Il 2 novembre, la dichiarazione che abbiamo chiesto al BIPR di pubblicare sul suo sito, come "una messa a punto” è infine comparsa, undici giorni dopo la trasmissione della nostra prima e-mail a questo proposito. Prendiamo nota che il BIPR infine ha accolto la nostra richiesta.
Resta la domanda del perché il BIPR abbia preso così tanto tempo per reagire, permettendo che la dichiarazione "nauseabonda" del cosiddetto "Circolo" venisse mostrata in pubblico per circa 3 settimane con il totale sostegno del BIPR.
Si potrebbe immaginare che questo sia stato dovuto ad un puro problema tecnico: indisponibilità dell'indirizzo e-mail, dimenticanza o malattia del compagno responsabile delle e-mail, ecc. Per evitare qualsiasi inconveniente, ci siamo preoccupati di trasmettere le nostre e-mail a sei indirizzi differenti (Italia, Gran Bretagna, Francia, Canada, USA, Colombia). Tuttavia, risulta che non c’erano problemi di questo genere, poiché abbiamo ricevuto una e-mail dal BIPR datata 24 ottobre (ma per qualche motivo inviata soltanto il 31 ottobre), che risponde solo in parte alla nostra lettera (su una questione meno urgente) datata il 22 ottobre. Ovviamente, la nostra lettera del 22 ottobre è stata effettivamente ricevuta in tempo utile dal BIPR. Ma la risposta del BIPR non dice una parola sulla nostra richiesta di pubblicare la nostra "messa a punto".
Infatti, il BIPR ha pubblicato la nostra dichiarazione solo tre giorni dopo che pubblicassimo sul nostro sito, la nostra terza lettera, che conclude come segue: "Di fronte al vostro silenzio e al vostro atteggiamento che sembrano indicare che voi rifiutate di mettere sul vostro sito la nostra messa a punto, noi siamo indotti a rendere pubblica la nostra precedente corrispondenza pubblicandola sul nostro sito. Ancora una volta, compagni, noi attiriamo la vostra attenzione sul fatto che il mantenimento del vostro silenzio equivale ad apportare il vostro sostegno alle calunnie infami che sono dirette contro la nostra organizzazione dal preteso “Circolo”. Un annuncio che ha immediatamente avuto effetto.
Ciò detto, ci sembra che ci sia un altro motivo che ci permette di capire l’improvviso risveglio del BIPR dopo una settimana di sonno: questa organizzazione sta cominciando a rendersi conto che il cosiddetto "Circolo", nel quale aveva riposto grandi speranze (e al quale il BIPR ha dato un tale piacere pubblicando la sua ignobile "dichiarazione" del 12 ottobre), non è altro che un pietoso bluff montato da un individuo che sembra ignaro della differenza tra la Sinistra Comunista e lo stalinismo. È ciò che abbiamo messo in evidenza nel nostro testo: "Circulo de Comunistas Internacionalistas: impostura o realtà?", pubblicato sul nostro sito il 27 ottobre. Forse questo testo è servito ad aprire gli occhi ai militanti del BIPR.
Qualunque sia il motivo, noi consideriamo estremamente spiacevole che ci sia voluto tanto tempo, le ultime scappatelle di colui che si presenta come il “circolo” e tre lettere da parte nostra, perché il BIPR si decidesse infine a compiere un gesto elementare di buona vicinanza tra organizzazioni che appartengono alla Sinistra Comunista. Un tale atteggiamento non fa onore al BIPR.
CCI, 3 novembre 2004
Qual è il mezzo di lotta più efficace quando il “proprio” lavoro o la “propria” azienda non sono considerate più redditizie? L’arma dello sciopero perde la sua efficacia quando il capitalismo intende chiudere una fabbrica ad ogni costo, o quando delle intere aziende sono sull’orlo del fallimento? Questioni di questo tipo si pongono oggi in maniera concreta non solo alla Opel, alla Karstadt o alla Volkswagen, ma dovunque si pone il problema, dato dalla crisi economica del capitalismo, della “salvezza” o della chiusura di fabbriche o compagnie. Oggi questo accade un po’ dappertutto. Non solo in Germania, ma in America e anche in Cina. Non solo nell’industria, ma anche negli ospedali e nei servizi pubblici.
È necessario lottare, ma come?
Già a metà degli anni ottanta ci sono state grandi lotte di difesa contro massicce riduzioni di posti di lavoro. Per esempio alla Krupp Rheinhausen o nelle miniere in Gran Bretagna. In quel periodo intere branche industriali, come le miniere, le acciaierie, i cantieri navali, sono state quasi del tutto chiuse. Ma oggi la disoccupazione e la chiusura di fabbriche diventano una realtà dappertutto. Questo ha creato, in una prima fase, un sentimento di timore largamente diffuso. Per lo più i licenziamenti sono stati accettati senza resistenza. Tuttavia la lotta di questa estate alla Daimler-Chrysler è stato il segnale di qualche cosa di nuovo. Qui i dipendenti hanno reagito in maniera spettacolare ai tentativi di ricatto dei padroni. Le azioni di solidarietà, in particolare dei lavoratori di Brema con i loro fratelli di classe delle fabbriche di Stoccarda-Sindelfield, hanno dimostrato che gli operai si battono contro i tentativi di metterli gli uni contro gli altri. Ora l’azione di sciopero alla Opel, e soprattutto a Bochum, come prima risposta agli annunci di licenziamenti di massa, ha di nuovo messo in evidenza la determinazione a non accettare passivamente massicce riduzioni di posti di lavoro.
Ciononostante, la questione della possibilità e degli scopi della lotta in tali circostanze deve essere posta. Noi sappiamo che le lotte alla Daimler-Chrysler, come quelle alla Krupp-Rheinhausen o quelle delle miniere inglesi si sono concluse con delle sconfitte. Si è ripetutamente sperimentato – anche oggi – come i sindacati e i consigli di fabbrica, dovunque gli operai resistevano, hanno anche adottato il linguaggio della lotta, ma dicendo allo stesso tempo che non c’era alternativa se non quella di sottomettersi alla logica del capitalismo. Quello che è in gioco, dicevano, è evitare che le cose peggiorino. Per cui per effettuare il “salvataggio” dell’azienda occorreva che i licenziamenti si facessero nella maniera più “sociale” possibile. Così l’accordo nel dipartimento della catena di magazzini di Karstadt-Quelle, che prevedeva la soppressione diretta di 5.500 impieghi, la vendita di 77 magazzini e una spaventosa riduzione dei salari (con una economia totale di 760 milioni di euro fino al 2007), che è stato accettato, era presentato dal sindacato Verdi come una vittoria per i lavoratori.
Da almeno due secoli il lavoro salariato e il capitale sono in lotta sui salari e le condizioni di lavoro, cioè sul grado di sfruttamento della forza lavoro da parte del capitale. Se gli sfruttati non avessero lottato senza tregua, da una generazione all’altra, i lavoratori di oggi starebbero solo un pochino meglio degli schiavi taglieggiati e comandati fino alla morte.
In più su questa questione del livello di sfruttamento, che si poneva già per gli schiavi e i servi dei tempi antichi, l’economia moderna pone un secondo problema che è apparso con il dominio dell’economia di mercato e la forza lavoro salariata. La questione è questa: che fare quando i detentori dei mezzi di produzione non sono più in grado di sfruttare in maniera redditizia la forza lavoro degli operai? Lungo tutta la storia del capitalismo la questione si è sempre posta per i disoccupati. Ma oggi, quando la crisi di sovrapproduzione cronica del mercato mondiale, quando il fallimento del modo di produzione capitalista diventano sempre più visibili, essa diventa una questione di vita o di morte per tutti gli operai salariati.
La prospettiva della classe operaia contro la prospettiva del capitale
Gli imprenditori, i politici, ma anche i sindacati e i consigli di fabbrica – tutti quelli che sono implicati nella gestione della fabbrica, dell’azienda o dello Stato – considerano gli operai e gli impiegati come un elemento di una data compagnia, il cui mantenimento è inseparabilmente legato agli interessi del datore di lavoro. Da questo punto di vista, è evidentemente sempre dannoso che dei “membri della compagnia” si oppongano agli interessi della compagnia in termini di profitto. Dopo tutto, un’azienda non esiste che per fare dei profitti. Secondo questa logica, il presidente del consiglio generale di fabbrica della Opel, Klaus Franz, ha dichiarato categoricamente, fin dall’inizio, “noi sappiamo che i licenziamenti non possono essere evitati”. Questa è la logica del capitalismo. Ma questo non è il solo punto di vista dal quale può essere vista la situazione. Se si affrontano le cose non come il problema della Opel o della Karstadt, o della Germania, ma come un problema della società nel suo insieme, viene fuori tutta un’altra prospettiva. Se voi considerate il mondo non dal punto di vista di una fabbrica o di una azienda particolare, ma dal punto di vista della società, dal punto di vista del benessere umano, le vittime non appaiono più come appartenenti alla Opel o alla Karstadt, ma come facenti parte di una classe sociale di lavoratori salariati che sono le principali vittime della crisi del capitalismo. Da questa angolazione, diventa chiaro che le donne salariate della Karstadt di Herne, l’uomo impiegato su una catena di produzione della Opel di Bochum, ma anche i disoccupati della Germania dell’est o gli operai illegali dell’edilizia provenienti dall’Ucraina, che sono ridotti quasi a degli schiavi, condividono un destino comune, non con i loro sfruttatori, ma gli uni con gli altri.
Dal punto di vista del capitale, si sa che questa prospettiva esiste. Ed è giustamente quest’altra prospettiva che fa paura. La classe dominante lo sa. Finché gli operai della Opel o della Volkswagen vedono il problema ponendosi dal punto di vista della Opel o della VW, essi finiscono “con l’essere ragionevoli”. Ma quando scoprono la loro propria prospettiva, quando essi scoprono i loro interessi comuni, allora si fanno avanti delle prospettive per la lotta completamente differenti.
Adottando il punto di vista della società
È perciò che i rappresentanti del capitale cercano continuamente di persuaderci che le catastrofi causate dal loro sistema economico sono il risultato delle “inadeguatezze” o delle “specificità” di ogni azienda o di ogni paese: dicono che i problemi della Karstadt sono il risultato di una cattiva strategia di vendita, mentre l’Opel, dal canto suo, viene accusata di non aver seguito l’esempio della Daimler-Chrysler o della Toyota che hanno avuto successo con lo sviluppo di nuovi modelli. Si dice anche che il fatto che i 10.000 posti di lavoro, sui 12.000 che la General Motors ha deciso di sopprimere in Europa, saranno in Germania, sia una rappresaglia della borghesia americana a causa della posizione della Germania rispetto alla guerra in Iraq! Come se la Daimler-Chrysler non avesse licenziato i suoi impiegati nella stessa maniera giusto qualche mese prima! Come se le compagnie tedesche, tipo la Karstadt di Quelle non avesse anch’essa buttato per strada i suoi operai senza pietà! La realtà stessa fa giustizia di un tale tipo di argomenti. Il 14 ottobre non solo venivano annunciati le migliaia di licenziamenti alla Karstadt o alla Opel, ma veniva prospettata anche una riduzione di posti di uguale portata per i supermercati Spar. Lo stesso giorno trapelava la notizia di un nuovo piano di “salvataggio” per il consorzio olandese Philips. Quando il “giovedì nero” del 14 ottobre è stato annunciato che in tutto erano 15.500 i posti in pericolo alla Karstadt e alla Opel nei prossimi tre anni, i “partner negoziatori”, i politici e i commentatori si sonno preoccupati di separare con cura i due casi.
Ci si poteva attendere che, visto che gli impiegati delle due compagnie si trovavano nella stessa situazione, sarebbe stata la somiglianza tra queste e gli interessi minacciati degli operai ad essere messa al centro. Invece quello che viene presentato è esattamente il contrario. Appena il negoziatore in capo per il sindacato dei Verdi, Wiethold, ha annunciato il pomeriggio di giovedì, quasi con gioia, il “salvataggio” di Karstadt, i mezzi di informazione hanno subito fatto passare il seguente messaggio: ora che il futuro di Karstadt è assicurato, l’obiettivo resta la Opel. Mentre quindi si ipotizzava che la mano d’opera della catena di magazzini tornasse al lavoro con “sollievo”, ci sarebbe stata solo la forza lavoro della Opel che doveva ancora preoccuparsi per il proprio futuro.
Ma la sola differenza tra le situazioni degli impiegati delle due compagnie è che i terribili attacchi che sono stati già decisi per la Karstadt - riduzione di posti, chiusura parziale, minaccia di spostamenti massicci di mano d’opera – alla Opel sono ancora allo stato di ipotesi. Si è in attesa che la forza lavoro accetti delle riduzioni di salario per circa 1,2 miliardi di euro, perdendo in parte i suoi mezzi di sussistenza per salvare i profitti, e non certo i posti di lavoro!
L’affermazione secondo cui la situazione degli impiegati di Karstadt è fondamentalmente differente da quella degli operai della Opel è completamente infondata. Per i lavoratori della Karstadt, in ogni caso, niente può essere “salvato”. Il sindacato Verdi parla di “un salvataggio di posti di lavoro degno di questo nome” e di un “successo per gli impiegati”, perché sono state date delle “garanzie per i posti” ed il contratto salariale è stato salvato. Quello che somiglia tanto a una sconfitta per la classe operaia viene fatta passare per una vittoria. Quale valore possono avere “le garanzie per i posti”, i contratti salariali e le altre promesse quando compagnie che lavorano su scala mondiale si battono per sopravvivere? In realtà le vittime del salvataggio della Karstadt sono ancora esattamente nella stessa situazione di quelle della Opel, come anche di quelle della Daimler-Chrysler, Siemens o del pubblico impiego.
I negoziati per la Karstadt si sono conclusi velocemente perché si sapeva che la General Motors avrebbe annunciato il suo piano di “salvataggio” per le fabbriche europee il 14 ottobre. Fino ad allora la classe dominante aveva sempre come regola tacita di non attaccare mai nello stesso momento grossi settori della classe operaia, in maniera da non incoraggiare involontariamente un sentimento di solidarietà operaia. Ma oggi, l’accentuarsi della crisi del capitalismo mondiale limita sempre più l’intervallo di tempo tra attacchi consecutivi. In queste condizioni la borghesia sperava almeno che il giorno in cui sarebbero arrivate le cattive notizie da Detroit, Karstadt potesse essere presentata come una “vittoria”.
I mezzi della lotta solidale
I licenziamenti massicci, la minaccia di fallimento, non significano che l'arma dello sciopero è diventata superflua. Fermare il lavoro alla Mercedes o all’Opel è un segnale importante, un appello alla lotta.
Tuttavia, è purtroppo vero che in tali situazioni lo sciopero in quanto mezzo di intimidazione dell'avversario perde molto della sua efficacia. La lotta dei disoccupati, per esempio, è obbligata a fare a meno di quest’arma. Ma anche là dove i datori di lavoro hanno l'intenzione di separarsi da quelli che sfruttano, lo sciopero perde una buona parte del suo potere di minaccia. Ciò che occorrerebbe, di fronte al livello attuale degli attacchi del capitale, sarebbe lo sciopero di massa di tutti gli operai. Una tale azione difensiva dell'insieme della classe operaia le darebbe la fiducia in se stessa, fiducia di cui la classe ha bisogno per andare contro l'arroganza della classe dominante. In più, tali mobilitazioni massicce sarebbero capaci di cambiare il clima sociale, facendo riconoscere che i bisogni umani devono diventare la preoccupazione della società.
Questo mettere in discussione il capitalismo farebbe crescere la determinazione degli operai occupati e dei disoccupati a difendere i loro interessi da subito. Sicuramente tali azioni di massa, comuni non sono ancora possibili. Ciò non vuole affatto dire che non si possa lottare ed ottenere adesso già qualche cosa. Ma bisogna riconoscere che lo sciopero non è l'unica arma della lotta di classe.
Tutto ciò che, già oggi, fa avanzare il riconoscimento degli interessi comuni di tutti i lavoratori, che fa rivivere la tradizione della solidarietà operaia, spaventa la classe dominante, fa sì che il nostro avversario debba fare più concessioni, almeno temporanee. Nel 1987, gli operai della Krupp - Rheinhausen, minacciati dalla chiusura della fabbrica, hanno aperto le loro assemblee quotidiane alla popolazione, agli operai delle altre fabbriche ed ai disoccupati. Oggi, è ancora più inaccettabile che gli operai della Opel, Karstadt, Spar o della Siemens non si riuniscano per discutere della loro comune situazione. Durante lo sciopero di massa in Polonia tutti gli operai di una città si riunivano nella più grande fabbrica del posto. Là stabilivano le loro rivendicazioni comuni e prendevano la loro lotta nelle proprie mani.
La lotta alla Mercedes ha già dimostrato ciò che gli attacchi all’Opel o alla Karstadt hanno poi confermato: l’esistenza di un grande sentimento di solidarietà nella popolazione operaia verso coloro che subivano gli attacchi. In tali circostanze le manifestazioni nelle città possono diventare un mezzo per far uscire gli operai dalle altre fabbriche e mobilitare i disoccupati, sviluppare una solidarietà tra tutti. La lotta alla Mercedes ha mostrato anche che gli operai cominciano a comprendere che, di fronte ai licenziamenti di massa, non possono permettersi di lasciarsi dividere. Gli stessi capitalisti si rendono conto che non possono provare più a dividere gli operai in modo grossolano, come hanno fatto l'estate scorsa a Stoccarda e a Brema. (…) Il consiglio generale di fabbrica della Opel, di fronte agli attacchi, ha annunciato che era prioritaria l'unità delle differenti fabbriche della General Motors. Ma che cosa vuol dire quando i Socialdemocratici ed i sindacalisti parlano di solidarietà? Da quando queste istituzioni fanno parte della società capitalista, il termine “unità” nella loro bocca può significare solamente che le differenti fabbriche, mentre sono in concorrenza l’una con l’altra, provano a mettersi d’accordo sui prezzi. Il presidente del consiglio di fabbrica dell’Opel ha dichiarato che avrebbe incontrato il suo collega svedese della Saab per discutere quale prezzo avrebbe fatto ognuna delle fabbriche (una contro l'altra) per i nuovi modelli GM. I consigli di fabbrica, come i sindacati, fanno essi stessi parte della lotta concorrenziale capitalista. La lotta in comune degli operai non può essere condotta che dagli operai stessi.
La necessità di rimettere politicamente in questione il capitalismo
Di fronte alla profondità della crisi del capitalismo contemporaneo, gli operai devono anche superare la loro mancanza di volontà ad abbordare le questioni politiche. Noi non parliamo qui della politica borghese, ma del fatto che i lavoratori devono trattare dei problemi della società nel suo insieme, e della questione del potere.
I licenziamenti massicci di oggi ci mettono di fronte alla realtà di una società nella quale noi non siamo degli elementi di questo o quel luogo di lavoro, ma degli oggetti di sfruttamento, dei “fattori di costo”, che possono essere messi da parte senza pietà. Questi attacchi fanno vedere chiaramente ciò che vuol dire che i mezzi di produzione non appartengono alla società nel suo insieme, e non servono affatto alla soddisfazione dei bisogni della società. Al contrario, essi appartengono ad una stretta minoranza e, soprattutto, sono sottomessi alle leggi cieche e sempre più distruttrici della concorrenza e del mercato, che spingono senza tregua una parte crescente dell'umanità nella povertà ed in una insicurezza insopportabile. Delle leggi che scalzano le regole più elementari della solidarietà umana senza la quale, a lungo termine, nessuna società è possibile. I lavoratori salariati, che producono quasi tutti i beni ed i servizi di cui l'umanità ha bisogno per vivere, cominciano lentamente a realizzare che non hanno niente da dire in questo ordine sociale. La crisi alla Karstadt o alla Opel non è il risultato di una cattiva gestione, ma è l'espressione di una crisi di sovrapproduzione cronica, che viene da lontano ed è distruttrice, che si sviluppa di decennio in decennio. Una crisi che conduce alla diminuzione del potere di acquisto della popolazione operaia. Di rimando, questa colpisce in maniera sempre più forte i dettaglianti, l'industria dell’automobile, e tutta l'industria. L’inasprirsi della concorrenza obbliga il capitalismo ad abbassare i suoi costi, ciò che in conseguenza riduce il potere di acquisto delle masse ed accentua la crisi. Non c’è alcun modo di uscire da questo circolo vizioso all’interno del capitalismo.
CCI, 15.10.2004
Compagni,
4 giorni fa, il 22
ottobre, vi abbiamo inviato una lettera di cui riportiamo qui la
parte principale:
“da più di una settimana è pubblicato, sulle pagine francesi ed inglesi del BIPR, una “Dichiarazione del Circolo di Comunisti Internazionalisti (Argentina)” datata 12 ottobre e intitolata “Contro il nauseabondo metodo della Corrente Comunista Internazionale”. Questo titolo già da solo riassume la mole di calunnie che questo “circolo” riversa sulla nostra organizzazione, su cui non volgiamo tornare qui. Come abbiamo detto nella nostra messa a punto intitolata “Il Circolo di Comunisti Internazionalisti (Argentina) Una nuova… strana apparizione”: “Rispetto a questa ultima dichiarazione (del 12 ottobre) la CCI afferma che essa è un insieme di menzogne e di calunnie”. Finora gli attacchi e le calunnie sullo stile di quelli portati dal “Circolo” erano prerogativa della “FICCI” (o erano rilanciate da questa sul suo sito internet), cioè di un gruppo la cui sola ragione di esistere è quella di cercare di discreditare la CCI, cosa che, evidentemente, attenuava la portata di questi attacchi. Il fatto che attacchi di questo tipo siano oggi rilanciati dal BIPR (in aggiunta alla FICCI) e senza il minimo commento per prendere una qualche distanza con quello che viene detto (il che significa che il BIPR gli dà una cauzione) è evidentemente di tutt’altra gravità. Voi siete liberi di prendere per denaro contante, senza verificare, le calunnie riversate dal “Circolo”. Tuttavia, in nome di un “diritto di risposta”, noi vi chiediamo di pubblicare sul vostro sito, in coda alla dichiarazione del “Circolo” e nella stessa lingua, la seguente messa a punto:
“La CCI dichiara che le accuse contenute nella dichiarazione del ‘Circolo di Comunisti Internazionalisti” del 12 ottobre, e che attribuisce alla CCI ‘l’utilizzazione di pratiche che non corrispondono all’eredità lasciata dalla Sinistra Comunista, ma piuttosto ai metodi propri della sinistra borghese e allo stalinismo”, al fine di “distruggere il nostro piccolo nucleo (uscito dal NCI), o i suoi militanti individualmente” sono totalmente menzognere. La CCI raccomanda ai suoi lettori di fare riferimento al suo sito internet (http://www.internationalism.org/french/ri/350_sup_circulo2.html) per trovare maggiori informazioni in proposito. La CCI fa appello ad una inchiesta indipendente effettuata da una commissione composta di elementi appartenenti ad organizzazioni della Sinistra Comunista, o vicine a questa, con l’obiettivo di fare completa luce sulle accuse di cui essa è oggetto. A tal fine la CCI ha cominciato a prendere contatto con persone ed organizzazioni che potrebbero partecipare a una tale inchiesta”.
Vi chiediamo di pubblicare questa messa a punto il più presto possibile.
A tutt’oggi non
abbiamo visto apparire questa messa a punto su nessuna delle
pagine del sito del BIPR. Si tratta di un ritardo di ordine
tecnico o si tratta di un rifiuto da parte vostra alla
pubblicazione di questo nostro piccolo testo?
Se si tratta di un
ritardo tecnico, vi chiediamo di fare in maniera che questa messa
a punto sia pubblicata il più presto possibile: ogni giorno
che passa nuovi visitatori del vostro sito prendono conoscenza
della dichiarazione totalmente menzognera del “Circolo”
senza che essi abbiano la possibilità di sapere che la CCI
respinge le accuse che essa contiene.
Se si tratta di un
vostro rifiuto, la cosa è ancora più grave e noi vi
invitiamo a riflettere sul significato di un tale atteggiamento:
non solo voi partecipate alla diffusione di infami calunnie contro
una organizzazione del campo proletario, ma ne assumete in proprio
la responsabilità.
Comunque sia, quale che
sia la ragione della mancata pubblicazione della nostra messa a
punto, noi vi chiediamo di comunicarcela nel più breve
tempo possibile.
Sugli altri punti affrontati nella nostra lettera del 22 ottobre, noi aspettiamo ugualmente una risposta, anche se capiamo bene che voi vogliate prendere del tempo per riflettere.
Saluti comunisti, CCI
Compagni,
il 22 e il 26 ottobre vi abbiamo inviato, agli indirizzi elettronici di tutte le vostre sezioni, due lettere per chiedervi di pubblicare sul vostro sito web una messa a punto della CCI a proposito della “Dichiarazione del Circolo di Comunisti Internazionalisti (Argentina) contro il nauseabondo metodo della Corrente Comunista Internazionale” datata 12 ottobre e che voi avete pubblicato sul vostro sito. Fino ad oggi voi non avete preso in conto la nostra richiesta, né vi siete degnati di rispondere alle nostre due lettere. Per contro, mentre questa dichiarazione menzognera non figurava, al momento della nostra prima lettera, che in francese ed in inglese, adesso essa compare anche in spagnolo.
Di fronte al vostro silenzio e al vostro atteggiamento che sembrano indicare che voi rifiutate di mettere sul vostro sito la nostra messa a punto, noi siamo indotti a rendere pubblica la nostra precedente corrispondenza pubblicandola sul nostro sito.
Ancora una volta, compagni, noi attiriamo la vostra attenzione sul fatto che il mantenimento del vostro silenzio equivale ad apportare il vostro sostegno alle calunnie infami che sono dirette contro la nostra organizzazione dal preteso “Circolo”.
Saluti comunisti, CCI
Compagni,
In primo luogo, salutiamo la tenuta di una riunione pubblica del Bipr a Parigi, il 2 ottobre, così come abbiamo salutato qualche mese fa le riunioni pubbliche della vostra organizzazione a Berlino. Non si tratta da parte nostra, come sapete, di un atteggiamento di circostanza: da molti anni, soprattutto in occasione di avvenimenti importanti della situazione mondiale, vi abbiamo fatto proposte affinché possano esprimersi nel modo più esteso possibile le posizioni della vostra organizzazione, offrendovi la nostra ospitalità nelle città dove abbiamo delle sezioni. È per lo stesso motivo che, dopo aver saputo della tenuta della vostra riunione pubblica, abbiamo informato i nostri simpatizzanti.
Su questo soggetto, vogliamo fare una serie di osservazioni:
- non è attraverso una lettera (postale o elettronica) del Bipr alla nostra organizzazione, né attraverso il sito internet del BIPR (dove l’avviso è apparso più tardi), che noi abbiamo appreso della tenuta della vostra riunione pubblica ma attraverso una lettera alla nostra casella postale inviata da un gruppo, la FICCI, la cui essenziale attività consiste nel denigrare la CCI;
- molti nostri abbonati hanno ricevuto ciò che voi non avete considerato utile inviare alla CCI, un invito alla vostra riunione pubblica.
Concernente questo ultimo punto, alcuni di loro ci hanno espresso il loro stupore poiché, non essendo abbonati alle pubblicazioni del BIPR, non gli avevano dato il loro indirizzo. Alcuni di questi compagni si sono scandalizzati per il fatto che il loro indirizzo, che ci avevano confidato, circoli oggi all'infuori dell'organizzazione a cui l'avevano dato.
Da parte nostra, sappiamo con certezza come vi siete procurati questi indirizzi, che provengono dallo schedario degli abbonati che è stato rubato alla CCI da uno dei membri della FICCI. Perciò, protestiamo in modo solenne su questo tipo di metodo: che abbiate informato i nostri abbonati della tenuta della vostra riunione pubblica non ci pone alcun problema, al contrario, poiché noi abbiamo informato tutti i nostri simpatizzanti appena l'abbiamo saputo. In compenso, stimiamo assolutamente inaccettabile che vi siate resi complici del furto del nostro materiale da parte di vecchi militanti della nostra organizzazione. Anche se non difendiamo le stesse posizioni, anche se le nostre posizioni rispettive sono troppo distanti per fare un lavoro in comune (questa non è la nostra opinione), pensiamo che sia necessario rispettare nelle relazioni tra il BIPR e la CCI alcune regole e principi propri alle organizzazioni del campo proletario. Sono queste regole che purtroppo avete violato rendendovi complici del furto del nostro materiale.
