uniti dove pubblicava diverse riviste consiliariste) e Cajo Brendel, animatore di Daad a Gedachte.

Tuttavia, i successi del consiliarismo "organizzato" fu di breve durata. l'ICO pronunciò la sua auto-dissoluzione nel 1974. I gruppi olandesi cessarono di esistere contemporaneamente ai loro principali animatori.

In Gran Bretagna, il gruppo Solidarity, ispirato alle posizioni di Socialisme ou Barbarie, dopo un successo simile a quello dell’ICO, conobbe una serie di scissioni fino ad esplodere nel 1981 (tuttavia il gruppo di Londra continuò a pubblicare la rivista fino al 1992).

In Scandinavia, i gruppi consiliaristi sviluppatisi dopo il 1968 furono in grado di organizzare una conferenza a Oslo nel settembre 1977, ma essa non ebbe un seguito.

Alla fine, la tendenza che si sviluppò maggiormente negli anni '70 fu quella che si rivendicava alle posizione di Bordiga (deceduto a luglio 1970). In particolare, essa   beneficiò di un "afflusso" di elementi prodotti dalle crisi che durante quel periodo colpirono alcuni gruppi gauchistes (in particolare i gruppi maoisti). Nel 1980, il Partito comunista internazionale era l'organizzazione della sinistra comunista più grande e influente del mondo. Ma questa "apertura" della corrente bordighista a elementi fortemente segnati dal gauchisme portò alla sua esplosione nel 1982, riducendola da allora allo stato di una moltitudine di piccole sette.

Gli inizi della Corrente Comunista Internazionale

In effetti, la manifestazione più significativa, sul lungo termine, della rinascita delle posizioni della Sinistra Comunista fu lo sviluppo della nostra organizzazione[15].

Essa si costituì principalmente giusto 40 anni fa, nel luglio 1968 a Tolosa, con l'adozione di una prima dichiarazione di principi da parte di un piccolo nucleo di elementi che aveva formato un circolo di discussione l'anno precedente intorno a un compagno, RV, che politicamente aveva debuttato nel gruppo Internacionalismo in Venezuela. Questo gruppo fu fondato nel 1964 dal compagno MC[16], che era stato il principale animatore del Sinistra Comunista di Francia (1945-52) dopo essere stato membro della Frazione italiana della Sinistra Comunista dal 1938 e che era già militante comunista dal 1919 (all'età di 12 anni) prima nel Partito Comunista di Palestina, poi nel PCF.

Durante lo sciopero generale del maggio 1968, alcuni elementi del circolo di discussione pubblicarono diversi volantini firmati Movimento per l'istituzione dei consigli operai (MICO) ed avviarono discussioni con altri elementi con i quali infine si formò il gruppo che da dicembre 1968 avrebbe pubblicato Révolution Internationale. Questo gruppo già stava in contatto e in continua discussione con altri due gruppi appartenenti al movimento consiliarista, l'Organizzazione consiliarista di Clermont-Ferrand e quella che pubblicava i Cahiers du Communisme de Conseils (Quaderni del Comunismo dei Consigli) con sede a Marsiglia.

Infine, nel 1972, i tre gruppi si fusero per formare quella che sarebbe diventata la sezione in Francia della CCI che iniziò la pubblicazione di Révolution Internationale (nuova serie).

Questo gruppo, nella continuità politica condotta da Internacionalismo, dalla GCF e da Bilan, avviò discussioni con diversi gruppi che erano sorti anche loro dopo il 1968, in particolare negli Stati Uniti (Internationalism). Nel 1972, Internationalism inviò una lettera a una ventina di gruppi sostenendo che la Sinistra comunista chiedeva l'istituzione di una rete di corrispondenza e di un dibattito internazionale. Révolution internationale rispose caldamente a questa iniziativa, proponendo al contempo la prospettiva di una conferenza internazionale. Gli altri gruppi che aderirono appartenevano tutti al movimento consiliarista. I gruppi che si rivendicano alla Sinistra italiana invece fecero orecchie da mercante o ritennero prematura questa iniziativa.

Sulla base di questa iniziativa si svolsero numerosi incontri nel 1973 e nel 1974 in Inghilterra e Francia, ai quali in particolare parteciparono per la Gran Bretagna: World Revolution (Rivoluzione mondiale), Revolutionary Perspective (Prospettiva rivoluzionaria) e Workers' Voice, (Voce operaia), le prime due sorte da una scissione di Solidarity (Solidarietà) e l'ultima risultante da una scissione del trotskismo.

Infine, questo ciclo di incontri culminò nel gennaio 1975 con lo svolgimento di una conferenza in cui i gruppi che condividevano lo stesso orientamento politico - Internacionalismo, Révolution Internationale, Internationalism, World Revolution, Rivoluzione Internazionale (Italia) et Accion Proletaria (Spagna) decisero di unificarsi come Courant Communiste International (Corrente Comunista Internazionale).

Quest'ultima decise di continuare questa politica di contatti e discussioni con gli altri gruppi della Sinistra Comunista, ciò che la condusse a partecipare alla conferenza di Oslo del 1977 (contemporaneamente a Revolutionary Perspective) e a rispondere favorevolmente all'iniziativa lanciata nel 1976 da Battaglia Comunista per lo svolgimento di una conferenza internazionale di gruppi della Sinistra Comunista.

Le tre conferenze tenutesi a maggio 1977 (Milano), a novembre 1978 (Parigi) e a maggio 1980 (Parigi) suscitarono un crescente interesse tra gli elementi che si rivendicavano alla Sinistra Comunista, ma la decisione di Battaglia Comunista e della Communist Workers' Organisation (nata dal raggruppamento di Revolutionary Perspective e della Workers' Voice in Gran Bretagna) di escludere la CCI suonò la campana a morto di questo sforzo[17]. In un certo senso, il ripiegamento settario (almeno nei confronti della CCI) di BC e CWO (entrambe raggruppate nel 1984 nel Bureau International pour le Parti Révolutionnaire - BIPR) fu un segno che si era   esaurito l'impulso iniziale dato al movimento della Sinistra Comunista dal sorgere storico del proletariato mondiale nel maggio 1968.

Tuttavia, nonostante le difficoltà incontrate dalla classe operaia negli ultimi decenni, comprese le campagne ideologiche sulla "morte del comunismo" dopo il crollo dei regimi stalinisti, la borghesia mondiale non è riuscita a infliggerle una sconfitta decisiva. Ciò ha portato al fatto che la corrente della Sinistra comunista (rappresentata principalmente dal BIPR[18] e soprattutto dalla CCI) ha mantenuto le sue posizioni e ora gode di un crescente interesse tra gli elementi che, con la lenta ripresa delle lotte dal 2003, si stanno orientando verso una prospettiva rivoluzionaria.

Il cammino del proletariato verso la rivoluzione comunista è lungo e difficile. Non può essere altrimenti poiché questa classe ha l'immenso compito di portare l'umanità dal "regno della necessità al regno della libertà". La borghesia non perde nessuna occasione per proclamare che "il comunismo è morto!" ma l'accanimento con cui lo   seppellisce è indicativo della paura che continua a provare davanti a questa prospettiva. Quarant'anni dopo, ci invita a "liquidare" il maggio 68 (Sarkozy) o a "dimenticarlo" (Cohn-Bendit, diventato un notabile "verde" del Parlamento europeo e recentemente ha pubblicato un libro dal titolo significativo: "Forget 68" (Dimentica) e questo è normale: il maggio 1968 ha aperto una breccia nel suo sistema di dominio, una lacuna che non è riuscita a tappare e si allargherà nella misura in cui diventa più evidente la bancarotta storica di questo sistema.

Fabienne (6/07/2008)

 

[2] Partito Comunista Francese

[3] Confederazione generale del lavoro. È la centrale sindacale più potente, in particolare tra i lavoratori dell'industria e dei trasporti e tra i dipendenti pubblici. È controllata dal PCF.

[4] Confederazione francese democratica del lavoro. Questa centrale sindacale era originariamente di ispirazione cristiana, ma nei primi anni '60 rigetta i riferimenti al cristianesimo ed è fortemente influenzato dal Partito Socialista e da un piccolo partito socialista di sinistra, il Partito Socialista Unificato, oggi sparito.

[5] Un animatore di successo.

[6] Commentatore sportivo dallo sciovinismo sfrenato.

[7] Il giorno dopo questo discorso, i dipendenti comunali in molti luoghi annunciarono che essi si sarebbero rifiutati di organizzare il referendum. Contemporaneamente, le autorità non sapevano come stampare le schede: la Stampa Nazionale era in sciopero e le tipografie private in sciopero si rifiutavano: i loro padroni non volevano ulteriori problemi con i loro operai.

[8] Georges Seguy era anche membro dell'Ufficio politico del PCF.

[9] Si saprà più tardi che Chirac, Segretario di Stato per gli affari sociali, aveva incontrato (in un granaio!) Krasucki, numero 2 della CGT.

[10] Organizzazione segreta dell'esercito: gruppo clandestino di soldati e sostenitori del mantenimento della Francia in Algeria, che si è distinto all'inizio degli anni '60 per attacchi terroristici, omicidi e persino un tentato omicidio di de Gaulle.

[11] Elettricità di Francia

[12] Compagnie repubblicane di sicurezza: forze di polizia nazionale specializzate nella repressione delle proteste di strada.

[13] Forze della gendarmeria nazionale (cioè l'esercito) con lo stesso ruolo dei CRS.

[14] I due principali teorici della sinistra olandese.

[15] Per una storia più dettagliata della CCI, leggere i nostri articoli: 1995: 20 years of the ICC disponibile anche in francese in Revue Internationale no 80 e in spagnolo in Revista internacional n° 80. Vedi inoltre I trent'anni della CCI: appropriarsi del passato per costruire l'avvenire

[17] A proposito di queste conferenze vedi il nostro articolo The International Conferences of the Communist Left (1976-80), disponibile anche in spagnolo in Rev. Internacional nº 122, 3er trimestre 2005 e francese Revue Internationale n° 122 - 3e trimestre 2005.

[18] Il minore sviluppo del BIPR rispetto a quello della CCI è dovuto principalmente al suo settarismo e alla sua politica di raggruppamento opportunistico (che spesso lo porta a costruire sulla sabbia). Vedi il nostro articolo Polemica col BIPR: una politica opportunista di raggruppamento che porta solo ad insuccessi

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