Un dibattito internazionalista nella Repubblica Dominicana

Recentemente abbiamo tenuto due conferenze sul tema Socialismo e decadenza del capitalismo in due università del paese: Santiago de los Caballeros (seconda città del paese) e Santo Domingo (la capitale). Questi dibattiti sono stati possibili grazie alla volontà ed allo sforzo organizzativo di un nucleo di discussione internazionalista che ringraziamo calorosamente per il lavoro realizzato. Queste riunioni non hanno avuto niente di accademico. Come in occasione di una simile esperienza in una università del Brasile (1), sono state espresse delle inquietudini e delle preoccupazioni sul futuro che ci offre il capitalismo, sul modo di lottare per una nuova società che superi le contraddizioni in cui si trova immerso il sistema attuale, sulle forze sociali capaci di realizzare questo cambiamento...

Questi dibattiti sono un momento dello sforzo di presa di coscienza da parte di minoranze del proletariato. La dimensione internazionale di questo sforzo è indiscutibile. Pubblicare una sintesi delle discussioni condotte nella Repubblica dominicana risponde ad un doppio obiettivo: partecipare allo sviluppo di un dibattito internazionale e contribuire a che i dibattiti e le discussioni che si sviluppano in un paese si inseriscano nel solo quadro che può farlo fruttare: il quadro internazionale ed internazionalista (2).

Dopo la presentazione (3), molte domande sono state poste; alcune delle quali hanno suscitato la discussione nella sala. Nella sintesi che proponiamo qui, le abbiamo organizzate tematicamente e presentate sotto forma di questionario con relative risposte.

Ci sono state molte rivoluzioni nel XX secolo. Tuttavia voi le condannate tutte, tranne la Rivoluzione russa di cui dite che fu un insuccesso. Siete ingiusti verso gli sforzi dei popoli che lottano per la loro liberazione.

Non si tratta di denigrare le lotte delle classi sfruttate ed oppresse, ma di comprendere qual è realmente la rivoluzione all’ordine del giorno a partire dal XX secolo. Da questo punto di vista si è avuto un cambiamento fondamentale con l’esplosione della Prima Guerra mondiale. Questa guerra, che raggiunse dei record incredibili di barbarie, mostrò al mondo che il capitalismo era diventato un sistema sociale decadente e che non poteva offrire più all’umanità che guerre, carestie, distruzioni e miseria. Essa mise fine al periodo delle rivoluzioni borghesi, le rivoluzioni popolari democratiche, riformistiche e nazionali. Da allora, questi movimenti sono diventati semplici restauri di facciata dello Stato. A partire da questa guerra, la sola rivoluzione capace di portare un progresso per l’umanità è la rivoluzione proletaria il cui obiettivo è instaurare il comunismo nel mondo intero. La Rivoluzione russa del 1917 e tutta l’ondata rivoluzionaria che la seguì hanno espresso questo stato di fatto. Del resto, il Primo congresso dell’Internazionale Comunista, nel marzo 1919, affermava: “Un nuovo periodo comincia. Periodo di decomposizione del capitalismo, del suo crollo. Periodo di rivoluzione comunista proletaria (4).

Perché vi ostinate a restare nel dogma di una rivoluzione mondiale e rigettate gli avanzamenti graduali attraverso le rivoluzioni nazionali?

Le rivoluzioni borghesi avevano un carattere nazionale e potevano sopravvivere a lungo all’interno delle loro frontiere. E’ così che la rivoluzione inglese trionfò nel 1640 e poté sopravvivere in un mondo ancora feudale fino alle rivoluzioni borghesi della fine del XVIII secolo. La rivoluzione proletaria, invece, o sarà mondiale o fallirà. Innanzitutto perché la produzione è oggi mondiale. La classe operaia è mondiale. Ma anche perché il capitalismo ha creato un mercato mondiale e le leggi di questo mercato sono uniche in tutto il mondo. I problemi dovuti al capitalismo hanno un carattere mondiale e possono essere risolti solo dalla lotta unificata di tutto il proletariato mondiale.

Quale è la vostra posizione su Trotsky ed il trotskismo?

Trotsky fu per tutta la sua vita un militante rivoluzionario. Ebbe un ruolo molto importante durante la Rivoluzione russa del 1917. Ma lottò anche contro la degenerazione della Rivoluzione russa difendendo posizioni internazionaliste. Fu il principale animatore dell’Opposizione di sinistra, che condusse una lotta eroica di opposizione alla controrivoluzione stalinista sia in Russia che all’interno dei differenti partiti comunisti nel mondo. Tuttavia, Trotsky e l’Opposizione di sinistra non compresero mai la natura dell’URSS, considerandola come uno “Stato operaio con delle deformazioni burocratiche” che di conseguenza occorreva, malgrado tutto, difendere. Le conseguenze di questo errore furono tragiche. Dopo il suo vile assassinio da parte di Ramon Mercader, sicario al soldo di Stalin, quelli che pretendevano essere gli eredi di Trotsky lanciarono un appello a partecipare alla Seconda Guerra mondiale e, da allora, sono diventati una corrente politica che difende, certo in modo “critico” e con un linguaggio “radicale”, gli stessi postulati dei partiti stalinisti e socialdemocratici (5).

Siete ingiusti con Chavez, ma c'è di peggio: non considerate il processo rivoluzionario che Chavez ha innescato e che si sta sviluppando in tutta l'America latina, dando luogo ad una effervescenza rivoluzionaria.

Il dilemma chavismo-antichavismo è una trappola, come hanno dimostrato recentemente le mobilitazioni degli studenti in Venezuela che cercano di liberarsi da questa polarizzazione sterile e distruttiva tra chavismo ed Opposizione (6).

Chavez sostiene sia il rafforzamento dell’intervento dello Stato nell’economia che la concentrazione dei poteri nelle mani di una sola persona (la Riforma costituzionale per favorire la sua rielezione permanente). Lancia dei programmi “sociali” che, se migliorano momentaneamente la situazione di alcuni strati emarginati, si iscrivono in realtà in un programma di rafforzamento dello sfruttamento dei lavoratori e di impoverimento della grande maggioranza della popolazione. Questo tipo di programmi serve solo a fare accettare alla popolazione la miseria più degradante. Si tratta di formule che si sono spesso ripetute per tutto il XX secolo e che si sono rivelate delle cocenti sconfitte. Non hanno cambiato per niente il capitalismo, hanno contribuito semplicemente a mantenerlo in vita e di conseguenza a mantenere le sofferenze dell’immensa maggioranza (7).

Chavez pretende di essere “antimperialista” perché si oppone vigorosamente al “diavolo Bush”. Il sedicente “antimperialismo” di Chavez non è altro che un camuffamento per portare avanti i propri disegni imperialisti. I lavoratori e gli oppressi non possono basare la loro lotta su un sentimento di odio o di rivincita contro un impero onnipotente come gli Stati Uniti, perché questo sentimento è manipolato dalle borghesie latino-americane - sia dalle frazioni al governo che da quelle all’opposizione - per fare in modo che la popolazione si sacrifichi per i loro interessi.

Non c’è sbocco nazionale ad una crisi del capitalismo che è mondiale. La soluzione non può che essere internazionale e si deve basare sulla solidarietà internazionale del proletariato, nello sviluppo delle sue lotte autonome.

Perché parlate solo degli operai e non dei contadini o di altri strati popolari?

Qualunque sia la sua importanza numerica in ogni paese, la classe operaia è l’unica classe mondiale i cui interessi sono mondiali. La sua lotta di classe rappresenta gli interessi e l’avvenire per tutta l’umanità oppressa e sfruttata. La classe operaia cerca di guadagnare i contadini e gli strati emarginati delle grandi città alla sua lotta. Non si tratta per niente di formare un “fronte di movimenti sociali” perché l’interesse profondo, la liberazione autentica degli operai, dei contadini, degli emarginati delle città non è una somma di rivendicazioni corporative ma la distruzione comune del giogo dello sfruttamento salariale e mercantile.

Non pensate di usare ricette e formule superate? La classe operaia non esiste più e qui, in America, non ci sono quasi più fabbriche.

La classe operaia non è mai stata limitata ai lavoratori industriali. Ciò che caratterizza la classe operaia è il rapporto sociale basato sullo sfruttamento del lavoro salariato. La classe operaia non è una categoria sociologica. I lavoratori dell’industria, i lavoratori dei campi, gli impiegati pubblici e molti lavoratori “intellettuali”, fanno parte del proletariato. Bisogna contare anche su tutti i lavoratori che restano senza un posto di lavoro e che, per sopravvivere, sono costretti ad esempio a fare i venditori ambulanti non autorizzati agli incroci stradali.

Non è necessario un cambiamento di mentalità perché le masse operaie facciano la rivoluzione?

Certamente! La rivoluzione proletaria non è il semplice risultato di fattori obiettivi ineluttabili, ma si basa essenzialmente sull’azione cosciente, collettiva e solidale delle grandi masse di lavoratori. Nell’Ideologia Tedesca, Marx ed Engels sostengono che la rivoluzione non è necessaria solamente per distruggere lo Stato che opprime la maggioranza, ma anche perché questa maggioranza si emancipi liberandosi dagli orpelli ideologici del passato che le sono incollati addosso. La rivoluzione proletaria si prepara attraverso una trasformazione gigantesca della mentalità delle masse. Sarà il prodotto dello sforzo autonomo delle masse che passa non solo attraverso le lotte, ma anche dei dibattiti appassionati.

CCI

Presentazione su Socialismo e decadenza del capitalismo

Cari compagni, noi siamo venuti non per imporre le nostre posizioni e per dirvi “ecco la verità, inginocchiatevi”. La nostra intenzione è invece quella di animare un dibattito, che si sviluppi non solo qui ma che prosegua animato da tutti quelli che sono interessati. Come avete potuto vedere dalla convocazione, il soggetto proposto è: socialismo e decadenza del capitalismo. Questa questione è attualmente dibattuta nei circoli di giovani, operai, studenti, elementi interessati, in numerosi paesi. Qui nella Repubblica Dominicana ma anche in altri paesi dell’America latina, nelle Filippine, in Germania, in Corea, …

Perché un tale interesse per questo tema? La sensazione che il futuro che ci prepara la società capitalista è sempre più inquietante si estende ogni giorno di più. Dovunque si guardi, gli elementi che provocano la preoccupazione verso l’avvenire così come l’indignazione contro il sistema sociale si accumulano. I giovani si vedono condannati ad una precarietà senza fine, alla disoccupazione, all’impossibilità di trovare un alloggio; i più grandi tra loro sono condannati alla disoccupazione o a una pensione da fame; masse gigantesche fuggono disperati dalla campagna per raggiungere le bidonville delle grandi città senza trovare alcuna soluzione; le guerre imperialiste come quella in Iraq si radicalizzano, mettendo in evidenza un’ulteriore impasse; è sempre più evidente che un disastro ecologico minaccia il pianeta; i disastri, le catastrofi si moltiplicano dappertutto, mettendo in evidenza la totale incapacità degli Stati; la decomposizione della società e la perdita di ogni etica diventano ogni giorno più evidenti…

Queste condizioni rendono necessario il dibattito, la riflessione su ciò che dovrebbe essere una nuova società, come raggiungerla, quali sono le forze che possono edificarla, sulle lezioni da tirare dalle esperienze storiche delle rivoluzioni o dai tentativi rivoluzionari del passato.

Cos’è il socialismo

Noi proponiamo una risposta storica e dinamica: il socialismo è la società che supera e risolve le contraddizioni che provocano il caos e il disastro all’interno della vecchia società capitalista. Due grandi contraddizioni conducono il capitalismo alla rovina e provocano le sofferenze estreme della gran parte dell’umanità. Da una parte, il capitalismo è un sistema in cui la produzione non è destinata a soddisfare i bisogni umani ma a realizzare del plus-valore che si traduce in danaro sonante. Dall’altra, la produzione sotto il capitalismo raggiunge un carattere sempre più sociale e mondiale mentre l’organizzazione e il sistema di produzione hanno un carattere privato e nazionale. Queste due contraddizioni provocano sia la tendenza inesorabile alla sovrapproduzione (per la prima volta nella storia gli uomini muoiono di fame non a causa della penuria di alimenti ma a causa della loro abbondanza) che la guerra a morte, l’imperialismo, tra i diversi capitali nazionali per la divisione dei mercati, cioè del mondo.

Perché il socialismo risolve queste contraddizioni?

Il socialismo è l’organizzazione della produzione non in funzione del mercato o del lavoro salariato, ma in funzione del pieno e consapevole soddisfacimento dei bisogni umani. Il socialismo non può che essere una società mondiale, una comunità umana mondiale che lavora collettivamente e fraternamente per sé stessa.

E’ possibile il socialismo in un solo paese?

NO! E’ la risposta categorica che ha sempre dato il movimento operaio. Il socialismo o sarà mondiale o non si farà. Questa affermazione ci permette di chiarire quello che noi pensiamo del regime dell’URSS, che pretendeva di essere la continuatrice della grande rivoluzione proletaria dell’Ottobre 1917: non si trattava di socialismo, non era una “via al socialismo”, era invece una forma particolare di capitalismo di stato. Regimi come quelli della Cina, di Cuba, della Corea del Nord, in cui regna una dittatura feroce e militarizzata sulla classe operaia e sulla popolazione in generale, non possono essere né “socialisti” né “comunisti”.

Noi dobbiamo essere molto chiari su questo punto: bisogna stare attenti a non confondere socialismo con capitalismo di stato. Quest’ultimo è una tendenza generale che riguarda l’insieme del capitalismo mondiale lungo tutto il XX secolo. Questa tendenza si è concretizzata in due maniere: nella forma detta “liberale”, in cui lo Stato controlla e interviene nell’economia in maniera indiretta e rispettando la proprietà privata; e quella che viene presentata demagogicamente come “socialista”, in cui lo Stato controlla l’economia attraverso delle nazionalizzazioni e la statalizzazione diretta. La grande menzogna del XX secolo è stata quella di presentare come “socialismo” dei regimi in cui l’economia era statizzata più o meno completamente e dove regnava un sistema di partito unico, auodenominatosi cinicamente “dittatura del proletariato”, che viceversa non era altro che la dittatura dello Stato sul proletariato.

Ciò detto, cos’è il socialismo? Per rispondere, dobbiamo riprendere le idee che sono state sviluppate dal movimento operaio. Non si tratta di ripetere semplicemente delle vecchie formule, ma di analizzarle in maniera critica integrandole alla situazione attuale e alla prospettiva del futuro. Dunque, il socialismo…

1) è un sistema mondiale. Il socialismo è impossibile in un solo paese. Sta qui a nostro avviso la causa fondamentale del fallimento della Rivoluzione del 1917;

2) implica la partecipazione attiva e cosciente delle masse operaie e sfruttate organizzate in Consigli operai. Il socialismo non può essere imposto per decreto per via amministrativa, ma è il frutto della forza collettiva del proletariato;

3) non si costruisce attraverso il rafforzamento dello Stato ma attraverso la sua estinzione progressiva. E’ certo che uno Stato di transizione esisterà ancora dopo la distruzione politica del capitalismo, ma questo dovrà essere progressivamente smantellato. E’ dunque uno Stato destinato ad estinguersi.

Questa breve sintesi dei principi del socialismo ci conduce a mettere l’accento sul fatto che il socialismo non può che essere il prodotto dell’azione collettiva, organizzata e cosciente del proletariato mondiale, rafforzata e sostenuta da tutti gli oppressi e sfruttati del pianeta. Il “socialismo” realizzato dallo Stato, basato sul partito unico, è una immonda mistificazione che non ha niente a che fare con il socialismo ma che è solo una delle forme di capitalismo di Stato.

Il socialismo sorge dalla lotta mondiale del proletariato. Ma oggi, dove è questa lotta?

La Rivoluzione russa era stata il frutto di numerose lotte che si erano prodotte non solo in Russia, ma anche in Germania, Austria e in numerosi paesi d’Europa, d’Asia, d’America… Essa fu la punta di lancia di grandi movimenti mondiali delle masse operaie. Noi non siamo degli idealisti, non pretendiamo di vendere delle illusioni. Noi sappiamo perfettamente che siamo ancora lontano da una situazione in cui la presenza generalizzata di lotte di massa del proletariato dominerà la scena mondiale. Noi pensiamo tuttavia che la situazione attuale si caratterizzi per una maturazione delle condizioni che può condurre ad una situazione rivoluzionaria come quella del 1917.

Su cosa basiamo questa prospettiva? Essenzialmente su due fattori: da una parte, le lotte attuali (malgrado il loro carattere ancora molto limitato) tendono a moltiplicarsi in numerosi paesi d’Europa, dell’Asia, dell’America. Noi facciamo riferimento a dei movimenti significativi in diversi paesi: Francia 2006, Gran Bretagna 2005, Spagna 2006, Dubai 2006, Bangladesh 2006, Egitto 2007, Perù 2007, Germania 2007… Noi non descriviamo qui in dettaglio questi movimenti ma un’analisi seria mostra un potenziale importante. D’altra parte, comincia ad apparire un reale processo di presa di coscienza. Minoranze di proletari in molti paesi si pongono una serie di questioni, cercano con energia ed entusiasmo delle posizioni teoriche rivoluzionarie e – cosa che va di pari passo – un’attività rivoluzionaria. Inoltre appaiono dei gruppi internazionalisti che tendono a difendere delle posizioni rivoluzionarie, ampliando e approfondendo così l’azione delle organizzazioni rivoluzionarie internazionaliste come la CCI: nelle Filippine, in Corea, in Brasile, in Turchia, in Argentina, in Cecoslovacchia, in Germania, ecc.

Noi non possiamo considerare in maniera isolata ognuno di queste espressioni della classe. Noi pensiamo che nel loro insieme questi sforzi annuncino e preparino un cambiamento formidabile nella mentalità delle masse dei lavoratori. Concentriamoci sulla riflessione e sull’azione di queste minoranze. Essendo alla ricerca di posizioni rivoluzionarie, esse incrociano inevitabilmente innumerevoli partiti, organizzazioni e movimenti che rivendicano di portare avanti il comunismo e il socialismo, di essere espressione della classe operaia, della rivoluzione, ecc. Come orientarsi? Come distinguere tra queste correnti di origine comunista o che si pretendono tali quelli che non sono che un inganno e una mistificazione? Rispondere a questa questione condurrebbe ad un dibattito dettagliato nel quale non possiamo entrare qui. Vogliamo tuttavia apportare un inizio di risposta che deriva dall’insieme delle cose che abbiamo detto sul socialismo e sul suo processo di costruzione.

Tutte queste organizzazioni che pretendono che il socialismo in un solo paese sia possibile e che difendono la nazione, che pretendono di essere antimperialisti e che difendono un’azione nazionale imperialista, che presentano come socialista la statalizzazione e la nazionalizzazione dell’economia, che difendono il rafforzamento dello stato capitalista sotto la forma democratica o totalitaria che sia, tutte queste organizzazioni non hanno niente di socialista né di comunista ma difendono, al contrario, in fin dei conti, proprio il capitalismo.

Questa è la realtà, nonostante tutta la buona volontà o la sincerità di tanti militanti di queste organizzazioni, rispetto ai quali noi auspichiamo un dibattito sincero e profondo per comprendere se è possibile lottare per il socialismo all’interno di queste organizzazioni o se al contrario queste non siano un ostacolo a questa lotta.

Cari compagni, la nostra presentazione, come avevamo annunciato, non pretendeva di dare una risposta esauriente e sistematica, ma solo di aprire il dibattito. E’ perciò che concludiamo invitandovi a porre senza esitazioni le questioni, i problemi, gli argomenti, gli accordi e i disaccordi, in modo che noi possiamo chiudere questa riunione arricchiti dall’idea che avremo, assieme, lanciato una dinamica verso la chiarificazione sui problemi che assillano l’umanità.

1) Consultare http://es.internationalism.org/ccionline/2006_brasil.html

2) Naturalmente, se dei compagni sono interessati ad organizzare dibattiti di questo tipo nella loro città o nel loro paese, siamo disposti a collaborare alla loro organizzazione. Ogni iniziativa in questo senso è vitale.

3) Questa presentazione è presente sotto forma di allegato dopo questo articolo.

4) Vedi sul nostro sito la brochure su la Rivoluzione russa: http://es.internationalism.org/revorusa/titulo.htm.

5) Vedi sul nostro sito la brochure su Trotsky e lo stalinismo: http://es.internationalism.org/Troski/titulo.htm.

6) Vedi, tra gli altri testi, il più recente: http://es.internationalism.org/ccionline/2007_hojaestudiantes.

7) Vedi http://es.internationalism.org/ccionline/2007/Chavez e http://es.internationalism.org/ccionline/2007/elecvenez