Corrispondenza: Dove porta il movimento del “Vaffa Day” di Beppe Grillo?

Il largo seguito avuto dal “Vaffa Day” promosso da Beppe Grillo è un’espressione significativa del forte malcontento e della sfiducia crescente verso il mondo della politica che esprime una parte significativa della popolazione ed in particolare quella giovanile, la cui prospettiva appare sempre più nera. Riflettere quindi su cosa esprime questo movimento e quali sono i suoi obiettivi è importante per comprendere se la direzione che questo propone ci permette di incamminarci verso una prospettiva diversa da quella che ci impone questa società oppure no.

Qui di seguito pubblichiamo estratti di un testo inviatoci da un nostro lettore - di cui condividiamo l’impostazione di fondo - che cerca di sviluppare due aspetti centrali del problema: la natura di questo movimento ed i suoi obiettivi di lotta.

Segue un nostro testo dove, ritornando su questi aspetti, cercheremo di sviluppare ulteriormente perché il Vaffa Day non può essere una risposta all’indignazione, alla rabbia ed alla necessità di cambiare questo sistema.

Il testo del compagno

I partiti e i (nuovi) arrivati ed arrivisti

(…) Certo, anch’io avverto un moto istintivo e irrefrenabile di avversione, repulsione, rabbia e disprezzo nei confronti di un sistema pseudopolitico sempre più laido, corrotto ed affarista, nel quale i (presunti) furbetti, impostori e ciarlatani, i peggiori carrieristi e gli arrivisti più cinici e spregiudicati la fanno da padroni assoluti e incontrastati. Per non dire cose peggiori... Comprendo (…) l’ondata di rigetto, di protesta e sdegno popolare, che si è manifestata in modo dilagante in occasione del V-Day (…).

In passato, abbiamo già conosciuto altre manifestazioni e movimenti (ben più vasti e potenti) di rigetto antipartitocratico-antiburocratico (…). Abbiamo assistito ad altri “fenomeni” del genere, quali: (…) il Fronte dell’Uomo Qualunque, fondato a Roma nel 1944 dal commediografo, giornalista e (guarda caso) uomo di spettacolo Guglielmo Giannini; successivamente si affacciarono i Radicali liberi(sti) di Marco Pannella ed Emma Bonino, veri cani da guardia dell’ultraliberismo (…) di stampo anglosassone; molti anni dopo (in)sorse la Lega Nord (…) (di) Umberto Bossi, dei vari Castelli (…), dei Maroni (…).

Insomma, l’elenco è ben nutrito. Tutti i suddetti movimenti, (in)sorti con premesse più o meno analoghe, mossi da ispirazioni e motivazioni abbastanza affini, sono infine approdati al medesimo sbocco finale: inserirsi nell’alveo della (…) Casta partitocratica. Infine, rammento che lo stesso Cavaliere (rossonero) Silvio Berlusconi (…) si presentò in illo tempore con le fattezze del “nuovo che avanza”, quale monumento simbolico dell’Antipolitica. Egli seppe interpretare ed incarnare in modo magistrale il diffuso malcontento popolare diretto contro i partiti, cavalcando abilmente l’onda (…) sentimentale dell’Antipolitica, ergendosi ad emblema e paladino dell’Antisistema e della battaglia antipartitocratica, per poi diventare l’esponente negativo per eccellenza del potere (bi)partitico-istituzionale, (…).

Tuttavia, mi chiedo se tali accostamenti storici possano davvero servire ad inquadrare e comprendere fino in fondo un movimento che per certi versi risulta “inedito”, quantomeno perché generatosi attraverso la rete web (…). Un fenomeno storicamente determinato (e su questo non possono esserci dubbi) dalla grave crisi di consensi e credibilità in cui versa da tempo l’apparato del potere politico (ri)costituitosi in Italia dopo la “bufera” politico-giudiziaria di Tangentopoli che investì i partiti della Prima Repubblica durante la prima metà degli anni '90 (…) il parallelismo che mi pare più logico e scontato (…), indubbiamente corretto dal punto di vista storico-politico, è quello con il “leghismo”, di cui il “grillismo” si configura come il più degno erede, ancorché in una versione inedita di “sinistra”, vale a dire come un revival delle istanze forcaiole e leghiste sorte negli anni ‘80 e ‘90, spostate e proiettate a “sinistra” in quanto adottate da una piazza popolare che è orientata prevalentemente a “sinistra”, vale a dire collocata nell’area della “sinistra scontenta e delusa” dal governo in carica. In tal senso, (…) il “grillismo” si rappresenta come una sorta di “leghismo di sinistra”, ovvero un “leghismo di marca girotondista”. Ma qui vorrei soffermarmi per invitarvi a riflettere meglio su un punto.

Il massiccio movimento di protesta che Grillo è riuscito a radunare e catalizzare attorno a sé, benché possa pretendere di aver ragione, accampando una serie di giuste rivendicazioni e motivazioni contro un (a)ceto politico assolutamente inadempiente, inetto, corrotto, inadeguato ed inefficiente (…) non riesce ad occultare e camuffare la sua vera natura moralista-inquisitoria-poliziesca. Mi spiego meglio facendo un esplicito richiamo a quell’ipotesi di riforma che è diventata il principale cavallo di battaglia del movimento “grillista”. Mi riferisco esattamente al disegno di legge popolare articolato in tre punti per un Parlamento Pulito”.

 I tre punti della proposta sono:

- No ai parlamentari condannati. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento -Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.

- Due legislature. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.

- Elezione diretta. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.

Ebbene, soffermiamoci a ragionare un po’ sulla condizione (sine qua non) che per fare parte delle liste civiche occorre (oltre a non avere tessere di partito) essere “incensurati”. Questo piccolo, all’apparenza insignificante dettaglio è estremamente rivelatore, è una spia che denuncia la reale natura (reazionaria e poliziesca) del movimento "grillista". Questo è senza dubbio un elemento essenziale che conta molto più del folclore, delle manifestazioni di protesta, delle boutade, delle battute ad effetto e dei "vaffanculo" urlati contro la Casta partitocratica. Nel postulare una norma tanto rigida, il progetto "grillista" esprime e denota non solo un eccessivo timore reverenziale, un deferente e servile ossequio nei confronti dell’azione classista e repressiva della magistratura, bensì tradisce un rigoroso e farisaico perbenismo piccolo-borghese, un legalitarismo e un giustizialismo "giacobino-girotondino” a dir poco inquietante.

Nelle società classiste, la Legge, la Giustizia e il Diritto non sono mai imparziali. La Legge non è affatto "uguale per tutti", anzi. In un ordinamento giuridico-politico ed economico-materiale strutturato sulla divisione sociale del lavoro, incentrato sullo sfruttamento delle mansioni produttive ridotte e costrette in un regime salariale, costruito sull'esistenza e sulla tutela della proprietà privata, le leggi dello Stato non sono mai asettiche e neutrali, ma sono viziate e pregiudicate, dunque corrotte e compromesse, schierate ed applicate a beneficio del più forte, del ricco e del potente di turno, sono il prodotto storicamente determinato dai rapporti di forza e di potere insiti in una data formazione sociale in un dato momento storico. Oggi si può incappare facilmente ed ingiustamente nelle maglie della (in)Giustizia repressiva borghese, per cui si può essere "censurati" per molteplici e diverse ragioni, tra cui i "reati d'opinione", i "delitti" contro la proprietà privata e contro l’ordine costituito. La conseguenza immediata e drammaticamente concreta del disegno di legge proposto dal movimento "grillista" è proprio quella di bollare come "colpevoli", "rei" o "delinquenti", tutte le vittime del sistema carcerario e repressivo della (in)Giustizia di classe, negandogli ogni diritto politico, espellendoli e segregandoli dalla "comunità politica", ossia escludendoli dall'alveo della cittadinanza.

(…) Io credo che il tema della corruzione non appartenga solo e semplicemente alla vita politica italiana, non investa solo la classe politica "digerente" (…) del nostro paese, ma costituisce una questione più ampia e complessa (direi globale) della politica così come viene concepita e praticata negli attuali ordinamenti (…)capitalistici. La corruzione è ormai un tratto costituzionale complessivo e distintivo di tutti gli Stati borghesi, un aspetto organico ed insito negli assetti politico-statali contemporanei. Ridotti ormai a veri e propri comitati d’affari. La corruzione non è una prerogativa esclusiva dei partiti politici italiani, ossia del Parlamento italiano pieno zeppo di inquisiti, di gente spregiudicata e senza scrupoli (…).

Del resto, lo stesso Lenin scrisse quasi un secolo fa "Stato e rivoluzione", (…) in cui Lenin si propose di indagare e conoscere la reale natura dello Stato, partendo da un'analisi scientifica delle forme e dei meccanismi che regolano la "democrazia capitalistico-borghese", intesa e definita come "dittatura di classe della borghesia". (…) una critica radicale volta a spezzare ed abbattere la macchina statale della borghesia imperialista, non solo nella veste della "Repubblica democratico-parlamentare", ma dello Stato capitalistico tout-court. Un apparato statale criticato e rifiutato integralmente, nella sua totalità, quindi da capovolgere e rovesciare, se necessario, anche con metodi violenti. Che non sono certo quelli del "grillismo".

L.G.

Il nostro articolo

Di cosa è espressione il V Day?

Nel testo del compagno si ricorda come nei tempi recenti abbiamo assistito allo sviluppo di vari movimenti che hanno cercato di sopperire alle carenze dell’apparato politico istituzionale attraverso un appello ai “cittadini” a farsi essi stessi interpreti della vita politica italiana. Dal movimento referendario di Mario Segni ai girotondini di Nanni Moretti, passando per le varie liste civiche create intorno a nomi di persone stimate sul piano personale piuttosto che per il loro colore politico, questa sequenza di fenomeni è stata la risposta di volta in volta trovata al “fallimento della politica”, al “disgusto crescente nella gente comune per il mondo della politica”. E, come giustamente sottolinea il compagno, non sono mancate le espressioni di destra dello stesso fenomeno (quello di Berlusconi) o addirittura di avventurieri (come Bossi). Il fenomeno Grillo quindi è solo l’ultima espressione, in ordine di tempo, di un processo in cui, alla decomposizione del quadro politico della borghesia subentra una tendenza “spontanea”, “popolare”, a farsi partito, a mostrare che una maniera alternativa di governare il paese c’è. Ma con Grillo le cose sembrano aver toccato dei livelli particolarmente aspri: è riuscito niente di meno ad organizzare un Vaffa Day con un milione di persone in piazza e 300.000 firme, in cui ha mandato a quel paese tutto e tutti, ricevendo un’audience incredibilmente mediatizzata.

Come è potuto succedere? In effetti neanche l’ampiezza che può assumere un tale fenomeno deve sorprenderci, né dobbiamo pensare che si tratti di una peculiarità tutta nostrana. Nel 1981 il comico Coluche in Francia, svolse un ruolo analogo. Con il suo atteggiamento irriverente verso la politica e la sua contrapposizione a tutti i partiti, ottenne una grande popolarità arrivando a concorrere alle elezioni presidenziali francesi (alle quali secondo i sondaggi dell’epoca sarebbe stato votato da 2 francesi su 10), da cui però finì per ritirarsi a causa delle forti tensioni scatenatesi nell’apparato politico francese, nonché delle minacce personali ricevute. Ma forse ancora più importante, per capire la natura del fenomeno, è il confronto con il movimento dell’“uomo qualunque”, che a ragione viene ricordato dal compagno nel suo testo. Il Fronte dell’Uomo Qualunque acquistò un prestigio e una popolarità inattese, il suo giornale in soli sei mesi raggiunse una tiratura di 850.000 copie e nelle votazioni per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 ottenne più di 1.200.000 voti, piazzandosi come quinto partito a livello nazionale. La popolarità di questo finì quando il suo fondatore, Giannini, non poté negare, nel 1947, di dare una mano per la costituzione del terzo governo De Gasperi e per estromettere da questo sia i “socialisti” che i “comunisti”.

