Il ruolo del sindacato e del sindacalismo di base nel frenare la lotta di classe (estratti dal Rapporto sull'Italia 2012)

Il
principale elemento di freno dell’azione del proletariato in Italia è stato e
resta l’azione del sindacalismo, ed in particolare quello di base. Nel 2011 c’è
stato un record di ore si sciopero[1],
a conferma dell’attivismo sindacale per evitare movimenti più ampi e/o tendenti
all’autonomia.
E mentre si fa sempre più strada tra i proletari l’idea che i sindacati
tradizionali servono solo gli interessi dei padroni si sviluppa, ai margini
delle strutture confederali, tutta una pletora di sindacatini divisi per aree
geografiche, per settore lavorativo, ma soprattutto divisi tra di loro dall’ambizione
di avere ognuno diritto di prelazione su quanto sfugge al controllo dei
sindacati maggiori. Per capire questo fenomeno che è tipicamente italiano (a
nostra conoscenza non esistono altri paesi con una tale quantità e variegazione
di strutture sindacali) occorre fare un po’ la storia di queste formazioni.

Tra i
primi a comparire abbiamo le Rappresentanze Sindacali di Base (RdB), che
costituiscono la prima struttura ufficiale nell’ambito
dell’INPS, nell’ottobre 1979:

Nel 1977 alcuni
rappresentanti dei lavoratori della sede centrale dell’Inps di Roma, componenti
del Consiglio dei Delegati, regolarmente eletti, tentano di ridisegnare un
modello di democrazia partecipativa in forte contrasto con la segreteria
provinciale Flep/Cgil e con il resto del CdD (Cgil - Cisl - Uil) dando vita ad
un Comitato di Lotta contro il rifiuto costante del CdD di tener conto delle
volontà dell’assemblea
[2].

Successiva è “la nascita dei COBAS (acronimo di Comitati di Base della Scuola = Co.Ba.S, poi generalizzato in
Co.Bas) (
1986, assemblea
al Liceo Virgilio di Roma; costituzione formale, 1987), sulla scia di un grande
sciopero nazionale proclamato contro l’atteggiamento dilatorio del governo
nelle trattative per il rinnovo contrattuale della scuola per il triennio
1985-88
. (…) Si costituisce, agli inizi degli anni ‘90 il
Cobas Coordinamento Nazionale, in cui confluiscono il Collettivo Politico Enel,
i Collettivi della Sanità, delle Telecomunicazioni, degli Enti Locali,
dell’Industria, del Trasporto e dei Servizi. Nel ‘99, il Cobas, Coordinamento
Nazionale e il Cobas Scuola daranno vita alla
“Confederazione dei Comitati
di Base” (…) Quasi subito i Cobas
diventano una bandiera. Nel giro di pochi anni arrivano ad avere i numeri per
essere sindacato nazionale. (…) In poco più di un lustro i Cobas diventano
all’Alfa di Arese il primo sindacato. Nel maggio del 1994 lo Slai Cobas vince
le elezioni Rsu all’Alfa di Arese e tra gli operai dell’Alfasud e ottiene
successi in numerose aziende
. (…)”[3]

Le due
diverse strutture sindacali RdB e COBAS, così come tutte quelle che verranno
dopo, partono dall’idea che sia possibile praticare il sindacalismo, ovvero
portare avanti una contrattazione permanente della forza lavoro con il
padronato, in un’epoca in cui tale contrattazione è ormai impedita dell’assenza
di ogni margine di manovra per la stessa borghesia che è esclusivamente
interessata a togliere tutto quello che può dalle tasche dei lavoratori. Di
fatto tutte le iniziative di costituzione di sindacati, come mostra in maniera
emblematica proprio il citato sciopero dei lavoratori della scuole del 1986,
non è stato mai ad iniziativa dei lavoratori ma sempre di un certo “
ceto politico (…) in larga parte ereditato dal rottame
parastalinista gravitante nell'orbita del Partito Comunista Italiano prima e di
Democrazia Proletaria poi
.”[4]

Nella primavera del 1992 nasce la
CUB, Confederazione Unitaria di Base, che “organizza
oltre 706.802 tra lavoratori
dell’industria,
dei servizi, del pubblico impiego, gli inquilini e i pensionati, ed è composta
dai seguenti sindacati di base: FLMUniti (metalmeccanici,
telefonici, energia); FLAICA (commercio, industria alimentare, igiene urbana,
pulizie, servizi), ALLCA (chimici, energia, farmaceutici, plastica, gomma), CUB-Edili,
CUB-Scuola,
CUB-Informazione,
CUB-Pensionati,
CUB-Sanità,
CUB-Tessili,
CUB-Trasporti
Aereoportuali, Cobas_pt-CUB, Fiap, FLTUniti
(trasporto); CUB
pubblico-impiego
(pubblico impiego); SALLCA-CUB
(Credito e Assicurazioni), Unione Inquilini (casa e territorio)
.”[5]

Ma tutto il percorso del
sindacalismo di base, dalla sua nascita fino ai giorni nostri, come detto
all’inizio, è all’insegna della competizione. E questa competizione si è
periodicamente tradotta in scissioni traumatiche, tentativi di appropriarsi
delle casse del sindacato, e tutto il ben di dio che si può immaginare in una
struttura che differisce dalle grandi centrali sindacali solo per … una questione
di taglia. Non è un caso che, con tutta la determinazione a lottare di ampi
settori proletari, le lotte “controllate” dai vari sindacati di base siano
rimaste sempre intrappolate nel loro ambito, come abbiamo anche recentemente
cercato di mostrare.[6]
Ecco alcuni passaggi significativi dell’opera di unificazione condotta da
questi sindacati … “alternativi”:

Il 14 ottobre 1996 nasce, all'Alfa di
Arese, il SinCobas (sindacato
intercategoriale dei comitati di base), a partire da una scissione del comitato
di base Slai Cobas e da successive separazioni di lavoratori e delegati da
Cgil-Cisl-Uil.

Nel 2006 si forma l’Associazione Lavoratori Cobas, A.L.Cobas, (aderente alla
CUB)
dopo che con
un atto d’imperio, il coordinatore nazionale dello Slai-cobas aveva espulso i
compagni dell’ATM. Il coordinatore
nazionale dello Slai aveva
, inoltre, addirittura notificato alla
controparte (direzione atm) la decadenza dalle rsu dei compagni, la richiesta
di estromettere dalla sede interna i delegati eletti dai lavoratori e il
cambiamento del conto corrente delle tessere. (…) Il coordinamento nazionale
dello Slai, dopo l’espulsione dei compagni dell’ATM Milano ha espulso quelli di
Varese e Como, bloccando il conto corrente dove venivano accreditate le
tessere. Da quel momento chiunque ha
osato dissentire con la direzione dello Slai,
ha subito ogni
possibile accusa personale: traditore, venduto alla Cub per un posto da
funzionario, ladro dei soldi delle tessere, venduto alla Fiat e sempre alla
ricerca del compromesso legale per fare soldi ecc. ecc..”[7]

Il 14 gennaio 2007 nasce il Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale
dalla fusione tra i sindacati SinCobas, SALC e SULT.

Il 17 maggio 2008, 2.000 delegati tengono un’assemblea nazionale a
Milano in cui “il processo di lento avvicinamento
delle posizioni delle più rappresentative organizzazioni sindacali di base, Cub
– Confederazione Cobas – SdL intercategoriale, in atto da tempo, ha subito una
positiva accelerazione
. (…) Il bilancio che facciamo, a sei mesi
dall'Assemblea di Milano, è solo parzialmente positivo. (…) Il permanere di
organizzazioni sindacali oggettivamente ancora in concorrenza tra loro,
tuttavia, riduce l’impatto della nostra azione e amplifica la consapevolezza di
quanto uno strumento realmente unitario potrebbe giovare alla causa che ci
siamo prefissati.”[8]

Il 12 settembre 2008 CUB, Confederazione Cobas e SdL intercategoriale
sottoscrivono un Patto di Consultazione Permanente nazionale, allo scopo
di coordinare l'azione e le iniziative sindacali delle tre organizzazioni di
base. “Il Patto di Consultazione
Permanente prevede:

·        
riunioni periodiche a livello
nazionale nel corso delle quali si confrontino le varie proposte di lotta, con
l'obbiettivo di giungere a iniziative comuni, o ad iniziative di singola organizzazione
ma non in competizione tra di loro;

·        
la realizzazione di iniziative
unitarie di dibattito, convegni, seminari e l'elaborazione di documenti, prese
di posizione comuni sui principali temi di conflitto con il padronato, il
governo, i sindacati concertativi;

·        
la costituzione di un Forum
permanente sulla rappresentanza, sui diritti sindacali, il diritto di sciopero
e contro il monopolio concesso ai sindacati concertativi
”.[9]

Sabato 7 febbraio 2009, la Confederazione
Unitaria di Base
(CUB), la Confederazione
Cobas
e SdL Intercategoriale,
in continuità con il Patto di Consultazione Permanente stretto fra le tre
organizzazioni, adottano il Patto di
Base
,
con
cui si intende perseguire obiettivi comuni e utilizzare strumenti organizzativi
e di coordinamento sempre più incisivi. Questi i punti caratterizzanti il nuovo
patto contenuti nella relazione introduttiva:

·        
Il Patto di Base ha l’obiettivo di
intensificare e facilitare l’unità d’azione tra le tre organizzazioni
sindacali, portando a un più stretto e organico rapporto generale.

·        
Il Patto di Base
rappresenta lo sviluppo naturale del Patto di Consultazione e ne assorbe
contenuti e finalità e si prevede, per gestire efficacemente mobilitazioni e
iniziative di lotta comuni, la realizzazione di sedi unitarie di dibattito,
convegni, seminari ed elaborazioni di documenti.

·        
Inizialmente
avrà organicità a livello nazionale e regionale, per procedere, nei tempi
concordemente definiti, sul piano categoriale, territoriale e di posti di
lavoro. Prevede quindi riunioni periodiche a livello nazionale e territoriale
nel corso delle quali si cercherà di giungere in ogni occasione ad iniziative
unitarie
.”[10]

In un articolo
di Umanità Nova del 19 aprile 2009 si legge: “
In altri termini, le tensioni interne alla CUB, la più consistente organizzazione
di quest'area
(…) stanno (…) significativamente bloccando l'iniziativa del sindacalismo di base.
Gran parte delle energie vengono assorbite dagli scontri interni e dal
posizionamento in previsioni di scomposizioni e ricomposizioni mentre urgerebbe
ben altro.
[11]

Tra
il 21 ed il 23 maggio 2010 si è
svolta un’assemblea nazionale in cui si è deciso lo scioglimento del SdL, che
unitamente all'RdB ed a parte della CUB ha dato vita all'Unione Sindacale di
Base.”[12]

In un altro
articolo di Umanità Nova del 27 marzo 2011 si legge ancora, con un
tono evidentemente ironico: “
Evitiamo quindi di fare
considerazioni sullo scontro attualmente in atto riguardo alla gestione ed al
controllo del CAF di base e sulla lotta all’ultimo sangue, tra strutture ormai
nemiche, attuata allo scopo di strapparsi reciprocamente i clienti. Evitiamo di
ricondurre ogni cosa ad un’interpretazione banale e non molto fantasiosa: la
scissione come risultato di uno scontro senza quartiere per cercare di
conquistare un’egemonia intraorganizzativa ed il controllo completo di risorse
scarse
.”[13]

Il 22 giugno 2012 si tiene, subito dopo la manifestazione di Milano in
occasione dello Sciopero nazionale dei sindacati di Base, un’assemblea autoconvocata
dei delegati e degli attivisti di USB Lombardia. “Alla riunione erano presenti
delegati e attivisti delle province di Milano, Pavia, Brescia Como e Varese.
Per i partecipanti è venuta meno, o si è notevolmente affievolita, l’idea di un
sindacato “includente ed aperto a processi unitari”, a tal punto da
vedere “questo obiettivo strategico sacrificato a logiche che rischiano di
farci fare enormi passi indietro e di farci tornare alla frammentazione tanto
criticata
”. (…) Per ora non c’è l’abbandono del sindacato ma la
costituzione di una componente interna: Unità
di Base
. (…) “Vogliamo- conclude il documento – continuare a
costruire un modello di sindacato completamente nuovo,
(…) un modello sindacale che rompa con
la tradizione burocratica ed accentratrice della storia delle organizzazioni
del movimento operaio del secolo scorso, che sono alla base delle
degenerazioni, delle involuzioni e quindi delle sconfitte che ci hanno portato
alla situazione attuale, a questa “Caporetto” dei diritti di lavoratori e
lavoratrici e a questa deriva autoritaria in cui a comandare sono le banche e i
poteri economici
”. A buon intenditore poche parole.”[14]


[2] Fabio Sebastiani, Sindacalismo di base
e democrazia sindacale: dall’autunno caldo quale modello di sindacato
, www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=186

[3] Idem. Vogliamo precisare che noi non
identifichiamo
i
Comitati di base della scuola che nascono alla fine del 1986, e che sono
l’espressione di un movimento spontaneo che stava nascendo e che ha dato luogo
a un momento importante di lotta almeno per tutto il 1987, con i
Cobas-sindacato che nascono con il riflusso del movimento in effetti nel 1988.

[4] idem

[5] Chi siamo e cosa vogliamo. Una sintetica presentazione
della CUB (03-10-2005), http://www.cub.it/article/?c=chi-siamo&id=3

[7] A.L.Cobas,
Chi siamo, 17/11/2005,
www.cub.it/article/?c=organizzazioni&id=517.

[8] Fabrizio Tomaselli, Coordinatore
nazionale SdL intercategoriale,
Il tempo
stringe: occorre accelerare il processo unitario dei sindacati di base!
(29
Novembre 2008 in www.pane-rose.it).

[13] Dove
va il Sindacalismo di base?
, Umanità Nova, n.
10 del 27 marzo 2011.

Geografiche: 

Situazione italiana: 

Patrimonio della Sinistra Comunista: