Dopo sei mesi di governo Monti, quale futuro ci prepara la borghesia italiana?

Il governo Monti si è mostrato fin dall’inizio di non essere un semplice governo “tecnico”, di transizione, a termine, ma una compagine governativa che ha ricevuto il preciso mandato dal capo dello Stato di far fronte ad una situazione estremamente difficile in cui l’Italia era caduta: una situazione economica di estrema fragilità che avrebbe potuto avere, a termine, importanti risvolti sul piano politico e sociale. Questo fatto, dopo le buffonate a cui ci aveva abituato il governo precedente e tutto il can-can che è stato fatto su Monti, è servito a creare intorno a questo governo qualche aspettativa, almeno la speranza di non finire ancora peggio. Quello che però questo governo ha mostrato abbastanza presto è che avrebbe fatto - come ha fatto - quello che governi di destra e di sinistra non erano mai arrivati a fare in precedenza contro i lavoratori e i settori meno agiati della società a livello di attacchi sul piano sociale ed economico [1]. Le famose lacrime di coccodrillo versate dalla Fornero durante una delle prime conferenze stampa di questo governo volevano solo nascondere il cinismo che questo ministro avrebbe mostrato successivamente nella gestione del mondo del lavoro, fino ad osare parlare di “pari opportunità tra settore pubblico e privato” a livello di licenziamenti[2], cercando così di cavalcare in maniera mistificata le richieste di giustizia sociale con una proposta di livellamento al ribasso nel trattamento dei lavoratori.

D’altra parte la necessità di dare una maggioranza parlamentare a questo governo ha costretto i tre partiti, Pdl, Pd e Udc, ad appoggiarlo, anche se non sempre volentieri e facendo spesso buon viso a cattivo gioco, accentuando ulteriormente l’erosione della base di consensi elettorali, in particolare per il Pdl. Con la destra allo sbando - anche e soprattutto dopo il fallimento del governo Berlusconi - e una sinistra ancora una volta del tutto invisibile, le elezioni amministrative che si sono svolte a maggio scorso hanno mostrato un quadro della situazione piuttosto preoccupante per la borghesia. Se guardiamo ai risultati globali si potrebbe dire banalmente che, con la vittoria politica della sinistra nella grande maggioranza dei comuni in cui si è votato[3], siamo alla normale alternanza destra/sinistra nel governo della cosa pubblica. Ma questa è solo un’immagine ingannevole della realtà. Viceversa, se la sinistra ha “vinto” è perché la destra è crollata[4]. Se andiamo ad analizzare anche solo un po’ più nel dettaglio la situazione, vediamo che i due partiti veramente emergenti sono il partito “Movimento Cinque Stelle” (M5S) di Grillo, partito ultrapopulista che riesce a vendere solo fumo[5], e un altro che neanche esiste, il partito degli astenuti, cioè l’insieme di persone che neanche si sono avvicinati ad un seggio elettorale, il primo attestandosi, secondo alcuni sondaggi effettuati[6], al 20% dei votanti ed il secondo, con un incremento del 12% rispetto al 2007, alla cifra record del 49% degli aventi diritto al voto[7]. Questa situazione dice chiaramente che la borghesia comincia ad avere serie difficoltà ad influenzare, attraverso i suoi mass-media, l’elettorato in modo da ottenere la maggioranza che serve in una certa fase politica, vista la dispersione di circa il 60% dei voti tra astenuti, schede nulle e voti dati al partito M5S. Qualcuno naturalmente potrebbe obiettare che i voti dati a Grillo non sono stati buttati, che Grillo ha addirittura conquistato la gestione di una città importante come Parma con i suoi 180.000 abitanti e che, a questo punto, occorre lasciare lavorare le nuove giunte comunali e aspettare i risultati. In verità, ogni volta che si presenta una forza politica nuova ritorna questo motivetto del “lasciamoli lavorare” e “aspettiamo i risultati”. Ma la questione non è di quanto “nuova” sia questa forza politica e neanche di quante e quali promesse riesca a fare, ma di quanto irrisolvibile sia il compito a cui qualunque forza politica, di destra o di sinistra, viene chiamata a svolgere assumendo la gestione di una città o del governo di un paese, visto che il sistema in cui ci si trova ad operare resta quello capitalista, con le sue regole infernali, e visto ancora che la crisi economica impone necessariamente delle misure sempre più atroci. E, per essere concreti, ricordiamo che il partito di Grillo è stato particolarmente veloce nel mostrare che non è per niente diverso dagli altri partiti. Ricordiamo anzitutto come il sindaco neoeletto di Parma, Pizzarotti, non abbia neanche fatto in tempo a insediarsi alla guida del comune che è subito scoppiato un litigio con Grillo, facendo tramontare prima ancora che nascesse il sogno del “Movimento Cinque Stelle”. Infatti si è creato immediatamente uno scontro sulla nomina del direttore generale del Comune di Parma: il sindaco neoeletto aveva indicato Valentino Tavolazzi, ma il leader del Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo si è fatto subito sentire sul suo blog bollando questa nomina come “una scelta impossibile, incompatibile e ingestibile politicamente”. Ma sembra esserci di più. Grillo, il leader dell’antipolitica, sembra dirigere il suo movimento come il peggiore dei despoti, a giudicare dalle numerose proteste ed espulsioni presenti nel suo partito[8]. E sembra ancora che un ruolo preminente nel partito, all’ombra di Grillo, ce l’abbia un personaggio dai connotati non del tutto trasparenti, un tale Gianroberto Casaleggio, che dice di sé:

In seguito progettammo insieme (a Beppe Grillo, ndr) il blog beppegrillo.it, proponemmo la rete dei Meetup (gruppi che si incontrano sul territorio grazie alla Rete), organizzammo insieme i Vday di Bologna e di Torino, l'evento Woodstock a 5 Stelle a Cesena e altri incontri nazionali, come a Milano dove, il 4 ottobre 2009, giorno di San Francesco, al teatro Smeraldo prese vita il MoVimento 5 Stelle[9].

Un personaggio che “ha fatto parte del consiglio d’amministrazione di 11 società, dalla Olivetti alla Lottomatica[10]” e di cui si parla molto in giro su storie di questo tipo:

dove ci sono informatica e affari, lì c’è Casaleggio. Il quale è riuscito a trasformare la popolarità del sito di Grillo in altro. «Chi spera di trovare un blog in realtà entra in uno splendido negozio con un sistema di vendita che funziona benissimo» dice Edoardo Fleischner, docente di nuovi media e società alla Statale di Milano e coautore del saggio Chi ha paura di Beppe Grillo?”

Negli anni 90 ha lavorato all’Olivetti (…) per poi diventare amministratore delegato della Webegg (società con 600 dipendenti) (…). Nel 2004 si è messo in proprio con un gruppo di soci. Tutta gente che si muove bene nel mondo degli affari e della finanza, come Enrico Sassoon, ex direttore del settimanale confindustriale Mondo economico e oggi alla guida della prestigiosa Harvard business review.”

In 8 anni la Casaleggio associati ne ha fatta di strada. Nel 2007 ha chiuso il bilancio con un fatturato di 2,4 milioni e un utile di 668 mila euro. Nel 2008 l’attivo è salito a 807 mila, per flettere nel 2009 e nel 2010 (rispettivamente a 584 mila e 447 mila). Il calo coincide con la nascita del Movimento 5 stelle: l’impresa evidentemente lo assorbe molto.[11].

Sembrerebbe dunque che, dietro Grillo e il suo movimento per una ultrademocrazia dal basso ci siano i peggiori istinti antidemocratici e affaristici a cui siamo abituati da sempre.

La situazione che dunque emerge complessivamente da queste elezioni è particolarmente difficile per la borghesia che ha sempre puntato sulla mistificazione democratica delle elezioni per far credere alla cittadinanza, e particolarmente agli strati più depressi, di poter decidere almeno una volta ogni tanto, sul corso della politica, mentre invece quello che emerge mostra, con l’altissima astensione registrata e lo screditamento dei partiti di massa, che questo controllo tende a indebolirsi, anche se i forti consensi ricevuti da Grillo, se non risolvono i problemi della borghesia dal punto di vista di costruzione di maggioranze, servono comunque a mantenere viva la fiducia nello strumento elettorale e dunque che, attraverso la democrazia, si possa arrivare ad un cambiamento.

Ma la vera prova del nove l’avremo l’anno prossimo, con le elezioni politiche. Come abbiamo già ricordato nei mesi scorsi il cosiddetto governo “tecnico” di Monti, oltre a svolgere una funzione di intervento economico fondamentale, ha avuto ed ha anche una funzione di supplenza politica a fronte di un quadro partitico completamente inadeguato e in parte allo sbando. Le difficoltà in cui naviga l’economia mondiale costituiscono una sfida impossibile per partiti e governi mettendone a dura prova le capacità di governare o comunque di rispondere ai problemi del momento. Della crisi della borghesia i proletari possono fare tesoro e capire che se quelli di su non sono più capaci di governare, anche quelli di giù non se la sentono più di sottostare a questo sistema di sfruttamento senza futuro.

Ezechiele        16 giugno 2012



[1] Il che non significa affatto che questi governi non abbiano già stangato abbondantemente la popolazione dal punto di vista economico. Vedi l’articolo “Giovani ed anziani oppressi, principali vittime della crisi economica in Europa”, pubblicato in questo stesso numero.

[3]Fino a ieri, tra i comuni con più di 15.000 abitanti, il centrodestra ne amministrava 98, il centrosinistra 56. Da oggi è l’opposto: il centrosinistra governa 95 città, il centrodestra solo 34”. (La Repubblica, 22 maggio 2012).

[4] Infatti il Pd perde “appena” il 3,8% rispetto al 2009-2010 contro il 13% del Pdl. Per quanto riguarda la Lega, questa viene superata anche da M5S e Idv.

[11] idem

Geografiche: 

Situazione italiana: