Conferenza internazionale straordinaria della CCI: la “notizia” della nostra scomparsa è ampiamente esagerata!

Lo scorso maggio, la CCI ha tenuto una conferenza internazionale straordinaria. Da qualche tempo si era sviluppata al nostro interno una crisi con epicentro la nostra più vecchia sezione, la sezione in Francia. Abbiamo ritenuto necessario convocare una conferenza straordinaria, in aggiunta ai regolari congressi internazionali, di fronte al bisogno vitale di comprendere appieno la natura di questa crisi e di sviluppare i mezzi per superarla. La CCI ha già convocato delle conferenze internazionali straordinarie in passato, nel 1982 e nel 2002, in accordo con i nostri Statuti che ne prevedono la tenuta quando i principi fondamentali della CCI sono pericolosamente messi in discussione[1].

Tutte le sezioni internazionali della CCI hanno inviato delle delegazioni a questa terza Conferenza straordinaria e hanno partecipato molto attivamente alle discussioni. Le sezioni che non hanno potuto parteciparvi fisicamente (a causa delle costrizioni del trattato di Schengen) hanno inviato alla Conferenza delle prese di posizioni sui rapporti e le risoluzioni in discussione.

Le crisi non sono necessariamente mortali

I nostri contatti e simpatizzanti potrebbero allarmarsi da questa notizia; i nemici della CCI avranno certamente un brivido di giubilo. Alcuni di loro sono già convinti che questa sia la nostra “ultima” crisi, foriera della nostra scomparsa. Ma previsioni di questo tipo sono state già fatte durante le precedenti crisi della nostra organizzazione. All’indomani della crisi del 1981-82, trentadue anni fa, rispondemmo ai nostri detrattori, così come lo facciamo oggi, ricordando queste parole di Mark Twain: “La notizia della mia morte è ampiamente esagerata!”.

Le crisi non sono necessariamente il segno di un crollo, di un fallimento imminente o irreparabile. Al contrario, l’esistenza delle crisi può essere l’espressione di una sana resistenza a un processo soggiacente che si era tranquillamente e insidiosamente sviluppato fino a quel momento e che, lasciato al suo libero corso, avrebbe potuto portarci al naufragio. Le crisi possono essere un segno di una reazione al pericolo e della lotta contro gravi debolezze che portano al collasso. Una crisi può finanche essere salutare. Essa può costituire un momento cruciale, l’opportunità di andare alla radice di gravi difficoltà, di individuarne le cause profonde per poterle superare. Il che può permettere, alla fine, all’organizzazione di rafforzarsi e di temprare i suoi militanti per le battaglie future.

Nella Seconda Internazionale (1889-1914), il Partito operaio socialdemocratico di Russia (POSDR) era noto per aver attraversato una serie di crisi e scissioni e, per questo, era considerato con disprezzo dai principali partiti dell’Internazionale, come dal Partito socialdemocratico Tedesco (SPD), che sembrava volare di successo in successo e il cui numero di membri e di risultati elettorali crescevano con regolarità.

Tuttavia, le crisi del partito russo e la lotta dell’ala bolscevica per superare queste crisi e trarne gli insegnamenti, hanno rafforzato la minoranza rivoluzionaria, l’hanno preparata a contrapporsi alla guerra imperialista del 1914 e a porsi all’avanguardia della Rivoluzione d’Ottobre nel 1917. Al contrario, l’unità di facciata e la “calma” all’interno dell’SPD (messa in discussione solo dai “facinorosi” come Rosa Luxemburg) ha portato questo partito al collasso completo e irrevocabile nel 1914, con il totale tradimento dei suoi principi internazionalisti di fronte alla Prima guerra mondiale.

Nel 1982, la CCI ha identificato la propria crisi (causata dallo sviluppo di confusioni gauchiste e attiviste che avevano permesso all’individuo Chénier[2] di fare gravi danni nella nostra sezione in Gran Bretagna) e ne ha tirato le lezioni per ristabilire con maggiore profondità i propri principi per quanto riguarda la sua funzione e il suo funzionamento[3] E’ del resto all’uscita di questa crisi che la CCI ha adottato i suoi attuali Statuti.

Il Partito Comunista Internazionale “bordighista” (Programma Comunista), che era all’epoca il gruppo più importante della Sinistra Comunista, ha vissuto difficoltà simili e di maggiore gravità, ma questo gruppo non è stato in grado di trarne le lezioni ed è crollato come un castello di carta, con la perdita di quasi tutte le sue sezioni e dei suoi membri[4].

Oltre ad identificare le proprie crisi, la CCI si è basata su un altro principio appreso dall’esperienza bolscevica: far conoscere le circostanze e gli insegnamenti delle sue crisi interne per contribuire alla massima chiarezza (a differenza di altri gruppi rivoluzionari che nascondono al proletariato l’esistenza delle loro crisi interne). Siamo convinti che le lotte per superare le crisi delle organizzazioni rivoluzionarie servano per evidenziare più chiaramente le verità e i principi generali relativi alla lotta per il comunismo.

Nella Prefazione a Un passo avanti e due indietro, nel 1904, Lenin scriveva: "[I nostri avversari] si agitano e manifestano una gioia maligna dinanzi alle nostre polemiche: costoro tenteranno naturalmente di utilizzare ai loro fini singoli passi del mio opuscolo, consacrato ai difetti e alle lacune del nostro partito. I socialdemocratici russi sono già sufficientemente temprati alle battaglie per non lasciarsi commuovere da queste punture di spillo, per continuare, nonostante ciò, la loro opera di autocritica e di denuncia spietata dei propri difetti, che saranno sicuramente e inevitabilmente superati con lo sviluppo del movimento operaio. Si provino invece i signori avversari a presentarci il quadro della reale situazione esistente nei loro “partiti”, un quadro che si avvicini anche solo da lontano a quello offerto dagli atti del nostro secondo Congresso!”[5].

Come Lenin, riteniamo che, nonostante il piacere superficiale che i nostri nemici provano di fronte alle nostre difficoltà (interpretandole secondo le proprie lenti deformanti), i veri rivoluzionari imparano dai loro errori uscendone rafforzati.

È per questo che facciamo qui, per quanto brevemente, una presentazione dell’evoluzione di questa crisi nella CCI e il ruolo svolto dalla nostra Conferenza straordinaria per farvi fronte.

La natura della crisi attuale della CCI

L’epicentro della crisi attuale della CCI è stato il riemergere nella sezione in Francia di una campagna di diffamazione, nascosta all’insieme dell’organizzazione, nei confronti di una compagna che è stata demonizzata (a tal punto che un militante riteneva che la sua presenza nell’organizzazione fosse un ostacolo allo sviluppo di questa). Evidentemente, l’esistenza di una tale pratica di stigmatizzazione di un capro espiatorio – che si suppone essere responsabile di tutti i problemi incontrati dall’insieme dell’organizzazione - è assolutamente intollerabile in un’organizzazione comunista che deve sentirsi in dovere di respingere la persecuzione endemica esistente nella società capitalista derivante dalla morale borghese del ciascuno per sé e Dio per tutti. Le difficoltà dell’organizzazione sono responsabilità di tutta l’organizzazione. La celata campagna di ostracismo verso un membro dell’organizzatore mette in discussione il principio stesso di solidarietà comunista, sul quale la CCI è fondata.

Quando questa campagna è emersa in piena luce, in seguito alla sua individuazione da parte dell’organo centrale, non potevamo accontentarci di semplicemente porvi fine.

Non era in genere di cosa che si potesse spazzar via come qualcosa di spiacevole. Bisognava andare alla radice e spiegare come e perché un tale flagello, una rimessa in causa così plateale di uno dei principi comunisti fondamentali, si fosse potuto sviluppare di nuovo nelle nostre file. Il compito della Conferenza straordinaria era raggiungere un accordo comune su questa spiegazione e sviluppare delle prospettive idonee a sradicare tali pratiche in futuro.

Uno dei compiti della Conferenza straordinaria è stato quello di capire e pronunciarsi sul rapporto finale del Giurì d’Onore, richiesto all’inizio del 2013 dalla compagna diffamata a sua insaputa. Non bastava che tutti fossero d’accordo sul fatto che contro la compagna erano state fatte calunnie e adottati metodi di stigmatizzazione; bisognava provarlo nei fatti. Era necessario esaminare minuziosamente tutte le accuse mosse contro la compagna e identificarne l’origine. Le affermazioni gratuite e le denigrazioni dovevano essere rese note a tutta l’organizzazione al fine di eliminare ogni ambiguità e impedire il ripetersi di calunnie in futuro. Dopo un anno di lavoro, il Giurì d'Onore (composto da militanti di quattro sezioni della CCI) ha confutato sistematicamente, perché prive di ogni fondamento, tutte le accuse (e particolarmente certe calunnie vergognose sviluppate da un militante)[6]. Il Giurì è stato in grado di dimostrare che questa campagna d’ostracismo si basava, in realtà, sull’infiltrazione nell’organizzazione di pregiudizi oscurantisti veicolati dallo spirito di circolo (e da una certa “cultura del pettegolezzo” ereditata dal passato, di cui alcuni militanti non si erano ancora liberati). Nel dedicare delle sue energie a questo Giurì, la CCI ha operato rifacendosi a un altro insegnamento del movimento rivoluzionario: ogni militante oggetto di sospetti, accuse infondate o calunnia ha il dovere di far appello a un Giurì d'Onore. Rifiutarsi di fare questo passo porta a riconoscere implicitamente la validità delle accuse.

Il Giurì d’Onore è anche uno strumento per “preservare la salute morale delle organizzazioni rivoluzionarie” (come affermava Victor Serge)[7], perché la diffidenza tra i suoi membri è un veleno che può distruggere rapidamente un’organizzazione rivoluzionaria. Questo, del resto, è qualcosa di ben noto dalla polizia che, come mostra la storia del movimento operaio, ha privilegiato il metodo del mantenere o provocare la diffidenza per cercare di distruggere dall’interno le organizzazioni rivoluzionarie. Lo si è visto, soprattutto negli anni 30 con le azioni della GPU di Stalin contro il movimento trotskista, in Francia e altrove. In effetti, prendere di mira dei militanti per sottoporli a campagne diffamatorie e alla calunnia, è stata un’arma di primo piano dell’insieme della borghesia per fomentare la diffidenza verso il movimento rivoluzionario e all’interno di questo.

Ecco perché i marxisti rivoluzionari hanno sempre dedicato il massimo sforzo per smascherare tali attacchi contro le organizzazioni comuniste.

Al tempo dei processi di Mosca negli anni 30 Leon Trotsky, in esilio, ha chiesto un Giurì d’Onore (noto come la Commissione Dewey) per confutare le calunnie ripugnanti mosse contro di lui dal procuratore Vyshinsky durante questi processi[8]. Marx ha interrotto il suo lavoro su Il Capitale per un anno, nel 1860, per preparare un intero libro di confutazione sistematica delle calunnie mosse contro di lui da Herr Vogt.

Mentre procedevano i lavori del Giurì d’Onore, l’organizzazione ha ricercato le radici profonde della crisi armandosi di un quadro teorico. Dopo la crisi del 2001-2002, avevamo già svolto un prolungato sforzo teorico per capire come fosse potuta apparire all’interno dell’organizzazione una sedicente frazione distintasi per dei comportamenti da teppisti e delatori: circolazione segreta di voci che accusavano un nostro militante di essere un agente dello Stato, furto di denaro e di materiale dell’organizzazione (in particolare l’archivio degli indirizzi dei militanti e dei nostri abbonati), ricatti, minacce di morte per uno dei nostri militanti, pubblicazione all’esterno d’informazioni interne che favorivano deliberatamente il lavoro della polizia, ecc. Questa ignobile frazione dai costumi politici da gangster (che ricordano quelli della tendenza Chenier all’epoca della nostra crisi nel 1981) è conosciuta sotto il nome di FICCI (Frazione interna della CCI)[9].

In seguito a questa esperienza, la CCI ha iniziato a esaminare da una prospettiva storica e teorica il problema della moralità. Nella Rivista Internazionale n.111 e 112, abbiamo pubblicato il “Testo di orientamento sulla fiducia e la solidarietà nella lotta del proletariato”[10] e nella Rivista 127 e 128 è stato pubblicato un altro testo su “Marxismo e etica”[11]. In legame a queste riflessioni teoriche, la nostra organizzazione ha sviluppato una ricerca storica sul fenomeno sociale del pogromismo - antitesi totale dei valori comunisti, al cuore invece della mentalità della FICCI nel suo sporco lavoro per distruggere la CCI. È sulla base di questi primi testi e del lavoro teorico sugli aspetti della morale comunista che l’organizzazione ha sviluppato la sua comprensione delle cause della crisi attuale. La superficialità, le derive opportuniste e “operaiste”, la mancanza di riflessione e di discussioni teoriche a favore dell’intervento attivista e gauchista nelle lotte immediate, l’impazienza e la tendenza a perdere di vista la nostra attività a lungo termine, hanno favorito questa crisi all’interno della CCI. Questa crisi è quindi stata identificata come una “crisi morale e intellettuale” ed è stata accompagnata da una perdita di vista e una violazione degli Statuti della CCI[12].

La lotta per la difesa dei principi morali del marxismo

La Conferenza straordinaria è ritornata con maggiore profondità sulla comprensione marxista della moralità, al fine di preparare il cuore teorico della nostra attività nel prossimo periodo. Continueremo il nostro dibattito interno ed esploreremo questa questione come strumento principale della nostra rigenerazione di fronte alla crisi attuale. Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere organizzazione rivoluzionaria.

Contenuta nel progetto comunista e inseparabile da esso si trova una dimensione etica. Ed è questa dimensione che è particolarmente minacciata dalla società capitalistica prosperata sullo sfruttamento e la violenza, “sudando sangue e fango da tutti i pori”, come scriveva Marx ne Il Capitale. Questa minaccia si è sviluppata in particolare nel periodo di decadenza del capitalismo dove, progressivamente, la borghesia ha abbandonato anche i propri principi morali difesi nel periodo liberale di espansione capitalistica. La fase finale della decadenza del capitalismo, il periodo della decomposizione sociale - di cui il crollo del blocco dell’Est nel 1989 è stato il primo grande evento - accentua ulteriormente questo processo. Oggi la società borghese sta diventando sempre più apertamente, e finanche con orgoglio, barbara. Lo vediamo in tutti gli aspetti della vita sociale: la proliferazione delle guerre e la bestialità dei metodi utilizzati, il cui primario obiettivo sembra essere quello di umiliare e degradare le vittime prima di massacrarle; la crescita del gangsterismo - e la sua celebrazione nel cinema e nella musica; lo sviluppo di pogrom alla ricerca di capri espiatori designati come responsabili dei crimini del capitalismo e della sofferenza sociale; l’aumento della xenofobia verso gli immigrati e le molestie sul posto di lavoro (il “mobbing”); lo sviluppo della violenza contro le donne, le molestie sessuali e la misoginia (anche nelle scuole e tra bande di giovani delle città operaie). Il cinismo, la falsità e l’ipocrisia non sono più considerati riprovevoli, ma vengono insegnati nelle scuole di “management”. I valori più elementari di ogni vita sociale - senza parlare dei valori della società comunista - vengono profanati man mano che il capitalismo imputridisce.

I membri delle organizzazioni rivoluzionarie non possono sfuggire all’influenza di questo contesto sociale di pensiero e di comportamento barbaro. Essi non sono immuni contro quest’atmosfera deleteria di decomposizione della società borghese, soprattutto quando la classe operaia, come è ancora il caso oggi, è relativamente passiva e disorientata e, quindi, non è in grado di offrire un’alternativa di massa alla prolungata agonia della società capitalista. Altri settori della società, pur essendo vicino al proletariato riguardo alle condizioni di vita, costituiscono un vettore attivo di questa putrefazione. L’impotenza e la frustrazione proprie alla piccola borghesia – strato intermedio, senza un futuro storico, che si situa tra il proletariato e la borghesia - aumentano in modo smisurato e trovano uno sbocco nel comportamento pogromista, nell’oscurantismo e la “caccia alle streghe”. Tutte cose che danno a questo strato sociale la vile illusione di “accedere al potere” dando la caccia e perseguitando individui o minoranze (etniche, religiose, ecc.) che vengono stigmatizzati come “sobillatori”.

Alla Conferenza straordinaria del 2014 era particolarmente necessario ritornare sulla questione morale. In effetti, il carattere esplosivo della crisi del 2001-2002, le azioni ripugnanti della FICCI, il comportamento da avventurieri nichilisti di alcuni suoi membri, avevano teso a oscurare le più profonde incomprensioni, all’interno della CCI, che avevano fornito il terreno fertile per la mentalità pogromista all’origine della costituzione di questa cosiddetta “frazione”[13]. A causa della brutalità dello shock causato, un decennio fa, dalle azioni spregevoli della FICCI, è esistita in seguito una forte tendenza nella CCI a voler tornare alla normalità - a cercare una tregua illusoria. Si è sviluppato uno stato d’animo tendente a rifuggire da un approccio teorico e storico sulle questioni organizzative a favore di una focalizzazione sulle questioni più pratiche d’intervento immediato nella classe operaia e di una costruzione costante ma superficiale dell’organizzazione. Anche se un notevole sforzo è stato dedicato al lavoro di riflessione teorica per superare la crisi del 2001, questo lavoro è stato sempre più visto come una questione accessoria, secondaria, e non come una questione cruciale, di vita o morte, per il futuro dell’organizzazione rivoluzionaria.

La lenta e difficile ripresa della lotta di classe nel 2003 e la maggiore recettività dell’ambiente politico alla discussione con la Sinistra comunista, hanno teso a rafforzare tale debolezza. Alcune parti dell’organizzazione hanno iniziato a dimenticare i principi e le acquisizioni organizzative della CCI e a sviluppare un disprezzo per la teoria. Gli Statuti dell’organizzazione, che contengono i principi di centralizzazione internazionalista, sono stati tendenzialmente ignorati a favore di abitudini di filisteismo locali e di circolo, del buon senso comune e della “religione della vita quotidiana” (come diceva Marx nel libro I del Capitale). L’opportunismo ha iniziato a diffondersi in modo insidioso.

Tuttavia, c’è stata una resistenza a questa tendenza al disinteresse per le questioni teoriche, all’amnesia politica e alla sclerosi. Una compagna, in particolare, ha criticato apertamente questa deriva opportunista ed è stata, per questo, considerata sempre più come una “piantagrane” ed un ostacolo al funzionamento normale, abitudinario dell’organizzazione. Invece di dare una risposta politica coerente alle critiche ed alle argomentazioni della compagna, quello che si è espresso è stato l’opportunismo attraverso una subdola diffamazione personale. Altri militanti (in particolare nelle sezioni della CCI in Francia e in Germania), che condividevano il punto di vista della compagna contro queste derive opportuniste, sono diventati anche loro “vittime collaterali” di questa campagna di diffamazione.

La Conferenza straordinaria ha messo in evidenza che oggi, come già accaduto nella storia del movimento operaio, le campagne di denigrazione e l’opportunismo vanno mano nella mano. In effetti, le prime appaiono nel movimento operaio come un’espressione estrema del secondo. Rosa Luxemburg che, come portavoce della sinistra marxista, era spietata nelle sue denunce dell’opportunismo, fu diffamata sistematicamente dai dirigenti e burocrati della socialdemocrazia tedesca. La degenerazione del Partito bolscevico e della Terza Internazionale fu accompagnata dalla calunnia e dalla persecuzione permanente della vecchia guardia bolscevica, in particolare di Leon Trotsky.

L’organizzazione aveva dunque il dovere di ritornare al concetto classico di opportunismo organizzativo nella storia del movimento operaio, che include gli insegnamenti tratti dall’esperienza della stessa CCI.

La necessità di condurre la battaglia contro l’opportunismo (e la sua espressione conciliatrice che è il centrismo) ha costituito un asse centrale dei lavori della Conferenza straordinaria: la crisi della CCI richiedeva una lunga lotta contro le radici dei problemi che erano stati identificati e che consistevano in una certa tendenza a ricercare nella CCI un bozzolo sicuro, a trasformare l’organizzazione in “club di opinioni” e ad accomodarsi nella società borghese in decomposizione. In realtà la natura stessa della militanza rivoluzionaria è la lotta permanente contro il peso dell’ideologia dominante e di tutte le ideologie estranee al proletariato che si infiltrano insidiosamente all’interno delle organizzazioni rivoluzionarie. Questa lotta deve essere la norma della vita interna dell’organizzazione comunista e di ogni suo membro.

La lotta contro ogni accordo superficiale, lo sforzo individuale di ogni militante ad esprimere le proprie posizioni politiche di fronte all’insieme dell’organizzazione, la necessità di sviluppare le proprie divergenze con argomenti politici seri e coerenti, la forza di accettare le critiche politiche – queste sono state le insistenze messe avanti dalla Conferenza straordinaria. Come sottolinea la Risoluzione di Attività adottata alla Conferenza: Il militante rivoluzionario deve essere un combattente, per le posizioni di classe del proletariato e per le proprie idee. Questa non è una condizione opzionale della militanza, è la militanza. Senza di questo non può esserci lotta per la verità, la quale può emergere solo a partire dal confronto delle idee e dal fatto che ogni militante si impegna per difende il proprio punto di vista. L’organizzazione ha bisogno di conoscere le posizioni di tutti i compagni, l’accordo passivo è inutile e controproducente (…) Assumersi la propria responsabilità individuale, essere onesto è un aspetto fondamentale della morale proletaria”.

La crisi attuale non è la crisi “finale” della CCI

Alla vigilia della Conferenza straordinaria, la pubblicazione su Internet di un “Appello al Campo proletario e ai militanti della CCI”, che annunciava “la crisi ultima” della CCI, ha fatto evidenziato pienamente l’importanza di questo spirito di lotta per la difesa dell’organizzazione comunista e dei suoi principi, soprattutto di fronte a tutti coloro che cercano di distruggerla. Questo “Appello” particolarmente nauseabondo proviene da un sedicente “Gruppo Internazionale della Sinistra Comunista” (GIGC), in realtà un camuffamento dell’infame ex-FICCI grazie al suo sodalizio con gli elementi di Klabastalo di Montreal. Si tratta di un testo che traspira odio ed invita al pogrom contro alcuni nostri compagni. Questo testo annuncia con fragore che tale “GIGC” è in possesso di documenti interni della CCI. La sua intenzione è chiara: tentare di sabotare la nostra Conferenza straordinaria, seminare turbamento e zizzania nella CCI spargendo il sospetto generalizzato nelle nostre fila giusto alla vigilia dellla Conferenza internazionale (facendo passare il messaggio: c’è un traditore nella CCI, un complice del “GIGC” che gli passa i nostri bollettini interni[14]).

La Conferenza straordinaria ha preso immediatamente posizione su questo “Appello” del GIGC: agli occhi di tutti i militanti, è stato chiaro che l’ex-FICCI sta facendo, ancora una volta e in modo ancora più nocivo, il lavoro della polizia, quello descritto eloquentemente da Victor Serge nel suo libro Quello che ogni rivoluzionario deve sapere sulla repressione (basato sugli archivi della polizia zarista scoperti dopo la rivoluzione d’Ottobre 1917)[15].

Ma invece di aizzare i militanti della CCI gli uni contro gli altri, il disgusto unanime generato dai metodi del “GIGC”, degni della polizia politica di Stalin e della Stasi, è servito a mettere in luce la maggiore posta in gioco della nostra crisi interna e ha teso a rafforzare l’unità dei militanti dietro la parola d’ordine del movimento operaio: “Tutti per uno e uno per tutti”! (ricordata nel libro di Joseph Dietzgen, che Marx chiamava il “filosofo del proletariato”, “L’essenza del lavoro intellettuale umano”). Quest’attacco poliziesco del GIGC (ex-FICCI) ha fatto prendere ancora più chiaramente coscienza a tutti i militanti che le debolezze interne dell’organizzazione, la mancanza di vigilanza di fronte alla pressione permanente dell’ideologia dominante sulle organizzazioni rivoluzionarie, l’aveva resa vulnerabile alle macchinazioni dei suoi nemici le cui intenzioni distruttrici sono indubbie.

La Conferenza straordinaria ha salutato il lavoro gigantesco e estremamente serio del Giurì d’Onore. Ha salutato anche il coraggio della compagna che lo ha richiesto e che era stata oggetto di ostracismo per le sue divergenze politiche[16]. Perché solo i vigliacchi e quelli che sanno di essere colpevoli si rifiutano di fare chiarezza davanti a questo tipo di commissione che è un’eredità tramandata dal movimento operaio. La nebbia sospesa al di sopra dell’organizzazione è stata dissipata. Ed era tempo.

La Conferenza straordinaria non poteva mettere termine alla lotta della CCI contro questa crisi “intellettuale e morale” - necessariamente questa lotta continua - ma ha dotato l’organizzazione di un orientamento preciso: l’apertura di un dibattito teorico interno sulle “Tesi sulla morale”, testo proposto dall’organo centrale della CCI. Chiaramente, riporteremo successivamente nella nostra stampa le eventuali posizioni divergenti quando il nostro dibattito avrà raggiunto un sufficiente livello di maturità.

Forse qualche lettore penserà che la polarizzazione della CCI sulla sua crisi interna e sulla lotta contro gli attacchi di tipo poliziesco di cui è bersaglio, sia l’espressione di una “follia narcisista” o di un “delirio paranoico collettivo”. La preoccupazione della difesa intransigente dei nostri principi organizzativi, programmatici ed etici sarebbe, secondo questo punto di vista, una diversione rispetto al compito immediato, pratico e “di buonsenso” di sviluppare il più possibile la nostra influenza nelle lotte immediate della classe operaia. Questo punto di vista nei fatti riprende, in un contesto diverso, l’argomento degli opportunisti sul funzionamento senza traumi del Partito socialdemocratico tedesco contro il Partito Operaio Socialdemocratico di Russia scosso da crisi durante il periodo precedente alla Prima Guerra mondiale. L’approccio che consiste nello schivare le divergenze, rifiutare il confronto degli argomenti politici, per “preservare l’unità” a qualsiasi prezzo, non fa che preparare la scomparsa, prima o poi, delle minoranze rivoluzionarie organizzate.

La difesa dei principi comunisti fondamentali, per quanto lontana possa sembrare dai bisogni e dalla coscienza attuale della classe operaia, resta, tuttavia, il compito primario delle minoranze rivoluzionarie. La nostra determinazione ad impegnarci in una lotta permanente per la difesa della morale comunista - che è al centro del principio della solidarietà - è una chiave per preservare la nostra organizzazione di fronte ai miasmi della decomposizione sociale capitalista che inevitabilmente si infiltrano nei ranghi di tutte le organizzazioni rivoluzionarie. Solo l’armamento politico, il rafforzamento del nostro lavoro di elaborazione teorica, può permetterci di far fronte a questo pericolo mortale. Inoltre, senza la difesa implacabile dell’etica della classe portatrice del comunismo, la possibilità che lo sviluppo della lotta di classe conduca alla rivoluzione ed alla costruzione futura di una vera comunità mondiale unificata, verrebbe continuamente soffocata.

Alla Conferenza straordinaria del 2014 è apparso con chiarezza che non ci sarà un ritorno alla normalità delle attività interne ed esterne della CCI.

Contrariamente a ciò che è accaduto all’epoca della crisi del 2001, possiamo già rallegrarci che i compagni che sono stati coinvolti in una logica di stigmatizzazione irrazionale di un capro espiatorio abbiano preso coscienza della gravità della loro deriva. Questi militanti hanno deciso liberamente di restare leali alla CCI e ai suoi principi, e oggi si sono impegnati nella nostra lotta di consolidamento dell’organizzazione. Come l’insieme della CCI, anche loro sono implicati da adesso nel lavoro di riflessione e di approfondimento teorico, largamente sottovalutato in passato.

Appropriandosi della formula di Spinoza “non ridere, non piangere, non disperare ma capire”, la CCI si è impegnata nel compito di riappropriarsi di questa idea fondamentale del marxismo: la lotta del proletariato per la costruzione del comunismo non ha solo una dimensione “economica” (come immaginano i materialisti volgari) ma anche e fondamentalmente una dimensione “intellettuale e morale” (come sostenuto in particolare da Lenin e Rosa Luxemburg).

Siamo dunque spiacenti di informare i nostri detrattori di ogni risma che nella CCI non c’è alcuna prospettiva immediata di nuova scissione parassitaria, come nelle crisi precedenti. Non c’è alcuna prospettiva di costituzione di una nuova “frazione” pronta ad unirsi all’“Appello” al pogrom del GIGC contro i nostri compagni (“Appello” freneticamente trasmesso da differenti “social network” e da un certo Pierre "Hempel" che si crede il rappresentante del “proletariato universale”). Al contrario: i metodi polizieschi del GIGC (sponsorizzato da una tendenza “critica” interna ad un partito riformistico borghese, il NPA![17]), non hanno fatto che rafforzare l’indignazione generale dei militanti della CCI e la loro determinazione a portare avanti la battaglia per rendere più forte l’organizzazione.

La “notizia” della nostra scomparsa è quindi enormemente esagerata e prematura!

Corrente Comunista Internazionale

 


[1] Come all’epoca della conferenza straordinaria del 2002 (vedi Rivista Internazionale n°110, “Conferenza straordinaria della CCI: La lotta per la difesa dei principi di organizzazione”, inglese http://en.internationalism.org/ir/110_conference.html; francese http://fr.internationalism.org/french/rint/110_conference.html; spagnolo http://es.internationalism.org/Rint110), quella del 2014 si è tenuta in sostituzione parziale del congresso periodico della nostra sezione in Francia. Pertanto alcune sedute sono state dedicate alla Conferenza internazionale straordinaria ed altre al Congresso della sezione in Francia di cui il nostro giornale Révolution Internationale renderà in seguito conto.

[2] Chénier era un membro della sezione in Francia espulso nell’estate 1981 per aver fatto una campagna segreta di denigrazione degli organi centrali dell’organizzazione e di alcuni dei suoi più esperti militanti, mirante a scagliare i militanti gli uni contro gli altri. Comportamenti questi che ricordavano stranamente quelli degli agenti del GPU all’interno del movimento trotskista durante gli anni 30. Alcuni mesi dopo la sua espulsione, Chénier ha assunto funzioni di responsabilità nell’apparato del Partito Socialista all’epoca al governo.

[3] Rapporto sulla struttura e sul funzionamento delle organizzazioni rivoluzionarie - conferenza internazionale (gennaio 82); “Rapporto sulla funzione dell’organizzazione rivoluzionaria” Rivista Internazionale n.29 (in inglese http://en.internationalism.org/specialtexts/IR029_function.htm; spagnolo http://es.internationalism.org/rint/1982/29; francese http://fr.internationalism.org/rinte2/orga.htm.

[4] “Convulsioni nel campo rivoluzionario” Rivista Internazionale n.32 (inglese, http://en.internationalism.org/node/3123; francese, http://fr.internationalism.org/rinte32/pci.htm)

[5] Un passo avanti e due indietro, “La crisi del nostro partito” Prefazione, Lenin, Opere scelte, Editori Riuniti.

[6] Parallelamente a questa campagna, si erano anche sviluppati, in discussioni informali nella sezione in Francia, dei pettegolezzi messi in giro da alcuni militanti della “vecchia” generazione che denigravano in modo scandaloso il nostro compagno Marc Chirik, membro fondatore della CCI, senza il quale la nostra organizzazione non sarebbe esistita. Questi pettegolezzi sono stati identificati come una manifestazione del peso dello spirito di circolo e dell’influenza della piccola borghesia decomposta che aveva profondamente segnato la generazione uscita dal movimento studentesco del Maggio 68, con tutte le sue ideologie anarco-moderniste e sinistroidi.

[7] Quello che ogni rivoluzionario deve sapere sulla repressione.

[8] Il Giurì d’Onore della CCI si è basato sul metodo scientifico d’investigazione e di verifica dei fatti della Commissione Dewey. L’insieme dei suoi lavori (documenti, verbali, registrazioni di colloqui e di testimonianze, ecc.) è conservato preziosamente negli archivi della CCI.

[9] Vedi in particolare su questo argomento i nostri articoli: XV congresso della CCI: rafforzare l'organizzazione di fronte alla posta in gioco del periodo; “Les méthodes policières de la FICCI”, Révolution internationale n.330 (http://fr.internationalism.org/ri330/ficci.html) e Calunnie e delazione, le due espressioni della politica della FICCI verso la CCI

[10] http://it.internationalism.org/node/1131 I parte e http://it.internationalism.org/node/1132 II parte.

[11] http://it.internationalism.org/rint29/etica.

[12] L’organo centrale della CCI (come il Giurì d’Onore) ha dimostrato chiaramente che non è stata la compagna oggetto di ostracismo a non aver rispettato gli Statuti della CCI, ma al contrario i militanti che si sono spinti in questa campagna di denigrazione.

[13] Le resistenze presenti al nostro interno a sviluppare un dibattito sulla questione della morale, trovano la loro origine in una debolezza congenita della CCI (e che colpisce, in realtà, l’insieme dei gruppi della Sinistra comunista): la maggioranza della prima generazione di militanti rigettava questa questione che quindi non è stata integrata nei nostri Statuti, come si augurava invece il nostro compagno Marc Chirik. La morale era vissuta da questi giovani militanti dell’epoca come una camicia di forza, un “prodotto dell’ideologia borghese”, a tal punto che alcuni di loro, provenienti dal campo libertario, rivendicavano di vivere “senza tabù”! Il che manifestava un’ignoranza avvilente della storia della specie umana e dello sviluppo della sua civiltà.

[14] Comunicato ai nostri lettori: La CCI attaccata da una nuova officina dello Stato borghese

[15] Come per confermare la natura di classe di questo attacco, un certo Pierre Hempel ha pubblicato sul suo blog altri documenti interni che l’ex-FICCI gli ha trasmesso. Questo signore ha anche freddamente e pubblicamente affermato sul suo blog: “Se la polizia mi avesse fatto avere un tale docu[mento], l’avrei ringraziata a nome del proletariato”! La “santa alleanza” dei nemici della CCI (costituita, in buona parte, da una “associazione di reduci della CCI” riciclati), sa molto bene a quale campo appartiene!

[16] Cosa già successa all’inizio della crisi del 2001. Quando questa stessa compagna emise un disaccordo politico con un testo redatto da un membro del Segretariato Internazionale della CCI (sulla questione della centralizzazione) ci fu una levata di scudi da parte della maggioranza dei suoi membri che, invece di aprire un dibattito per rispondere agli argomenti politici della compagna, soffocarono il dibattito e diedero inizio ad una campagna di calunnie contro di lei, con riunioni segrete e divulgando pettegolezzi nelle sezioni in Francia e nel Messico. Pettegolezzi secondo i quali questa compagna, a causa dei suoi disaccordi politici coi membri dell’organo centrale, era una “istigatrice” ed anche uno “sbirro”, a detta di due elementi dell’ex-FICCI (Juan e Jonas) che sono stati all’origine della fondazione del “GIGC”.

[17] Bisogna costatare che il “GIGC” fino ad oggi non ha mai dato spiegazioni sulle sue relazioni e convergenze con questa tendenza che milita nel Nuovo Partito Anticapitalista (NPA, di Olivier Besancenot). Chi tace acconsente!