Elezioni politiche... Se Monti è il meglio che ci potevano dare, non possiamo aspettarci più nulla! Come possiamo reagire?

E’ passato poco più di un anno dall’avvento del governo Monti e tutti ci ricordiamo il sospiro di sollievo che, anche tra i più avvertiti, si è tirato per la messa al bando di Berlusconi e di quell’accozzaglia di cialtroni che componevano il suo governo. Quel sospiro è durato fin troppo poco perché, come tutti ci ricordiamo, in nome del raddrizzamento dell’Italia e dello spread che continuava a salire, il nuovo governo Monti ha dimostrato di non essere affatto imbarazzato per il fatto che tutti lo chiamavano “governo tecnico” ed ha cominciato a sparare nel mucchio con degli attacchi che non si erano ancora visti fino a quel momento e che andavano ad aggiungersi a quelli che avevano già prodotto i vari governi precedenti, di destra e di “sinistra”[1]. Ma a cosa hanno portato questi interventi, tanto sbandierati dalle varie componenti politiche e dalle stesse centrali sindacali come indispensabili al risanamento dell’Italia, alla fine di quest’anno? Se non c’è stata ripresa economica - perché, a sentire il premier, non ce ne sarebbero state le condizioni e i tempi - almeno una parte dei guai finanziari sono stati messi a posto? Ahimè, le notizie riportate nel recente supplemento “Finanza pubblica” al bollettino statistico della Banca d’Italia dicono proprio di no, e in maniera decisa! Infatti, il debito pubblico italiano ha superato ad ottobre scorso il valore di 2.000 miliardi di euro, il livello più alto mai raggiunto[2], aumentando dall’inizio dell’anno, sotto il governo Monti, di ben 71,238 miliardi (+3,7%). Con il livello raggiunto a ottobre, il debito pubblico italiano pesa per circa 33.081mila euro a testa, neonati compresi[3].

Inoltre, come si vede dalla maggiore pendenza del tratto a freccia rispetto alla linea tratteggiata in figura, la velocità con cui questo debito cresce con il tempo è addirittura aumentata dal 2007 ad oggi, il che significa che non solo siamo indebitati, ma che continuiamo a indebitarci sempre più velocemente nonostante tutti i sacrifici che abbiamo già patito (nel 2007, l’ultima volta che il debito è diminuito, questo era pari al 103,6% del PIL, nel 2011 era passato al 120,6% e nel 2012, dopo un anno di governo Monti, sarebbe passato – per ora si tratta di una stima - al 126,4%).[4] A questo si aggiunge l’allarme rosso per la sanità pubblica. Il Servizio sanitario nazionale “affoga” nei debiti: circa 40 miliardi di euro verso i fornitori.[5]Dal lato della crescita invece l'OCSE stima (per il poco valore che ha) un 4% complessivo per i prossimi 10 anni, il che significa uno 0,4% annuo. Quindi una crescita pressoché nulla. (…) Nel terzo trimestre il Pil è sceso dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto al 3° trimestre del 2011. Rispetto alle previsioni del Governo e dell'FMI (di parte) un risultato quindi disastroso. (…) L'indice armonizzato dei prezzi al consumo, a base 100 nel 2005, è pari a 119,2, +2,7 punti rispetto alla lettura di 116,5 di luglio. Ciò significa che in 7 anni il potere di acquisto è diminuito di quasi il 20% vale a dire che una persona compra con lo stesso denaro il 20% in meno dei beni che comprava nel 2005. La disoccupazione, ultimo dato aggiornato questo, sta all'11,1%, ma bisognerebbe aggiungere circa un 2,3% dovuto a oltre un miliardo e cento circa di ore di Cassa Integrazione che qui significano, anche in ragione del trend economico, disoccupazione, e non quindi una misura temporanea. Il tasso di disoccupazione fra i giovani tra i 15 e 24 anni è 35,1% (dati vecchi, di Settembre)”.[6]

Ma è vero che è tutta colpa della Germania?

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che non siamo l’unico paese a essere indebitato, che il Giappone ha un debito di oltre 11.000 miliardi, con un rapporto debito/PIL da capogiro del 229%, o che gli USA arrivano addirittura a 12.500 miliardi di euro, con un più misurato ma non leggero rapporto debito/PIL del 105%[7].

La stessa Germania è dal 2011 il paese con il più alto debito pubblico dell’Eurolandia e con un rapporto rispetto al PIL che supera l’80% (ben oltre 20 punti al di sopra del valore richiesto dagli accordi di Maastricht) tanto che, nel “2012 Fiscal Sustainability Report”, la Commissione Europea ha parlato, a proposito della Germania, di necessità di una inversione di tendenza sulla questione del debito pubblico. Ma non è solo un problema di indebitamento, è tutto il decantato sistema tedesco che, visto da vicino, mostra più di una crepa, come quella della disoccupazione, ufficialmente al 6,7%, ma dietro la quale c’è la vergogna dell’assunzione di moltissimi lavoratori, specie i più giovani, attraverso i mini-job, lavori scarsamente retribuiti (circa 400 euro mensili) che occupano ormai circa sette milioni di tedeschi (che su 39 milioni di occupati rappresentano il 18% circa della forza lavoro).[8] Tanto che è molto diffusa la voce, accreditata sia dalla destra berlusconiana che da una certa sinistra populista alla Grillo e che ha una presa significativa su molte persone[9], secondo cui le condizioni dell’Italia non sarebbero tanto cattive ma che sarebbe la Germania che ci vuole in crisi per poter guadagnare “sul suo debito. Il Bund tedesco a dieci anni viene remunerato sotto il tasso di inflazione a dispetto peraltro dei fondamentali dell’economia tedesca. (…) La Germania in questo modo può ricapitalizzare le sue banche che sono intossicate molto di più delle altre da titoli spazzatura consentendo una sorta di riciclaggio del denaro. La terza ragione: deprimendo le economie dei suoi competitor e in particolare dell’Italia che è il secondo Paese europeo esportatore la Germania si assicura i mercati.”[10]

Naturalmente non si può non riconoscere un fondo di verità anche a questi argomenti. Ma quello che sfugge a chi porta avanti questi ragionamenti è che, con i processi di sovrapproduzione di merci che rendono sempre più asfittici i mercati e la politica dell’indebitamento su cui ormai si basa il mercato capitalista, l’economia reale cede sempre più il posto ad un’economia fittizia, basata sulla semplice speculazione di denaro, con capitali che corrono per il mondo intero alla ricerca di risorse da parassitare, principalmente dove ci sono economie deboli sul punto di crollare. Così, una delle qualità più importanti da esibire oggi sul mercato è la fiducia che riescono a ispirare i singoli soggetti (individui, aziende o nazioni) ai loro creditori. Infatti, se il problema fosse solo una questione di debito pubblico, come abbiamo visto prima il Giappone o gli stessi USA dovrebbero essere KO da tempo. Invece in Europa, in seguito alla crisi economica della Grecia, si è sparsa una contagiosa sfiducia verso i paesi più deboli che ha messo in forti difficoltà in successione Grecia, Spagna e poi Italia. Che lo si voglia o no, il governo Monti ha dunque avuto il “merito” di restituire la fiducia dei creditori nella capacità dell’azienda Italia di restituire il suo debito. Ma attenzione! Come abbiamo detto prima l’operazione Monti si ferma qui e non c’è alcun segnale che si possa andare oltre. Anzi, grazie al Governo Monti, le imposte sono aumentate, la tassa sulla spazzatura aumenterà e gli italiani hanno utilizzato le tredicesime per pagare l’Imu, con la conseguenza che a Natale sono crollate le attività commerciali perché gli italiani, lasciati senza soldi, non hanno potuto acquistare granché e la situazione economica del Paese, nonostante i sacrifici chiesti ai cittadini, è peggiorata. E se dopo la “cura Monti” la maggioranza degli italiani è più povera di prima, se lo stesso Stato è più indebitato di prima, cose che avevamo puntualmente previsto[11], su che basi potremmo sperare in una prossima “ripresa”?

Che abbiamo da sperare dalle nuove elezioni?

Quali sono dunque le prospettive che si aprono con le prossime elezioni politiche di febbraio prossimo? Purtroppo la situazione non permette una grande scelta, e questo non tanto per la qualità dei candidati e delle parti politiche in lizza, che comunque è quella che è, cioè pessima, ma soprattutto perché chiunque andrà al potere non potrà fare altro che continuare a portare avanti la stessa politica di Monti. L’unica variante potrà essere quella di accompagnare queste misure con delle leggi a favore delle fasce meno protette che faranno finta di proteggere la parte di popolazione in condizioni di maggiore povertà, cioè di salvare dalla morte per fame e freddo qualche migliaio di persone, spingendo però decine di milioni di persone verso condizioni di vita sempre meno sostenibili.

Si, perché ormai non si tratta più soltanto dei poveri di una volta, dei proletari, ma sono interi strati sociali, a volte anche di commercianti, di ex benestanti, che sono progressivamente scaraventati in condizioni di miseria crescente. E con una situazione all’orizzonte che, secondo gli stessi economisti di regime, non è destinata a risolversi domani, dopodomani, ma che forse potrebbe schiarirsi un poco nel giro dei prossimi anni. Per cui, di fronte ad un nuovo anno che tutti percepiscono già come un anno di ulteriori batoste, non possiamo restare inermi e dobbiamo cominciare a porci la domanda: come opporci a tutto questo? E la strada che dobbiamo seguire è di porre questo quesito a tutti, perché lo stesso quesito è presente nella testa di ognuno di noi, anche se la risposta non è ancora matura. Insomma, se Monti è il meglio che ci potevano dare, non c’è più nulla da attendersi! Facciamo sentire la nostra voce!!

Ezechiele 3 gennaio 2013



[1] Vedi Rapporto sull’Italia 2012 ed in particolare la parte 1. Crisi economica.

[4] La Repubblica, 14/11/2012.

[9] La capacità di presa di queste campagne è significativa della situazione attuale. Come la natura ha paura del vuoto, così la gente, che si rende ben conto dell’entità della crisi economica, non riesce a concepire che questa sia legata all’esaurimento dell’attuale modo di produzione: il capitalismo. Di qui una certa disponibilità ad accettare nel frattempo frottole che rimandano il problema di fare i conti con la situazione reale.

[11] Vedi l’articolo Tolto Berlusconi resta la crisi e le batoste sulla pelle degli proletari pubblicato all’inizio del mandato Monti su Rivoluzione Internazionale n°173.

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