Contributo da un compagno di Lima. Sciopero di minatori in Perù

Lo sciopero dei minatori in Perù è una realtà. Iniziata dai lavoratori della compagnia cinese Shougang tre settimane fa la lotta si è estesa a tutti i centri minerari del paese. Inevitabilmente, per il momento, i sindacati hanno svolto il loro ruolo reazionario, in particolare il sindacato della miniera più grande del paese: Yanacocha (miniera d’oro del nord del Perù, nella Cajamarca, con un fatturato di 800-1000 milioni di dollari all’anno). Questo sindacato ha intavolato delle discussioni isolate con la compagnia e non ha chiamato allo sciopero. A Oroya i sindacati sono stati denunciati dalla stampa per il fatto che sono andati al lavoro. Chiaramente si voleva rompere un minimo di unità dato che la Federazione dei Minatori aveva detto che 33 basi sindacali avevano scioperato.

A Chimbote, dove c’era stata una lotta di contadini e disoccupati durata alcune settimane, la compagnia Sider Perù è stata completamente paralizzata. Le mogli sono scese a manifestare con i minatori insieme a gran parte della popolazione di questa città. Le strade della città di Ilo sono state bloccate, a Cerro de Pasco sono stati arrestati 15 minatori accusati di aver tirato sassi contro i locali del governo regionale.

La stampa ha svolto il suo ruolo reazionario dicendo che lo sciopero era stato un fallimento. Agendo da portavoce dello Stato, i mezzi di disinformazione hanno detto, in accordo col Ministro delle Miniere (Pinilla), che solo 5.700 minatori su un totale di 120.000 erano in sciopero. La Federazione delle Miniere dichiara che i minatori in sciopero sono 22.000.

Nella miniera di Casapalca, sulla Sierra de Lima, i minatori hanno resistito agli ingegneri della miniera che li minacciavano di licenziamento se avessero abbandonato il loro posto di lavoro. Il ministro Pinilla ha dichiarato illegale lo sciopero, perché annunciato con quattro giorni di anticipo invece dei cinque previsti dalla legge. Le miniere assumono un certo numero di lavoratori temporanei e il ministro minaccia il licenziamento se i minatori non ritornano al lavoro entro il giovedì successivo.

Un altro aspetto di questa lotta è stato il coinvolgimento nello sciopero dei minatori assunti dalle compagnie in sub-appalto. Un minatore assunto direttamente dalla compagnia mineraria guadagna 23 dollari al giorno, mentre un minatore assunto in sub-appalto, da una di queste compagnie, guadagna 9 dollari al giorno. La protesta della moglie di un minatore ricordava che il presidente Alan Garcia aveva promesso nei suoi discorsi elettorali di eliminare queste imprese intermediarie.

In un telegiornale è stato mostrato un minatore demoralizzato dell’impresa Shougang che diceva che erano passate già tre settimane e che non aveva più da mangiare. Le lacrime di questo minatore che raccontava la povertà sua e della sua famiglia diffuse per la provincia avevano lo scopo di demoralizzare gli altri minatori in sciopero. Alcuni studenti dell’Università di San Marcos a Lima hanno espresso la loro solidarietà con i minatori ed hanno portato del cibo per la “cucina della comunità”, una pratica questa comune in tutti gli scioperi (insegnanti, infermiere, operai, ecc.). Il cibo viene condiviso tra le famiglie, mentre ci si scambiano esperienze e valutazioni sulla lotta del giorno.

Il governo da parte sua aggiungere un altro demoralizzante colpo annunciando la privatizzazione della miniera Michiquillay di Cajamarca, partita con il prezzo di 47 milioni di dollari e conclusa con più di 400 milioni di dollari.

Questo sciopero nazionale a tempo indeterminato, il primo dopo 20 anni che non paralizzava questo settore.

Un compagno di Lima, 30/4/07

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