Per finire con questo punto, vi poniamo una domanda molto semplice: come avrebbe reagito il BIPR se la CCI avesse avuto nei suoi riguardi lo stesso atteggiamento, se avessimo portato il nostro sostegno e la nostra complicità al furto dello schedario degli indirizzi del BIPR da parte di uno dei suoi anziani membri utilizzandolo per invitare i suoi abbonati alle nostre riunioni pubbliche?
Questo episodio assolutamente spiacevole, nel quale il BIPR si è lasciato andare ad una condotta totalmente inaccettabile, illustra il pericolo che esiste nel collaborare con la FICCI: intrattenendo rapporti politici con persone che si sono comportate come teppisti, si rischia di lasciarsi trascinare ad adoperare dei metodi che non hanno più niente a che vedere con quelle di un gruppo della Sinistra Comunista ma che sono dei gruppi gauchisti.
Più concretamente, se ancora una volta salutiamo la tenuta di questa riunione pubblica, deploriamo che essa sia stata l’occasione per la FICCI di farsi conferire un certificato di rispettabilità.
Nella nostra stampa come nelle nostre corrispondenze col BIPR, abbiamo messo in guardia contro i comportamenti e gli obiettivi di questa pretesa “frazione”. Il BIPR può non credere affatto sulla parola ciò che abbiamo scritto concernente i comportamenti di bugiardi, ladri, ricattatori in seno alla CCI dei membri della FICCI, allo stesso modo può continuare a credere che non hanno mai avuto luogo le campagne nei corridoi che accusano uno dei nostri membri di essere “un poliziotto” (mentre la FICCI non lo ha smentito, come l'abbiamo messo in evidenza nella nostra stampa). Tuttavia, il BIPR ha avuto tutto il tempo di prendere conoscenza, sul sito internet della FICCI, del fatto che questo gruppo si comporta come uno spione che fornisce deliberatamente al mondo intero, e particolarmente ai servizi di polizia, delle notizie confidenziali sull'identità di alcuni nostri militanti. E ciò senza la minima utilità dal punto di vista “strettamente politico”.
Tuttavia, il BIPR ha deciso di passare oltre la nostra messa in guardia, così come non ne aveva tenuto conto, in passato, delle nostre messe in guardia sul Communist Bulletin Group, il SUCM, il Los Angeles Workers' Voice, o l'elemento che chiameremo L. e che, dopo che la CCI ha rifiutato di integrarlo, ha percorso praticamente tutte le organizzazioni della Sinistra Comunista. L'esperienza ha mostrato tuttavia nel meglio l'assenza di serietà, nel peggio il pericolo rappresentato da questi gruppi ed elementi di cui alcuni non si sono privati, in seguito, di coprire di fango il BIPR.
Oggi, le motivazioni della FICCI
appaiono chiaramente, particolarmente con l’avviso che ha messo in evidenza sul
suo sito internet sulla riunione pubblica del BIPR: dopo le denigrazioni
menzognere d’uso contro la CCI (non è vero che le nostre riunioni pubbliche a
Parigi sono “disertate”, al contrario, è da anni che non si vedeva la partecipazione
di tanti elementi esterni ed invitiamo i compagni del BIPR ad assicurarsene
venendo a queste riunioni pubbliche), la FICCI conclude così il suo avviso: “Su
nostro suggerimento e col nostro sostegno politico e materiale, il BIPR terrà
una Riunione Pubblica a Parigi (RP che, lo speriamo, sia solamente la prima)
alla quale chiamiamo tutti i nostri lettori a partecipare”. Insomma, è grazie
alla FICCI che il BIPR terrà una riunione pubblica a Parigi, ecco il messaggio
principale di questo annuncio. In altri termini, è per farsi la sua propria
pubblicità che la FICCI ha portato il suo sostegno alla RP del BIPR.
È anche per farsi conferire un altro
certificato di rispettabilità che la FICCI scrive nel suo Bollettino n° 27
che “questa riunione [che si è tenuta a fine giugno tra la FICCI ed il BIPR] ha
permesso di gettare le basi per un lavoro comune nel quale il dibattito deve
prendere un posto di prima importanza”.
Nella misura in cui:
- la FICCI pretende rappresentare la fedeltà alle posizioni fondamentali della CCI;
- il BIPR, a più riprese, ha rifiutato ogni “lavoro comune” con la CCI a causa proprio dell'importanza dei disaccordi tra le posizioni fondamentali della CCI e le sue proprie posizioni ; poniamo al BIPR la domanda seguente: per quali ragioni il BIPR ha deciso di fare un “lavoro comune” con la FICCI?
La FICCI conosce perfettamente l'obiettivo delle sue proposte di lavoro in comune col BIPR (parimenti con tutte le adulazioni che riversa nei suoi riguardi): farsi riconoscere una "rispettabilità". Quale è l'obiettivo del BIPR nell’accettare queste proposte?
Con chi il BIPR pensa di fare un lavoro
in comune, con gli elementi sinceri che difendono le stesse posizioni della CCI
(come si presentano i membri della FICCI), o con gli elementi che hanno abbandonato
ogni convinzione e ogni morale comunista adottando una condotta di teppisti e
di spioni (come essi sono realmente)?
Ricevete, compagni, i nostri saluti
comunisti.
Corrente Comunista Internazionale
Parigi, 7 dicembre '04
Compagni,
A
partire dal 2 dicembre abbiamo assistito ad alcune significative
modificazioni sul sito Internet del BIPR. Una dopo l’altra,
prima la versione inglese poi quella spagnola della «Dichiarazione
del Circolo dei Comunisti Internazionalisti contro i metodi
nauseabondi della CCI» del 12 ottobre, che vi si trovavano
da più di un mese e mezzo, sono scomparse (molto
curiosamente, la versione francese di questa dichiarazione è
ancora presente al momento in cui noi vi inviamo questa lettera:
forse che il BIPR persegue una politica differente secondo il
paese e secondo le lingue?[1]).
D’altra parte sulle pagine italiane del vostro sito,
l’introduzione che precedeva la «Presa di posizione
del Circolo dei Comunisti Internazionalisti sui fatti di Caleta
Olivia» è stato ridotto di tre quarti perdendo il
passaggio seguente: “Recentemente il Nucleo Comunista
Internazionalista di Argentina ha rotto con la Corrente Comunista
Internazionale, che da tempo indichiamo come ormai inutile
sopravvivenza di una vecchia politica sicuramente non adeguata a
contribuire alla formazione del Partito internazionale.
L'organizzazione argentina ha anche cambiato nome assumendo quello
di Circolo di Comunisti Internazionalisti”.
Queste
modifiche dimostrano che il BIPR comincia (forse?) a prendere
coscienza del vespaio nel quale si è ficcato prendendo per
oro colato e pubblicando senza la minima precauzione ciò
che il preteso «Circolo» ha raccontato nelle sue
differenti «dichiarazioni», in particolare a proposito
del comportamento della CCI. In altri termini, il BIPR non è
più capace di nascondere a se stesso, né soprattutto
di nascondere ai lettori del suo sito Internet, ciò che la
CCI ha affermato da circa due mesi: le accuse fatte alla nostra
organizzazione sono delle pure menzogne inventate da un elemento
torbido, un impostore mitomane e senza scrupoli. Ciò detto,
l’eliminazione discreta e progressiva di queste
«dichiarazioni» non cancella né ripara in alcun
modo il considerevole errore politico, per non dire il
comportamento inqualificabile, di cui si è resa
responsabile la vostra organizzazione. Proprio
il contrario.
E’
per questo che questa lettera vuole essere un appello solenne ai
militanti del BIPR di fronte a un comportamento della loro
organizzazione assolutamente scandaloso e incompatibile con tutto
ciò che è alla base di un atteggiamento di classe
proletario.
Un
breve riepilogo dei fatti:
Verso
la metà di ottobre, il BIPR pubblica in diverse lingue sul
suo sito Internet questa famosa «Dichiarazione contro i
metodi nauseabondi della CCI» del cosiddetto «Circolo
dei Comunisti Internazionalisti» che si presenta come il
successore del «Nucleo Comunista Internazionale» con
cui la CCI era in discussione da diversi mesi (con, in
particolare, due incontri in Argentina anche tra il NCI e
delegazioni della CCI).
Cosa contiene in sostanza questa «Dichiarazione»? Si tratta di una serie di accuse estremamente gravi contro la nostra organizzazione:
- la CCI utilizza delle «pratiche che non corrispondono all’eredità trasmessa dalla Sinistra comunista, ma piuttosto ai metodi propri della sinistra borghese e allo stalinismo» con «l’intenzione subdola di distruggere [il nostro piccolo nucleo] (vale a dire il «Circolo», nuovo nome del NCI), dove i suoi militanti in maniera individuale provocano la diffidenza reciproca e seminano i germi della divisione nei ranghi del nostro piccolo gruppo»;
- la CCI «si è ingaggiata in una dinamica di distruzione non solo contro quelli che si mettono a rischio di sfidare le “leggi e le teorie immutabili” dei guru di questa corrente, ma anche contro tutti quelli che cercano di pensare da soli e che dicono NO ai ricatti della CCI»;
- la CCI utilizza «la tattica stalinista della “terra bruciata”, cioè non solo la distruzione del nostro piccolo e modesto gruppo, ma anche l’opposizione attiva ad ogni tentativo di raggruppamento rivoluzionario di cui la CCI non sarebbe alla testa, attraverso le sue politiche settarie e opportuniste. E per raggiungere questo scopo, essa non esita a utilizzare tutta una serie di astuzie ripugnanti aventi per obiettivo centrale quello di demoralizzare i suoi oppositori e, così, di poter eliminare un “nemico potenziale”»;
- «mancando di aderire alle sue posizioni che non hanno niente a che vedere con la tradizione rivoluzionaria, la CCI tenta di sabotare ogni tentativo di raggruppamento rivoluzionario come è stato il caso della Riunione Pubblica [del BIPR] del 2 ottobre 2004 a Parigi (Francia) e (…) come cerca oggi di distruggere il nostro piccolo gruppo d’Argentina».
<<>>Qualunque
lettore un pò esperto delle questioni concernenti i gruppi
della Sinistra comunista (o che vi si richiama) avrà
riconosciuto lo stile delle calunnie che la FICCI rovescia da
diversi anni sulla nostra organizzazione. Ma l’analogia non
si ferma qui. La si ritrova anche nella sfrontatezza con cui le
menzogne più grosse vengono assestate:
- «Su loro richiesta unanime, i compagni che la CCI ha
chiamato al telefono per seminare i germi della diffidenza e della
distruzione del nostro piccolo gruppo, propongono all’insieme
dei membri del Circolo dei comunisti internazionalisti il rigetto
totale del metodo politico della CCI che essi considerano come
tipicamente stalinista e il cui obiettivo centrale, obiettivo
della direzione attuale della CCI, è di impedire il
raggruppamento rivoluzionario per il quale diverse correnti e
gruppi lottano; e propongono di denunciare questi comportamenti
davanti all’insieme delle correnti che si dichiarano nella
continuità della Sinistra comunista».
La
realtà è molto diversa, come noi abbiamo riportato
già in altri testi e come viene detto nella dichiarazione
del NCI del 27 ottobre: effettivamente, abbiamo chiamato un
compagno del NCI ma non certo per tentare di «distruggere
[il NCI] o i suoi militanti uno per uno ».
Lo
scopo della nostra prima telefonata era cercare di capire come si
era costituito questo «Circulo de Comunistas
Internacionalistas» e perché dei compagni che avevano
testimoniato qualche settimana prima un atteggiamento estremamente
fraterno nei confronti della nostra delegazione e che non avevano
manifestato nessun disaccordo con la CCI (in particolare a
proposito dei comportamenti della FICCI), adottavano adesso, il 2
ottobre, una «Dichiarazione» particolarmente ostile
nei confronti della nostra organizzazione, voltando le spalle a
tutto ciò che avevano difeso fino a quel momento. Da quel
momento, noi abbiamo messo in dubbio che l’insieme dei
compagni del NCI si fossero associati a questa «Dichiarazione»
(malgrado quanto veniva affermato sull’«unanimità»
di questo orientamento tra i membri del NCI). Le discussioni che
noi abbiamo avuto per telefono con i compagni del NCI ci hanno
permesso di informarli di quello che stava avvenendo: la comparsa
di un «Circolo» che si presentava come la
continuazione del NCI e che scatenava degli attacchi contro la
CCI. Noi abbiamo potuto ugualmente verificare che questi compagni
non erano per niente informati di questa nuova politica portata
avanti dall’individuo B. (il solo a poter accedere a
Internet), alle loro spalle e a loro nome. Quando noi abbiamo
chiesto a un compagno che avevamo potuto raggiungere per primo
telefonicamente se voleva che noi lo richiamassimo, lui ha
risposto di sì insistendo che queste telefonate fossero le
più frequenti possibile e suggerendo che noi chiamassimo
quando si fosse trovato in compagnia degli altri compagni in modo
da poter parlare anche con loro. Ecco a cosa corrisponde «la
richiesta unanime dei compagni che la CCI ha chiamato»: essi
non hanno per niente «proposto all’insieme dei membri
del “Circolo” il rigetto totale del metodo politico
della CCI» ma
l’hanno calorosamente approvato. Mentre il metodo «che
essi considerano come tipicamente stalinista» è
quello di mister B.
Questo
interessante personaggio, all’inizio della sua dichiarazione
del 12 ottobre ci avverte: ciò che afferma sui “metodi
della CCI” può “sembrare una menzogna”.
Effettivamente, le “dichiarazioni” di Mr B. possono
“sembrare una menzogna”. E vi è una buona
ragione a ciò: sono realmente una menzogna, una pura
menzogna. Evidentemente, la FICCI ha immediatamente creduto a
questa menzogna che somigliava ad una menzogna. Tutto ciò
che le può permettere di gettare del fango sulla nostra
organizzazione è benvenuto e poco importa se l’accusa
“può sembrare una menzogna”. Dopo tutto, la
menzogna è la sua seconda natura, il suo marchio di
fabbrica (assieme al ricatto, al furto e alla delazione). Ma ciò
che è al contrario assolutamente inverosimile, che “sembra
una menzogna”, è che un’organizzazione della
Sinistra comunista, il BIPR, abbia preso la stessa traiettoria
della FICCI pubblicando sul suo sito Internet, senza il minimo
commento, quindi avallandole completamente, le elucubrazioni
infami di Mr B.
Al
BIPR piace fare le lezioni agli altri, ad esempio dando la sua
propria interpretazione delle crisi della CCI credendo sulla
parola alle menzogne della FICCI e senza darsi neanche la pena di
esaminare seriamente l’analisi che ne fa la stessa CCI (vedi
per esempio “Elementi di riflessione sulle crisi della CCI”
sul sito Internet del BIPR).
Al contrario, il BIPR non ama che qualcuno faccia degli
apprezzamenti sul suo modo di comportarsi: «noi rigettiamo
come ridicole le “messe in guardia” da parte [della
CCI]», «Non è alla CCI, né ad alcun
altro che dobbiamo rendere conto del nostro modo di agire politico
e la pretesa della CCI a rilanciare delle presunte tradizioni
della sinistra comunista sembrano soltanto patetiche»
(vedi Risposta alle stupide
accuse di una organizzazione in via di disgregazione, sul sito
Internet del BIPR). Malgrado ciò, noi ci permettiamo di
dirgli come avrebbe agito la CCI se avesse ricevuto una
dichiarazione come quelle del “Circolo” che avesse
messo gravemente in causa il BIPR.
La
prima cosa che noi avremmo fatto sarebbe stata quella di
contattare il BIPR e di chiedergli il suo parere su tali accuse.
Avremmo inoltre verificato la credibilità e l’onestà
dell’autore di questo tipo di accusa. Se si fosse verificata
la natura menzognera dell’accusa, noi avremmo immediatamente
denunciato questo comportamento apportando la nostra solidarietà
al BIPR. Se l’accusa fosse risultata fondata, e se noi
avessimo ritenuto necessario farla conoscere attraverso la nostra
stampa, avremmo chiesto al BIPR la sua posizione in modo da
pubblicarla a fianco al documento di accusa.
Voi
potete forse pensare che queste sono parole platoniche e che nella
realtà noi avremmo fatto tutt’altro. I lettori della
nostra stampa sanno comunque che è questo il nostro modo di
agire, modo che noi abbiamo peraltro già messo in pratica
quando la LA Workers’ Voice si è lanciata in una
campagna di denigrazione del BIPR (vedi Internationalism
n°122).
Come
ha agito il BIPR quando ha ricevuto la «Dichiarazione del
‘Circolo’»? Non solo si è contentato di
cauzionarlo pubblicandolo in diverse lingue sul suo sito senza la
minima verifica della sua autenticità, ma ha rifiutato per
oltre una dozzina di giorni di pubblicare la smentita che noi gli
abbiamo richiesto a più riprese (vedi le nostre lettere dei
giorni 22, 26 e 30 ottobre) di aggiungere alla dichiarazione del
“Circolo”.
La
pubblicazione della nostra smentita era il minimo che poteva fare
il BIPR (e che d’altra parte qualunque giornale borghese
accetta di fare in generale) e tuttavia ci sono volute tre lettere
per arrivare a questo, tre lettere e un certo numero di fatti che
cominciavano a dimostrare il carattere menzognero della
“dichiarazione”. L’inserzione della nostra
smentita era il minimo, ma era ancora nettamente insufficiente
poiché, non prendendo posizione sulla dichiarazione del
«Circolo» il BIPR continuava ad avallare le sue
menzogne. E’ per questo che nelle nostre lettere del 17 e
del 21 novembre noi vi abbiamo chiesto «di pubblicare
immediatamente (vale a dire alla ricezione di questo
messaggio) sul vostro sito Internet la Dichiarazione del NCI del
27 ottobre che si trova sul nostro proprio sito in tutte le lingue
corrispondenti», una
dichiarazione che non partiva dalla CCI, della quale si poteva
sempre lasciare intendere che raccontasse non importa cosa, ma dei
principali testimoni dell’impostura e delle menzogne
calunniose di Mr B. Finora, voi non avete ancora pubblicato questa
dichiarazione del NCI (che vi è stata spedita da Buenos
Aires tramite posta normale) di cui voi avete consapevolezza della
sua veridicità poiché avete cominciato a ritirare
progressivamente e discretamente dal vostro sito la dichiarazione
del «Circolo».
Per
settimane, avete fatto orecchio da mercante di fronte alle
richieste della CCI affinchè fosse ristabilita la verità.
Adesso che questa verità risplende sempre più (ma
non certo grazie a voi), voi scegliete il metodo più
ipocrita possibile per cercare di evitare che questa vi possa
infangare: ritirate un documento che per circa due mesi ha
rovesciato sulla nostra organizzazione carrettate di fango con lo
stesso silenzio che aveva accompagnato la sua messa in
circolazione da parte vostra.
Compagni,
siete coscienti della gravità dei vostri comportamenti?
Siete coscienti che questo atteggiamento non è degno di un
gruppo che si richiama alla Sinistra comunista ma appartiene ai
metodi del trotskismo degenerato, o anche dello stalinismo?. Vi
rendete conto che voi fate la stessa cosa di Mr B. (i cui maneggi
recenti con il sito «Argentina Roja» dimostrano che
ritorna ai suoi vecchi amori stalinisti) che ha trascorso il suo
tempo a fare apparire e scomparire dei documenti sul suo sito
Internet per cercare di mascherare i suoi tiri mancini?
In
ogni caso, poiché avete messo i vostri mezzi di
comunicazione al servizio della calunnia contro la CCI, non basta
far sparire discretamente questa calunnia come se niente fosse
stato. Voi avete commesso un errore politico di una gravità
estrema e adesso occorre riparare. Il solo mezzo degno per una
organizzazione del proletariato è dichiarare sul vostro
sito Internet che il documento che vi è rimasto per circa
due mesi è una collezione di menzogne e denunciare le
azioni di Mr B.
Comprendiamo
l’amara delusione che avete dovuto provare scoprendo la
verità: il NCI non ha rotto con la CCI ed il “Circolo”,
sul quale riponevate grandi speranze (vedi il vostro articolo nel
numero di ottobre di Battaglia Comunista “Anche
in Argentina qualcosa si muove”), non è altro che un
grande raggiro uscito dall’immaginazione di Mr B. Ma questa
non è una buona ragione per schivare ogni presa di
posizione sui metodi di questo impostore. Si tratta anche di una
questione di solidarietà elementare con i militanti del NCI
che sono state le prime vittime delle manipolazioni infami di
questo elemento che ha usurpato il loro nome.
Comprendiamo
anche che è penoso per voi riconoscere pubblicamente,
ancora una volta (dopo il vostro comunicato del 9 settembre 2003
su i “Comunisti radicali d’Ucraina”), che siete
stati vittime di un imbroglio. Quando vi è capitata questa
disavventura la CCI non ha fatto il minimo commento. Piuttosto che
rigirare il coltello nella piaga, abbiamo pensato che toccava a
voi, dato che siete una “forza dirigente responsabile”
(secondo i vostri stessi termini), tirare le lezioni da questa
esperienza. Tuttavia ciò non ci ha sorpreso dopo le
disillusioni che avete avuto, in particolare con il SUCM ed il
LAWV, nonostante le nostre messe in guardia che voi avete
“rigettato come ridicole”. Ma oggi il problema va ben
al di là del ridicolo di essere stati raggirati. Dietro la
toccante ingenuità con la quale avete creduto sulla parola
ad un mitomane scroccone, c’è la doppiezza con la
quale avete accolto sul vostro sito le infamie di questo
individuo. Questo è un comportamento assolutamente indegno
di una organizzazione che si richiama alla Sinistra comunista.
Il
BIPR afferma che la CCI ha perso ogni “capacità/possibilità
di contribuire positivamente al processo di formazione
dell’indispensabile partito comunista internazionale”,
(Battaglia Comunista di
ottobre 2004, “Anche
in Argentina qualcosa si muove”). Contrariamente al BIPR (ed
alle differenti piccole cappelle della corrente bordighista), la
CCI non ha mai pensato di essere la sola organizzazione capace di
contribuire positivamente alla formazione del futuro partito
rivoluzionario mondiale, anche se, evidentemente, valuta che il
proprio contributo a questo compito sarà il più
determinante. E’ per questo che sin dalla sua riapparizione
nel 1964 (dunque ben prima della fondazione della CCI propriamente
detta), la nostra corrente ha ripreso l’orientamento che era
quello della Sinistra comunista di Francia ed ha sempre
difeso la necessità del dibattito fraterno e della
cooperazione (evidentemente nella chiarezza) tra le forze della
Sinistra comunista. Ancor prima che Battaglia Comunista ne facesse
la proposta nel 1977, noi avevamo a più riprese, ma in
vano, proposto a questa organizzazione di organizzare delle
conferenze internazionali dei gruppi della Sinistra comunista. Per
questo abbiamo risposto con entusiasmo all’iniziativa di
Battaglia e ci siamo
implicati con serietà e determinazione in questo sforzo. Ed
è sempre per questo che abbiamo rigettato e condannato la
decisione di Battaglia e
della CWO di porre fine a questo sforzo alla fine della 3ª
conferenza nel 1980.
Effettivamente
noi pensiamo che alcune delle posizioni del BIPR sono confuse,
sbagliate o incoerenti e che esse possono creare o mantenere delle
confusioni all’interno della classe. Per questo pubblichiamo
regolarmente nella nostra stampa degli articoli che criticano
queste posizioni. Tuttavia noi pensiamo che il BIPR, per i suoi
principi fondamentali, è un’organizzazione del
proletariato e che esso apporta un contributo positivo all’interno
di questo contro le mistificazioni borghesi (in particolare quando
difende l’internazionalismo di fronte alla guerra
imperialista). Per questo abbiamo sempre considerato fino ad oggi
che era interesse della classe preservare un’organizzazione
come il BIPR.
Questa
non è la vostra analisi riguardo alla nostra
organizzazione, poichè dopo aver affermato nella vostra
riunione con la FICCI del marzo 2002 che “se
siamo portati a concludere che la CCI è diventata
un’organizzazione ‘non valida’, allora il
nostro scopo sarà fare di tutto per spingere alla sua
scomparsa”(Bollettino della FICCI n°9) voi avete
adesso cominciato effettivamente a fare di tutto per raggiungere
questo scopo.
Il
fatto che voi valutate che la CCI costituisce un ostacolo alla
presa di coscienza della classe operaia e che sarebbe preferibile
per la sua lotta che la CCI scomparisse, non ci pone in sé
dei problemi. Dopo tutto è la stessa posizione che hanno
sempre difeso le differenti cappelle della corrente bordighista.
Così
come non ci pone problema il fatto che vi dotiate dei mezzi per
pervenire a questo obiettivo. La questione è “quali
mezzi”? Anche la borghesia è interessata alla
scomparsa della CCI, come alla scomparsa degli altri gruppi della
Sinistra comunista. E’ per questo, in particolare, che ha
scatenato delle campagne ripugnanti contro questa corrente
assimilandola alle correnti “revisioniste” complici
dell’estrema destra. Per la classe dominante TUTTI i mezzi
sono buoni, ivi compreso e soprattutto, la menzogna e la calunnia.
Ma questo non è possibile per un’organizzazione che
pretende di lottare per la rivoluzione proletaria. Allo stesso
titolo delle altre organizzazioni rivoluzionarie del movimento
operaio che l’hanno preceduta, la Sinistra comunista non si
distingue solo per le posizioni programmatiche, quali
l’internazionalismo. Nella sua lotta contro la degenerazione
dell’IC e contro la deriva opportunista del trotskismo che
l’ha condotta nel campo borghese, la Sinistra ha sempre
rivendicato un metodo basato sulla chiarezza, e dunque la verità,
in particolare contro tutte le falsificazioni di cui lo stalinismo
si è fatto portatore.
Marx
diceva “la
verità è rivoluzionaria”. In altri termini, la
menzogna, e ancor più la calunnia, non sono armi del
proletariato, ma della classe nemica. E l’organizzazione che
ne fa uno degli strumenti di lotta, quale che sia la validità
delle posizioni inscritte nel suo programma, prende la via del
tradimento o, comunque, diventa un ostacolo decisivo alla presa di
coscienza della classe operaia. In tal caso, effettivamente, e ben
più che a causa della presenza di errori nel suo programma,
è preferibile, dal punto di vista degli interessi del
proletariato, che una tale organizzazione scompaia.
Compagni Ve
lo diciamo francamente, se il BIPR persiste nella politica della
menzogna, della calunnia e, peggio ancora del “lasciar
correre” e del complice silenzio di fronte a comportamenti
di gruppuscoli di cui queste sono il marchio di fabbrica e la
ragion d’essere, come è il caso del “Circolo”
e della FICCI, allora darà la prova che anch’esso è
diventato un ostacolo alla presa di coscienza del proletariato.
Sarà
un ostacolo non tanto per il discredito che potrà apportare
alla nostra organizzazione (gli ultimi avvenimenti hanno
dimostrato che noi siamo capaci di difenderci, anche se pensate
che “la CCI è
in via di disgregazione”), ma per il discredito ed il
disonore che questo tipo di comportamenti infligge alla memoria
della Sinistra comunista d’Italia, e dunque al suo
contributo insostituibile. In questo caso, effettivamente, sarebbe
preferibile che il BIPR scomparisse e, come voi dite così
bene, “il nostro scopo sarà fare di tutto per
spingere alla sua scomparsa”. E’ chiaro,
evidentemente, che per raggiungere questo scopo noi impiegheremo
esclusivamente le armi che appartengono alla classe operaia e,
naturalmente che ci impediscono l’utilizzo della menzogna e
della calunnia.
Un
ultimo punto:
La
dichiarazione del 12 ottobre del «Circolo», così
come l’articolo della FICCI nel suo Bollettino 28, evocano i
nostri pretesi «tentativi di sabotaggio» in occasione
della vostra riunione pubblica del 2 ottobre a Parigi. Voi stessi
non siete estranei a questo tipo di accuse poiché nella
prima versione della vostra presa di posizione su questa riunione
pubblica apparsa unicamente in italiano (e non in francese –
ancora un mistero del BIPR!) voi evocate «le
avanguardie
rivoluzionarie anche laddove scarseggiano, ostacolate nel loro
emergere dai miasmi prodotti da una
organizzazione in via di disfacimento, come la
CCI a Parigi. E’ per
questo che il BIPR continuerà il suo lavoro anche su
Parigi, prendendo tutte le
misure necessarie a prevenire ed evitare sabotaggi, da qualunque
parte essi vengano».
In seguito, voi avete ritirato la fine di questo passaggio (prova
del fatto che voi non eravate molto sicuri di voi), e in
particolare il riferimento ai nostri «sabotaggi». Ciò
detto, un certo numero di visitatori del vostro sito e i contatti
abbonati ai vostri comunicati per e-mail hanno potuto prendere
conoscenza di queste accuse. Ugualmente, la FICCI ed il «Circolo»
continuano a pubblicarlo sul loro proprio sito senza che voi li
smentiate.
Compagni,
se voi pensate che noi abbiamo tentato di sabotare la vostra
riunione pubblica a Parigi, allora ditelo francamente, spiegando
perchè. Noi potremo allora discuterne con degli argomenti
piuttosto che essere confrontati a pettegolezzi ipocriti.
Un’ultimissima
cosa. La presente lettera è centrata attorno a una sola
questione: la pubblicazione sul vostro sito Internet di una
«Dichiarazione» infame che calunnia la CCI. Ciò
detto, l’uso (attivo o passivo) della menzogna e della
calunnia come mezzo di «lotta» contro la CCI non si
ferma là. Vi ricordiamo che vi abbiamo scritto due lettere
nelle quali vi chiediamo tra l’altro una presa di posizione
su una questione della massima importanza (a meno che le parole
non siano prive di senso): «Pensate voi, come non ha smesso
di ripetere la FICCI, che la CCI sarebbe sotto il giogo di agenti
dello Stato capitalista (appartenenti alla sua polizia o a una
setta massonica)?»
Vi
ricordiamo pure che finora, anche se voi giustificate il furto da
parte della FICCI del nostro elenco di abbonati, voi non avete
fornito spiegazioni al fatto che questi ultimi hanno ricevuto per
posta un invito alla vostra riunione pubblica, malgrado non vi
avessero mai comunicato il loro indirizzo. La sola «spiegazione»
che noi abbiamo avuto è quella di un membro del presidium
della vostra riunione pubblica del 2 ottobre a Parigi che ha
detto: «noi non eravamo al corrente dell’invio di
questi inviti e non siamo d’accordo».
·
Se non è il BIPR che ha fatto questi invii, allora
chi è stato?
· Perchè
non approvate questa iniziativa dal momento che approvate il furto
del nostro elenco abbonati?
Se
non avete voglia di dare queste spiegazioni alla CCI, vi chiediamo
di avere almeno la correttezza di darle ai nostri abbonati, i
quali non sono necessariamente dei simpatizzanti della CCI.
Ecco
dunque un esempio di questioni che per noi non sono chiuse. E le
rimetteremo sul tappeto tutte le volte che sarà necessario
se voi decidete di applicare la vostra politica tradizionale del
silenzio nei confronti delle nostre lettere.Ricevete,
compagni, i nostri saluti comunisti.
CCI
Parigi, 1 ottobre 2004
Compagni
In
primo luogo, salutiamo la tenuta di una riunione pubblica del Bipr
a Parigi, il 2 ottobre, così come abbiamo salutato qualche
mese fa le riunioni pubbliche della vostra organizzazione a
Berlino. Non si tratta da parte nostra, come sapete, di un
atteggiamento di circostanza: da molti anni, soprattutto in
occasione di avvenimenti importanti della situazione mondiale, vi
abbiamo fatto proposte affinché possano esprimersi nel modo
più esteso possibile le posizioni della vostra
organizzazione, offrendovi la nostra ospitalità nelle città
dove abbiamo delle sezioni. È per lo stesso motivo che,
dopo aver saputo della tenuta della vostra riunione pubblica,
abbiamo informato i nostri simpatizzanti.
Su
questo soggetto, vogliamo fare una serie di osservazioni:
non è attraverso una lettera (postale o elettronica) del Bipr alla nostra organizzazione, né attraverso il sito internet del BIPR (dove l’avviso è apparso più tardi), che noi abbiamo appreso della tenuta della vostra riunione pubblica ma attraverso una lettera alla nostra casella postale inviata da un gruppo, la FICCI, la cui essenziale attività consiste nel denigrare la CCI;
molti nostri abbonati hanno ricevuto ciò che voi non avete considerato utile inviare alla CCI, un invito alla vostra riunione pubblica.
Concernente questo ultimo punto, alcuni di loro ci hanno espresso il loro stupore poiché, non essendo abbonati alle pubblicazioni del BIPR, non gli avevano dato il loro indirizzo. Alcuni di questi compagni si sono scandalizzati per il fatto che il loro indirizzo, che ci avevano confidato, circoli oggi all'infuori dell'organizzazione a cui l'avevano dato.
Da parte nostra, sappiamo con certezza come vi siete procurati questi indirizzi, che provengono dallo schedario degli abbonati che è stato rubato alla CCI da uno dei membri della FICCI. Perciò, protestiamo in modo solenne su questo tipo di metodo: che abbiate informato i nostri abbonati della tenuta della vostra riunione pubblica non ci pone alcun problema, al contrario, poiché noi abbiamo informato tutti i nostri simpatizzanti appena l'abbiamo saputo. In compenso, stimiamo assolutamente inaccettabile che vi siate resi complici del furto del nostro materiale da parte di vecchi militanti della nostra organizzazione. Anche se non difendiamo le stesse posizioni, anche se le nostre posizioni rispettive sono troppo distanti per fare un lavoro in comune (questa non è la nostra opinione), pensiamo che sia necessario rispettare nelle relazioni tra il BIPR e la CCI alcune regole e principi propri alle organizzazioni del campo proletario. Sono queste regole che purtroppo avete violato rendendovi complici del furto del nostro materiale.
Per finire con questo punto, vi poniamo una domanda molto semplice: come avrebbe reagito il BIPR se la CCI avesse avuto nei suoi riguardi lo stesso atteggiamento, se avessimo portato il nostro sostegno e la nostra complicità al furto dello schedario degli indirizzi del BIPR da parte di uno dei suoi anziani membri utilizzandolo per invitare i suoi abbonati alle nostre riunioni pubbliche?
Questo
episodio assolutamente spiacevole, nel quale il BIPR si è
lasciato andare ad una condotta totalmente inaccettabile, illustra
il pericolo che esiste nel collaborare con la FICCI: intrattenendo
rapporti politici con persone che si sono comportate come
teppisti, si rischia di lasciarsi trascinare ad adoperare dei
metodi che non hanno più niente a che vedere con quelle di
un gruppo della Sinistra Comunista ma che sono dei gruppi
gauchisti.
Più
concretamente, se ancora una volta salutiamo la tenuta di questa
riunione pubblica, deploriamo che essa sia stata l’occasione
per la FICCI di farsi conferire un certificato di rispettabilità.
Nella nostra stampa come nelle nostre corrispondenze col BIPR, abbiamo messo in guardia contro i comportamenti e gli obiettivi di questa pretesa “frazione”. Il BIPR può non credere affatto sulla parola ciò che abbiamo scritto concernente i comportamenti di bugiardi, ladri, ricattatori in seno alla CCI dei membri della FICCI, allo stesso modo può continuare a credere che non hanno mai avuto luogo le campagne nei corridoi che accusano uno dei nostri membri di essere “un poliziotto” (mentre la FICCI non lo ha smentito, come l'abbiamo messo in evidenza nella nostra stampa). Tuttavia, il BIPR ha avuto tutto il tempo di prendere conoscenza, sul sito internet della FICCI, del fatto che questo gruppo si comporta come uno spione che fornisce deliberatamente al mondo intero, e particolarmente ai servizi di polizia, delle notizie confidenziali sull'identità di alcuni nostri militanti. E ciò senza la minima utilità dal punto di vista “strettamente politico”.
Tuttavia, il BIPR ha deciso di passare oltre la nostra messa in guardia, così come non ne aveva tenuto conto, in passato, delle nostre messe in guardia sul Communist Bulletin Group, il SUCM, il Los Angeles Workers' Voice, o l'elemento che chiameremo L. e che, dopo che la CCI ha rifiutato di integrarlo, ha percorso praticamente tutte le organizzazioni della Sinistra Comunista. L'esperienza ha mostrato tuttavia nel meglio l'assenza di serietà, nel peggio il pericolo rappresentato da questi gruppi ed elementi di cui alcuni non si sono privati, in seguito, di coprire di fango il BIPR.
Oggi,
le motivazioni della FICCI appaiono chiaramente, particolarmente
con l’avviso che ha messo in evidenza sul suo sito internet
sulla riunione pubblica del BIPR: dopo le denigrazioni menzognere
d’uso contro la CCI (non è vero che le nostre
riunioni pubbliche a Parigi sono “disertate”, al
contrario, è da anni che non si vedeva la partecipazione di
tanti elementi esterni ed invitiamo i compagni del BIPR ad
assicurarsene venendo a queste riunioni pubbliche), la FICCI
conclude così il suo avviso: “Su nostro suggerimento
e col nostro sostegno politico e materiale, il BIPR terrà
una Riunione Pubblica a Parigi (RP che, lo speriamo, sia solamente
la prima) alla quale chiamiamo tutti i nostri lettori a
partecipare”. Insomma, è grazie alla FICCI che il
BIPR terrà una riunione pubblica a Parigi, ecco il
messaggio principale di questo annuncio. In altri termini, è
per farsi la sua propria pubblicità che la FICCI ha portato
il suo sostegno alla RP del BIPR.
È
anche per farsi conferire un altro certificato di rispettabilità
che la FICCI scrive nel suo Bollettino n°27 che “questa
riunione [che si è tenuta a fine giugno tra la FICCI ed il
BIPR] ha permesso di gettare le basi per un lavoro comune nel
quale il dibattito deve prendere un posto di prima importanza”.
Nel
misura in cui:
- la FICCI pretende rappresentare la fedeltà alle posizioni fondamentali della CCI;
- il BIPR, a più riprese, ha rifiutato ogni “lavoro comune” con la CCI a causa proprio dell'importanza dei disaccordi tra le posizioni fondamentali della CCI e le sue proprie posizioni; poniamo al BIPR la domanda seguente: per quali ragioni il BIPR ha deciso di fare un “lavoro comune” con la FICCI?
La FICCI conosce perfettamente l'obiettivo delle sue proposte di lavoro in comune col BIPR (parimenti con tutte le adulazioni che riversa nei suoi riguardi): farsi riconoscere una "rispettabilità". Quale è l'obiettivo del BIPR nell’accettare queste proposte?
Con chi il BIPR pensa di fare un lavoro in comune, con gli elementi sinceri che difendono le stesse posizioni della CCI (come si presentano i membri della FICCI), o con gli elementi che hanno abbandonato ogni convinzione e ogni morale comunista adottando una condotta di teppisti e di spioni (come essi sono realmente)?
Ricevete, compagni, i nostri saluti comunisti.
Corrente Comunista Internazionale
Questa lettera è stata scritta da un nostro simpatizzante al BIPR, in seguito alla lettura dei vari documenti prodotti dalla CCI, dal BIPR, dalla FICCI e dal “Circulo”. La CCI sostiene questa presa di posizione del compagno non tanto perché esprime un accordo con il metodo della CCI, ma soprattutto perché esprime in maniera attiva una difesa dei principi di comportamento all’interno della classe operaia e, facendo appello alla tradizione ed alla serietà politica del BIPR, esprime una difesa di questa stessa organizzazione.
Ai compagni del BIPR.
Sono un simpatizzante della CCI e vi comunico immediatamente il mio vivo dissenso per come la vostra organizzazione si sta comportando nei confronti dei fatti emersi dalla Riunione pubblica di Parigi tenuta da voi con l’appoggio della cosiddetta FICCI. Con le vostre mancate risposte o nel meno peggio leggendo i vostri scarni e contraddittori comunicati (sia sulla vostra stampa che su internet) sono rimasto all’inizio incredulo e sbalordito e poi rattristato nel vedere come un gruppo di radicata tradizione proletaria si arrotoli in peripezie opportunistiche, ricche di contraddizioni, nel tentativo di giustificare le proprie figuracce politiche, alla stessa stregua di un qualsiasi gruppo estremista (operaista, stalinista o di qualsiasi altro colore voglia definirsi). Sottoscrivo completamente le varie sottolineature che la CCI punto per punto vi ha ribattuto (attraverso la stampa ed internet) con i dovuti interessi (politici), dai fatti di Russia a quelli d’Argentina, fino a ritenervi degli irresponsabili di fronte alla classe operaia, quando sostenete un gruppuscolo di teppisti e ladruncoli qual è la sedicente FICCI. Io se fossi in voi avrei paura di legarmi a tali individui; voi evidentemente no, forse perché ritenendovi il solo gruppo politico fedele alla tradizione della sinistra comunista, vi pensate intoccabili ed infallibili. Vi ritenete tali anche quando entrate in flagrante contraddizione proprio con i principi a cui dite di rifarvi nel tentativo maldestro e puerile di giustificare i vostri comportamenti e le vostre prese di posizione alquanto scorretti? (E questo è per la giustificazione dei furti nel senso che il fine giustifica i mezzi, per l’idealismo attribuito da voi alla CCI, sulle vaghe risposte sulle lotte di liberazioni nazionali e sul sindacalismo o ancora peggio nel credere sulla parola del primo elemento che si fa avanti e vi racconta strane storie su strane integrazioni o scissioni ecc! Parafrasandovi è proprio il caso di pensare che con tutto ciò che sta capitando nel mondo il BIPR non abbia niente da fare che dare ascolto ad impostori e manovrare ai danni della CCI! Tuttavia, contrariamente forse a quello che credete confondendo i vostri pericolosi desideri con la realtà , la CCI gode ancora di buona salute e ciò, vi sembrerà strano, anche per vostra fortuna. L’educazione politica ed il rispetto di tutte le organizzazioni appartenenti al campo politico proletario, di cui voi ancora fate parte, e speriamo fino al momento - se ci sarà (altro che fatalismo della CCI!)- della riscossa proletaria, è una delle raccomandazioni più frequenti ed insistenti che la CCI fa in tutte le sue manifestazioni pubbliche e se volete anche private. Quello che probabilmente vi riesce difficile da capire e che se si perdono pezzi per strada non è sempre perché la macchina ormai vecchia è instabile e traballante, ma proprio il contrario. Una piattaforma politica, degli statuti, ed un comportamento politico coerente come interfaccia tra l’uno e l’altro è chiaro che prima o poi mandando fuori soggetti stanchi e incerti o smascherando piccoli borghesi declassati o elementi confusi rafforza l’organizzazione. Non a caso la vera attività di tali elementi si rileva poi essere parassitaria non solo dell’organizzazione da cui sono stati espulsi – per indegnità rivoluzionaria - ma per tutto il campo politico proletario, facendo magari all’inizio la parte della moglie bastonata tradita ed abbandonata dal marito e poi magari per essere più convincente strizzando gli occhi e battendo le ciglia all’alleato di turno. E non dite che queste sono volgarità! Aprite gli occhi compagni del BIPR e per capirvi meglio datevi una lettura della strigliatina che Engels fece ai compagni francesi dell’AIT (che strizzavano gli occhi ai piccoli produttori rovinati dallo sviluppo della grande produttività) a proposito della definizione di opportunismo e che cosa avrebbe potuto provocare se non combattuto sempre: per guadagnare qualche militante oggi, soprassedendo sui principi, si rischia la vita di tutta l’organizzazione per il futuro. E qui non si parla di piccola borghesia rovinata ma di individui in cerca di popolarità e di lestofanti!
Leggendo il n° 27 del Bollettino della cosiddetta Frazione interna della CCI, la sezione italiana della CCI ha preso conoscenza di essere ingaggiata in una lotta all'interno dell'organizzazione per «opporsi alla "liquidazione" della CCI». Questa affermazione, che compare nel titolo dell'articolo dedicato alla nostra sezione, cosí come tutto l'articolo, è completamente falsa. L'articolo, costruito a partire dall'invenzione di divergenze relative all'analisi sull'attualità (stato della lotta di classe e quadro dell'imperialismo mondiale) tra la sezione italiana e l'organizzazione, o per meglio dire tra la sezione italiana e la «attuale direzione liquidazionista della CCI», non costituisce che l'ennesimo tentativo da parte della FICCI di creare artificialmente delle fratture all'interno della nostra organizzazione. Noi denunciamo ugualmente gli atteggiamenti, a volte di adulazione e falsamente "fraterni", a volte di colpevolizzazione e ricattatori, volti a far credere ai lettori poco esperti del loro atteggiamento parassitario e distruttivo, che per davvero ci sarebbe una lotta all'interno della nostra organizzazione e che veramente ci sarebbe una difficoltà, se non addirittura una censura tra i militanti dell'organizzazione che impedirebbe loro ogni possibilità di esprimersi in maniera libera sulla sorte dell'organizzazione e sulle sue analisi.
Se la FICCI ha questo atteggiamento è perchè non sa più che fare nel tentativo disperato di difendere un'avventura senza uscita. Per quanto ci riguarda noi, sezione della CCI in Italia, non abbiamo e non avremo mai niente a che fare con i ladri, con i falsificatori, con gli spioni della FICCI.
2 ottobre 2004 - La sezione italiana della CCI
Questa “Risposta”
del BIPR comincia con il criticare “l’estrema
volgarità” del tono del nostro articolo dove
denunciamo questa pretesa “Frazione Interna” (FICCI)
come una banda di “mascalzoni”.
In realtà, se il BIPR gioca a fare la
verginella indignata [2]
non è perché avrebbe, da parte sua, delle maniere
più “distinte”, da “gentlemen”, ma
unicamente perché cauziona e fa propri i metodi della
FICCI. E’ per questo che il BIPR non ha trovato niente da
ridire né sulla volgarità del testo della FICCI
intitolato “L’ignominia non ha limiti”,
né sulla “estrema volgarità” dei
metodi di questi piccoli teppisti che non hanno nessuno scrupolo a
lanciare appelli a pogrom contro le nostre presunte “porcherie”
e contro nostri militanti qualificati come “porci”
[3].
In effetti, questa “Risposta” del BIPR alle “stupide accuse” della CCI mira in primo luogo a giustificare il furto del nostro archivio di indirizzi da parte di un membro della FICCI con i seguenti argomenti: “se dei compagni dirigenti della CCI – che come tali disponevano del file di indirizzi dell’organizzazione – rompono con la organizzazione stessa, dichiarando per di più di voler recuperare i compagni alla “retta via” e si tengono il file di indirizzi, non si tratta di furto. Il falso moralismo della CCI odora dunque di ipocrisia, quando è la stessa CCI a lanciare accuse di ogni genere a chi l’abbandona”.
La complicità del BIPR nel furto del materiale della CCIQuesto tentativo di “giustificazione” degli atteggiamenti da gangster della FICCI ci spinge a fare diverse considerazioni:
1) Il nostro archivio di indirizzi, esattamente come i soldi e ogni altro materiale politico, appartiene all’organizzazione come tale e non agli individui che la compongono. Questo è un principio elementare di funzionamento di tutte le organizzazioni rivoluzionarie. E il BIPR lo sa bene! E’ per questo che si rifiuta di rispondere alla nostra lettera dell’1/10/04 nella quale noi ponevano, tra le altre, le seguenti domande:
- Come è arrivato agli indirizzi dei nostri abbonati, che avevano dato il loro indirizzo solo alla CCI, il volantino di convocazione della riunione pubblica del BIPR del 2 ottobre a Parigi?
- “Come avrebbe reagito il BIPR, se la CCI avesse avuto nei suoi confronti lo stesso comportamento, se noi avessimo dato il nostro sostegno e la nostra complicità al furto dell’archivio di indirizzi da parte di un suo ex membro”, accettando che esso fosse utilizzato “per invitare i suoi abbonati alle nostre riunioni pubbliche”? (Lettera della CCI al BIPR, pubblicata sul nostro sito internet).
2) Nel caso in cui il BIPR non fosse d’accordo con il principio secondo cui questo materiale appartiene all’organizzazione e non agli individui, allora vuol dire che, con il pretesto di proseguire un lavoro politico, il militante incaricato della tenuta dei soldi potrebbe tranquillamente andarsene con la cassa se egli fosse escluso o se rompesse con l’organizzazione. Questa è la visione di certi anarchici e dei sottoproletari, non delle organizzazioni del proletariato.
Vogliamo ricordare al BIPR che la banda di mascalzoni della FICCI non si è accontentata di rubare il nostro archivio di indirizzi, ma ha anche rubato i soldi della CCI. Essa ha sottratto dei fondi dell’organizzazione rifiutandosi di rimborsare il prezzo dei biglietti aerei che erano serviti a far venire a Parigi due delegati della nostra sezione messicana: questi sono stati prelevati all’aeroporto di Roissy dai teppisti della FICCI che hanno impedito loro di partecipare alla nostra Conferenza Straordinaria nell’aprile 2002 (vedi il nostro articolo su Rivoluzione Internazionale n. 126, giugno 2002).
Leggendo gli argomenti usati dal BIPR per giustificare il furto del nostro materiale politico, oggi siamo in diritto di porre la domanda: è anche con il denaro rubato alla CCI che il BIPR ha potuto pagare il fitto della sala per tenere la sua riunione pubblica del 2 ottobre a Parigi (visto che il BIPR ha organizzato questa riunione con l’aiuto materiale della FICCI)?
3) L’argomento del BIPR secondo cui i “compagni dirigenti” potevano portarsi via tutto il materiale che avevano in affidamento, dal momento che non erano riusciti a convincere gli altri della validità delle loro posizioni, è totalmente estranea al movimento operaio. Questa politica ha un nome preciso: è la politica distruttrice della “terra bruciata”. Poiché non si riesce a far valere le proprie posizioni, allora si deruba l’organizzazione, si fa man bassa del suo materiale politico per cercare di sabotare la sua attività [4].
Questi metodi da teppisti, la CCI li ha già denunciati pubblicamente nel 1981, al momento dell’ ”affare Chenier”. Allora, le due organizzazioni che avrebbero poi costituito il BIPR (Battaglia Comunista e la Communist Worker’s Organisation) avevano ancora un minimo di rispettabilità e non volarono in aiuto né del cittadino Chenier né del gruppo parassitario Communist Bullettin Group. Non levarono grida contro la “estrema volgarità” quando noi denunciammo in questi termini i comportamenti da piccoli teppisti di Chenier e soci: “Questi compagni (quelli della ex sezione della CCI di Aberdeen) avevano conoscenza delle manovre di Chenier da mesi e hanno giustificato il furto, una volta che questo si è compiuto, come ‘normale in caso di scissione’. La nostra condanna di queste pratiche veniva qualificata come ‘reazione di piccoli borghesi proprietari (…) Nei primi numeri di ‘The Bulletin’, il CBG rivendicava questo comportamento divulgando pettegolezzi tanto vili quanto stupidi contro la CCI (…) quando si ha una scissione, si può rubare quello che si vuole, ma quando poi si ha un proprio gruppo, allora si può farla da padroni… l’accesso alla proprietà rinsavisce i piccoli teppisti (…) Quali sono le posizioni del CBG? Ecco un altro gruppo la cui esistenza è parassitaria. Che rappresenta di fronte al proletariato? Una versione provinciale della piattaforma della CCI con la coerenza in meno e il furto in più.” (Révue Internationale n.36, “Risposta alle risposte”). Quello che noi affermavamo venti anni fa a proposito dei metodi da teppisti del CBG si applica perfettamente alla FICCI.
Sia ben chiaro: la CCI non ha rinunciato a recuperare, in un modo o nell’altro, il denaro rubato dalla FICCI [5]. Essa adotterà, al momento opportuno, la stessa politica che ha messo in atto più di venti anni fa per il recupero del materiale rubato da certi elementi della tendenza Chenier, e specificamente quelli che avrebbero costituito il CBG [6].
4) È proprio perché si tratta di una regola elementare di funzionamento delle organizzazioni del proletariato che i nostri Statuti affermano che ogni militante che abbandona l’organizzazione (che sia per propria volontà o per esclusione) è tenuto a restituire alla CCI tutto il materiale che gli era stato affidato per svolgere i suoi compiti: “il militante non fa ‘investimento’ personale nell’organizzazione da cui attendersi dei dividendi o che egli potrebbe ritirare se la abbandona. Sono quindi da escludere come totalmente estranee al proletariato tutte le pratiche di ‘recupero’ di materiale o di fondi dell’organizzazione anche in vista della costituzione di un altro gruppo politico.” (“Rapporto sulla struttura e il funzionamento dell’organizzazione dei rivoluzionari”, Révue Internationale n.33). I membri della FICCI sanno dunque perfettamente che portando via il nostro archivio di indirizzi (e rubando i soldi dell’organizzazione) hanno utilizzato una pratica “totalmente estranea al proletariato”. Hanno violato i nostri Statuti e hanno così ROTTO con la CCI, mettendosi essi stessi al di fuori dell’organizzazione, prima ancora di essere esclusi.
Ed è per questo, tra l’altro, che essi hanno rifiutato di fare appello a un Jury d’Onore (vedi il nostro articolo, pubblicato sul sito web, “Il jury d’onore: arma di difesa dei militanti e delle organizzazioni comuniste”).
5) Il BIPR usa ancora un altro argomento per giustificare questo furto: è perché erano dei “compagni dirigenti” che, “come tali”, i membri della FICCI potevano arrogarsi il diritto di portare con sé il materiale appartenente all’organizzazione. Così, i “dirigenti” avrebbero dei diritti e dei privilegi che non hanno i “militanti di base”! Questa concezione elitaria e burocratica appartiene alle organizzazioni borghesi (e in particolare a quelle staliniste), ma non a quelle della classe operaia!
Teniamo a segnalare, di passaggio, che la CCI non ha la visione piramidale del BIPR dei membri “dirigenti” (per noi esistono membri degli “organi centrali”). D’altra parte non è “come tale” (cioè come membro “dirigente”) che la CCI aveva affidato il suo archivio di indirizzi ad un attuale membro della FICCI. La CCI gli aveva affidato questo archivio in quanto militante incaricato di fare le spedizioni delle pubblicazioni ai nostri abbonati. Se abbiamo affidato a quella che il BIPR chiama “compagno dirigente” (cosa che ha fatto molto ridere i militanti della CCI!) la responsabilità molto importante di questo compito è solo perché se la cavava molto bene [7].
Attraverso gli argomenti contenuti in questa “Risposta” alle nostre “stupide accuse” scopriamo in realtà la complicità del BIPR in questo furto. Il BIPR ci dice in effetti che la FICCI aveva il diritto di conservare questo archivio di indirizzi al fine di poter “recuperare i compagni alla retta via” [8]. Questo comportamento non mira solo ad “assolvere” i comportamenti ignobili della FICCI. Mira anche e soprattutto a giustificare i tentativi di sabotaggio e di destabilizzazione della CCI portati avanti dal BIPR, alle nostre spalle, da più di due anni.
Nel bollettino n.9 della FICCI i nostri lettori potranno scoprire le manovre del BIPR consistenti nell’incoraggiare questa banda di mascalzoni a proseguire i suoi attacchi contro i nostri organi centrali e contro i nostri militanti al fine di guadagnare il massimo di compagni a…”la retta via”!. Invitiamo i nostri lettori a fare riferimento al “Resoconto della riunione del 17/03/02 tra la frazione e il BIPR”, pubblicato in questo bollettino n. 9 (disponibile sul sito internet della FICCI). Vi troveranno gli “argomenti” a giustificazione del furto del nostro archivio di indirizzi: per la FICCI si trattava di inviare ai militanti della CCI la propria prosa ripugnante (con la benedizione del BIPR), al fine di “aprire gli occhi dei militanti della CCI che nell’immediato si sono imbarcati in una dinamica consistente nel ‘seguire senza avere dei dubbi’ nei confronti degli OD (“Organi Decisionali”) della CCI (…) Il BIPR ha approvato questo orientamento” nei seguenti termini: “Voi dovete proseguire la vostra battaglia contro le derive attuali e per la restaurazione delle acquisizioni organizzative e politiche della CCI”.
Così veniamo a sapere che non solo il BIPR ha incoraggiato la FICCI a fare il suo sporco lavoro (consistente nel riempire le cassette postali dei nostri compagni e dei nostri simpatizzanti con le loro infami calunnie), ma, in aggiunta, il BIPR ha appoggiato e sostenuto questa battaglia… “per la restaurazione delle acquisizioni organizzative e politiche della CCI”. I nostri lettori potranno così farsi essi stessi un’idea della duplicità e dell’incredibile (ma vero!) doppio linguaggio del BIPR: da un lato, esso pretende (ipocritamente) di essere interessato a difendere le “acquisizioni organizzative e politiche della CCI”, dall’altra afferma (nella sua “Risposta” alle nostre “stupide accuse”) di voler convincere la FICCI che la “debolezza intrinseca” della CCI risiede in “questioni metodologiche di base che da sempre ci separano dalla CCI .”
E l’ipocrisia raggiunge il culmine quando, nello stesso momento in cui sosteneva la FICCI nella sua battaglia contro la nostra presunta “direzione liquidazionista” (così si esprime la FICCI), il BIPR scriveva: “Non tocca a noi dare torto o ragione nei contenziosi organizzativi/disciplinari della CCI” (vedi il testo del BIPR, del febbraio 2002, pubblicato in diverse lingue sul suo sito Internet, “Elementi di riflessione sulle crisi della CCI”).
Si comprende allora molto meglio perché il BIPR non poteva condannare il furto del nostro archivio di indirizzi. Esso era semplicemente interessato a utilizzare la FICCI (e i suoi metodi vergognosi) non solo come sergente reclutatore per la sua propria bottega, ma per tentare di seminare scombussolamento all’interno della CCI.
È chiaro che non è (come pretende il BIPR) il “falso moralismo” della CCI, ma l’abbandono da parte del BIPR di ogni morale proletaria che “odora di ipocrisia”!
E, lo ripetiamo al BIPR ancora una volta (pronti a scioccare di nuovo il suo pudore da verginella): quando si va a letto con una donna di facili costumi, non bisogna sorprendersi se ci si prende la blenorragia.
Nel punto 2 della sua “Risposta” alle nostre “stupide accuse”, il BIPR afferma, sempre a proposito del furto del nostro archivio di indirizzi che sono serviti a inviare l’avviso della sua riunione pubblica del 2 ottobre, che “Non è dunque alla CCI, né a nessun altro, che dobbiamo rendere conto del nostro agire politico” e il BIPR stigmatizza la “pretesa della CCI di rifarsi a presunte tradizioni della Sinistra Comunista”, cosa che gli sembra “patetica”.
Quello che a noi sembra patetico è piuttosto il constatare che il BIPR, rendendosi complice della FICCI, ha venduto la sua primogenitura per un piatto di lenticchie. È per questo che esso è sul punto di buttare alle ortiche non solo la tradizione della Sinistra Comunista, ma i principi elementari del movimento operaio, per adottare la legge della giungla!
Alla questione posta dai nostri abbonati, “come ha ottenuto il BIPR il loro indirizzo?”, ecco la risposta che viene data loro: circolate, il BIPR non ha conti da rendere a nessuno sul suo “agire politico”!
I “dirigenti” del BIPR pensano di non dover render conto di niente ai militanti della propria organizzazione (che non hanno partecipato a questa riunione pubblica o che sono stati sorpresi dall’apprendere che l’invito del BIPR era stato inviato a delle persone di cui non avevano l’indirizzo)? A meno che questo “agire politico” sia conforme agli Statuti del BIPR o che i suoi militanti “seguano” ciecamente la politica (completamente irresponsabile!) dei loro “dirigenti” … “senza porsi alcun dubbio”?
Il BIPR e la FICCI uniti per il meglio e soprattutto per il peggio!Nel primo punto della sua “Risposta” alle nostre “stupide accuse”, il BIPR comincia con l’affermare che i suoi contatti con la FICCI “esistono e resistono”, con il seguente argomento: “vorremmo evitare che l’ennesima scissione della CCI con relativa perdita di dirigenti della ‘vecchia guardia’ si risolvesse con la nascita di un altro gruppo dissidente della CCI e rivendicante la sua ortodossia”.
Intenzione molto buona da parte del BIPR (e siamo veramente toccati da tanta sollecitudine!), ma l’inferno è lastricato di buone intenzioni. Il BIPR vorrebbe farci credere che è per evitare la nascita di un nuovo gruppo parassitario (perché anche se si rifiuta di ammetterlo, le cose vanno chiamate con il loro nome!) che starebbe tentando di convincere la FICCI ad abbandonare le posizioni programmatiche della CCI [9]. In realtà, il BIPR discute con i membri della FICCI per reclutarli.
E non vediamo perché il BIPR ha bisogno di tali contorsioni per mostrare la sua “buona fede”. In tutta evidenza il BIPR non ha più la minima dignità: oggi si è ridotto a… fare l’immondezzaio della CCI!
Da parte nostra vogliamo rassicurare il BIPR: il nostro obiettivo non è per niente quello di sabotare i suoi tentativi di “raggruppamento” (come gridano a destra e a manca la FICCI e il suo fratello gemello, il “Circolo” di Argentina). Se noi difendessimo un punto di vista di “piccola bottega”, non ci sconvolgerebbe proprio che il BIPR integrasse i membri della FICCI nei suoi ranghi. Renderebbe un grande servizio alla CCI sbarazzandoci di questo gruppuscolo parassitario che non cessa di sporcare il nome della CCI rivendicando la nostra stessa piattaforma.
La sola ed unica ragione per la quale abbiamo messo in guardia il BIPR contro i giochi di seduzione della FICCI è la seguente: volevamo evitare che una organizzazione della Sinistra Comunista sbeffeggiasse (ma ormai è troppo tardi) i principi proletari cauzionando i metodi di questa banda di teppisti. Ma se il BIPR vuole discreditarsi raggruppandosi con questi elementi, nessuno può impedirglielo. Come dice il proverbio: “non si può far bere un asino che non ha sete” !
Ancora una volta, prima il BIPR arriverà a “convincere” la FICCI a mollarci e meglio sarà! Sfortunatamente il BIPR, rifiutandosi di tener conto della nostra analisi del fenomeno del parassitismo (che non fa che riprendere quella che Marx aveva messo in evidenza a proposito dell’Alleanza di Bakunin all’interno dell’AIT), si priva di un’arma che potrebbe evitargli di lasciarci tutte le penne in questa sordida avventura. Esso continua a correre dietro la FICCI sperando di acchiappare la carota che questa gli tende per farlo avanzare: la prospettiva di una futura sezione del BIPR a Parigi ed in Messico!
In tutta evidenza la FICCI non ha nessuna intenzione di lasciarsi “convincere” dal BIPR e ancor meno di raggiungere i suoi ranghi. Tanto è vero che questi parassiti continuano a dire, con malsana ossessione, che loro non hanno “rotto con la CCI”. Infatti nel suo Bollettino (n. 28) la FICCI sbandiera un disaccordo con il BIPR: contrariamente a quanto afferma quest’ultimo nella sua “Risposta” alle “stupide accuse” della CCI, la FICCI ha giudicato necessario fare “giusto una piccola precisazione rispetto a ciò che dice il BIPR: noi non abbiamo rotto (con la CCI), noi siamo stati esclusi”. Siamo desolati per il BIPR e speriamo che si dimetterà da questa grossa delusione. Non possiamo che invitarlo ad abbandonare le sue illusioni: i membri della FICCI non possono raggiungere i ranghi del BIPR perchè, come affermano ancora una volta nel loro Bollettino n. 28 “la frazione È la CCI!: “noi, frazione, siamo la CCI!”. Non si può chiedere al BIPR di ricondurre alla realtà un folle che si crede Napoleone perchè questa è la sua sola ragione di esistenza. Siamo tuttavia costernati nel vedere che, incancrenito dal suo proprio opportunismo, il BIPR non è neanche capace di percepire il carattere totalmente delirante dell’universo mentale di questa pretesa “frazione”.
A proposito delle nostre “Tesi sul parassitismo”, il BIPR ci dice ancora una volta: “mentre nel mondo succede di tutto e di più, la CCI non trova niente di meglio da fare che scrivere delle “tesi” sulle sue beghe interne”.
Qualsiasi lettore serio potrà comparare il nostro resoconto della riunione pubblica del 2 ottobre pubblicato dalla CCI con quello del BIPR (sul sito Internet di Battaglia Comunista). Vedrà che sull’analisi delle radici della guerra in Iraq, il BIPR non è stato capace né di rispondere alle questioni poste nella sua riunione pubblica, né di confutare gli argomenti avanzati dalla CCI (vedi su Rivoluzione Internazionale n. 138 di prossima pubblicazione, “Il vuoto politico e l’assenza di metodo del BIPR”)! Anzi, di fronte allo scatenarsi della barbarie guerriera e di un caos sanguinoso in Iraq, in Medio Oriente, in Africa, il BIPR non trova niente di meglio oggi che rimettere in discussione l’analisi della decadenza del capitalismo (elaborata dall’Internazionale Comunista). Non trova niente di meglio che rilanciare la propaganda degli economisti borghesi al fine di consolare (e mistificare) il proletariato facendogli credere che questo modo di produzione avrebbe ancora dei giorni luminosi davanti a sé!
Quanto alla critica delle nostre “Tesi” sulle nostre “beghe interne”, il BIPR dovrebbe innanzitutto indirizzarla a Marx: nel momento in cui nel mondo c’era un avvenimento così importante come la Comune di Parigi del 1871, Marx non aveva “niente di meglio da fare” che convocare una Conferenza a Londra consacrata essenzialmente alle questioni di organizzazione ed esaminare in particolare il caso di Bakunin e del suo gruppo parassita, l’Alleanza della Democrazia Socialista! Allo stesso modo, il solo congresso dell’AIT dove Marx è stato presente, quello dell’Aia nel 1872, è stato essenzialmente consacrato, soprattutto sotto la sua spinta e quella di Engels, all’esame delle questioni organizzative e di funzionamento. Ed ancora, l’anno seguente, Marx Engels e Lafargue hanno dedicato un tempo ed un’energia considerevoli per redigere un grosso libro sulle azioni occulte del cittadino Bakunin e dei suoi complici (intitolato “L’Alleanza della Democrazia Socialista e L’Associazione Internazionale dei lavoratori”). E che dire di Lenin che, dopo il secondo congresso del POSDR, non ha trovato “niente di meglio da fare che scrivere” non qualche “Tesi” ma un libro intero (“Un passo avanti, due passi in dietro”) sulle “beghe interne” del POSDR?
Il BIPR non ha mai capito (per la sua incapacità a riappropriarsi di queste esperienze della storia del movimento operaio) che la questione del comportamento politico dei militanti comunisti è una questione di principio. È per questo che è lui (e non la CCI!) ad essere minacciato dalla “disintegrazione” [10]. Facendo causa comune con degli elementi che non hanno niente di meglio da fare che scrivere centinaia di pagine di calunnie contro la CCI ed i suoi militanti (vedi tra l’altro il romanzo poliziesco della FICCI intitolato “Storia dell’SI”), il BIPR è oggi condotto a riappropriarsi di un “modo politico di agire” totalmente estraneo al proletariato, basato non solo sul furto, ma anche sulla menzogna e la calunnia.
Il BIPR utilizza la menzogna e la calunnia
Nel punto 5 della sua “Risposta” alle nostre “stupide accuse”, il BIPR afferma che non ha mai cercato di “speculare” sulle accuse di stalinismo mosse dalla FICCI: “respingiamo come ridicole le ‘messe in guardia’ da parte di una organizzazione che ... ogni volta (raccoglie) accuse di opportunismo e di stalinismo sulle quali non abbiamo mai cercato di speculare”.
Questa affermazione è una grossa menzogna. Rimandiamo ancora una volta i nostri lettori al Bollettino n° 9 della FICCI nel quale il BIPR accredita in questi termini la “tesi” della FICCI secondo la quale la CCI sarebbe entrata in un processo di “degenerazione staliniana”: “E’ evidente per noi (il BIPR) che c’è stato un processo di eliminazione di militanti. Una eliminazione della vecchia guardia della quale resta solo Peter (...) il cammino sarà breve, la tendenza a escludere è già innestata in modo irreversibile” [11].
Così, non solamente il BIPR è preso in flagrante menzogna quando pretende oggi con la mano sul cuore di non avere “mai speculato sulle accuse di stalinismo” contro la CCI, ma si fa egli stesso portavoce di dicerie calunniose appena celate contro uno dei nostri compagni, il “liquidatore in capo” (per riprendere una delle espressioni favorite della FICCI) che , come Stalin, avrebbe “eliminato la vecchia guardia”!
Ed è ancora questa “metodologia nauseabonda” basata sulla menzogna e la calunnia che ha portato recentemente il BIPR a pubblicare sul suo sito Internet (in tre lingue!) il testo calunnioso del “Circulo de Comunistas Internacionalistas” d’Argentina (che come abbiamo dimostrato non è altro che una gigantesca impostura).
Nonostante la pubblicazione sul nostro sito Internet della Dichiarazione del NCI del 27 ottobre, il BIPR continua a divulgare la menzogna che il NCI avrebbe, come la FICCI, “rotto con la CCI” (vedi il sito Internet di Battaglia Comunista). Ancora una volta il BIPR prende i suoi desideri per realtà.
Benché il NCI abbia inviato loro questa Dichiarazione (nella quale afferma che i testi del “Circulo” sono “delle menzogne e delle calunnie vergognose lanciate contro la CCI”), il BIPR non ha mai ritenuto necessario ritirare dal suo sito Web il testo del “Circulo” che denuncia la presunta “metodologia nauseabonda della CCI”. Il che significa che esso insiste e persiste nell’utilizzazione della menzogna e della calunnia.
La ragione di una tale politica di natura borghese la si può trovare, ancora una volta, nel Bollettino n° 9 della FICCI. I nostri lettori vi scopriranno che, nel marzo 2003, il BIPR e la FICCI avevano iniziato ad elaborare di concerto una strategia politica mirata a distruggere la CCI.
Si apprende infatti dalla bocca del BIPR che “se noi siamo portati a concludere che la CCI è diventata una organizzazione ‘non valida’, allora il nostro scopo sarà fare di tutto per spingere alla sua sparizione” (sottolineato da noi).
Ecco perchè, e con quale “progetto politico”, i contatti del BIPR con la FICCI “esistono e resistono”!
È con l’obiettivo enunciato chiaramente di “fare di tutto per spingere alla sua sparizione” (quella della CCI) che il BIPR si è gettato a capofitto (come la FICCI) sul testo calunnioso di un impostore (il presunto “Circulo de Comunistas Internacionalistas”).
Il BIPR è veramente piazzato molto male per poterci dare lezioni di “vero moralismo”. La sua critica di “falso moralismo” serve solo a nascondere questa deplorevole realtà: il BIPR ha adottato la “morale” antiproletaria degli ipocriti per la quale il fine giustifica i mezzi!
Per distruggere la CCI ed eseguire la sentenza che lui stesso ha emesso contro la nostra organizzazione, il BIPR è pronto oggi (e ne ha già dato prova) ad utilizzare i metodi sordidi della propaganda borghese.
Per arrivare ai suoi scopi, non solo ha fatto alleanza con i mascalzoni della FICCI e con il mitomane manipolatore del “Circulo” d’Argentina, ma tende sempre più ad adottare i comportamenti nauseabondi del “tutto è lecito”!
Se possiamo dare un consiglio al BIPR è quello di spazzare prima davanti alla sua porta: mentre “al mondo” è successo “ di tutto è di più” dall’11 settembre, il BIPR non ha trovato niente di meglio da fare che spettegolare con la FICCI su l’eliminazione della “vecchia guardia”della CCI. Non ha trovato niente di meglio che grattarsi la testa per sapere “se la CCI è oggi moribonda” (Lettera del BIPR alla Frazione, pubblicata nel Bollettino n° 19 della FICCI). Non ha trovato niente di più interessante da leggere dei romanzi polizieschi della FICCI infarciti di piccoli dettagli “stuzzicanti” sullo “stile” o la vita personale di questo o quel militante della CCI!
E oggi, mentre ancora “al mondo succede di tutto e di più”quali sono le ultime bizzarrie di questo gruppo che ha ancora la pretesa e la sfacciataggine di presentarsi al mondo intero come... il solo “polo serio” della Sinistra comunista? Non ha trovato niente di meglio da fare che sottomettere alla “discussione” sul suo sito Internet, in tre lingue, le elucubrazioni di uno psicopatico (le cui menzogne sono tanto imponenti quanto l’assenza di scrupolo). Tutto questo per sapere se... le nostre telefonate ai militanti del NCI d’Argentina (di cui il BIPR non conosce neanche il contenuto!) sarebbero una nuova conferma della “degenerazione staliniana” della CCI!
Oggi perdendosi dietro alla FICCI, il BIPR ha messo una bomba in casa propria. Non possiamo che ringraziare la FICCI di averci delucidato, grazie ai suoi “bollettini”, sulle intenzioni del BIPR di “fare di tutto per spingere alla sparizione” della nostra organizzazione. Per una volta la sua delazione ha fatto un piacere alla CCI!
Se non vuole auto affondarsi, è ormai tempo che il BIPR ponga fine alle sue “riflessioni” (e stupide speculazioni!) “sulle crisi della CCI” per fare innanzitutto una riflessione sulle cause delle proprie delusioni organizzative e sulla sua deriva attuale.
E’ la sola “metodologia” che possa (forse?) permettergli di sfuggire al destino al quale il suo opportunismo congeniale lo condanna da sempre.
E’ ormai tempo, infine, che il BIPR riconosca che malgrado la sua alleanza diplomatica e “tattica” con la FICCI, non ha i mezzi per le sue ambizioni: “spingere alla sparizione della CCI” per essere il “solo polo di raggruppamento” della Sinistra comunista. Più il BIPR gracida con questa banda di mascalzoni (e il suo piccolo clone degenerato d’Argentina), e più si incammina non verso una “lenta ma sicura aggregazione di forze rivoluzionarie” (come afferma nella sua “Risposta” alle nostre “stupide accuse”), ma verso la stessa fine tragica (e grottesca) di quella della... rana che voleva diventare più grossa del bue!
CCI (18/11/04)
Note:
1. Bureau Internazionale per il
Partito Rivoluzionario, organizzazione che si richiama alla
tradizione della Sinistra comunista d’Italia e che è
composta principalmente dalla Communist Workers’
Organisation (CWO) in Inghilterra e da Battaglia Comunista in
Italia.
2. Nelle prime righe della sua “Risposta” alle nostre “stupide accuse”, il BIPR si copre di ridicolo: strilla come un’aquila e si scandalizza per il fatto che la CCI abbia potuto utilizzare (nel suo articolo “Il BIPR preso in ostaggio da mascalzoni!”) delle parole così “volgari” come... “mascalzoni”, “dote matrimoniale”, “donna di facili costumi” o ancora “blenoraggia”! Visibilmente il redattore di questa “Risposta” alla CCI non conosce bene la lingua francese poiché nessuno di questi termini è volgare. In più, il redattore avrebbe potuto evitare di ridicolizzare un testo ufficiale del BIPR che è stato tradotto in più lingue e secondo il quale il termine “corbeille de mariage” (dote matrimoniale) è messo nella rubrica dei detti volgari!
3. Vedi il testo della FICCI pubblicato sul suo sito Internet “l’ignominia non ha limiti” che introduce la Dichiarazione del “Circulo” del 2 ottobre. Curiosamente questo testo è scomparso dal sito in francese della FICCI (ed esiste solo in lingua inglese e spagnola). Per fortuna ne abbiamo conservato delle copie e potremo inviarle ai lettori che ne faranno richiesta. Tuttavia bisogna segnalare che gli appelli al pogrom lanciati da questi mascalzoni hanno incominciato ad incontrare una certa eco, come testimonia una lettera anonima di minacce, inviata all’inizio di novembre al nostro indirizzo e-mail in Spagna. I nostri lettori potranno trovare la lettera, tanto volgare quanto nauseabonda di questo “sciacallo”, accompagnata dalla nostra risposta, sul nostro sito in lingua spagnola (“Risposta ad una lettera anonima”).
4. La FICCI considera la CCI come sua proprietà privata quando afferma, nel suo Bollettino n° 28, che la CCI è “NOSTRA organizzazione”. Questa è la stessa visione che aveva portato l’ex-militante Michel ad affermare, durante una riunione segreta della quale abbiamo scoperto le note: “Bisogna recuperare gli strumenti di funzionamento”. Bisogna segnalare che se Michel ha preferito ritirarsi piuttosto che raggiungere la “frazione”, è proprio perché lui era riuscito a realizzare (come ha detto chiaramente ad una delegazione della CCI) che “ciò che si è fatto (alle spalle della CCI) è sporco”! E contrariamente ai suoi amici della FICCI, lui ha fatto una uscita un po’ più “onorevole” rimborsando completamente il suo debito alla CCI. Lo stesso per un altro ex-militante (Stanley) che, benché in principio abbia partecipato con i membri della FICCI ad ogni sorta di manovra alle spalle dell’organizzazione, si è distaccato dalla FICCI ed ha rimborsato tutto il denaro che doveva alla CCI.
5. E non vediamo nessun inconveniente nel fatto che il BIPR apporti la sua “solidarietà” alla FICCI aprendo una sottoscrizione per aiutarla a rimborsare il suo debito alla CCI!
6. È d’altronde con la stessa intransigenza e la stessa determinazione che, nella primavera 2002, la CCI ha potuto recuperare i propri archivi depositati nella seconda casa di un membro della FICCI, mentre questo piccolo mascalzone si apprestava a “traslocarle”. Teniamo a segnalare che il recupero dei nostri archivi si è svolto in tutta tranquillità: il cittadino Olivier membro “dirigente” della FICCI, ce li ha restituiti senza la minima resistenza o protesta.
7. Almeno fino al 14° congresso della CCI. Dopo, di fronte al disconoscimento crescente dell’organizzazione rispetto ai suoi comportamenti, lei ha iniziato a sabotare questo lavoro ed è per questo che le è stato tolto l’incarico. Tuttavia lei ha conservato a nostra insaputa (e con premeditazione) una copia dell’archivio degli abbonati, e ciò ancor prima che si costituisse la pretesa “frazione”.
8. Di passaggio, bisogna segnalare che i membri della FICCI non hanno mai fatto nessuno sforzo per convincere il resto della CCI della loro “retta via”. Tutto al contrario: è il loro atteggiamento apertamente distruttivo e di “terra bruciata”, il loro uso sistematico della menzogna e del ricatto, i loro colpi bassi e le loro manovre sordide che li hanno isolati dalla totalità dei militanti della CCI, ivi compreso da quelli che all’inizio erano più sensibili ai loro argomenti. Mentre la CCI li chiamava ad esprimere apertamente i loro disaccordi nei nostri bollettini interni e nelle nostre riunioni regolari, loro hanno preferito far circolare tra “iniziati” dei documenti che si sono rifiutati di comunicare al resto dell’organizzazione ed hanno tenuto delle riunioni segrete destinate a complottare per “destabilizzare” (secondo le parole di uno di questi paladini della virtù) l’organizzazione. Così come, quando abbiamo proposto loro di pubblicare nella Rivista Internazionale una risposta all’articolo sulla nozione di frazione apparso in questa stessa Rivista (n°108, in lingua francese) che rigettava, sulla base dell’esperienza storica delle frazioni del passato, le concezioni sulle quali loro avevano fondato la “FICCI”, si sono rifiutati di utilizzare questo strumento per convincere i lettori della loro “retta via”.
9. Bisogna sottolineare che nella sua “risposta” alle nostre “stupide accuse” il BIPR inizia a fare un primo schizzo di analisi sul fenomeno del parassitismo. Infatti afferma, giustamente, che la costituzione di un “altro gruppo dissidente della CCI” significherebbe che “un qualunque ‘intellettuale’ con attorno qualche simpatizzante si sente in diritto di fare il suo gruppetto, rubacchiando qua e là idee e posizioni, o di una propria incapacità a tenere assieme i compagni”. Tradendo i nostri principi organizzativi, divulgando calunnie ripugnanti contro i nostri organi centrali e contro i nostri militanti, gli elementi della FICCI hanno rotto con la CCI (e su questo siamo completamente d’accordo con il BIPR!): questi hanno dimostrato la loro “incapacità a tenere assieme i compagni”. “Rubacchiando” i soldi ed il materiale della CCI, “rubacchiando qua e là” (alla CCI ed al BIPR) “idee e posizioni” questi scrocconi non hanno alcun “diritto” di reclamarsi alla Sinistra comunista. Non possiamo che incoraggiare il BIPR a fare ancora un piccolo sforzo per andare fino in fondo alla sua riflessione: questo gruppuscolo auto proclamatosi “Frazione Interna della CCI” non è una emanazione storica del proletariato. Non ha alcuna legittimità e non è nient’altro che un gruppo parassita! Quanto alla caricatura che fa il BIPR della nostra analisi del parassitismo tentando di ridicolizzare le “stupide” accuse della CCI che “grida al complotto della borghesia!”, questa non fa che rivelare una cosa: la sua ignoranza di ciò che Marx denunciava, di fronte ai suoi detrattori, a proposito dell’Alleanza di Bakunin quando affermava (come prova della sua “stupidità”?) che la lotta del Consiglio Generale dell’AIT contro Bakunin era un “complotto del sole contro l’ombra”!
10. Nel giugno 1897, di fronte alle voci di corridoio che annunciavano il suo decesso, lo scrittore americano Mark Twain rispose: “La notizia della mia morte è stata enormemente esagerata” (“The reports of my death have been greatly exaggerated”). Possiamo dire al BIPR che la notizia della nostra “disgregazione” è anch’essa “enormemente esagerata”. Sarebbe tempo, una volta per tutte, che i militanti del BIPR la smettessero di credere alle storie Horror (così come ai racconti delle fate) che racconta loro la FICCI. Non ne hanno più l’età.
11. Ci teniamo a fare una piccola messa a punto per ristabilire la verità:
a) L’idea veicolata dal BIPR secondo la quale non resta che un solo “membro fondatore” (Peter) all’interno della CCI è una pura menzogna. Consigliamo al BIPR di verificare d’ora in avanti la veridicità delle informazioni che gli fornisce la FICCI perchè, come diceva Lenin, “quello che crede sulla parola è un incorreggibile idiota”.
b) Il fatto di essere membro fondatore non significa affatto essere immunizzati contro il tradimento. Bisogna ricordare al BIPR che tra i sei membri fondatori dell’Iskra (che avevano ben altra tempra che questa banda di mascalzoni!), quattro hanno tradito e sono passati nel campo borghese al momento della prima guerra mondiale. Lenin è il solo membro dell’Iskra rimasto fedele fino alla fine alla causa rivoluzionaria.
Infine, bisogna ristabilire un’altra verità: i membri della FICCI non sono dei “dirigenti della vecchia guardia” come pretende il BIPR. Nessuno di questi elementi è stato un membro “fondatore di Révolution Internationale” (antenata della CCI insieme alla sezione in Venezuela) come sono andati raccontando in giro per “farsi esaltare” con incredibile presunzione. Neanche il più anziano tra di loro, l’uomo invisibile (e “padre fondatore” della FICCI), il cittadino Jonas: lui aveva lasciato l’organizzazione immediatamente dopo il riflusso del movimento del Maggio 1968 ed è ritornato molti anni dopo, a metà anni 70.
Ed è ancora una volta per evitare di fare chiarezza sulla loro traiettoria all’interno della CCI che i membri della FICCI non vogliono un Jury d’Onore. Questi eroi da fumetto che si prendono per Superman o Wonderwoman preferiscono continuare ad imbrogliare tutti quelli che, come il BIPR, vogliono credere alle loro favole. Il fatto che questi hanno militato per molti anni e sono stati nominati negli organi centrali non ne fa dei “dirigenti della vecchia guardia”.
Nei fatti la FICCI ed il BIPR si lisciano il pelo reciprocamente: il BIPR omaggia i membri della FICCI presentandoli come i “dirigenti” della “vecchia guardia della CCI” e la FICCI lo ripaga proclamando che il BIPR è il “solo serio polo di raggruppamento della Sinistra comunista”. Ecco a cosa si riduce il commercio diplomatico tra il BIPR e la FICCI!
Il BIPR preso in ostaggio da teppisti
Sabato 2 ottobre si è tenuta a Parigi una riunione
pubblica del BIPR(1)
sul tema "Perché la guerra in Iraq?". La CCI ha
salutato questa iniziativa del BIPR, proprio come aveva salutato
la tenuta delle sue riunioni pubbliche a Berlino di cui abbiamo
pubblicato il resoconto nella nostra stampa (vedi Révue
Internationale n°349 e 350). Tuttavia questa riunione del BIPR
a Parigi presentava una singolarità rispetto a quelle che
si sono tenute in Germania: è stata decisa ed organizzata
su suggerimento e con il sostegn