Qual è dunque la vera natura di questi fenomeni? I movimenti antipartito, di quelli che insorgono contro la politica dei profittatori e dei corrotti, sono tipici delle fasi di crisi politica della borghesia. Non è un caso che in Italia questi fenomeni si siano presentati, sotto spoglie diverse, soprattutto a partire dalla fase di Tangentopoli, ovvero da quando metà del quadro politico della borghesia, quello che aveva dominato per circa mezzo secolo, era stato praticamente azzerato dalle lotte interne alla borghesia. Non è ugualmente un caso che un fenomeno simile si sia presentato all’indomani della II guerra mondiale con l’Uomo Qualunque, quando le distruzioni della guerra, la caduta del fascismo e l’orgia omicida del partigianesimo, con la coscrizione forzata nel sud Italia e le faide incrociate al nord, avevano disseminato una profonda prostrazione nella popolazione ed una sensibile mancanza di fiducia nella classe politica italiana.

Anche oggi esiste un profondo malessere per delle condizioni di vita sempre più difficili su tutti i piani (quello economico, quello sociale, quello ambientale); anche oggi c’è un processo importante di sfiducia nelle istanze istituzionali che sempre più difficilmente riescono a mascherare la loro ipocrisia ed il loro marciume, essendo costrette a colpire duramente la stragrande maggioranza della popolazione per mantenere in piedi il loro sistema economico.

Ma oggi ci sono due elementi nuovi rispetto agli anni precedenti che caratterizzano il quadro internazionale del rapporto di forza tra la classe che detiene il potere e il proletariato che subisce questo potere:

- oggi ci sono meno illusioni. Inizia ad emergere tra i lavoratori, i proletari ed i giovani la consapevolezza che il futuro può essere ancora peggiore. Non è un caso se al Vaffa Day, la maggioranza erano giovani. Erano quelli che Grillo chiama la V Generation, che avverte con sempre maggiore chiarezza che questa società non le offre niente, non le dà alcuna prospettiva;

- questa consapevolezza inizia a tradursi in momenti di reazione aperta in varie parti del mondo: dal movimento degli studenti in Francia contro il CPE, allo sciopero nelle poste in Gran Bretagna, alle lotte in Perù, Cile, Africa del sud, ecc. (1). Ed anche se in Italia fino ad ora non ci sono ancora stati grossi episodi di lotta, la disillusione, il senso di insicurezza per il futuro, la rabbia e la volontà di non restare inerti di fronte ai continui attacchi, si toccano con mano.

Non è un caso se la borghesia italiana (comprese le sue frange più “radicali”, da Rifondazione agli ex-leader del movimento no-global come Caruso), mentre si vede costretta dalla crisi economica a tartassare ulteriormente i lavoratori e a non offrire niente di sostanziale alla massa crescente di precari e futuri precari, da una parte, getta fumo negli occhi con illusori guadagni di 100-150 euro annui per 18.000 famiglie e - di fronte al Vaffa Day - riconosce la necessità di “moralizzare” la politica. Esemplare la presa di posizione del “destro” Fini “Non voglio enfatizzare il fenomeno Grillo, ma il suo successo è lo specchio di un diffuso sentimento di rifiuto verso il sistema”, di fronte al quale bisogna “agire in anticipo: aggredire la cattiva politica dei privilegi e degli sprechi con una risposta netta, senza eccessive prudenze. Dobbiamo incarnare la buona politica” (La Repubblica on line 12/9/07).

In questo contesto è abbastanza facile attirare grandi folle puntando il dito contro le espressioni più sfacciate dei privilegi e dei soprusi di una casta politica. Come ha detto lo stesso Grillo, lui non ha fatto altro che convogliare e dar sfogo al malcontento esistente puntando in una certa direzione.

Ma la questione è proprio questa: in quale direzione?

Dove portano i movimenti come il V Day?

Come chiaramente mostrato nel testo del compagno LG, il disegno di legge popolare promosso da Grillo non solo si inscrive perfettamente nel quadro della legge capitalista (cioè di quello strumento attraverso il quale la classe dominante controlla e giustifica il suo potere sulla società), ma per certi versi ne rivendica addirittura un rafforzamento.

Ma più che entrare nel merito del disegno di legge, cerchiamo di capire che cosa veramente rivendica il movimento del V Day, al di là di Grillo, al di là della spinta sicuramente combattiva e genuina di una parte consistente di chi era in piazza l’8 settembre.

Probabilmente molti tra il milione di persone che hanno aderito al V Day e molti tra quelli che seguono il blog di Grillo non si fanno molte illusioni sul fatto che questo disegno di legge possa cambiare chissà cosa e potranno obiettare: va bene, il V Day non cambia le nostre condizioni economiche, né il degrado di questa società, ma almeno può smascherare il malcostume e l’ipocrisia di chi ci governa e fa leggi che applica solo agli altri, può eliminare parte dei privilegi, può toglierci finalmente dai piedi dei veri e propri farabutti che campano sulle nostre spalle. Come dice Grillo rispetto al suo blog, può permetterci di incontrarci, scambiarci le idee, sentirci parte di un qualcosa che cerca di cambiare le cose. Perché quindi starne fuori? Male non può fare.

In effetti questo “movimento”, come quelli che l’hanno preceduto nel passato, ed il suo blog possono fare e fanno molto di più. Portano avanti una politica ben precisa. Oggettivamente ci ingabbiano nella difesa di questo sistema sociale ed in particolare dello Stato italiano e delle sue istituzioni.

“Il milione di persone che è sceso in piazza, in modo composto, senza bandiere, senza il più piccolo incidente dovrebbe essere ringraziato. E’ la valvola di sfogo di una pentola a pressione che potrebbe scoppiare. Un momento di tregua per riflettere sul futuro di questo Paese. La V-generation è aria pura, condivisione, futuro. Gaber direbbe: ‘la libertà è partecipazione’ ” (Blog di Grillo).

E, l’altro uomo del momento, il giornalista Travaglio, alla trasmissione Primo Piano dopo il V Day alla domanda se questo sia un movimento apolitico o meno, risponde “quello della gente che stava sotto il palco è superpolitico… è un movimento non contro il parlamento, ma a favore del parlamento, per difendere l’onore del parlamento infangato dai pregiudicati e dagli imputati … per assicurare alla politica il ricambio generazionale... per restituire ai cittadini il diritto a scegliere i suoi rappresentanti”.

Ed è estremamente significativo quello che Travaglio dice rispetto al ruolo di Grillo: “Grillo fa il politico senza farlo… il fatto che lui dica sul blog non votate questi qui o votate quello è infinitamente più efficace di Grillo che entra con una pattuglia di due tre grillini in un’aula del parlamento” (video della trasmissione Primo Piano su YouTube)

Beppe Grillo ha pienamente ragione, la borghesia dovrebbe ringraziare il V Day, perché non è altro che un appello a difendere il parlamento dello Stato italiano, quello stesso Stato che sta gettando milioni di proletari nella miseria, che getta milioni di giovani in una esistenza precaria senza via d’uscita, che partecipa pienamente ai massacri della guerra imperialista in Iraq, in Afghanistan, ed altrove, che sta contribuendo a distruggere l’ecosistema del pianeta per le sue esigenze di Stato capitalista.

Un appello rivolto soprattutto alla nuova generazione che invece di sviluppare una comprensione della barbarie di questa società e trovare la via per combatterla, è chiamata a soccorrerla partecipando alla sua gestione, spacciando la partecipazione per libertà. E’ chiamata a difendere la democrazia, cioè l’arma di mistificazione più potente che ha in mano la borghesia, rivendicando la libertà di scegliere i propri rappresentanti alla farsa parlamentare borghese, quando l’unica possibilità per cambiare veramente le cose è la lotta autonoma e gestita in prima persona dai proletari di oggi e di domani.

Certo i vari politici possono essere infastiditi da un Grillo, ma quello che fa veramente paura alla borghesia è, come ha detto Fini, l’emergere “di un diffuso sentimento di rifiuto verso il sistema”. Quello che può far retrocedere i suoi attacchi è un movimento come quello dei giovani in Francia dello scorso anno contro il CPE (2), non certo i vaffanculo gridati da un palco.

Eva, 14-10-07

1. Vedi “I proletari rispondono agli attacchi della crisi” sul sito in italiano e altri articoli sulle lotte nei vari paesi alle pagine in altre lingue.

2. Vedi “Tesi sul movimento degli studenti in Francia”, sul nostro sito.

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