Repressione brutale e manovre imperialiste in Siria

Dopo
quattro mesi di manifestazioni e proteste popolari contro la disoccupazione, la repressione e la mancanza di un
futuro, gli avvenimenti in Siria prendono una svolta molto più oscura e
pericolosa. Con la scusa della lotta contro le “bande armate” e i “terroristi”,
il regime siriano ha scatenato il suo terrore sulla popolazione: attacchi
aerei, colpi di carri armati, batterie antiaeree, tiri di cecchini, tortura,
privazione di acqua, di elettricità, di alimenti per i bambini, ammassamento di
persone negli stadi per “l’interrogatorio”, tutto ciò ricorda i regimi più
sinistri dell’Africa e dell’America Latina. Almeno 2.000 manifestanti, per lo
più disarmati, sono stati uccisi fino ad oggi, con decine di migliaia di
rifugiati e molti senzatetto rimasti nel loro paese. Ci sono anche molti soldati
disertori che si sono rifiutati di sparare contro altre persone dello stesso
popolo.

Solo
pochi anni fa, uomini politici come David Milliband (allora ministro degli Esteri
britannico) e il presidente francese Nicolas Sarkozy lustravano le scarpe al
presidente siriano Bashar al-Assad e al suo regime di assassini e di torturatori,
ma oggi le democrazie occidentali gli chiedono in coro di dimettersi. Le
potenze Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia hanno finora dimostrato una
complicità molto prudente, ma reale, nella repressione e nelle atrocità dell’esercito
siriano, permettendo alle potenze regionali più piccole di esercitare delle
pressioni, pur sostenendo le proprie forze “d’opposizione” all’interno del
regime (per esempio, l’appoggio della Gran Bretagna ad un importante leader
dissidente, Walid al-Bunni e al suo entourage ). A metà agosto, le grandi
potenze di cui sopra, con l’Unione europea, hanno congiuntamente invitato Assad
a ritirarsi e minacciato di possibile arresto diverse figure di spicco del
regime. Alcuni rapporti indicano che gli Stati Uniti hanno chiesto alla Turchia
di non mantenere la sua “zona cuscinetto” rispetto alla Siria e di prendere le
distanze rispetto ad una tale provocazione.
Tuttavia, gli Stati Uniti hanno
notevolmente rafforzato la loro presenza navale nel Mediterraneo al largo delle
coste siriane, nel mare Egeo, nell’Adriatico e nel Mar Nero, con una
particolare concentrazione in termini di missili anti-missile e di marines. Le
democrazie occidentali non si curano affatto della sofferenza della popolazione
siriana: tra le altre cose, sono anni che la Gran Bretagna fornisce armi all’esercito
siriano per permettergli di reprimere. Ciò che temono di più è che la possibile
eliminazione di Assad possa creare una maggiore instabilità e pericoli da parte
di “diavoli che ancora non si conoscono”: l’Iran, in particolare, occupa un
posto particolarmente importante negli incubi dei ministeri degli Esteri dei
paesi occidentali. Tuttavia, l’Arabia Saudita, che ha inviato le sue truppe nel
Bahrain per schiacciare le dimostrazioni, è sempre più preoccupata per il
crescente rapporto strategico tra la Siria e l’Iran, incluso il loro sostegno a
Hezbollah e ad Hamas. Inoltre, “Da qualche tempo, vi sono voci che l’Arabia
Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait finanziano tranquillamente degli
oppositori siriani.
[1]

Il
caos delle relazioni imperialiste e le crescenti tensioni tra Stati Uniti e
Iran

Ai
tempi del mondo bipolare della NATO e del Patto di Varsavia, tutto era
relativamente semplice nei rapporti imperialistici, ma il crollo dei blocchi ha
liberato delle forze centrifughe. Oggi, le alleanze e le rivalità tra le
nazioni cambiano in funzione di come tira il vento imperialista dominante.
Anche se le relazioni tra Turchia, Iran, Israele, Siria, nelle loro diverse combinazioni,
hanno mostrato cambiamenti nel recente passato, la pietra angolare della
politica americana e dei suoi necessari piani di guerra è di proteggere Israele
e di tenere sotto tiro l’Iran. Una riconciliazione tra Iran e Stati Uniti non è
impossibile, ma con il corso degli eventi, uno scontro militare appare più
probabile, soprattutto considerando la politica aggressiva che l’imperialismo
USA è spinto a condurre per mantenere il suo ruolo di padrino nel mondo.

Le
incessanti difficoltà americane in Iraq e la loro tendenza generale a indebolirsi,
mantengono in ebollizione l’influenza iraniana in questo paese, soprattutto attraverso
la maggiore forza in Iran, i Corpi delle Guardie Rivoluzionarie di Al-Qods.
Secondo un rapporto di The Guardian (28 luglio), questa forza tira
praticamente le fila del governo iracheno rispetto a quella che è stata una
vera guerra tra gli Stati Uniti e gli agenti dell’Iran in Iraq nel corso degli
ultimi 8 anni. L’anno scorso, in occasione della riunione a Damasco che ha
formato l’attuale governo iracheno, il generale Suleiman, capo di Al-Quds, “era
presente (...) con i dirigenti di Siria, Turchia, Iran e di Hezbollah: li ha
costretti tutti a cambiare idea e a incoronare Malaki come leader per un
secondo mandato
”. Il rapporto continua dicendo “che, ad eccezione di due
soldati uccisi in Iraq a giugno, da due anni a questa parte il maggior numero
di soldati americani sono stati uccisi per opera delle milizie sotto il controllo

(della Guardia Rivoluzionaria): le Brigate
di Hezbollah e le Brigate del Giorno
della Promessa
”. L’ambasciatore statunitense in Iraq aveva già
riferito che gli agenti iraniani sono responsabili per circa un quarto delle
vittime americane in Iraq (1100 morti e migliaia di feriti).

La crescente influenza iraniana in Iraq, lo è anche in Siria. Secondo il
Wall Street Journal del 14 aprile anonimi funzionari statunitensi hanno
detto che l’Iran ha aiutato le forze di sicurezza siriane nella repressione
contro i manifestanti. La Siria è da tempo un corridoio per le armi e l’influenza
iraniana verso Hamas a Gaza ed Hezbollah in Libano. Questa influenza è
aumentata dopo il ritiro siriano dal Libano nel 2005 e con l’indebolimento
delle forze filo-americane nel paese. Anche se hanno i loro propri interessi
nazionali da difendere, e anche se hanno delle divergenze – ad esempio su
Israele - Damasco e l’Iran vedono la loro alleanza più forte che mai e anche se
l’Iran preferirebbe che la clicca Assad resti al potere, nel caso cadesse,
allora i loro “partner” lavorerebbero per installare un regime ancora più
filo-iraniano.

Nel
maggio 2007, l’Istituto Americano per la Pace segnalò che le relazioni tra l’Iran
e la Siria si erano approfondite. Non c’è dubbio che l’Iran stia aumentando la
propria presenza nel paese. Nel 2006 è stato firmato un nuovo patto di mutua
difesa, oltre che un ulteriore accordo di cooperazione militare a metà del
2007. Gli investimenti e gli scambi tra i due paesi sono aumentati e le
difficoltà economiche della Siria, con l’impatto dell’aggravarsi della crisi,
non possono che rafforzare l’influenza dell’Iran sul paese. In effetti, lo
sviluppo della crisi economica sembra rendere più improbabile che gli Stati
Uniti siano in grado di espellere l’Iran dalla Siria.

Il
ruolo della Turchia

Tutto
questo non è una buona notizia per gli interessi dell’imperialismo turco e le
sue aspirazioni a giocare un ruolo importante nella regione. Le ondate di
profughi siriani sono state un gran problema per la borghesia turca e il primo
ministro turco Erdogan ha condannato la “barbarie” del regime siriano.
Ugualmente preoccupante è il colpo portato ai suoi sforzi per eliminare il
Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nel sud-est. The Guardian
(Simon Tisdall, World Briefing, 09/08/11) riferisce che molti
combattenti del PKK nella regione, compresa la Turchia, Siria, Iran e Iraq sono
di origine siriana e ricorda la polveriera degli anni 90, quando la Turchia e
la Siria stavano per entrare in guerra per questo. Gli attacchi del PKK contro
le truppe turche e i successivi raid aerei, il 17 e 18 agosto nel nord dell’Iraq,
non sono certo estranei a un aumento della tensione. Teheran ha anche respinto
tutti i tentativi turchi di agire come mediatore con le potenze occidentali.

Naturalmente,
la popolazione che si batte in Siria contro la miseria e la povertà ha
dimostrato un coraggio straordinario, ma l’estrema debolezza della classe
operaia nella regione rendono questi combattenti vulnerabili alla peggiore
ideologia borghese: l’imbrigliamento imperialista. Perché tutte le frazioni
presenti, al potere o all’opposizione, così come le “grandi democrazie”
coinvolte in questo conflitto, utilizzano senza alcuna vergogna le popolazioni
locali come carne da cannone per difendere i loro sordidi interessi di cricca.

Baboun,
20/08/11


[1] Ian Black, recente analisi su The Guardian.

Geografiche: