XIX Congresso della CCI. Prepararsi agli scontri di classe

La CCI ha tenuto il suo 19° congresso lo scorso
maggio. Il congresso costituisce, in generale, il momento più importante della
vita delle organizzazioni rivoluzionarie e, dal momento che queste sono parti
integranti della classe operaia, è loro compito portare a conoscenza di
quest’ultima le principali conclusioni del loro congresso.

Secondo gli statuti della nostra organizzazione:

Il Congresso
internazionale è l’organo sovrano della CCI. Come tale esso ha per compiti di:

  • elaborare le
    analisi e gli orientamenti generali dell’organizzazione, in particolare per
    quanto riguarda la situazione internazionale;
  • esaminare e fare
    il bilancio delle attività dell’organizzazione dopo il congresso precedente;
  • definire le sue
    prospettive di lavoro per il futuro”.

E’ a partire da questi elementi che si può tirare il
bilancio e gli insegnamenti del 19° congresso.

La
situazione internazionale

Il primo punto che è importante affrontare è quello
delle nostre analisi e discussioni sulla situazione internazionale. In effetti,
se l’organizzazione non è capace di elaborare una comprensione chiara di questa
situazione, non è capace di intervenirvi in maniera appropriata.

Oggi è di primaria importanza per i rivoluzionari
elaborare un’analisi corretta delle prospettive della situazione internazionale
perché queste prospettive hanno acquisito, negli ultimi tempi, un’importanza
tutta particolare.

Abbiamo già pubblicato la risoluzione adottata dal
Congresso[1]
non è necessario quindi ritornare sui punti in essa trattati. Vogliamo solo sottolinearne
gli aspetti più importanti.

Il primo aspetto, quello fondamentale è il passo
decisivo fatto dalla crisi del capitalismo con la crisi del debito statale di
certi Stati europei come la Grecia.

“Nei fatti, questo fallimento potenziale di un
numero crescente di Stati costituisce una nuova tappa nello sprofondamento del
capitalismo nella sua crisi irrisolvibile. Esso mette in rilievo i limiti delle
politiche con le quali la borghesia è riuscita a frenare l’evoluzione della
crisi capitalista da diversi decenni”
(punto 2).

Queste politiche erano basate sulla fuga in avanti nell’indebitamento
per rimediare all’assenza di mercati solvibili per le merci prodotte. Con la
crisi del debito degli Stati stessi, Stati che sono gli ultimi bastioni
dell’economia borghese, il sistema è posto brutalmente davanti alle sue
contraddizioni fondamentali e la sua totale incapacità a superarle. In questo
senso: “
La crisi del debito
sovrano dei PIIGS (Portogallo, Islanda, Irlanda, Grecia, Spagna) costituisce
solo una parte infima del terremoto che minaccia l’economia mondiale”
e la prima potenza mondiale corre il rischio di vedersi ritirata la fiducia ufficiale sulla sua capacità di rimborsare i debiti, se non con un dollaro fortemente svalutato (…) La
crisi dell’indebitamento marca l’entrata del modo di produzione capitalista in
una nuova fase della sua crisi acuta in cui si aggravano ulteriormente la
violenza e l’estensione delle sue convulsioni. Non c’è via di ‘uscita dal
tunnel’ per il capitalismo.

Questo sistema può solo condurre la società
in una crescente barbarie”
(punto 5).

Il periodo seguito
al congresso ha confermato questa analisi: nuova allerta sul debito della
Grecia e peggioramento del rating degli Stati Uniti in luglio, crollo delle
borse in agosto, lo scenario continua, sempre più drammatico… Questa conferma
delle analisi sviluppate al congresso non deriva da nessun merito speciale
della nostra organizzazione. Il solo “merito” che rivendichiamo è quello di
essere fedeli alle analisi classiche del movimento operaio che hanno sempre, dallo
sviluppo della teoria marxista in poi, messo in avanti il fatto che il modo di
produzione capitalista, come i precedenti sistemi di produzione, non è che
transitorio e che esso non potrà, alla fine, superare le sue contraddizioni
economiche. E’ in questo quadro dell’analisi marxista che si è sviluppata la
discussione del congresso. Si sono anche espressi diversi punti di vista, in
particolare sulle cause ultime delle contraddizioni del capitalismo (che richiamano
in gran parte quelli espressi nel nostro dibattito sul boom economico del
dopoguerra
[2]). Ma c’è stata un’omogeneità reale nel
sottolineare tutta la gravità della situazione attuale, come affermato nella
risoluzione approvata all’unanimità.

Il congresso ha
anche discusso sull’evoluzione dei conflitti imperialisti, come si può vedere
dalla risoluzione. Su questo piano i due anni che ci separano dal precedente
congresso non hanno portato elementi fondamentalmente nuovi, se non una
conferma del fatto che, malgrado tutti i suoi sforzi militari, la prima potenza
mondiale si mostra incapace di ristabilire la leadership che aveva esercitato
al momento della Guerra Fredda e che il suo impegno in Iraq e in Afganistan non
hanno potuto stabilire una “Pax americana” sul mondo, al contrario: “Il ‘nuovo ordine mondiale’ predetto 20 anni
fa da Georg Bush padre, e che lui sognava sotto l’egida degli Stati Uniti, non
può che presentarsi sempre più come un ‘caos mondiale’, un caos che le convulsioni
dell’economia capitalista non potranno che aggravare ulteriormente”
(punto
8 della risoluzione).

Era naturalmente
importante che il congresso si occupasse in particolare dell’attuale evoluzione
della lotta di classe, dal momento che, al di là dell’importanza primaria che
questa questione ha per i rivoluzionari, il proletariato si confronta oggi in
tutti i paesi a degli attacchi senza precedenti alle sue condizioni di
esistenza.

Questi attacchi
sono particolarmente brutali nei paesi messi sotto tutela dalla Banca Europea e
dal Fondo Monetario Internazionale, come la Grecia. Ma essi si scatenano in
tutti i paesi con l’esplosione della disoccupazione e soprattutto a seguito
della necessità per tutti i governi di ridurre i deficit di bilancio, il che,
naturalmente, rende sempre più necessaria una risposta di massa e determinata
della classe operaia. Tuttavia il congresso ha constatato che: “Questa risposta è ancora molto timida,
particolarmente là dove questi piani di austerità hanno preso le forme più
violente, in paesi come la Grecia o la Spagna per esempio dove, comunque, la
classe operaia ha dato prova nel recente passato di una combattività
relativamente importante. In un certo senso, sembra che la brutalità stessa
degli attacchi provochi un sentimento d’impotenza nei ranghi operai, tanto più
che questi attacchi sono condotti da governi ‘di sinistra’ ”.

In seguito la
classe operaia ha mostrato in questi stessi paesi che essa non si rassegna. Lo
si è visto in particolare in Spagna dove il movimento degli “Indignati” è
diventato per parecchi mesi una specie di “faro” per gli altri paesi d’Europa o
di altri continenti.

Questo movimento è
cominciato nel momento stesso in cui si svolgeva il congresso e questo non ha
potuto, evidentemente, discuterne. Viceversa il congresso si è soffermato sui
movimenti sociali che avevano toccato i paesi arabi alla fine dello scorso
anno. In proposito non c’è stata un’omogeneità totale, anche per il loro carattere
inedito, ma l’insieme del congresso si è ritrovato sull’analisi che si trova
nella risoluzione: “Questi movimenti non
erano delle lotte operaie classiche … Essi hanno preso spesso la forma di
rivolte sociali in cui si trovavano associati ogni sorta di settore della
società: lavoratori del settore pubblico e privato, disoccupati, ma anche dei
piccoli commercianti, degli artigiani, le professioni libere, la gioventù
scolarizzata, ecc.

E’ per questo che il proletariato, il più
delle volte, non è apparso direttamente in maniera distinta. Ancor meno
assumendo il ruolo di forza dirigente. Tuttavia, all’origine di questi
movimenti
(…) si trovano
fondamentalmente le stesse cause che sono all’origine delle lotte operaie negli
altri paesi: l’aggravamento considerevole della crisi, la miseria crescente che
questa provoca all’interno di tutta la popolazione non sfruttatrice.

E se in generale il proletariato non é
apparso direttamente come classe in questi movimenti, la sua impronta era ben
presente in questi paesi dove ha avuto un peso significativo (…) In fin dei
conti, se la borghesia in Tunisia e in Egitto si é finalmente decisa, spinta
anche dai buoni consigli della borghesia americana, a sbarazzarsi dei vecchi
dittatori, è in gran parte a causa della presenza della classe operaia in
questi movimenti”
.

L’intervento
della CCI nello sviluppo delle lotte della classe

Il 19° congresso
della CCI, sulla base dell’esame della crisi economica, dei terribili attacchi
che questa scatenerà contro la classe operaia e sulla base delle prime risposte
di questa, ha valutato che stiamo entrando in un periodo di sviluppo di lotte
proletarie ben più intense e massicce di quelle che si sono avute dal 2003 ad
oggi. In questo campo, forse ancora più che in quello dell’evoluzione della
crisi che lo condiziona fortemente, è difficile fare delle previsioni a breve
termine. Quello che è importante fare, piuttosto, è tracciare una tendenza
generale ed essere particolarmente vigili di fronte all’evoluzione della
situazione per poter reagire rapidamente ed in modo appropriato quando questa
lo richiederà, sia in termini di prese di posizione che di intervento diretto
nelle lotte.

Il 19° congresso
ha valutato che il bilancio dell’intervento della CCI, dal precedente congresso
ad oggi, è indiscutibilmente positivo. Tutte le volte che è stato necessario, e
spesso in maniera molto rapida, sono state pubblicate prese di posizione in
numerose lingue sul nostro sito internet e sulla nostra stampa cartacea dei
diversi paesi. Nella misura delle nostre deboli forze, questa è stata diffusa
largamente nelle manifestazioni che hanno accompagnato i movimenti sociali dello
scorso periodo, in particolare durante il movimento contro la riforma delle
pensioni nell’autunno 2010 in Francia o nelle mobilitazioni degli studenti
contro gli attacchi che toccavano in particolare gli studenti provenienti dalla
classe operaia. Parallelamente la CCI ha tenuto delle riunioni pubbliche in
numerosi paesi e su diversi continenti sui movimenti sociali in corso. Ancora,
dei militanti della CCI sono intervenuti, ogni volta che è stato possibile,
nelle assemblee, nei comitati di lotta, nei circoli di discussione, nei forum
Internet per sostenere le analisi e le posizioni dell’organizzazione e
partecipare al dibattito internazionale che questi movimenti avevano suscitato.

Il congresso ha
anche tirato un bilancio positivo del nostro intervento verso elementi e gruppi
che difendono delle posizioni comuniste o che si avvicinano a queste posizioni.

Il rapporto sui
contatti adottato dal congresso “mette
l’accento sulle novità della situazione riguardante i contatti, in particolare
la nostra collaborazione con gli anarchici. Siamo riusciti, in certe occasioni,
a fare causa comune nelle lotte con elementi o gruppi che si trovano nel nostro
stesso campo, quello dell’internazionalismo”.
(Presentazione del rapporto
al congresso). Questa collaborazione con elementi e gruppi che si richiamano
all’anarchismo ha suscitato al nostro interno numerose e ricche discussioni che
ci hanno permesso di conoscere meglio i diversi aspetti di questa corrente e in
particolare di capire tutta l’eterogeneità esistente al suo interno.

Le questioni di organizzazione

Ogni discussione
sulle attività di un’organizzazione rivoluzionaria deve puntare al bilancio del
suo funzionamento. E’ su questo piano che il congresso, sulla base dei differenti
rapporti, ha constatato le maggiori debolezze nella nostra organizzazione.

Il congresso si è
lungamente soffermato su queste difficoltà e in particolare sullo stato a volte
degradato del tessuto organizzativo e del lavoro collettivo che pesa su un
certo numero di sezioni. Tutti i militanti delle sezioni in cui queste
difficoltà si manifestano sono fermamente convinti della validità della lotta
condotta dalla CCI, sono totalmente leali verso di essa e continuano a
manifestare la loro dedizione nei suoi confronti. Molto spesso questi compagni
si conoscono e militano insieme da più di trent’anni. Per questo spesso ci sono
tra di loro solidi legami di amicizia e fiducia. Ma i piccoli difetti, le
piccole debolezze, le differenze di carattere che ognuno deve poter accettare negli
altri hanno spesso portato allo sviluppo di tensioni o di una difficoltà
crescente a lavorare insieme per decine di anni in piccole sezioni che non sono
state irrorate da “sangue nuovo”, di nuovi militanti, proprio a causa del riflusso
generale subito dalla classe operaia. Oggi questo “sangue nuovo” comincia ad
alimentare certe sezioni della CCI, ma è chiaro che questi nuovi membri non
potranno essere integrati correttamente se non con un miglioramento del suo
tessuto organizzativo. Il congresso ha discusso con molta franchezza di queste
difficoltà, cosa che ha spinto qualcuno dei gruppi invitati a parlare anch’esso
delle proprie difficoltà organizzative.

Tuttavia non ha dato
nessuna “soluzione miracolosa” a queste difficoltà che erano già state constatate
in precedenti congressi. La risoluzione sull’attività che il congresso ha
adottato ricorda l’impostazione che l’organizzazione ha già adottato e chiama
l’insieme dei militanti e delle sezioni a prenderla in carico con maggiore sistematicità:
“ … il rispetto reciproco, la
solidarietà, i riflessi alla cooperazione, uno spirito caloroso di comprensione
e di simpatia per gli altri, i legami sociali e la generosità devono svilupparsi”

(Punto 15).

La discussione su “Marxismo e scienza”

Una delle
insistenze nelle discussioni e della risoluzione adottata dal congresso è stata
sulla necessità di approfondire gli aspetti teorici delle questioni a cui siamo
confrontati. E’ per questo che, come in precedenti congressi, questo ha
consacrato un punto dell’ordine del giorno a una questione teorica: “Marxismo e
scienza”.

Per mancanza di
spazio non riportiamo qui gli elementi emersi nella discussione. Quello che
vogliamo segnalare è la grande soddisfazione che le delegazioni hanno avuto da
questa discussione, soddisfazione che deve molto ai contributi di uno
scienziato, Chris Knight
[3], che abbiamo invitato a partecipare ad una parte
del congresso. Ci teniamo a ringraziare Chris Knight per aver accettato il
nostro invito ed a salutare la qualità dei suoi interventi, insieme al loro
carattere vivace ed accessibile a dei non specialisti quali sono la maggior
parte dei militanti della CCI.

Dopo il congresso,
l’insieme delle delegazioni ha valutato che la discussione su “Marxismo e
scienza”, e la partecipazione di Chris Knight ad essa, hanno costituito uno dei
momenti più interessanti e soddisfacenti del congresso, un momento che
incoraggia l’insieme delle sezioni a continuare ed approfondire l’interesse per
le questioni teoriche.

Noi non tiriamo un
bilancio trionfalistico del 19° congresso della CCI, soprattutto per il fatto
che questo congresso ha dovuto prendere atto delle difficoltà organizzative che
la nostra organizzazione sta incontrando, difficoltà che essa dovrà superare se
vuole continuare ad essere presente agli appuntamenti che la storia dà alle organizzazioni
rivoluzionarie. Quello che ci attende è quindi una battaglia lunga e difficile.

Ma questa
prospettiva non deve scoraggiarci. Dopotutto, anche la lotta dell’insieme della
classe operaia è lunga e difficile, seminata di trappole e di sconfitte. Quello
che questa prospettiva deve ispirare ai militanti è la ferma volontà di portare
avanti questa lotta. D’altra parte una delle caratteristiche fondamentali di
ogni militante comunista è quella di essere un combattente.

CCI (31 luglio 2011)


[1]Risoluzione sulla situazione internazionale del XIX
congresso della CCI”
, http://it.internationalism.org/node/1073

[2] Vedere in merito l’articolo in italiano sulla Rivista
Internazionale
n°30 nonché
le International Review n°133, 135, 136, 138 e 141.

[3]
Chris Knight è un universitario britannico che ha insegnato antropologia fino
al 2009 al London East College. E’ inoltre l’autore di Blood Relations,
Menstruation and the Origins of Culture
di cui abbiamo fatto una recensione sul nostro sito
in inglese
(http://en.internationalism.org/2008/10/Chris-Knight)
e che si appoggia in maniera molto fedele sulla teoria dell’evoluzione di
Darwin così come sui lavori di Marx e soprattutto di Engels (in particolare L’origine della famiglia, della proprietà
privata e dello Stato
).

Vita della CCI: